Il tempo delle metamorfosi [A Time of Changes - it]
- Автор: Силверберг Роберт
- Год: 1974
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- Переводчик: Maria Teresa Aquilano
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il tempo delle metamorfosi [A Time of Changes - it]». Краткое содержание книги:
Ottenuto premio Nebula in 1971.
Nominato per premi Hugo e Locus in 1972.
Androg Mihan, custode degli archivi del Primo Eptarca di Manneran, era davanti a me. Era un uomo basso, dai lineamenti angolosi e grigi, l’ultimo uomo al mondo che si poteva immaginare alla ricerca di piaceri illegali; me l’aveva portato il Duca di Sumar, una delle mie prime conquiste.
— Dove vogliamo andare? — chiesi, e Mihan mi indicò un miserabile tempio dei poveri, dall’altra parte della strada. Il confessore stava seduto fuori, a caccia di clienti. Non vedevo come avremmo potuto parlare in segreto in un tempio, ma seguii l’archivista. Entrammo nel tempio e Mihan disse al confessore di andare a prendere i contratti. Appena l’uomo se ne fu andato, Mihan si chinò su di me e bisbigliò: — La polizia sta andando a casa tua. Quando tornerai a casa, stasera, sarai arrestato e portato in prigione su una delle isole del Golfo di Sumar.
— Da chi l’hai saputo?
— Il decreto è stato firmato stamattina, e poi è stato passato a me perché l’archiviassi.
— Qual è l’accusa?
— Esibizionismo — disse Mihan. — L’accusa è stata fatta dagli agenti della Cappella di Pietra. C’è anche un’accusa secolare: uso e distribuzione di droghe illecite. Sei in trappola, Kinnall.
— Chi è l’informatore?
— Un certo Jidd, un confessore della Cappella di Pietra. Ti sei forse lasciato scappare la storia della droga in confessione?
— Sì. Nella mia ingenuità. La santità del tempio…
— La santità del letamaio! — disse con veemenza Androg Mihan. — Ora devi fuggire: Il governo si è schierato in forze contro di te.
— Dove potrei andare?
— Il Duca di Sumar ti darà rifugio stanotte — rispose Mihan. — Dopo… proprio non so.
Il confessore tornò proprio in quel momento, portando una serie di contratti. Ci rivolse un sorriso da padrone e disse: — Bene, gentiluomini, chi è il primo?
— Ci si è ricordati di un altro impegno — disse Mihan.
— Tutt’a un tratto, non ci si sente bene — dissi io.
Gettai una grossa moneta al sorpreso confessore e lasciammo il tempio. Fuori Mihan fece finta di non conoscermi e ci separammo senza una parola. Non dubitai neppure per un momento della verità del suo avvertimento. Dovevo fuggire, Loimel avrebbe dovuto comprarsi le spezie da sola. Fermai una macchina e andai immediatamente alla villa del Duca di Sumar.
58
Il Duca è uno degli uomini più ricchi di Manneran. Le sue tenute si stendono lungo il Golfo e sulle pendici degli Huishtor, e nella capitale ha una splendida villa in un parco degno del palazzo di un imperatore. È Guardiano ereditario delle dogane del Passo di Stroin ed è questa la fonte dell’opulenza della sua famiglia: da anni si riservano una parte di tutto quel che viene portato sul mercato dalle Terre Basse Bagnate. Di persona, il Duca è un uomo di grande bruttezza o di notevole bellezza, non so: ha una larga testa piatta, triangolare, labbra sottili, naso imponente, strani, folti capelli molto ricci, che gli stanno attaccati al cranio come un tappeto. I capelli sono completamente bianchi, ma il suo viso non ha nemmeno una ruga. Ha occhi enormi, scuri, profondi, guance infossate. Un viso ascetico, che a me sembrava alternativamente santo e mostruoso, ed a volte tutt’e due le cose insieme. Eravamo diventati amici poco dopo il mio arrivo a Manneran, tanti anni prima: aveva aiutato Segvord Helalam a raggiungere il potere ed era stato legatore di anime per Loimel alle nostre nozze. Quando cominciai a prendere la droga sumariana, egli lo indovinò subito, come per telepatia. Con un discorso di meravigliosa astuzia venne a sapere da me che avevo la droga e decise di prenderla con me. Tutto questo era successo quattro lune prima, verso la fine dell’inverno.
Arrivando a casa sua, trovai in pieno svolgimento una concitata conferenza. Era presente la maggior parte degli uomini importanti che avevo coinvolto nel mio circolo di esibizionisti: il Duca di Mannerangu Smor, il Marchese di Woyn, il direttore di banca, il Commissario del Tesoro e suo fratello, il Procuratore Generale di Manneran, il Ministro dell’Economia e altri cinque o sei non meno importanti. L’archivista Mihan arrivò poco dopo di me.
— Ora ci siamo tutti — disse il Duca di Mannerangu Smor. — Potrebbero prenderci tutti in una volta sola. È ben guardato il terreno?
— Non verrà nessuno — rispose gelido il Duca di Sumar, chiaramente offeso dall’idea che dei comuni poliziotti potessero far irruzione in casa sua. Volse i suoi strani occhi enormi verso di me. — Kinnall, questa sarà la tua ultima notte a Manneran, non si può fare diversamente. Tu devi essere il capro espiatorio.
— Per scelta di chi? — chiesi.
— Non nostra — replicò il Duca. Spiegò che quel giorno a Manneran si era tentato qualcosa di simile ad un colpo di Stato, e poteva ancora darsi che riuscisse, una rivolta dei burocrati più giovani contro i loro padroni. Tutto era cominciato, disse, dal fatto che avevo ammesso con il confessore Jidd di aver preso la droga sumariana. (Nella stanza, i volti si rabbuiarono. L’implicazione sottintesa era che ero stato uno sciocco a fidarmi di un confessore e che perciò adesso dovevo pagare la mia follia. Non ero stato astuto come loro.) Jidd, pareva, aveva fatto lega con un gruppo di insoddisfatti ufficiali minori, affamati del loro turno di potere. Dato che egli era il confessore della maggior parte degli uomini importanti di Manneran, si trovava nella migliore delle posizioni per dare aiuto a quegli ambiziosi, poiché poteva rivelare i segreti dei potenti. Perché Jidd avesse scelto di venir meno in quel modo al suo giuramento, ancora non era chiaro. Il Duca di Sumar sospettava che in Jidd la familiarità avesse finito col generare il disprezzo, che dopo aver ascoltato per anni i malinconici sfoghi dei suoi potenti clienti avesse finito con l’odiarli; esasperato dalle loro confessioni, aveva provato piacere nel collaborare alla loro distruzione. (Questo mi suggerì un nuovo punto di vista su quel che può essere l’animo di un confessore.) Perciò Jidd, ormai da diversi mesi, passava utili informazioni ai rapaci subordinati che se ne servivano contro i loro padroni, spesso con effetti considerevoli. Confessandogli di aver preso la droga, mi ero reso vulnerabile ed egli mi aveva venduto a della gente del Tribunale che desiderava togliermi di mezzo.
— Ma è assurdo! — gridai. — L’unica prova che esiste contro di me è tutelata dalla santità del tempio! Come può Jidd impiantare un’accusa contro di me basandosi soltanto su quel che gli ho confessato? Gli farò causa per violazione di contratto!
— Ci sono altre prove — disse tristemente il Marchese di Woyn.
— Altre?
— Servendosi di quel che aveva sentito dalle tue stesse labbra — disse il Marchese, — Jidd ha aperto ai tuoi nemici diverse vie di ricerca. Hanno trovato una donna che vive nelle casupole dietro alla Cappella di Pietra che ha ammesso di aver avuto da te una strana bevanda che ti ha aperto la sua mente…