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La corona di spade

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La corona di spade
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«Be’, forse non voglio davvero una risposta, anche se la conosci.» Dopo aver disteso le braccia in alto, Faile rise. «E poi non voglio che Rand rovini il tuo buonumore. Ancora mi sento sfacciata come una contadina e... Perché stai ridendo? Smetti di ridere, Perrin t’Bashere Aybara! Smettila, ho detto, rozzo maleducato! Se tu non...»

Il solo modo per farla tacere fu baciarla. Fra le braccia di Faile, Perrin dimenticò Rand, le Aes Sedai e le battaglie. La sua casa era dove si trovava Faile.

7

Insidie e trappole

Rand teneva in mano lo scettro del Drago, e sentiva ogni linea dei draghi incisi contro gli aironi impressi nella carne del suo palmo, poteva distinguerle una per una come se le stesse seguendo con le dita, eppure la mano non gli sembrava la sua. Se una lama l’avesse amputata avrebbe sentito il dolore e... avrebbe proseguito. Sarebbe stato il dolore di qualcun altro.

Rand fluttuava nel vuoto, circondato da un nulla incommensurabile, e saidin lo colmava, cercando di ridurlo in polvere, assalendolo con un freddo che avrebbe spezzato l’acciaio e un calore che avrebbe incendiato le rocce. Saturo della contaminazione del Tenebroso, ne rilasciava tutta la corruzione nelle sue ossa. E nell’anima, gli sembrava a volte. Adesso non gli provocava più il disgusto di un tempo, e questo lo spaventava anche di più, fluttuava in un torrente di fuoco, ghiaccio, lordura e... vita. Era la parola migliore per descrivere quella sensazione. Saidin stava cercando di distruggerlo. Saidin lo riempiva con una vitalità dirompente. Minacciava di seppellirlo e lo attirava. La lotta per la sopravvivenza, per evitare di essere consumato, amplificava la gioia della vita allo stato puro. Così dolce anche con la contaminazione. Che sensazione avrebbe emanato saidin se fosse stato pulito? Oltre ogni immaginazione. Rand voleva attingerne di più, prendere tutto quello che c’era.

E quella seduzione era mortale. Un solo passo falso e la sua abilità d’incanalare sarebbe stata bruciata per sempre. Un solo passo falso e avrebbe perso la ragione, a meno che non fosse stato semplicemente distrutto all’istante, forse insieme a tutto ciò che lo circondava. Non era follia concentrarsi sulla lotta per la sopravvivenza; era come camminare bendato su una fune tesa sopra una fossa piena di pali acuminati, crogiolandosi in una percezione della vita talmente pura che pensare di rinunciarvi era come immaginare un mondo coperto per sempre da ombre grigie. Non era follia.

I suoi pensieri vorticavano in questa danza con saidin e scivolavano attraverso il vuoto. Annoura che lo fissava con il suo sguardo da Aes Sedai. Qual era il gioco di Berelain? Non gli aveva mai parlato di una consigliera Aes Sedai. E le altre Aes Sedai presenti a Cairhien: da dove erano venute, e perché? Poi c’erano le ribelli fuori dalla città. Che cosa le aveva rese tanto spavalde da muoversi? Che cosa volevano fare adesso? Come avrebbe potuto fermarle o usarle? Stava diventando bravo nell’approfittarsi della gente, e talvolta si sentiva disgustato da sé stesso. Sevanna e gli Shaido: Rhuarc aveva già inviato degli esploratori verso il Pugnale del Kinslayer, ma nella migliore delle ipotesi avrebbero solo scoperto dove si erano recati e quando. Le Sapienti che avrebbero potuto scoprirne la ragione non volevano farlo. C’erano molti perché collegati a Sevanna. Elayne e Aviendha... no, non avrebbe pensato a loro. Nessun pensiero su di loro. Nessuno. Perrin e Faile: una donna ardente, falco di nome e di fatto. Si era davvero incollata a Colavaere solo per raccogliere delle prove? Avrebbe cercato di proteggere Perrin se il Drago Rinato fosse caduto. Lo avrebbe protetto dal Drago Rinato, se avesse deciso che era necessario. La sua lealtà andava a Perrin, ma avrebbe deciso da sola come comportarsi. Faile non era il tipo di donna che obbediva supinamente a tutto ciò che le chiedeva il marito, ammesso che esistesse una donna così. Perrin... Quegli occhi d’oro che lo avevano fissato, sfidandolo. Perché Perrin era così veemente riguardo alle Aes Sedai? Aveva trascorso molto tempo con Kiruna e le sue amiche durante il viaggio verso i Pozzi di Dumai. Possibile che le Aes Sedai fossero davvero riuscite a fare con il suo amico ciò per cui tutti le temevano? Aes Sedai. Rand scosse il capo senza accorgersene. Mai più. Mai! Fidarsi significava essere traditi, la fiducia era dolore.

Rand cercò di rimuovere quel pensiero, era troppo vicino al delirio. Nessuno poteva vivere senza fidarsi di qualcuno. Semplicemente non delle Aes Sedai. Mat, Perrin. Se non poteva fidarsi di loro... Min. Non aveva mai pensato di non fidarsi di Min. Desiderava che fosse con lui invece, che a letto. Tutti quei giorni da prigioniera, giorni di preoccupazione — più per lui che per sé stessa, se la conosceva bene — giorni in cui era stata interrogata da Galina e maltrattata quando le sue risposte non erano soddisfacenti — Rand digrignò i denti inconsapevolmente — e, a conclusione di tutto il logorio della guarigione, alla fine l’avevano stremata. Gli era rimasta a fianco fino a quando le avevano ceduto le gambe, e Rand aveva dovuto metterla a letto, mentre la ragazza protestava assonnata, dicendo che lui aveva bisogno di lei. Adesso Min non c’era, non c’era la sua presenza rassicurante che lo faceva sorridere, che gli faceva dimenticare il Drago Rinato. Solo la guerra contro saidin, il vortice dei suoi pensieri e...

Devi farla finita con loro. Devi. Non ti ricordi più l’ultima volta? Quel posto vicino è un’inezia al confronto. Intere città bruciate non sarebbero nulla. Noi abbiamo distrutto il mondo! MI SENTI? DEVONO ESSERE UCCISI, ELIMINATI DALLA FACCIA DELLA...

La voce che gli gridava nella testa non era la sua. Non era Rand al’Thor. Si trattava di Lews Therin Telamon, morto da più di tremila anni. Adesso si stava prendendo la mente di Rand al’Thor. Il Potere lo faceva uscire spesso dal suo nascondiglio nei recessi della mente del Drago. Talvolta Rand si chiedeva come fosse possibile. Lui ‘era’ Lews Therin rinato, il Drago Rinato, non lo negava, ma tutti erano la rinascita di qualcuno, centinaia di persone, migliaia, di più. Così funzionava il Disegno: tutti morivano e rinascevano, di volta in volta, mentre la Ruota girava in eterno, senza fine, ma nessuno parlava con chi era stato in passato. Nessuno sentiva delle voci nella testa. Solo i pazzi.

E io?, si chiese Rand. Con una mano strinse lo scettro del Drago e con l’altra l’elsa della spada. Che mi dici di te? In cosa sei diverso da loro?

In risposta ci fu solo silenzio. Molto spesso Lews Therin non rispondeva. Forse era stato meglio quando non rispondeva mai.

Sei reale?, chiese la voce alla fine. Quella negazione dell’esistenza di Rand era frequente come il rifiuto di rispondere. Io lo sono? Ho parlato con qualcuno, penso di averlo fatto. Dentro una scatola. Una cassa. Una risata sibilò sommessa. Sono morto, pazzo o forse entrambe le cose? Non importa, di sicuro sono dannato. Io sono dannato e questa è la Fossa del Destino. Io sono.... dannato — adesso la risata era folle — e questa è... la Fossa... del...

Rand ridusse la voce a un ronzio interiore, una tecnica che aveva imparato quando era rinchiuso nella cassa. Da solo, al buio. Solo lui e il dolore, la sete e la voce di un pazzo morto da millenni. Quella voce talvolta gli era stata di conforto, la sua sola compagna. La sua amica. Talvolta gli balenavano in mente delle visioni. Non delle immagini, piuttosto dei mulinelli di colori e movimenti. Per qualche motivo lo facevano pensare a Mat e Perrin. Quelle visioni erano iniziate dentro la cassa, insieme a un altro migliaio di allucinazioni. Nella cassa dove ogni giorno Galina, Erian, Katerine e le altre lo infilavano dopo averlo picchiato. Rand scosse il capo. No. Non si trovava più nella cassa. Le dita serrate attorno allo scettro e l’elsa della spada gli dolevano. Erano rimasti solo ricordi, e i ricordi non avevano alcuna forza. Lui non era...

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