La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Rand poggiò il boccale a terra con cautela, di fianco alla sedia. Aveva permesso a Lir, Arymilla e il resto di restare solo per spingere Dyelin e quelli che la sostenevano a collaborare con lui. Non avrebbe mai lasciato Andor in mano a uomini come lord Lir. Con un po’ di tempo, e se Elayne fosse tornata, forse quel piano avrebbe funzionato, ma tutto precipitava sempre più velocemente e la situazione gli stava scivolando fra le dita. C’erano però alcune cose che poteva controllare.
«Fedwin è un Asha’man» spiegò Rand. «Potrà portarmi i vostri messaggi a Cairhien, se ce ne sarà bisogno.» Lo disse lanciando un’occhiata severa a Melarne, che rispose con uno sguardo blando. Deira studiò Fedwin come un topo morto che un cane troppo zelante aveva depositato sul tappeto. Davram e Bael furono più riflessivi. Fedwin cercò di sostenere a schiena dritta quell’esame. «Non fate sapere a nessuno chi è» proseguì Rand. «Nessuno. Ecco perché non indossa la giubba nera. Adesso porto gli altri due a lord Semaradrid e al sommo signore Weiramon. Ne avranno bisogno quando dovranno affrontare Sammael sulle colline di Doirlon. A quanto pare, per un po’ io sarò impegnato con Cairhien.» E forse anche con Andor.
«Questo significa che finalmente farai partire le lance?» chiese Bael. «Darai l’ordine stanotte?»
Rand annuì e Bashere scoppiò a ridere. «Bene, adesso sarebbe davvero perfetto del buon vino, se non facesse tutto questo caldo.» La risata si trasformò in una smorfia. «Che io sia folgorato, vorrei esserci davvero, ma suppongo che controllare Caemlyn per il Drago Rinato non sia un affare da poco.»
«Tu vuoi sempre trovarti dove si sguainano le spade, marito mio.» Deira sembrò molto affettuosa.
«Il quinto» disse Bael. «Permetterai che venga preso il quinto a Illian, quando cadrà Sammael?» Le usanze Aiel permettevano loro di prendere la quinta parte di ciò che trovavano in un posto conquistato sul campo. A Caemlyn Rand lo aveva vietato. Non avrebbe consegnato a Elayne una città saccheggiata.
«Avrete il quinto» rispose Rand, ma non stava più pensando a Sammael o Illian. Mat, sbrigati a portare qui Elayne: questo appello imperversava nella sua mente. Fai in fretta, prima che Andor e Caemlyn mi esplodano in faccia.
8
Il fantoccio
«Domani dovremo fermarci qui.» Egwene si mosse con cautela sulla sedia pieghevole: aveva una sgradevole tendenza a chiudersi da sola. «Lord Bryne dice che l’esercito è a corto di provviste. Il nostro accampamento è a corto di tutto.»
Due monconi di candela bruciavano sul tavolo di legno davanti a lei. Anche quello era pieghevole, in modo da poterlo trasportare più comodamente, ma era più robusto della sedia. Illuminavano la tenda che usava come studio dei candelabri e una lanterna a olio appesa in alto sul palo di sostegno centrale. La debole luce gialla era tremolante, e proiettava pallide ombre sulla tela rattoppata della tenda, un alloggio assai meno sontuoso dello studio dell’Amyrlin nella Torre Bianca, cosa che però non la sconfortava. Anche a lei mancava quel fasto normalmente riservato all’Amyrlin Seat. Egwene sapeva molto bene che la stola di sette colori che aveva sulle spalle era l’unica ragione per cui gli estranei credevano che lei fosse l’Amyrlin. Quando non sospettavano che fosse uno scherzo molto stupido. Nella storia della Torre Bianca erano capitate strane cose — Siuan le aveva raccontato i dettagli segreti di alcune — ma nulla di così strano.
«Sarebbe meglio fermarci per quattro o cinque giorni» suggerì Sheriam, studiando il fascicolo di carte che aveva in grembo. Leggermente paffuta, con gli zigomi alti e gli occhi verdi a mandorla, indossava un abito da cavallo verde scuro e sembrava elegante e autorevole nonostante fosse appollaiata su uno dei due sgabelli precari che stavano davanti al tavolo. Se avesse indossato la stola dell’Amyrlin invece che quella azzurra della Custode degli Annali, tutti avrebbero creduto che fosse lei la vera Amyrlin. Talvolta sembrava davvero che Sheriam credesse di avere la stola a strisce sulle spalle. «O forse di più. Non ci farebbe male rimpolpare di più le nostre riserve.»
Siuan, seduta sull’altro sgabello dondolante, scosse leggermente il capo, ma Egwene non aveva bisogno del suggerimento. «Un giorno.» Forse aveva solo diciotto anni e le mancava l’autorevolezza di un’Amyrlin, ma non era una sciocca. Troppe di quelle Sorelle approfittavano di ogni scusa per fermarsi — anche le Adunanti — e se si fossero fermate troppo a lungo forse sarebbe stato impossibile partire di nuovo. Sheriam aprì bocca.
«Uno, figlia» rispose Egwene con fermezza. Qualsiasi cosa pensasse, Sheriam Bayanar era solo la Custode ed Egwene al’Vere l’Amyrlin. Se solo fosse stato possibile farlo capire a lei. E alle componenti del Consiglio della Torre, il che era ancora più difficile. A Egwene venne voglia di ringhiare o mordere, o forse lanciare qualcosa per aria, ma dopo un mese e mezzo aveva già sviluppato una discreta abilità nel mantenere il volto e la voce inespressivi, anche davanti a provocazioni ben più consistenti. «Se ci fermiamo più a lungo cominceremo a spogliare le campagne. Non permetterò che la gente muoia di fame. Dal punto di vista pratico, se prendiamo troppo da loro, pur pagando, ci restituiranno centinaia di problemi come ricompensa.»
«Incursioni fra le mandrie e i greggi, o furti nei carri delle provviste» mormorò Siuan. Osservava il proprio abito grigio da cavallo e non guardava nessuno in particolare, sembrava stesse pensando ad alta voce. «Uomini che attaccano i nostri soldati durante la notte, e che potrebbero incendiare qualsiasi cosa a portata di mano. Un brutto affare. La gente affamata agisce spinta dalla disperazione.» Erano le stesse motivazioni che lord Bryne aveva dato a Egwene, usando quasi le stesse parole.
La donna dai capelli rosso fuoco lanciò un’occhiataccia a Siuan. Erano molte le Sorelle che si trovavano in difficoltà in presenza di Siuan. Il suo volto con ogni probabilità era il più noto dell’accampamento, abbastanza giovanile che avrebbe potuto indossare un abito da Ammessa, o addirittura da novizia. Era un effetto secondario dell’essere stata quietata, anche se non erano in molte a saperlo. Siuan quasi non riusciva a fare un passo senza ritrovarsi con qualche Sorella che la fissava: la precedente Amyrlin Seat, deposta e tagliata fuori da saidar, quindi guarita recuperando almeno alcune delle sue capacità, cosa che tutte avevano creduto impossibile. Molte le avevano dato un caloroso benvenuto poiché era di nuovo una Sorella, contente per lei e per il miracolo che aveva creato una speranza riguardo a ciò che ogni Aes Sedai temeva più della morte, ma altre la tolleravano appena, trattandola con sdegno o ritenendola responsabile dell’attuale situazione.
Sheriam era una di quelle che ritenevano che Siuan dovesse istruire la nuova Amyrlin nel protocollo e cose simili, cosa che tutti credevano odiasse, e che per il resto dovesse tenere la bocca chiusa a meno che non venisse interpellata. Non era più la stessa donna di prima, non era più l’Amyrlin ed era meno forte di prima con l’uso del Potere. Dal punto di vista delle Aes Sedai non si trattava di crudeltà. Il passato era il passato; il presente era una faccenda diversa e doveva essere accettato. Qualsiasi altra cosa avrebbe arrecato solo dolore. Di norma le Aes Sedai accettavano i cambiamenti con molta lentezza, ma poi si comportavano come se le cose fossero sempre state a quel modo.
«Un giorno, Madre, come dici tu» sospirò alla fine Sheriam, chinando leggermente il capo. Egwene sospettava che non fosse un gesto di sottomissione, ma un modo di nascondere l’insofferenza verso la sua testardaggine. Era disposta ad accettarlo, finché era accompagnata dal tacito consenso; per il momento, doveva accontentarsi.
Anche Siuan piegò il capo. Per nascondere un sorriso. Ogni Sorella poteva essere designata per un qualsiasi incarico, ma la loro struttura gerarchica era abbastanza rigida, e Siuan si trovava molto più in basso di una volta.