La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
A un tratto si accorse di quello che stava facendo. Faile gorgogliava contro il suo petto, ma non diceva parole comprensibili. Si chiese se non le aveva spezzato le costole. La lasciò andare rimproverandosi per il suo comportamento rozzo, allargando le braccia, ma prima che potesse chiederle scusa Faile lo prese per la barba.
«E così tu mi ami, eh?» gli chiese sottovoce. Molto piano, e con gran calore. Stava anche sorridendo. «A una donna piace sentirselo dire nel modo giusto.» Lasciò cadere il ventaglio e con la mano libera affondò le unghie nella guancia di Perrin, fino quasi a farlo sanguinare, ma la sua risata gutturale era calda, e la fiamma che aveva, negli occhi era quanto di più lontano dalla rabbia. «È stato un bene che tu non abbia detto di non aver mai guardato un’altra donna, o avrei pensato che fossi diventato cieco.»
Perrin era troppo stupito per parlare, anche solo per aprire bocca. Rand capiva le donne, Mat anche, ma Perrin sapeva che lui non ci sarebbe mai riuscito. Faile si comportava sempre come un martin pescatore o un falco, cambiava direzione più velocemente di quanto lui potesse immaginare, eppure quel... quell’odore pungente era scomparso del tutto, sostituito da uno che lui conosceva fin troppo bene. Un odore che era Faile stessa, puro, forte e pulito. Considerando anche l’espressione dei suoi occhi, era probabile che stesse per dire qualcosa sulle contadine nel periodo di raccolto. Dovevano essere famose, in Saldea, queste contadine.
«Per quanto riguarda il fatto di stenderti sulla mia tomba,» aggiunse invece Faile «se lo farai la mia anima ti perseguiterà. Te lo garantisco. Mi compiangerai per un periodo di tempo dovuto e poi ti troverai un’altra moglie. Qualcuna che io approvi, voglio sperare.» Rise sommessamente e gli carezzò la barba. «Non sei proprio capace di prenderti cura di te stesso, lo sai. Voglio che tu prometta.»
Perrin sapeva che non era il caso di opporre resistenza. Se si fosse rifiutato, il fantastico umore di sua moglie poteva essere spazzato via da una tempesta di fuoco. Nemmeno il mercurio era altrettanto instabile. Se lui avesse... A giudicare dall’odore, Faile reputava le parole che aveva appena pronunciato vere e pure come la Luce, ma lui ci avrebbe creduto quando avrebbe visto i cavalli appollaiati sugli alberi. Perrin si schiarì la gola. «Ho bisogno di fare un bagno. Non vedo un pezzo di sapone da non so neppure io quanto, ormai. Con ogni probabilità puzzo come un vecchio fienile.»
Faile si appoggiò sul suo petto e inspirò profondamente. «Il tuo odore è meraviglioso. Sei tu.» Mosse le mani sulle sue spalle. «Mi sento come...» La porta si spalancò.
«Perrin, Berelain non è... Mi spiace, perdonami.» Rand rimase in imbarazzo e strusciò i piedi, non proprio un comportamento da Drago Rinato. Fuori, nel corridoio, c’erano delle Fanciulle. Min infilò la testa oltre la soglia, guardò, sorrise a Perrin e si ritrasse.
Faile si fece indietro con leggerezza e regalità, tanto che nessuno avrebbe mai indovinato di cosa stesse parlando un momento prima, di cosa stava per dire, anche se aveva le guance rosse. «È molto gentile da parte tua, mio lord Drago,» disse fredda «entrare nelle nostre stanze così inaspettatamente. "Chiedo scusa per non averti sentito bussare.» Forse il rossore era dovuto tanto alla rabbia quanto alla vergogna.
E poi fu Rand ad arrossire, e si passò anche una mano fra i capelli. «Berelain non è a palazzo. Trascorrerà la notte su un’imbarcazione del Popolo del Mare ancorata nel fiume... fra tutte le cose che poteva fare. Annoura non me l’ha detto fino a quando non abbiamo quasi raggiunto le stanze di Berelain.»
Perrin si sforzò di non sussultare. Perché Rand doveva ripetere sempre il nome di quella donna? «C’era qualcos’altro di cui volevi parlarmi?» Sperava di non aver messo troppa enfasi in quella frase, ma sperava anche che Rand capisse. Non guardò Faile ma fiutò l’aria, circospetto. Niente gelosia, non ancora. Molta rabbia, però.
Rand lo fissò per un momento, sembrò trapassarlo con lo sguardo. Ascoltava qualcun altro. Perrin incrociò le braccia per smettere di tremare.
«Ho bisogno di sapere» disse alla fine Rand. «Se davvero non vuoi comandare l’esercito contro Illian. Devo saperlo.»
«Non sono un generale» rispose Perrin. Vi sarebbero stati dei combattimenti a Illian. Alcune immagini gli balenarono nella mente. Uomini che lo circondavano e l’ascia fra le sue mani che roteava, aprendosi un varco. Sempre altri uomini, per quanti ne abbattesse, in file infinite. Nel cuore gli stava crescendo un seme. Non avrebbe potuto affrontare di nuovo quella situazione. Non lo avrebbe fatto. «E poi pensavo di doverti restare vicino.» Era ciò che aveva detto Min, dopo una delle sue visioni. Perrin avrebbe dovuto stargli vicino due volte, o Rand sarebbe andato incontro al disastro. Una era stata ai Pozzi di Dumai, la seconda doveva ancora presentarsi.
«Tutti dobbiamo correre dei rischi.» La voce di Rand era molto calma e molto dura. Min si affacciò di nuovo, sembrava che volesse andare da lui, ma lanciò un’occhiata a Faile e rimase fuori.
«Rand, le Aes Sedai...» Un uomo furbo con ogni probabilità non ne avrebbe parlato, ma Perrin non aveva mai detto di esserlo. «Le Sapienti sono pronte a spellarle vive o quasi. Non puoi lasciare che lo facciano.» Sulin, che era nel corridoio, si voltò a studiarlo dalla soglia.
Rand, l’uomo che lui pensava di conoscere, si mise a ridere: un suono sibilante. «Tutti dobbiamo correre dei rischi» ripeté.
«Non permetterò che venga fatto loro del male.»
Gli occhi azzurri di Rand sostennero il suo sguardo. «Tu non lo. permetterai?»
«Non lo permetterò» ripeté Perrin con calma e senza distogliere lo sguardo. «Sono prigioniere, e non rappresentano alcuna minaccia. Sono delle donne.»
«Sono delle Aes Sedai.» La voce di Rand era così simile a quella di Aram ai Pozzi di Dumai che Perrin rimase quasi senza fiato.
«Rand...»
«Faccio ciò che devo, Perrin.» Per un momento fu il vecchio Rand, quello al quale non piacevano gli eventi che si stavano verificando. Per un momento sembrò esausto. Ma fu solo un momento, poi tornò il nuovo Rand, talmente duro da scalfire l’acciaio. «Non farò male a nessuna Aes Sedai che non se lo meriti, Perrin. Non posso prometterti altro. Visto che non vuoi l’esercito, ti userò altrove, e mi va altrettanto bene. Vorrei lasciarti riposare più di un giorno o due, ma non posso. Non c’è tempo. Non c’è tempo e dobbiamo fare ciò che è necessario. Perdonami per averti interrotto.» Rand fece una specie di inchino con la mano sull’elsa della spada. «Faile.»
Perrin cercò di afferrarlo per un braccio, ma Rand aveva già lasciato la stanza e la porta si stava richiudendo alle sue spalle prima ancora che lui potesse muoversi. Sembrava che Rand non fosse più sé stesso. Un giorno o due? Dove intendeva mandarlo, per la Luce, se non con l’esercito che stava raggruppando nella Piana di Maredo?
«Marito mio,» sussurrò Faile «hai il coraggio di tre uomini e il buonsenso di un bambino. Perché quando il coraggio di un uomo cresce, il suo buonsenso diminuisce in proporzione?»
Perrin sbuffò indignato. Si trattenne dal farle notare che alcune donne decidevano di spiare persone che avevano commissionato un omicidio e che quasi di sicuro sapevano di essere spiate. Le donne parlavano sempre di quanto fossero razionali a confronto degli uomini, ma lui aveva visto ben poca razionalità in Faile.