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Mutazione pericolosa

Электронная книга - «Mutazione pericolosa». Краткое содержание книги:

Un uomo che ha buone probabilità di morire per una malattia ereditaria del sistema nervoso. Uno scienziato premio Nobel che è forse un ex-torturatore nazista. Una società di assicurazioni interessata ai clienti con difetti genetici. Ce n’è quanto basta per capovolgere il mondo normale di Pierre Tardivel e il suo lavoro al Progetto Genoma Umano. E il figlio che Pierre sta per avere sarà il primo, concreto annuncio dell’incubo biologico... Ritorna Robert J. Sawyer, l’acclamato autore di Starplex, con un romanzo di straordinaria suspense.
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E Klimus sapeva che Pierre aveva qualche tara genetica; lo stesso Pierre gliel’aveva detto, spiegando perché lui e Molly intendevano usare sperma di un donatore.

«Eugenica volontaria» aveva detto Klimus a Pierre. «Approvo.»

Poteva quel vecchio aver tentato di migliorare il patrimonio genetico collettivo? Eliminare la sofferenza in qualche malato di corea di Huntington, o in un diabetico?

Ma no… no, non aveva senso.

Joan Dawson era da un pezzo in menopausa. Pur avendo una figlia già cresciuta, era ormai incapace di aggiungere ulteriori contributi alla specie.

E Klimus sapeva che Pierre non aveva intenzione di figliare.

Ma se non si trattava di eugenica, che altro?

Forse pietà o, almeno, una versione personale di essa.

Dopotutto, lo stesso pensiero era venuto anche a Pierre, involontario, sgradito, ingiusto, ma nondimeno inesorabile: di quelli con la corea di Huntington, certi sarebbero stati meglio morti. E lo stesso si poteva dire per un’anziana che viveva sola e stava per perdere la vista.

Pierre giacque sveglio il resto della notte, tra gli spasmi.

29

Pierre prese l’ascensore fino al terzo piano della Centrale di polizia di San Francisco e raggiunse il laboratorio di medicina legale. Bussò alla porta, poi entrò. — Ciao, Helen.

Helen Kawabata alzò lo sguardo da dietro la sua scrivania. Indossava un attillato abito verde quel giorno, braccialetti di giada, e orecchini di smeraldo. Aveva anche cambiato il taglio dei capelli: erano ancora biondi, ma più corti, più punk. — Oh, ciao, Pierre — disse, d’un fiato. — È tanto che non ci vediamo. Senti, grazie per la visita da te. Mi è piaciuta davvero.

— Sei la benvenuta — disse Pierre. Di quando in quando, cercava di rispondere a un «grazie» con un californiano «uh-huh», ma non si era mai sentito a suo agio nel farlo. Il suo sorriso fu un po’ impacciato. — Temo di avere un altro favore da chiedere.

Helen perse un po’ il sorriso: gli aveva già fatto un favore, e lui l’aveva ripagata con un pranzo e una visita al LBNL. Non sembrava del tutto pronta ad aiutarlo di nuovo.

— Alcuni mesi fa sono andato a un raduno di un gruppo di supporto di pazienti di corea di Huntington, qui a San Francisco. Mi hanno detto che tre persone appartenenti al loro gruppo sono morte negli ultimi due anni.

— Be’ — disse Helen gentilmente — è una malattia letale.

— Non sono morte di corea di Huntington. Le hanno assassinate.

— Oh.

— La polizia ha fatto qualche indagine speciale su questo?

— Tre persone appartenenti allo stesso gruppo che vengono uccise? Certo, è probabile che abbiamo dato una controllata.

— Io sono la quarta, in un certo senso.

— Perché sei andato a un raduno? Che stavi facendo, dando una conferenza sulla genetica?

— Anch’io ho la corea di Huntington, Helen.

— Oh. — Lei distolse lo sguardo. — Mi dispiace, sono…

— Avrai notato le mie mani tremanti quando ti ho fatto fare il giro del mio laboratorio.

Lei annuì. — P… pensavo che avessi bevuto troppo a pranzo. — Una pausa. — Mi spiace. Pierre alzò le spalle. — Anche a me.

— Quindi pensi che qualcuno abbia qualcosa contro i sofferenti di corea di Huntington.

— Potrebbe essere questo, o…

— O cosa?

— Be’, lo so che suona pazzesco, ma i responsabili potrebbero in realtà pensare che ai malati stanno facendo un favore.

Le fini sopracciglia di Helen si alzarono. — Che?

— Ci fu un caso famoso, a Toronto, nei primi anni ’80. Finì su tutti i giornali canadesi. Conosci l’Hospital for Sick Children?

— Certo.

— Nel 1980 e ’81, una dozzina di bambini furono assassinati nel reparto malattie cardiache dell’ospedale. A tutti vennero date dosi massicce di digoxina. Le accuse caddero su un’infermiera di nome Susan Nelles, ma poi venne prosciolta. Il caso non fu mai risolto, ma la tesi più popolare è che qualcuno dei dipendenti dell’ospedale avesse ucciso i bambini spinto da un malinteso senso di pietà. Avevano tutti vizi cardiaci congeniti, e si sarebbe potuto concludere che avrebbero comunque vissuto vite brevi e piene di dolore, quindi qualcuno li ha sottratti alla loro sofferenza.

— E pensi che sia questo che sta accadendo alla gente del tuo gruppo?

— È una possibilità.

— Ma il tipo che ha tentato di accoltellarti… come si chiamava…?

— Hanratty. Chuck Hanratty.

— Giusto. Hanratty non era un neonazista? Non certo un tipo da gesti umanitari, se si può ancora chiamare qualcosa di simile «umanitario.»

— No, ma stava facendo il lavoro su ordine di qualcun altro.

— Non ricordo di aver visto niente del genere nel rapporto sul caso.

— Io… è solo un’intuizione.

— Omicidi per pietà — disse Helen, soppesando l’idea. — È uno spunto interessante.

— E, be’, non credo che si tratti solo di malati di corea di Huntington. Anche Joan Dawson… era segretaria all’Human Genome Center, è stata assassinata. La polizia ha detto che per ucciderla è stato usato lo stesso tipo di coltello servito per aggredire me. Era un’anziana diabetica, e stava diventando cieca.

— Così pensi che un angelo misericordioso stia facendo fuori chiunque soffra di una tara genetica?

— Può darsi.

— Ma questa persona come scoprirebbe chi uccidere? Chi potrebbe sapere di te e di… come si chiamava?… Joan?

— Qualcuno con cui abbiamo lavorato entrambi, e qualcuno che aveva anche tenuto un discorso ai malati di Huntington.

— Ed esiste una persona simile?

— Sì.

— Chi?

— Preferirei non dirlo, non finché non sarò sicuro.

— Ma…

— Quanto tempo conservate i campioni di tessuto delle autopsie?

— Dipende. Anni, comunque. Lo sai quanto a lungo si trascinano i processi. Perché?

— Quindi hai dei campioni di vari omicidi irrisolti commessi nell’ultimo paio d’anni?

— Se è stata ordinata un’autopsia: non le facciamo sempre; sono costose. E se il caso è ancora irrisolto. Certo, i campioni dovrebbero ancora essere in giro da qualche parte.

— Posso avervi accesso?

— Per che cosa?

— Per vedere se anche alcune di esse potrebbero essere state uccisioni dettate dalla pietà.

— Pierre, non vorrei sembrare crudele, ma, be’…

— Cosa?

— Be’… la corea di Huntington. Colpisce la mente, no? Sei sicuro di non star diventando paranoico?

Pierre stette per protestare, ma poi si limitò a scrollare le spalle. — Forse. Non lo so. Ma puoi aiutarmi a scoprirlo. Mi occorrono solo campioni minuscoli. Solo abbastanza da estrarne un completo corredo di cromosomi.

Lei ci pensò per un momento. — Tu chiedi sempre le cose più dannate, sai.

— Ti prego — disse Pierre.

— Be’, ti dirò di che si tratta: posso procurarti i campioni che ho qui. Ma non posso andare in giro a chiedere campioni ad altri laboratori; susciterebbe troppi sospetti.

— Grazie — disse Pierre. — Grazie. Puoi assicurarti che venga incluso Bryan Proctor?

— Chi?

— Quel portiere che è stato assassinato da Chuck Hanratty.

— Oh, già. — Helen andò verso il suo computer, e batté su alcuni tasti. — Niente da fare — disse un momento dopo. — Qui dice che un inquilino ha sentito il colpo che l’ha ucciso. Ciò ha fissato con esattezza l’ora della morte, quindi non abbiamo preso nessun campione di tessuto.

— Dannazione. Comunque, prenderò qualunque altra cosa tu possa procurarmi.

— Sta bene… ma mi rifarò in seguito. Di quanti campioni hai bisogno?

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