Il tempo delle metamorfosi [A Time of Changes - it]
- Автор: Силверберг Роберт
- Год: 1974
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- Переводчик: Maria Teresa Aquilano
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il tempo delle metamorfosi [A Time of Changes - it]». Краткое содержание книги:
Ottenuto premio Nebula in 1971.
Nominato per premi Hugo e Locus in 1972.
L’alba era vicina. Potevo intravvedere la linea della sponda sallana. Prendemmo terra presso un pontile che si gettava nell’acqua da una banchina coperta d’erba, probabilmente l’approdo privato di qualche nobile. Avvertii il primo tocco della paura. Tra poco avrei messo piede a Salla. Dove mi sarei trovato? Come avrei fatto a raggiungere qualche regione abitata? Non ero più un ragazzo che poteva chiedere un passaggio al primo camion. Ma avevano già organizzato tutto ore prima: non appena la barca ebbe toccato il pontile una figura emerse dalla semioscurità e mi tese una mano: Noim. Mi tirò su e mi abbracciò forte. — So quel che è successo — disse. — Starai con me. — Nell’emozione, tralasciò per la prima volta, da quando eravamo ragazzi, ogni formula di cortesia.
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A mezzogiorno, dalla tenuta di Noim nella parte sudoccidentale di Salla, telefonai al Duca di Sumar per confermargli che ero arrivato sano e salvo. Era stato lui, naturalmente, a fare in modo che il mio fratello di legame mi venisse incontro alla frontiera. Poi chiamai Halum. Giusto poche ore prima Segvord le aveva spiegato le ragioni della mia scomparsa. — Che strana notizia — ella disse. — Non hai mai parlato della droga. Eppure per te era così importante che hai rischiato tutto quel che avevi, per usarla. Com’è possibile che tu abbia nascosto alla tua sorella di legame una cosa che aveva tanta parte nella tua vita? — Le risposi che non avevo osato parlarne con lei perché avevo paura di non saper resistere alla tentazione di offrirgliela. — Sarebbe dunque un peccato così terribile, aprire per intero il tuo cuore alla tua sorella di legame? — disse.
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Noim mi trattò con tutte le cortesie e mi fece capire che potevo rimanere da lui quanto volevo: settimane, mesi, anni, perfino. Probabilmente i miei amici di Manneran sarebbero riusciti a farmi riavere una parte dei miei averi e io avrei potuto comprare delle terre a Salla e far la vita del barone di campagna; oppure Segvord, il Duca di Sumar e altri uomini influenti avrebbero potuto far annullare la condanna, ed io avrei potuto tornare nel meridione. Fino a quel momento, disse Noim, la sua casa era la mia casa. Ma io avvertivo una certa freddezza in lui, come se egli mi offrisse quell’ospitalità solo in nome del nostro legame. Soltanto dopo alcuni giorni venne a galla la ragione del suo atteggiamento distaccato. Sedevamo dopo cena nella sua grande sala dei banchetti dalle pareti a calce, e parlavamo della nostra infanzia, il nostro principale tema di conversazione, dato che era certamente più prudente parlare di quei giorni lontani piuttosto che degli avvenimenti recenti, quando Noim disse all’improvviso: — Si sa se quella tua droga provoca incubi notturni?
— Non si è mai sentito di una cosa del genere, Noim.
— Ebbene, eccolo qui, il caso. Per settimane dopo che ci siamo divisi la droga a Manneran, ci si è svegliati inzuppati di sudore freddo una notte dopo l’altra. Si credeva di impazzire.
— Che tipo di sogni erano? — chiesi.
— Cose orribili, mostri, denti, artigli. La sensazione di non sapere chi si è, pezzi della mente di altri galleggianti nella propria. — Sorseggiò il suo vino.
— Tu prendi la droga per piacere, Kinnall?
— Per la conoscenza.
— Conoscenza di che cosa?
— Conoscenza di se stesso e conoscenza degli altri.
— E allora si preferisce l’ignoranza. — Rabbrividì. — Tu sai, Kinnall, che non si è mai stati particolarmente religiosi: si è bestemmiato, si son fatti i versacci ai confessori, si è riso delle loro favole sugli dèi, non è così? Con quella roba tu sei riuscito a creare un uomo pio. Il terrore di aprire la mente… di sapere che non si hanno difese, che altri possono insinuarsi in quella mente e che lo stanno facendo… è impossibile sopportarlo!
— Impossibile per te — dissi. — Ad altri piace.
— Si concorda col Comandamento — rispose Noim. — Il proprio intimo è sacro. L’anima è soltanto di chi la possiede. È un piacere sporco esibirla.
— Non esibirla, dividerla.
— Ti sembra che abbia un suono migliore, così? Molto bene: è un piacere sporco dividerla, Kinnall. Anche se siamo fratelli di legame. Lasciandoti, l’ultima volta, si aveva la sensazione di essersi sporcati. Sabbia e terriccio nell’anima. È questo quel che ti auguri per tutti? Farci sentire tutti insozzati di colpa?
— Nessuna colpa. Noim. Si dà, si riceve, se n’esce migliori di prima…
— Più sporchi.
— Più grandi, più alti, più comprensivi. Parla con gli altri che l’hanno provato — dissi.
— Naturalmente. Non appena verranno a Salla da Manneran, esiliati, senza terre, li si interrogherà sulla bellezza, sull’incanto dell’esibirsi. Scusa: del dividersi.
Vedevo il tormento nei suoi occhi. Voleva ancora amarmi, ma la droga sumariana gli aveva fatto vedere delle cose, di se stesso, forse di me, che gli facevano odiare chi gli aveva dato la droga. Era uno di quelli per cui le mura sono una necessità, ed io non me n’ero reso conto. Cosa avevo fatto, per cambiare il mio fratello di legame in un nemico? Forse, se avessimo potuto prendere ancora insieme la droga avrei potuto chiarirgli delle cose… ma no, era assurdo, Noim era terrorizzato dall’introspezione. Avevo trasformato il mio blasfemo fratello di legame in un uomo del Comandamento. Non c’era più nulla che potessi dirgli. Dopo qualche minuto di silenzio. — Ti si deve chiedere una cosa, Kinnall — fece.
— Quel che vuoi.
— Si esita ad imporre limitazioni ad un ospite, ma se hai portato della droga da Manneran, se ne hai nascosta nelle tue stanze… liberatene, hai capito? Non deve essercene in questa casa. Liberatene, Kinnall.
In tutta la mia vita non avevo mai mentito al mio fratello di legame, mai. Con lo scrigno tempestato di gioielli del Duca di Sumar che mi bruciava contro il petto, dissi solennemente a Noim: — Non hai nulla da temere, in proposito.
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Poco tempo dopo, la notizia della mia disgrazia divenne pubblica a Manneran e raggiunse rapidamente Salla. Noim mi mostrò i resoconti: mi si definiva il consigliere capo dell’Alto Giudice del Porto, e si parlava di me come di un uomo di grandissima autorità a Manneran che oltre tutto aveva legami di sangue con i Primi Eptarchi di Salla e di Glin… eppure, nonostante i miei meriti ed i miei privilegi, mi ero allontanato dal Comandamento e avevo infranto la legge diventando un esibizionista. Avevo violato non soltanto l’etichetta e la decenza, ma anche le leggi di Manneran facendo uso di una certa droga di Sumara Borthan, proibita, che infrange le barriere imposte dagli dèi tra anima e anima. Abusando della mia alta posizione, si diceva, avevo segretamente organizzato un viaggio nel continente meridionale. (Povero Capitano Khrish! Era stato arrestato anche lui?) da cui ero tornato con una grande quantità di droga che avevo diabolicamente imposto a una donna di bassa nascita che mantenevo; inoltre, avevo fatto circolare quella sporca roba tra alcuni importanti membri della nobiltà, i cui nomi erano stati taciuti per via del loro completo pentimento. Alla vigilia dell’arresto ero fuggito a Salla. Meglio per me: se avessi tentato di far ritorno a Manneran, sarei stato immediatamente imprigionato. Nel frattempo sarebbe stato celebrato il processo in absentia e, secondo quel che diceva il Giudice Supremo, non potevano esserci dubbi sul verdetto. Per far ammenda verso lo Stato alla grande ingiuria che avevo fatto alla struttura della stabilità sociale, si pretendeva che consegnassi allo Stato tutte le mie terre e tutti i miei averi, ad eccezione di una piccola parte che doveva servire per il mantenimento di mia moglie e dei miei figli innocenti (Segvord Helalam era riuscito, dunque). Per impedire che i miei amici altolocati trasferissero a Salla le mie ricchezze prima del processo, tutto quel che possedevo era stato sequestrato prima ancora che il Giudice Supremo pronunciasse il decreto di colpevolezza. Così aveva parlato la legge. Che stiano ben attenti quelli che vogliono fare di se stessi dei mostri esibendosi!