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La corona di spade

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La corona di spade
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Solo tre donne nell’accampamento sapevano che la prigioniera era Moghedien, nascosta proprio in mezzo alle Aes Sedai. Se l’avessero scoperto, la Reietta sarebbe stata processata, ed Egwene con ogni probabilità subito dopo di lei, seguita di certo da Siuan e Leane, le altre due che sapevano la verità. Nel migliore dei casi, l’avrebbero solo spogliata della stola.

Ho nascosto una dei Reietti alla giustizia, si disse torva, e potrò ritenermi fortunata se mi rimanderanno fra le Ammesse. Toccò istintivamente il Gran Serpente che aveva all’indice della mano destra.

Eppure, per quanto le sembrasse giusta quella punizione, era improbabile che la subisse. Le era stato insegnato che l’Amyrlin veniva scelta in quanto era la Sorella più saggia, ma ormai aveva capito che dietro c’era ben altro. La scelta dell’Amyrlin era un evento contrastato, come l’elezione del sindaco nei Fiumi Gemelli e forse anche di più. Nessuno si era preso la briga di andare contro suo padre a Emond’s Field, ma aveva sentito parlare delle elezioni a Deven Ride e a Taren Ferry. Siuan era stata eletta Amyrlin solo perché le tre che l’avevano preceduta erano morte dopo pochi anni dalla conquista dello scranno. Il Consiglio voleva una donna giovane. Parlare di età a una Sorella era offensivo come schiaffeggiarla, ma Egwene aveva cominciato a farsi un’idea di quanto a lungo vivessero le Aes Sedai. Era raro che qualcuna venisse scelta come Adunante prima che avesse indossato lo scialle per almeno settanta o ottant’anni, e nel caso dell’Amyrlin era richiesta un’anzianità maggiore. Spesso assai maggiore. Per cui quando il Consiglio era arrivato a un punto morto con quattro Sorelle elette Aes Sedai meno di cinquant’anni prima, Seaine Herimon delle Bianche ne aveva proposto una eletta da appena dieci. Forse le Adunanti avevano scelto Siuan tanto per sfinimento quanto per i suoi meriti effettivi.

Ma Egwene al’Vere, che per molti versi avrebbe dovuto ancora essere novizia? Solo un fantoccio, facile da manovrare, una bambina cresciuta nello stesso villaggio di Rand al’Thor. Questo di sicuro aveva avuto un peso decisivo nella scelta. Forse non le avrebbero tolto la stola, ma lei avrebbe visto svanire la poca autorità che era riuscita ad accumulare. Romanda, Lelaine e Sheriam con ogni probabilità sarebbero giunte alle mani per stabilire chi dovesse prenderla per la collottola.

«Quello è molto simile a un bracciale che ho visto indossare da Elayne.» Le carte in grembo a Sheriam crepitarono quando lei si sporse in avanti per guardarlo meglio. «E anche Nynaeve. Mi sembra di ricordare che se lo scambiassero.»

Egwene sobbalzò. Era stata imprudente. «È lo stesso. Me lo hanno lasciato come ricordo, quando sono andate via.» Dopo aver fatto girare il braccialetto sul polso provò un forte senso di colpa. Il bracciale sembrava segmentato, ma in maniera tanto elaborata che non si capiva bene come. Non aveva quasi pensato a Nynaeve ed Elayne da quando erano partite per Ebou Dar. Forse doveva richiamarle. La loro ricerca non procedeva bene, anche se le due lo negavano. Eppure se avessero trovato ciò che stavano cercando...

Sheriam aggrottò la fronte, forse per via del bracciale o forse per qualche altro motivo. Egwene non poteva permettere che quella donna pensasse troppo all’a’dam. Se un giorno avesse notato che il collare di Marigan era identico al bracciale avrebbe potuto fare tutta una serie di domande imbarazzanti...

Egwene si alzò lisciandosi la gonna e girò intorno al tavolo. Siuan aveva raccolto diverse informazioni quel giorno, e di una poteva farne uso subito. Non era la sola a nascondere dei segreti. Sheriam parve sorpresa quando vide che Egwene si era fermata troppo vicino a lei per consentirle di alzarsi.

«Figlia, ho scoperto che pochi giorni dopo l’arrivo di Siuan e Leane a Salidar se ne sono andate dieci Sorelle, due per ogni Ajah presente lì tranne l’Azzurra. Dove erano dirette e perché?»

Sheriam socchiuse appena gli occhi, ma era comunque molto serena. «Madre, non posso ricordare ogni...»

«Non girare intorno all’argomento, Sheriam.» Egwene si avvicinò ancora un poco, fino a quando le loro ginocchia quasi si toccarono. «Nessuna bugia per omissione. La verità.»

Sheriam aggrottò la fronte. «Madre, anche se lo sapessi, non puoi davvero preoccuparti per ogni piccola...»

«Dimmi la verità, Sheriam. Tutta la verità, o devo chiedere all’intero Consiglio come mai non riesco a ottenere risposte esaurienti dalla mia Custode? Le otterrò, figlia, in un modo o nell’altro. Le otterrò.»

Sheriam girò il capo come se fosse alla ricerca di una via d’uscita. Gli occhi le caddero su Chesa che ancora cuciva, e sospirò di sollievo. «Madre, domani quando saremo sole sono sicura di poter spiegare tutto in maniera soddisfacente. Adesso devo dire qualche parola alle altre Sorelle.» Così avrebbero potuto concordare insieme cosa doveva raccontare.

«Chesa,» disse Egwene «per favore, aspetta fuori.» Anche se sembrava tutta concentrata sul suo lavoro, la cameriera balzò in piedi in un lampo e uscì dalla tenda quasi di corsa. Quando due Aes Sedai discutevano, chiunque avesse un po’ di senno se ne andava altrove. «Adesso, figlia,» disse Egwene «voglio la verità. Tutto ciò che sai. Questa è la massima riservatezza che ti offrirò» aggiunse quando Sheriam lanciò un’occhiata a Siuan.

Per un momento Sheriam si aggiustò fa gonna, per evitare lo sguardo di Egwene mentre senza dubbio cercava ancora dei pretesti, ma era intrappolata dai Tre Giuramenti. Non poteva dire una parola che non fosse vera, e qualsiasi cosa pensasse di Egwene, parlarle alle spalle dicendo quale secondo lei era la sua vera posizione era ben diverso dal negarne apertamente l’autorità. Anche Romanda rispettava le formalità, benché talvolta con scarsa convinzione.

Sheriam sospirò e si appoggiò le mani in grembo, parlando a Egwene ma senza guardarla in volto. «Quando abbiamo scoperto che l’Ajah Rossa era responsabile di aver convinto Logain a essere un Falso Drago, abbiamo pensato che bisognasse fare qualcosa.» Il fatto che parlava al plurale implicava di sicuro un riferimento al gruppetto di Sorelle che aveva riunito attorno a sé; Carlinya, Beonin e il resto avevano quasi la stessa influenza delle Adunanti, anche se non facevano parte del Consiglio. «Elaida ha chiesto a tutte le Sorelle di tornare alla Torre, per cui ne abbiamo scelte dieci per fare esattamente quello, nel modo più veloce possibile. Ormai dovrebbero essere tutte arrivate. Per accertarsi con calma che ogni Sorella nella Torre conosca la verità su ciò che le Rosse hanno fatto a Logain. Nemmeno...» concluse tutto d’un fiato «...nemmeno il Consiglio ne è al corrente.»

Egwene si allontanò massaggiandosi di nuovo le tempie. ‘Per accertarsi con calma’. Nella speranza che Elaida venisse deposta. Non era un cattivo piano, forse poteva addirittura funzionare. E forse ci sarebbero voluti anni. Ma in fondo, per molte Sorelle la via più lunga che potevano intraprendere senza davvero fare qualcosa era sempre la migliore. Se ne avessero avuto il tempo, sarebbero riuscite a convincere il mondo intero che la Torre Bianca non era stata mai spezzata. Era già successo in passato, anche se erano in pochi a saperlo. Forse, avendo abbastanza tempo a disposizione, avrebbero trovato il sistema di aggiustare tutto. «Perché l’avete tenuto nascosto al Consiglio, Sheriam? Non penserai di certo che una di loro potrebbe tradirti riferendo il tuo piano a Elaida.» La metà delle Sorelle guardava le altre di traverso, in parte per paura che fossero simpatizzanti di Elaida. Ma solo in parte per questo.

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