Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » La cittadella dell'Autarca [The Citadel of the Autarch - it]
La cittadella dell'Autarca [The Citadel of the Autarch - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

La cittadella dell'Autarca [The Citadel of the Autarch - it]

Электронная книга - «La cittadella dell'Autarca [The Citadel of the Autarch - it]». Краткое содержание книги:

Nei romanzi precedenti del ciclo avevamo visto Severian viaggiare verso Thrax, la città del suo esilio, armato solo della mitica spada Terminus Est, ultimo dono del suo Maestro Torturatore. Nel corso del viaggio aveva incontrato numerosi personaggi strani e affascinanti, come la dolce e misteriosa Dorcas, i due gemelli Agia e Agilus, la bellissima Jolenta, il dottor Talos, ma soprattutto era entrato in possesso dell’Artiglio del Conciliatore, una gemma dai poteri miracolosi appartenuta a una figura leggendaria del passato. Arrivato a Thrax, Severian si era infine accorto che la Città delle Stanze senza Finestre non era la sua meta definitiva: strani portenti infatti gli indicano che un destino futuro molto elevato lo attende. E in questo quarto e definitivo volume della serie, finalmente Severian saprà cosa gli è stato predestinato dalla sorte. Il suo viaggio lungo e periglioso lo riporterà proprio a Nessus, la città da cui era stato bandito, con una missione che determinerà il fato dell’intera Urth e la nascita del Nuovo Sole e di una nuova era.
1 ... 46 47 48 49 50 51 52 53 54 ... 77
Перейти на страницу:

Non ebbi molto tempo per guardare. I miei catturatori mi fecero girare ripetutamente e mi presero la faccia fra le mani uno dopo l’altro, tastando anche il mio mantello come se non avessero mai visto tessuti. Con i loro occhi larghi e le guance infossate, quegli evzoni mi sembravano molto simili ai soldati di fanteria contro cui avevo combattuto, ma, anche se vi erano fra loro alcune donne, non vi notai né vecchi né bambini. Portavano cappucci e camicie di un materiale argenteo al posto dell’armatura, ed erano armati di jezails dalla strana forma, con canne tanto lunghe che, quando il calcio dell’arma era appoggiato al terreno, la bocca arrivava più in alto della testa del suo proprietario. Quando vidi l’Autarca che veniva estratto a sua volta dal velivolo, osservai:

— Credo che il tuo messaggio sia stato intercettato, Sieur.

— Nondimeno è arrivato. — Era troppo debole per indicare, ma seguii la direzione del suo sguardo, e dopo un momento scorsi forme volanti stagliarsi contro la luna.

Esse arrivarono così rapide e diritte che parvero scivolare verso di noi sui raggi lunari. Le loro teste erano simili a teschi di donne, rotonde e bianche, sormontate da protuberanze ossee e prolungate all’altezza della mascella in becchi ricurvi orlati di denti acuminati. Erano esseri alati, e la loro apertura d’ali era talmente grande che i corpi sembravano inesistenti. A mio parere doveva raggiungere almeno i venti cubiti, da una punta all’altra, e, anche se lo sbattere delle ali non provocava alcun suono, avvertii lo spostamento d’aria provocato anche in basso dov’ero.

(Una volta avevo immaginato di vedere simili creature abbattere le foreste di Urth e raderne al suolo le città. Forse i miei pensieri avevano contribuito all’arrivo di quegli esseri?)

Mi parve passasse parecchio tempo prima che gli evzoni Asciani avvistassero le creature. Poi, due o tre di loro fecero immediatamente fuoco, ed i raggi convergenti colsero uno degli alati nel loro punto d’incontro e lo fecero esplodere, poi un altro ed un altro ancora. Per un istante, la luce venne coperta, e qualcosa di freddo e flaccido mi colpì in faccia, facendomi cadere.

Quando potei vederci di nuovo, una mezza dozzina di Asciani era scomparsa, e gli altri stavano sparando nell’aria a bersagli per me quasi impercettibili. Qualcosa di bianco cadde da essi, e, pensando che potesse esplodere, abbassai la testa, ma invece l’involucro del velivolo infranto risuonò come un cimbalo. Un corpo, un corpo umano afflosciato come una bambola, lo aveva colpito, ma non c’era sangue.

Uno degli evzoni mi conficcò la sua arma nella schiena e mi spinse in avanti, mentre altri due sostenevano l’Autarca come le donne-gatto avevano fatto con me. Scoprii che avevo perso completamente il senso della direzione: anche se la luna brillava ancora, masse di nubi velavano la maggior parte delle stelle. Cercai invano la croce e quelle tre stelle che, per un motivo che nessuno capisce, vengono chiamate l’Otto e sono eternamente sospese sui ghiacci del sud. Parecchi degli evzoni stavano ancora sparando quando arrivò fra noi una lancia o una freccia fiammeggiante che scoppiò in una massa di scintille accecanti.

— Questo concluderà la cosa — sussurrò l’Autarca.

Mi stavo massaggiando gli occhi mentre avanzavo incespicando, ma riuscii a chiedergli cosa intendesse dire.

— Puoi vederci? Non più di quanto lo possano loro. I nostri amici là in alto… gente di Vodalus, credo… non sapevano quanto fossero bene armati quelli che ci avevano catturato. Adesso non ci saranno altri colpi ben diretti, e non appena le nubi passeranno sul disco della Luna…

Ebbi freddo, come se un gelido vento montano avesse raggelato la tiepida aria che ci circondava. Qualche momento prima, mi ero sentito disperato di fronte alla prospettiva di trovarmi in mezzo a quei soldati smagriti, ma ora avrei dato qualsiasi cosa per avere la garanzia che sarei rimasto fra loro.

L’Autarca era alla mia sinistra, e pendeva inerte dalle braccia di due evzoni che si erano messi i lunghi jezails di traverso sulle spalle. Mentre lo guardavo, la sua resta rotolò da un lato, e compresi che era svenuto oppure morto. “Legione” lo avevano chiamato le donne-gatto, e non ci voleva una grande intelligenza per collegare quel termine a ciò che egli mi aveva detto nella carcassa del velivolo. Così come Thecla e Severian si erano uniti in me, certamente molte personalità erano riunite in lui. Fin da quella notte in cui lo avevo visto per la prima volta, quando Roche mi aveva condotto alla Casa Azzurra (il cui strano nome stavo, forse, cominciando a comprendere), avevo percepito la complessità dei suoi pensieri, così come si è in grado di percepire la complessità di un mosaico anche se la luce è scarsa, la presenza della miriade di frammenti infinitesimali che si uniscono per produrre il volto illuminato e gli occhi fissi del Nuovo Sole.

Aveva detto che ero destinato a succedergli, ma per regnare per quanto tempo? Sebbene questo fosse assurdo da parte di un prigioniero di guerra, ed in un uomo ferito e talmente debole che un turno di guardia di riposo sull’erba sarebbe parso un paradiso, ero consumato dall’ambizione. Aveva detto che dovevo mangiare la sua carne ed inghiottire la droga mentre era ancora vivo; e, volendogli bene, mi sarei strappato dalla stretta dei miei catturatori, se ne avessi avuto la forza, per reclamare il lusso, la pompa, il potere. Adesso ero Severian e Thecla insieme, e forse lo stracciato apprendista torturatore aveva desiderato, senza saperlo, tutte quelle cose più della giovane esultante tenuta prigioniera a corte. Sapevo adesso che cosa aveva avvertito la povera Cyriaca nei giardini dell’arconte; eppure, se lei avesse provato allora pienamente quel che stavo provando io ora, le sarebbe scoppiato il cuore in petto.

Un momento più tardi, non volevo più. Una parte di me amava quell’intimità in cui neppure Dorcas era penetrata. Nel profondo delle convulsioni della mia mente, nell’abbraccio delle molecole, Thecla ed io eravamo intrecciati l’uno all’altra. Far entrare altre persone… una dozzina, o forse un migliaio se, assorbendo la personalità dell’Autarca, avessi assorbito tutte quelle che egli aveva incorporato in sé… dov’eravamo noi due, sarebbe stato come far entrare la folla di un bazaar in un piccolo pergolato. Strinsi a me la compagna del mio cuore e sentii ricambiare la stretta. Mi sentii abbracciare e ricambiai l’abbraccio della compagna del mio cuore.

La luce della luna si attenuò come quella di una lanterna quando si preme la leva che fa chiudere i suoi sportelli fino a lasciar passare solo un punto di luce, poi scomparve. Gli evzoni asciani spararono con i jezails in un intreccio lilla e color eliotropo, raggi che si allontanarono nell’alta atmosfera ed alla fine trapassarono le nubi come spilli colorati, ma inutilmente.

Ci fu una folata di vento, calda ed improvvisa ed una cosa che posso solo definire come un baluginio nero. Poi l’Autarca scomparve e qualcosa di enorme si precipitò verso di me, tanto che mi gettai a terra.

Forse battei contro il terreno, ma non lo ricordo. Nel giro di un istante, così mi parve, fui sollevato nell’aria, girando e salendo con costanza, il mondo sottostante una distesa di buio notturno. Una mano emaciata, dura come pietra e tre volte più grande di una mano umana, mi afferrò intorno alla vita.

Schivammo, sobbalzammo, scivolammo di fianco su una corrente d’aria, poi, intercettando una corrente ascensionale, salimmo fino a che il freddo mi punse e m’irrigidì la pelle. Quando reclinai il collo per guardare in alto, scorsi le bianche mascelle non umane della creatura che mi trasportava. Era l’incubo che avevo avuto parecchi mesi prima, quando dividevo il letto con Baldanders, anche se nel mio sogno mi trovavo sul dorso della creatura. Non avrei saputo dire da cosa dipendesse quella differenza fra sogno e realtà. Gridai (non so che cosa) e sopra di me la creatura aprì il becco a forma di scimitarra e sibilò.

1 ... 46 47 48 49 50 51 52 53 54 ... 77
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)