La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Quando però Perrin si voltò indietro con l’ascia in mano, rimase a bocca aperta. Erano Selande e gli altri giovani incontrati all’entrata, più otto o nove volti nuovi. Sobbalzarono tutti per il movimento improvviso di Perrin e si scambiarono sguardi imbarazzati. Alcuni erano Tarenesi, inclusa una donna che era la più alta del gruppo, dopo un giovane cairhienese. Indossava una giubba di taglio maschile e delle brache attillate, proprio come Selande e le altre donne, e portava la spada appesa a un fianco. Perrin non sapeva che quell’idiozia si fosse diffusa anche fra i Tarenesi.
«Perché ci state seguendo?» chiese. «Se state cercando di creare qualcuno dei vostri stupidi problemi, giuro che vi prendo a calci da oggi fino a Bel Tine!» Aveva già avuto problemi con quegli idioti, o con altri uguali a loro. Pensavano solo a difendere l’onore e combattere duelli. O a catturarsi a vicenda come gai’shain. Quest’ultima cosa faceva davvero infuriare gli Aiel.
«Date retta a mio marito, e obbeditegli» intervenne Faile. «Vi conviene prenderlo sul serio.» I giovani smisero di fissarli a bocca aperta e si ritirarono inchinandosi, quasi facendo a gara per chi eseguiva la riverenza migliore. Continuarono a inchinarsi fin quando scomparvero uno alla volta dietro l’angolo.
«Maledetti giovani buffoni» mormorò Perrin porgendo di nuovo il braccio a Faile.
«Mio marito è assai saggio data la sua veneranda età» rispose lei. Il tono di voce era molto serio, ma l’odore era tutt’altra cosa.
Perrin riuscì a non sbuffare. Era vero, alcuni di loro forse avevano uno o due anni più di lui, ma si comportavano tutti come bambini quando giocavano a fare gli Aiel. Adesso che Faile era di buon umore poteva iniziare a dirle ciò di cui dovevano parlare. Ciò di cui lui doveva parlare. «Faile, come hai fatto a diventare una delle dame di Colavaere?»
«I servitori, Perrin» rispose lei sottovoce. Nessuno che si fosse trovato a due passi di distanza avrebbe potuto sentire una parola. Lei sapeva dell’udito di Perrin e dei lupi. Non era certo qualcosa che un uomo poteva tenere nascosta alla propria moglie. Faile gli toccò l’orecchio con il ventaglio, un invito a parlare con cautela. «Sono in troppi a dimenticare la presenza dei servitori, ma anche loro ascoltano. A Cairhien ascoltano anche troppo.»
Nessuna delle persone in livrea che vedeva Perrin stava ascoltando. I pochi che non riuscivano a infilarsi nei corridoi laterali quando vedevano lui e Faile, li superavano quasi di corsa, con lo sguardo rivolto a terra e concentrati su sé stessi. A Cairhien ogni tipo di notizia si divulgava in fretta. Gli eventi della Grande Sala con ogni probabilità stavano letteralmente volando. Forse se ne parlava già per strada, o erano addirittura sul punto di lasciare la città. Senza dubbio a Cairhien vi erano informatori delle Aes Sedai, dei Manti Bianchi e forse anche di molti altri.
Faile proseguì con quella voce sommessa, nonostante il suo stesso avvertimento a Perrin. «Colavaere non poteva che accettarmi, una volta scoperto chi ero. Il nome di mio padre l’ha impressionata quanto quello di mia cugina.» Concluse con un lieve cenno del capo, come se avesse risposto a tutte le domande.
Era comunque una risposta valida. Quasi. Suo padre era Davram della casata Bashere, lord di Bashere, Tyr e Sidona, Guardiano del Confine della Macchia, Difensore della Terra del Cuore, maresciallo generale della regina Tenobia di Saldea. La cugina era Tenobia stessa. Erano motivi più che validi perché Colavaere la prendesse subito come dama. Ma Perrin aveva avuto tempo per rimuginare sui fatti, si vantava di essere ormai abituato alle risposte elusive di Faile. La vita coniugale insegnava a un uomo a capire le donne. O almeno una donna. La risposta che non gli aveva dato confermava che Faile non aveva idea di cosa fosse il pericolo, non quando era coinvolta lei in prima persona.
Naturalmente non poteva parlarne lì nel corridoio. Per quanto Perrin potesse sussurrare, lei non aveva il suo udito, e senza dubbio avrebbe insistito nel sostenere che ogni servitore nell’arco di cinquanta passi li stava ascoltando. Perrin si sforzò di essere paziente e camminò con lei fino alle stanze che, ormai gli sembrava fosse passato un secolo, erano state riservate a loro due. Le lampade erano state accese ed emanavano riflessi sulle pareti di legno scuro, intagliate con motivi rettangolari concentrici. Il camino quadrato di pietra era stato pulito e vi erano stati disposti alcuni miseri rami di erica. Erano quasi verdi.
Faile si diresse subito verso un tavolino dov’erano state disposte due caraffe dorate, ancora bagnate di condensa. «Ci hanno lasciato un tè di mirtilli e del vino alla frutta, marito. Credo che il vino sia di Tharon. Lo mantengono fresco in alcune cisterne sotto il palazzo. Cosa preferisci?»
Perrin si slacciò il cinturone e lo lanciò su una sedia insieme all’ascia. Durante il viaggio di ritorno aveva progettato con cura ciò che avrebbe detto. Faile poteva essere molto permalosa. «Faile, mi sei mancata più di quanto possa esprimere a parole e mi sono preoccupato per te, ma...»
«Preoccupato per me!» scattò lei voltandosi per guardarlo in faccia. Stava dritta e regale, con gli occhi feroci come quelli del falco che le dava il nome, e con il ventaglio fece un movimento a spirale mirato allo stomaco di Perrin. Questo non era parte del suo linguaggio segreto, solo un gesto che faceva spesso anche con il pugnale. «Ma se le tue prime parole sono state per chiedere di quella... quella donna!»
Perrin rimase a bocca aperta. Come aveva fatto a dimenticare l’odore che gli riempiva le narici? Si toccò quasi il naso per controllare se stava sanguinando. «Faile volevo i suoi catturatori di ladri. Be...» No, non era tanto stupido da ripetere quel nome. «Prima che andassi via mi aveva detto di avere le prove dell’avvelenamento. L’hai sentita anche tu! Volevo solo quello, Faile.»
La spiegazione non servì a nulla. Quell’odore pungente non diminuì, e a esso si unì quello più acre della sofferenza. Che cosa aveva detto ora per offenderla?
«Le sue prove! Quelle che ho raccolto io non sono servite a nulla, ma le ‘sue’ hanno messo la testa di Colavaere sul ceppo del boia. O meglio, avrebbero dovuto.» Perrin provò a interromperla, ma Faile non gli permise di dire una parola. Andò verso di lui con gli occhi infiammati, agitando il ventaglio come fosse un pugnale. Perrin non poté fare altro che indietreggiare. «Sai che storia si è inventata quella donna?» Faile ormai sibilava quasi. Una vipera nera non avrebbe potuto essere altrettanto velenosa. «Lo sai? Ha detto che non eri a palazzo perché eri andato in una tenuta non lontano dalla città. Dove lei poteva visitarti! Io ho raccontato la storia che avevo preparato — che eri andato a caccia e che solo la Luce sapeva quanti giorni ci saresti rimasto! — ma tutti hanno pensato che stessi facendo buon viso a cattivo gioco per coprirvi! Colavaere ne era deliziata. Mi viene quasi da credere che abbia preso al suo servizio quella sgualdrina di Mayene solo per farla stare insieme a me. ‘Faile. Berelain, venite ad allacciarmi il vestito.’ ‘Faile, Berelain, venite a tenere lo specchio per l’acconciatrice.’ ‘Faile, Berelain, venite a lavarmi la schiena.’ Così poteva divertirsi aspettando che ci avventassimo una contro l’altra per cavarci gli occhi! Ecco con cosa ho dovuto fare i conti! Per te, brutto bue peloso!»
Perrin finì con le spalle contro il muro, e qualcosa scattò dentro di lui. Era stato spaventato a morte per lei, terrorizzato, pronto ad affrontare Rand e il Tenebroso in persona e non aveva mai fatto nulla per incoraggiare Berelain, anzi, aveva fatto il possibile per allontanarla. E questo era il ringraziamento che riceveva.
Prese gentilmente Faile per le spalle e la sollevò fino ad avere quei grandi occhi a mandorla puntati sui suoi. «Ora ascoltami» le disse con calma. Cercò di mantenere un tono sereno, ma la sua voce somigliava più a un ringhio gutturale. «Come osi parlarmi in questo modo? Come osi? Io mi sono preoccupato a morte per paura che ti avessero fatto del male. Ti amo, amo solo te e nessun’altra. Non voglio nessun’altra donna. Mi hai sentito? Mi hai sentito?» Perrin si strinse Faile contro il petto, non l’avrebbe lasciata andare mai più. Luce, quanta paura aveva avuto. Tremava ancora all’idea di cosa aveva rischiato. «Se ti fosse successo qualcosa ne sarei morto, Faile. Mi sarei sdraiato sulla tua tomba e avrei aspettato di morire! Pensi che non sappia come Colavaere ha scoperto chi sei? Tu hai fatto in modo che lo scoprisse.» Faile una volta gli aveva detto che spiare era un compito da moglie. «Luce, donna, avresti potuto fare la fine di Maire. Colavaere sa che sei mia moglie. La moglie di Perrin Aybara, l’amico di Rand al’Thor. Non ti è mai venuto in mente che avrebbe potuto essere sospettosa? Avrebbe potuto... Luce, Faile, avrebbe potuto...»