Domani il mondo cambierГ [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]
- Автор: Суэнвик Майкл
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Marco Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Domani il mondo cambierГ [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]». Краткое содержание книги:
Anche pubblicato come Stazioni delle maree.
Vincitore del premio Nebula in 1991.
Nominato per i premi Hugo e Campbell in 1992.
Nominato per il premio di Arthur Clarke in 1993.
Goffamente, con un certo imbarazzo, il burocrate abbassò la testa e chiuse la bocca attorno al suo pollice.
— Non così. Quando ti bacio io, lo faccio forse come se volessi addentare una salsiccia? Avvicinati lentamente. Seducilo. Inizia leccandomi l’interno delle cosce. Ah. Ora baciami le balle… bravo, le nocche. Dolcemente! Fai passare la lingua sulla loro superficie, poi succhiale appena. Mmm, così va bene. — Si inarcò all’indietro, sollevando i seni, chiudendo gli occhi. Con l’altra mano gli stringeva i capelli.
— Ora fai passare la lingua lungo il fusto. Così. Magari tienimelo fermo con la mano. Così va bene. Lentamente. Oh, anche sui lati! Così mi piace. Ora abbassa la pelle per esporre la punta. Leccala, con leggerezza. Giocaci, sì. Oh, sì! Sei nato per far felice il mio cazzo, dolcezza.
“Ora pompa. Prendilo tutto in bocca e succhia, su e giù, in modo regolare. Gioca sul fusto con la lingua. Mmmm. — Prese a muoversi sotto di lui. Si leccò le labbra. — Prendilo con tutt’e due le mani. Sì. Più in fretta.
Improvvisamente, lo tirò su per i capelli. Le loro bocche si incontrarono e si baciarono, umide e appassionate. — Oh, Dio, non resisto — disse. — Devo averti. — Si fece indietro e lo girò. — Siediti in braccio, ci penso io a guidarlo dentro.
— Cosa?
— Fidati di me. — Gli baciò la schiena, i fianchi. Baci caldi e furtivi, che colpivano rapidi per sparire altrettanto rapidi. Gli avvolse un braccio attorno al petto accarezzandogli lo stomaco e giocherellando con i suoi capezzoli. — Oh, mia splendida, splendida bambina. Voglio infilartelo tutto dentro.
Lentamente, lo portò sopra il suo pollice. Quest’ultimo gli sfiorò l’ano, scivolò dentro. Ora le era seduto in braccio, i seni di lei premuti sulla sua schiena. — Ecco. È poi così brutto?
— No — ammise il burocrate.
— Bene. Ora muoviti su e giù, piccolo amore, così. Lentamente, lentamente… la notte è lunga, e abbiamo un sacco di strada da percorrere.
Quando finalmente uscirono sul balcone a prendere un po’ d’aria, era già notte. Il cielo era illuminato di gloria. Risate sconnesse salivano dal mercato dei goblin, dove i surrogati danzavano fra migliaia di lanterne di carta. Il burocrate alzò lo sguardo, scostandolo dalla marmaglia. Sopra le loro teste vi era l’arco illuminato del cerchio anulare, un pulviscolo diamantino di città, e più in là vi erano le stelle.
— Dimmi i nomi delle costellazioni nere — disse il burocrate.
Undine era in piedi accanto a lui, nuda, il suo corpo lucido di sudore che non voleva saperne di evaporare nella calda aria notturna. Era possibile che li vedessero dal basso, ma non gliene importava nulla.
— Mi sorprendi — disse Undine. — Dove hai imparato delle costellazioni nere?
— Così, per caso. — La ringhiera era fredda sul suo stomaco, il fianco di Undine caldo contro il suo. Le appoggiò una mano alla base della schiena, la lasciò scivolare sulla sua pelle liscia e umida. — Quella lì, appena sotto la stella del sud, quella che assomiglia a una specie di animale. Che cos’è?
— Si chiama la Pantera — disse Undine. — È un segno femminile, emblema della sete di conoscenza spirituale, utile in certi rituali.
— E quello laggiù?
— Il Golem. È un segno maschile.
— E quello che sembra un uccello in volo?
— Corvo — disse. — È il Corvo.
Il burocrate non disse nulla.
— Vuoi sapere come mi ha comprata Gregorian. Vuoi sapere con che moneta mi ha pagato?
— No — rispose il burocrate. — Non voglio saperlo affatto. Ma temo che sarò costretto a chiedertelo.
Undine gli mostrò il braccio, mettendo in evidenza il bracciale del censimento di adamantino, quindi fece girare il polso con un movimento rapido.
Il bracciale si staccò.
Con movimento altrettanto rapido, Undine lo afferrò a mezz’aria, se lo riportò al polso e lo richiuse. — Ha una fiamma ossidrica al plasma. Uno dei suoi clienti vecchi e malvagi gliel’ha data in cambio di qualche servizio. Dovrebbero essere controllatissime, ma è incredibile ciò che può arrivare a fare un uomo quando pensa di avere la possibilità di vivere in eterno.
— E questo è tutto ciò che hai ottenuto da lui? Un modo per evadere il censimento?
— Forse non ricordi che non ho fatto altro che consegnare un messaggio per lui. Voleva solo che ti avvertissi di stargli lontano. Non era una cosa molto impegnativa. — Sorrise. — E poi l’ho fatto nel modo migliore possibile.
— Mi ha mandato un braccio — disse il burocrate con tono serio. — Un braccio di donna. Mi ha detto che ti aveva affogata.
— Lo so — disse Undine. — O meglio, l’ho appena saputo. — Lo guardò con quegli occhi sconvolgentemente espliciti. — Be’, forse è venuto il momento di farti delle scuse. A dir la verità sono venuta a scusarmi per due motivi, per ciò che Gregorian ti ha convinto che mi era accaduto e per i problemi che, come ho saputo, ti ha creato Mintouchian.
— Mintouchian? — Il burocrate si sentì disorientato, in mare aperto. — Che cosa avevi a che fare tu con Mintouchian?
— È una storia piuttosto lunga. Vediamo se riesco a renderla abbastanza breve. Madame Camaspe, colei che fu la maestra sia mia che di Gregorian, aveva molti modi per guadagnarsi da vivere. Sono certa che tu non approveresti molti dei suoi metodi, poiché era una donna che si faceva le sue regole e decideva per sé ciò che era giusto o sbagliato. Molto tempo fa, riuscì a procurarsi una valigetta uguale a quella che hai tu lì accanto al letto, e si dedicò alla produzione di manufatti degli spettri.
— Quella gente di Clay Bank!
— Esatto. Aveva una vera e propria organizzazione, per quanto piccola. Uno che curava la valigetta, qualche agente in diverse boutique del Cerchio Interno, più Mintouchian per spostare la merce al di fuori del Tidewater. Ma naturalmente il problema di organizzazioni simili è proprio che, essendo dipendenti da te, i tuoi collaboratori pensano che tu debba loro qualcosa. Così, quando madame Campaspe se ne andò e, non a caso, la valigetta si fuse, vennero tutti da me. Per domandarmi che cosa dovevano fare ora.
“Perché lo chiedete a me? dissi loro. Ma loro questo non lo volevano sentire. Volevano qualcuno che dicesse loro cosa fare e cosa pensare, quando inspirare e quando espirare. Non capivano che non avevo alcuna intenzione di far loro da mamma. Così, pensai che fosse giunto il momento giusto e scomparvi. Come aveva fatto madame Campaspe, decisi di organizzare una morte per annegamento.
“Un giorno, io e Gregorian stavamo discutendo sulla provenienza e la spartizione di alcuni oggetti lasciati da madame Campaspe. Quando gli accennai che avevo in mente di scomparire, si offrì subito di organizzare i dettagli del mio annegamento per un prezzo molto ragionevole, anche se non tanto basso da farmi insospettire. Poi si fece spedire un braccio dai laboratori di clonazione di North Aerie, che trattò e tatuò personalmente. Temo di aver lasciato tutta l’iniziativa in mano sua, cosa che non avrei dovuto fare.
“Le streghe, del resto, sono sempre occupate. Fa parte del mestiere. Dovetti assentarmi per un certo tempo, e solo quando tornai venni a sapere delle difficoltà che ti avevo causato, per quanto a mia insaputa.” Lo fissò dritto negli occhi con quel suo sguardo incredibilmente calmo e sicuro. — Tutto ciò che ti ho detto è la verità. Mi perdoni?
Il burocrate la strinse a sé a lungo, dopodiché rientrarono in camera.
Più tardi, si ritrovarono nuovamente sul balcone. Questa volta erano vestiti, poiché l’aria si era fatta fresca. — Tu conosci le costellazioni nere — disse Undine — e anche le chiare. Ma sei capace di metterle tutte assieme nell’Uno?