La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Se dobbiamo fare questo viaggio prima che mangi, facciamolo. Il pasto serale è finito da parecchio per tutti gli altri.»
Rand batté le palpebre e davanti agli occhi gli apparve Sulin, che avrebbe sostenuto lo sguardo anche di un leopardo. Rand cercò di distendere i lineamenti del viso, ci provò. Aveva la sensazione d’indossare una maschera, il volto di qualcun altro.
«Ti senti bene?» gli chiese la donna.
«Stavo pensando.» Rand si costrinse ad allentare la presa su spada e scettro e si infilò le mani in tasca. Una giubba migliore di quella che aveva indossato dopo i Pozzi di Dumai, blu scura e semplice. Non si sentiva pulito nonostante avesse fatto il bagno, era saturo di saidin. «Talvolta penso troppo.»
Da un lato della stanza scura tappezzata di pannelli di legno e senza finestre c’erano circa altre venti Fanciulle. La stanza era illuminata da otto lampade dorate munite di specchi per rifletterne la luce e Rand ne era contento; quel posto non gli piaceva più. Erano presenti anche tre Asha’man; le donne aiel si trovavano da un lato della stanza, loro dall’altro. Jonan Adley, un uomo di Altara nonostante il nome, stava in piedi a braccia conserte, pensieroso, e le sue sopracciglia ricordavano un bruco nero. Forse aveva quattro anni più di Rand, ed era impegnato nel tentativo di guadagnarsi la spada d’argento dei Dedicati. Eben Hopwil era più in carne di quando lo aveva conosciuto e aveva meno segni sul viso, anche se il naso e le orecchie continuavano a sembrare le parti più grandi del suo corpo. Toccò la spilla a foggia di spada che aveva sul colletto come se fosse sorpreso di trovarla lì. Anche Fedwin Morr avrebbe avuto la spilla con la spada, se non avesse indossato una giubba verde adatta a un ricco mercante o un nobile minore, con ricami in argento sui polsini e il colletto. Aveva la stessa età di Eben, ma era più tozzo e quasi senza segni, e non sembrava contento del fatto che la sua giubba nera fosse infilata nella sacca che aveva ai suoi piedi. Era riguardo a loro che prima Lews Therin aveva vaneggiato, a loro e a tutti gli altri Asha’man. Asha’man, Aes Sedai e chiunque potesse incanalare lo facevano spesso dare in escandescenze.
«Pensi troppo, Rand al’Thor?» Enaila teneva una lancia corta con una mano e con l’altra lo scudo e altre lance, eppure dal tono di voce sembrava che gli stesse agitando un dito davanti al naso. Gli Asha’man la guardarono in cagnesco. «Il tuo problema è che non pensi affatto.» Alcune delle Fanciulle risero sommessamente, ma per lei non era una battuta. Era la più bassa di tutte, di almeno un palmo, aveva i capelli infuocati come il suo carattere e una visione insolita del suo rapporto con lui. La sua bionda amica Somara, che era molto più alta, annuì. Anche lei aveva la stessa visione insolita di Enaila.
Rand ignorò quel commento, ma non poté fare a meno di sospirare. Somara ed Enaila erano le peggiori. Eppure nessuna delle Fanciulle sembrava capace di decidere se lui fosse il Car’a’carn, e quindi dovevano obbedirgli, o era l’unico figlio di una Fanciulla noto alle Fanciulle stesse, e quindi dovevano trattarlo come un fratello minore o, in alcuni casi, un figlio da strapazzare. Anche Jalani, che forse avrebbe ancora dovuto giocare con le bambole, sembrava ritenere Rand un suo fratello minore, mentre Corana, con i capelli grigi e la pelle rugosa quasi quanto Sulin, lo trattava come un fratello maggiore. Almeno si comportavano in quel modo solo quando erano fra loro, non quando gli altri Aiel potevano sentire. Ma in caso di bisogno avrebbero dato la vita per il Car’a’carn, e per questo lui era in debito con quelle donne. Morivano per lui. Doveva dar loro qualsiasi cosa volessero.
«Non ho intenzione di trascorre tutta la notte qui mentre voi giocate a ‘bacia le margherite’» rispose Rand. Sulin gli rivolse una delle sue occhiate — che indossassero dei vestiti o il cadin’sor, le donne lanciavano in giro quelle occhiate come un contadino fa con i semi — ma gli Asha’man smisero di guardare le Fanciulle e si misero a tracolla le cinghie delle sacche. Spingili oltre ogni limite, aveva detto Rand a Taim, rendili delle armi. E Taim aveva obbedito. Una buona arma si muoveva secondo la volontà di chi la impugnava. Se solo avesse potuto essere certo che non gli si sarebbero rivoltati contro...
Per quella notte aveva in mente tre destinazioni diverse, ma una di queste non poteva essere resa nota alle Fanciulle. Solo lui doveva esserne al corrente. Il viaggio da effettuare per primo lo aveva deciso in precedenza, eppure esitò. Quella visita sarebbe diventata molto presto di pubblico dominio, eppure aveva dei buoni motivi per tenerla segreta il più possibile.
Quando si aprì il passaggio lì, in mezzo alla stanza, percepì un odore dolciastro, familiare a qualsiasi contadino. Sterco di cavallo. Dopo aver arricciato il naso mentre si velava, Sulin guidò la metà delle Fanciulle di corsa attraverso l’apertura. Gli Asha’man le seguirono dopo aver lanciato un’occhiata a Rand, attingendo a piene mani dalla Vera Fonte per prendere quanto più Potere possibile.
E così Rand poté percepire la reale forza di quegli uomini quando gli passarono accanto. Anche per un altro uomo, era molto difficile capire se un uomo stava incanalando o no, a meno che i due non si unissero nell’uso del Potere. Nessuno degli Asha’man era forte quanto lui, non ancora, ma non c’era modo di dire quanto potesse crescere un uomo nella sua abilità con saidin. Fedwin era il più forte dei tre, ma aveva quella che Taim chiamava una barriera. Non credeva di essere capace di influire su qualcosa a distanza con l’uso del Potere. Il risultato era che la sua capacità a cinquanta passi di distanza cominciava a sfumare e a cento non poteva nemmeno intessere un solo flusso di saidin. Era evidente che gli uomini diventassero forti più in fretta delle donne, ed era anche un bene. Questi tre erano tutti abbastanza abili da creare un passaggio di dimensioni utili, anche se Jonan non era capace di aprirne uno molto grande. Anche gli altri Asha’man che aveva tenuto con sé erano forti.
Uccidili tutti prima che sia troppo tardi, prima che impazziscano, gli aveva sussurrato Lews Therin. Uccidili, dai la caccia a Sammael, a Demandred, a tutti i Reietti. Devi ucciderli tutti prima che sia troppo tardi! Aveva anche lottato per prendere il Potere da Rand, fallendo. Ormai Lews Therin ci provava sempre più spesso, e cercava anche di attingere a saidin per conto proprio. Questo era assai più pericoloso. Rand dubitava che l’altro potesse strapparlo dalla Vera Fonte una volta che lui l’avesse afferrata, ma non era certo nemmeno dell’opposto, non sapeva se lui avrebbe potuto togliere saidin dalla presa di Lews Therin qualora questi l’avesse raggiunto per primo.
E io?, si chiese di nuovo Rand. Era quasi un ringhio, e non meno feroce. Avvolto nel Potere, la rabbia era un reticolato intessuto dentro e fuori dal vuoto, come un merletto infuocato. Anche io posso incanalare. La follia mi attende, ma ha già preso te! Tu ti sei ucciso, Kinslayer, dopo che hai massacrato tua moglie e i tuoi bambini e solo la Luce sa quante altre persone. Io non ucciderò se non sarò costretto a farlo! Mi hai sentito, Kinslayer? In risposta ottenne solo silenzio.
Rand trasse un respiro profondo e irregolare. Quella tela di fuoco lampeggiò, come fulmini in lontananza. Rand non aveva mai parlato con quell’uomo — era un uomo, non solo una voce; un uomo, con i suoi ricordi — non si era mai rivolto a lui in quel modo. Forse avrebbe cacciato Lews Therin dalla sua mente per sempre. La metà dei folli vaneggiamenti di quell’uomo erano lamenti per la moglie defunta. Ma voleva davvero cacciare via Lews Therin? Il suo unico amico in quella cassa?
Aveva promesso a Sulin di contare fino a cento prima di seguirla, ma lo fece contando di cinque in cinque, quindi con un passo percorse più di centocinquanta leghe e si ritrovò a Caemlyn.
Sul palazzo reale di Andor era scesa la notte, le ombre della luce lunare coprivano come un manto le spire delicate e le cupole d’oro, ma la brezza gentile che soffiava non riusciva a spezzare il caldo. La luna era alta, quasi piena. Le Fanciulle velate correvano intorno ai carri allineati dietro la stalla più grande del palazzo. L’odore del letame che i carri portavano via ogni giorno era ormai stato assorbito dal legno della costruzione. Gli Asha’man avevano le mani davanti alla bocca, Eben si teneva addirittura il naso chiuso con le dita.