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Mutazione pericolosa

Электронная книга - «Mutazione pericolosa». Краткое содержание книги:

Un uomo che ha buone probabilità di morire per una malattia ereditaria del sistema nervoso. Uno scienziato premio Nobel che è forse un ex-torturatore nazista. Una società di assicurazioni interessata ai clienti con difetti genetici. Ce n’è quanto basta per capovolgere il mondo normale di Pierre Tardivel e il suo lavoro al Progetto Genoma Umano. E il figlio che Pierre sta per avere sarà il primo, concreto annuncio dell’incubo biologico... Ritorna Robert J. Sawyer, l’acclamato autore di Starplex, con un romanzo di straordinaria suspense.
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In qualche modo, il regolatore enzimatico non aveva funzionato durante lo sviluppo del corpo di Molly. Forse ciò era stato dovuto a qualche farmaco o droga che la madre di Molly aveva usato mentre era incinta di lei, o a qualche sostanza nutritiva assente dalla dieta della madre di Molly. C’erano così tante variabili, ed era accaduto tanto di quel tempo fa, che probabilmente sarebbe stato impossibile duplicare le condizioni biochimiche nelle quali Molly si era sviluppata fra il suo concepimento e la nascita. Ma qualunque cosa fosse successa allora aveva permesso il manifestarsi di qualcosa che era… che era «progettato» per rimanere nascosto.

Un sabato pomeriggio di giugno. Suonò il campanello alla porta.

— Chi potrebbe essere? — disse Pierre alla piccola Amanda, che gli era seduta in grembo. — Chi potrebbe essere? — Rese la sua voce volutamente alta e dolce, coi toni esagerati che generazioni di genitori hanno usato parlando coi loro bimbi. Nel frattempo, Molly si alzò e andò alla porta. Controllò lo spioncino, poi aprì, rivelando Ingrid e Sven Lagerkvist, e il loro bambino, Erik.

— Guarda chi c’è! — disse Pierre, ancora in tono giocoso. — Accidenti, guarda chi c’è! È Erik. Vedi, è Erik.

Amanda sorrise.

Sven stava portando un grosso dono incartato. Baciò Molly sulla guancia, le porse il regalo, ed entrò in soggiorno. Molly poggiò l’involucro sul tavolino da caffè. Poi raggiunse Pierre e gli prese Amanda. Per quanto Pierre amasse tenere la figlia tra le braccia mentre era seduto in poltrona, aveva rinunciato a farlo mentre camminava dopo che l’aveva quasi lasciata cadere poche settimane prima.

Molly portò Amanda in mezzo alla stanza e la mise sul tappeto vicino al tavolino da caffè. Sven, tenendo Erik per la manina paffuta, lo guidò attraverso il soggiorno verso Amanda.

— Manda — disse Erik, lentamente e articolando male. Com’era tipico di quelli con la sindrome di Down, la lingua di Erik si protendeva mezza fuori dalla bocca quando non stava parlando.

Amanda sorrise e fece un lieve suono nella gola.

Pierre si appoggiò allo schienale della sedia. Odiava quel verso. Ogni volta che Amanda lo faceva, il suo cuore aveva un balzo. Magari stavolta… magari finalmente…

Molly indicò la scatola avvolta in una carta dal colore brillante e parlò ad Amanda. — Guarda che ti hanno portato Erik e lo zio Sven e la zia Ingrid — disse. — Guarda! Un regalo per il tuo compleanno. — Si rivolse ai Lagerkvist. — Vi ringrazio tanto, amici. Apprezziamo davvero il vostro arrivo.

— Oh, il piacere è nostro — disse Ingrid. Portava i capelli rossi sciolti intorno alle spalle. — Erik e Amanda sembrano sempre divertirsi tanto insieme.

Pierre distolse lo sguardo. Erik aveva due anni; Amanda uno. Normalmente, non sarebbero stati buoni compagni di giochi, ma il mongolismo di Erik aveva già trattenuto il suo sviluppo mentale al punto che in realtà era più o meno allo stesso stadio di Amanda.

— Andrebbe un caffè a qualcuno di voi? — chiese Pierre, alzandosi con circospezione dalla poltrona, poi tenendosi allo schienale finché non fu del tutto saldo.

— Un pochettino — disse Sven.

— Grazie — disse Ingrid.

Pierre annuì. Avevano superato, grazie a Dio, l’imbarazzante rituale con cui Ingrid insisteva a offrirsi di aiutare Pierre per ogni piccola cosa. Poteva riuscire da solo a fare il caffè, sebbene gli occorresse qualcun altro per servire le tazze fumanti in soggiorno.

Versò caffè macinato nella caffettiera. Accanto c’era il dolce che aveva comprato Molly, una torta di compleanno ispirata agli Antenati coronata da figurine di plastica di Fred e Wilma. Lettere rosse sulla glassa bianca dicevano BUON COMPLEANNO, AMANDA. Pierre resistette all’impulso di assaggiare un pezzetto di glassa. Aggiunse acqua alla caffettiera, poi si diresse di nuovo in soggiorno.

Il regalo era stato messo da parte senza aprirlo; avrebbero aspettato fin dopo la torta. Ora Erik e Amanda stavano giocando con due dei giocattoli favoriti di Amanda, un elefante rosa e un rinoceronte azzurro.

Molly sorrise a Pierre quando entrò. — Sono così carini insieme — disse.

Pierre annuì e tentò di ricambiare il sorriso. Erik si comportava bene; sembrava passare con calma attraverso quella che per un bimbo normale sarebbe stata l’età più turbolenta. Ma, del resto, sapevano esattamente che c’era di sbagliato in Erik. A spezzare i nervi a Pierre era il non sapere che ci fosse di sbagliato in Amanda. Dopo un intero anno di vita, non aveva ancora detto nemmeno «Mama» o «Dada». Non c’erano dubbi che Amanda fosse intelligente, e nemmeno che sembrasse capire il linguaggio parlato, ma non lo usava. Faceva stringere il cuore e al tempo stesso era imbarazzante. Naturalmente, molti bambini non parlavano se non dopo il primo compleanno. Ma, be’, il padre biologico di Amanda era un genio certificato e sua madre era un Ph.D. in psicologia; di sicuro il suo ciclo di sviluppo avrebbe dovuto essere più rapido, e…

No, dannazione. Quello era un party… non era il momento di riflettere su cose simili. Pierre tornò in soggiorno.

Ingrid, sul divano, indicò Erik e Amanda. — Il tempo passa così in fretta — disse. — Prima ancora di rendercene conto, saranno cresciuti.

— Ci stiamo tutti facendo più vecchi — disse Sven. Si era pulito gli occhiali alla Ben Franklin sull’orlo della camicia. — In realtà — disse, rimettendoseli sul naso — mi sono sentito vecchio da quando le ragazze di «Playboy» hanno cominciato a essere più giovani di me.

Pierre sorrise. — A me è successo con le repliche della Famiglia Partridge. Quando vidi per la prima volta quella serie a metà degli anni 70, pensavo che Susan Dey fosse il massimo. Ma ho visto una replica di recente, e lei è solo una ragazzina ossuta. Ora non riesco a staccare gli occhi da Shirley Jones.

Risata.

— Io ho capito che mi stavo facendo vecchia — disse Molly — quando ho trovato il mio primo capello grigio.

— I capelli grigi non sono nulla — disse Sven, ridacchiando; ce n’erano un bel po’ nella sua imponente barba. — Ma il «pelo pubico» grigio…

Il campanello trillò ancora. Questa volta andò ad aprire Pierre. Burian Klimus stava sul gradino, con l’onnipresente bloc-notes visibile nella tasca sul petto.

— Spero di non essere troppo in ritardo — disse il vecchio.

Pierre sorrise freddamente. Aveva sperato che il suo capo stesse scherzando sul voler venire a trovarli per il compleanno della piccola. Klimus continuava a trovare motivi per visitare Molly e Pierre a casa, proseguiva a tener d’occhio Amanda, a scrivere delle cose sul suo blocco note. Pierre avrebbe voluto dirgli di andare all’inferno, ma ancora non era assegnato in permanenza al LBNL. Sospirando, si fece da parte e lasciò che Klimus entrasse.

Se n’erano andati tutti a casa. La torta era stata divorata, ma il suo vassoio di cartone stava ancora sul tavolo della sala da pranzo, con un anello di glassa e briciole sul lato superiore. Bicchieri da vino vuoti erano deposti su vari pezzi di mobilio e su uno degli altoparlanti dello stereo. Avrebbero dato una pulita più tardi; per ora, Pierre voleva solo sedersi sul divano e rilassarsi, col braccio attorno alle spalle della moglie. La piccola Amanda sedeva in grembo a Molly, e con la paffuta mano sinistra si teneva a una delle dita di suo padre.

— Sei stata una brava bambina oggi — disse Pierre ad Amanda, con voce suadente. — Sì, davvero.

Amanda lo fissò coi suoi grandi occhi castani.

— Una bambina buonissima — disse Pierre. Lei sorrise.

— Da-da — disse Pierre. — Dicci «Da-da.» Il sorriso di Amanda scomparve.

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