La cittadella dell'Autarca [The Citadel of the Autarch - it]
- Автор: Вулф Джин Родман
- Серия: Libro del Nuovo Sole #4
- Год: 1984
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0497-X
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La cittadella dell'Autarca [The Citadel of the Autarch - it]». Краткое содержание книги:
— Sei stata arrestata — spiegò l’Autarca, — da certi ufficiali che avevano scoperto che trasmettevi informazioni all’amante della tua sorellastra. Sei stata presa in segreto perché la tua famiglia aveva tanta influenza al nord, e sei stata portata in una prigione quasi dimenticata. Quando ho saputo cosa era accaduto, tu eri già morta. Avrei dovuto punire quegli ufficiali per aver agito in mia assenza? Loro patrioti, e tu una traditrice.
— Anch’io, Severian, sono un traditore — replicai, e gli spiegai, per la prima volta in maniera dettagliata, in che modo avessi una volta salvato la vita a Vodalus, e narrai del banchetto cui avevo partecipato.
Quand’ebbi finito, l’Autarca annuì fra sé.
— Molta della lealtà che sentivi verso Vodalus ti veniva certamente dalla Castellana. Una parte te l’ha comunicata quando era ancora in vita, e molta di più dopo la sua morte. Per quanto tu sia stato ingenuo, sono certo che non lo sarai stato tanto da considerare una semplice coincidenza il fatto che sia stata la sua carne ad esserti servita dai mangiatori di cadaveri.
— Anche se avesse saputo dei miei rapporti con lei — protestai, — Vodalus non avrebbe avuto il tempo di portare là il suo corpo da Nessus.
— Hai dimenticato — sorrise l’Autarca, — quello che mi hai detto un momento fa, e cioè che quando lo hai salvato, lui è fuggito su un velivolo simile a questo? Dalla foresta, appena una dozzina di leghe dalle Mura della Città, avrebbe potuto volare nel centro di Nessus, dissotterrare il cadavere preservato dal gelido suolo primaverile e tornare in meno di un turno di guardia. In effetti, Vodalus non aveva bisogno di sapere tante cose né di agire tanto rapidamente. Mentre tu eri prigioniero della tua corporazione, potrebbe aver appreso che la Castellana Thecla, che gli era stata leale anche nella morte, non era più. Servendo la sua carne ai suoi seguaci, egli avrebbe rafforzato la loro lealtà alla causa. Non gli occorrevano ulteriori motivi per prelevarne il corpo, e senza dubbio doveva averla fatta reinterrare in qualche dispensa piena di neve oppure in qualcuna delle miniere abbandonate che abbondano in quelle regioni. Sei arrivato tu, e, desiderando legarti alla sua causa, ha ordinato che Thecla venisse prelevata.
Passò qualcosa, troppo veloce per essere visibile… un momento più tardi il velivolo ondeggiò per la violenza del movimento ed una serie di scintille apparve sullo schermo.
Prima che l’Autarca potesse riprendere i controlli, ci spostammo all’indietro. Ci fu una detonazione tanto violenta che parve paralizzarmi, ed il cielo rimbombante si aprì nel bocciolo di un fiore giallo. Una volta avevo visto un falco, colpito da un sasso della fionda di Eata, indietreggiare nell’aria come avevamo fatto noi e poi cadere, come noi, inclinato su un fianco.
Mi svegliai nell’oscurità, circondato da un fumo pungente e da un odore di terra fresca. Per un momento, o forse un intero turno di guardia, dimenticai di essere stato salvato e credetti di giacere sul campo dove Daria ed io, insieme ad Erblon, Guasacht e tutti gli altri, avevamo combattuto gli Asciani.
Qualcuno giaceva vicino a me… sentivo il sussurro del suo respiro e lo scricchiolare e lo strisciare che tradiscono il movimento… ma all’inizio non prestai alcuna attenzione a quei suoni, e successivamente pensai fossero provocati da animali da preda e mi spaventai; ancora più tardi, ricordai cosa era accaduto e compresi che erano certo causati dall’Autarca, che doveva essere come me sopravvissuto alla caduta, e lo chiamai.
— Così, sei dunque ancora vivo. — La sua voce era debole. — Temevo che saresti morto… anche se avrei dovuto immaginare che ce l’avresti fatta. Non sono riuscito a farti riprendere i sensi ed il tuo polso era debole.
— Avevo dimenticato! Ti ricordi quando abbiamo sorvolato gli eserciti? Per qualche tempo me ne sono dimenticato! Adesso so cosa significa dimenticare.
— Cosa che adesso ricorderai per sempre. — C’era una pallida risata nella sua voce.
— Lo spero, ma svanisce già mentre parliamo. Svanisce come nebbia, il che deve di per sé essere un modo di dimenticare. È stata un’arma ad abbatterci?
— Non lo so. Ma, ascolta: queste sono le parole più importanti della mia vita. Ascolta. Tu hai servito Vodalus ed il suo sogno di un impero rinnovato. Tu desideri ancora, non è vero, che la razza umana possa arrivare alle stelle?
Rammentai qualcosa che Vodalus mi aveva detto nella foresta e risposi:
— Gli uomini di Urth, che salpano fra le stelle, che balzano da galassia a galassia, i signori delle figlie del sole…
— Lo eravamo un tempo… ed abbiamo portato con noi tutte le antiche guerre di Urth, e ne abbiamo scatenate di nuove sotto soli giovani. Perfino loro — non potevo vederlo, ma dal suo tono compresi che si riferiva agli Asciani, — comprendono che non deve essere più cosi. Essi desiderano che la razza divenga una singola individualità… la stessa, moltiplicata all’infinito. Noi vogliamo trasportare tutta la razza ed i suoi desideri dentro di essa. Hai notato la fiala che porto appesa al collo?
— Spesso.
— Contiene un farmaco simile all’alzabo, mischiato e tenuto in sospensione. Ed io sono già freddo al di sotto della vita, morirò presto. Prima che io muoia,… tu lo devi usare.
— Non ti posso vedere — replicai, — e riesco a stento a muovermi.
— Nondimeno, troverai il modo. Tu rammenti tutto, e quindi devi ricordare la notte in cui sei giunto alla Casa Azzurra. Quella notte, anche qualcun altro venne da me. Io ero una volta un servo, nella Casa Assoluta,… è per questo che mi odiano, così come odieranno te per quel che eri un tempo. Paeon, colui che mi ha addestrato, che era cameriere cinquant’anni fa. Sapevo chi fosse in realtà perché lo avevo già incontrato in precedenza. Egli mi ha detto che tu saresti stato quello giusto… il prossimo. Non pensavo che sarebbe accaduto tanto presto…
La sua voce si spense ed io cominciai ad annaspare per cercarlo, trascinandomi in avanti. La mia mano trovò la sua, ed egli sussurrò:
— Usa il coltello. Siamo dietro le linee Asciane, ma ho chiamato Vodalus perché ti soccorra… sento gli zoccoli dei suoi destrieri…
Le sue parole erano talmente deboli che le potevo udire a stento, anche se tenevo l’orecchio ad una sola spanna dalla sua bocca.
— Riposa — gli consigliai. Sapendo che Vodalus lo odiava e cercava di distruggerlo, pensavo che stesse delirando.
— Io sono la sua spia. Questo è un altro dei miei compiti. Egli attira i traditori… io apprendo chi essi siano e cosa facciano, cosa pensino. Adesso gli ho detto che l’Autarca è intrappolato in questo velivolo e gli ho fornito la nostra posizione. Mi ha servito… come guardia del corpo… anche in precedenza.
Ora potevo udire anch’io il suono di piedi sul terreno all’esterno. Mi protesi, cercando un mezzo per segnalare, e la mia mano toccò uno strato di pelliccia: compresi allora che il velivolo si era rovesciato, lasciandoci nascosti al di sotto.
Ci fu uno scatto, seguito da un suono di metallo lacerato. La luce della luna, in apparenza brillante come quella del giorno ma verde come le foglie del salice, penetrò a fiotti da una lacerazione nello scafo che si aprì sotto i miei occhi. Allora vidi l’Autarca, i sottili capelli bianchi scuriti dal sangue disseccato.
E, al di sopra di lui, scorsi alcune sagome, ombre verdi che ci guardavano. I loro volti erano invisibili, ma sapevo che quegli occhi ardenti e quelle teste strette non appartenevano a nessun seguace di Vodalus. Freneticamente, cercai la pistola dell’Autarca, ma le mani mi vennero afferrate e fui tirato su. Quando emersi, non potei fare a meno di pensare alla donna morta che avevo visto estrarre dalla sua tomba nella necropoli, perché il velivolo era caduto sul terreno morbido e si era parzialmente sepolto in esso. Dove il colpo degli Asciani lo aveva raggiunto, il fianco dell’abitacolo era lacerato, e lasciava esposto un groviglio di fili, mentre il metallo appariva contorto e bruciato.