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Mutazione pericolosa

Электронная книга - «Mutazione pericolosa». Краткое содержание книги:

Un uomo che ha buone probabilità di morire per una malattia ereditaria del sistema nervoso. Uno scienziato premio Nobel che è forse un ex-torturatore nazista. Una società di assicurazioni interessata ai clienti con difetti genetici. Ce n’è quanto basta per capovolgere il mondo normale di Pierre Tardivel e il suo lavoro al Progetto Genoma Umano. E il figlio che Pierre sta per avere sarà il primo, concreto annuncio dell’incubo biologico... Ritorna Robert J. Sawyer, l’acclamato autore di Starplex, con un romanzo di straordinaria suspense.
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A un paio di metri di distanza un uomo corpulento stava dando un’esibizione di mascolinità, lasciando perdere il carrello portabagagli e portando da sé una Samsonite enorme. Pierre si mosse più in fretta che poteva, impadronendosi del carrello e mettendoci sopra le borse di Jessica e di Barbara. Almeno, il carrello poteva certamente spingerlo. Intrapresero la lunga scarpinata fino al garage.

— Com’è stato il volo? — chiese Pierre.

— È stato un volo — rispose Jessica. Pierre sorrise, avvertendo in lei un’affinità di spirito. Che altro poteva dire, dopo aver passato delle ore in un barattolo?

— Dov’è Amanda? — chiese Barbara, ansiosa di vedere la sua prima nipotina.

— L’abbiamo affidata a una vicina — disse Molly.

— Avrei tanto desiderato trovarmi qui con te — disse Barbara. Pierre si lasciò sfuggire un lieve sospiro, perso nel rumore di fondo del terminal. Sua suocera non avrebbe perdonato facilmente Molly per averla tagliata fuori da una parte così importante della propria vita. Barbara e Jessica erano lì per stare solo quattro giorni, ma era chiaro che il loro soggiorno sarebbe sembrato più lungo.

Oltrepassarono una doppia porta di vetro scorrevole e uscirono nel sole del tardo pomeriggio. Appena fu fuori dal terminal, Jessica pescò un pacchetto di Virginia Slims dalla borsetta e ne accese una. Pierre si scansò leggermente per non trovarsi sottovento. Improvvisamente la cognata gli sembrò molto meno attraente.

— Qualcuna di voi è già stata in California? — chiese Pierre.

— Disney World quando ero bambina — disse Jessica.

— Disneyland — la corresse Molly, con tono da sorella maggiore. — Disney World è in Florida.

— Be’, qualunque fosse, sono sicura che si ricordano ancora di quando hai dato di stomaco per tutta la corsa nelle tazze da tè — sbottò Jessica. Guardò Pierre con occhi spalancati, come se fosse ancora sbigottita da quell’episodio. — Come si possa vomitare sulle tazze da tè va oltre la mia comprensione.

Pierre localizzò la sua auto. — Siamo arrivati — disse, facendo un cenno col capo mentre sterzava in quella direzione il carrello dei bagagli.

Già, pensò. Davvero un lungo soggiorno.

Pierre riuscì a portare le borse su per gli scalini anteriori. Molly lo guardò con compassione. Si erano preoccupati per quegli scalini quando avevano comprato la casa, e osservarlo lottare con le borse le diede un chiaro assaggio di quel che era in serbo per lui. La porta posteriore si apriva al livello del suolo; sapevano che alla fine avrebbe finito per essere il suo ingresso principale.

Una volta che le borse furono dentro, la madre e la sorella di Molly si sedettero, esauste, sulle sedie del soggiorno.

— Bel posticino — disse Jessica, guardandosi intorno.

Molly sorrise. «Era» un bel posticino. I gusti di Pierre in fatto di arredamento erano terribili (Molly rabbrividiva ogni volta che ripensava a quell’orrido divano verde e arancione che possedeva), ma lei aveva un buon occhio per queste cose; per un anno aveva anche tenuto un corso sulla psicologia dell’estetica. Avevano arredato l’intera stanza in legno chiaro naturale, con tocchi di malachite verde.

— Vado alla porta accanto a prendere Amanda — disse Molly. — Pierre, magari puoi portare a mamma e Jess da bere.

Pierre annuì e si accinse a fare proprio questo. Molly uscì dalla porta anteriore e si ritrovò nel crepuscolo, godendo di essere sola per un momento. Ora che sua madre e sua sorella si trovavano lì, doveva affrontare di nuovo i loro giudizi: la disapprovazione di sua madre per come aveva lasciato il Minnesota, i dubbi che covava sulla sua turbinosa storia d’amore e le nozze con uno straniero. E Jessica, poi, tanto vacua da far infuriare… senza nominare il suo scandaloso tentativo di flirtare con Pierre.

Era stato uno sbaglio farle venire laggiù. Avrebbe dovuto tentare di tenerle fuori dalla sua zona per il resto del loro soggiorno, tentare di non udire i loro pensieri.

Camminò fino alla porta accanto, un bungalow dipinto di rosa, e suonò il campanello.

— Ciao, Molly — disse la signora Bailey aprendo. — Sei venuta a portarti via il tuo angelo?

Molly sorrise. La signora Bailey era una vedova sulla sessantina che sembrava avere un’insaziabile voglia di fare da baby-sitter ad Amanda. La sua vista era scarsa, ma adorava tenere la bimba e canticchiarle motivetti stonati ma entusiastici. Molly avanzò sulla soglia, e la signora Bailey andò da Amanda, che stava facendo un sonnellino sul divano. La sollevò tra le braccia e la portò da Molly.

— Grazie tante, signora Bailey — disse Molly.

— Quando vuoi, cara.

L’arrivo della bimba fu sufficiente a far balzare Barbara e Jessica dal divano. Pierre, pur volendo anche lui vedere sua figlia, si rese conto di non poter competere con le tre donne per coccolarla. Si accomodò di nuovo sulla sedia, sorridendo.

— Oooh — disse Jessica, chinandosi a guardare la bimba tra le braccia di Molly. — Che tesoruccio!

Anche sua madre si chinò. — È stupenda! — Agitò un dito davanti agli occhi della piccola. Amanda fece un piccolo verso, compiaciuta da tutta quell’attenzione.

Molly si sentì battere forte il cuore, sentì la rabbia sorgere in lei. Allontanò la bambina e si ritrasse dall’altra parte della stanza.

— Che c’è che non va? — chiese sua sorella.

— Nulla — disse Molly, troppo seccamente. Si voltò, costringendosi a fare un sorriso. — Nulla — disse di nuovo, a voce più bassa. — Amanda stava dormendo. Non voglio turbarla troppo.

Andò verso le scale e iniziò a salire. Vide Pierre che cercava di cogliere il suo sguardo, ma proseguì.

«Mostriciattolo» aveva pensato Jessica.

«Mio Dio… che bambina orribile!» aveva pensato sua madre.

Molly raggiunse il piano superiore ed entrò in camera da letto prima di cominciare a tremare di rabbia. Si sedette sul bordo del Ietto, cullando la sua bella bimba fra le braccia.

Passarono tre mesi; era la metà di dicembre.

Amanda, in una culla dalla parte opposta della camera, si svegliò un po’ dopo le tre del mattino e iniziò a piangere. Il suono svegliò sia Pierre che Molly. Molly si sistemò sulla poltrona accanto alla finestra, e lui la osservò in silenzio mentre sedeva al chiaro di luna, allattando al seno sua figlia. Era difficile immaginare una vista più bella.

Il suo polso sinistro prese a muoversi avanti e indietro.

Molly rimise giù Amanda, le baciò la fronte, e tornò a letto. Presto Pierre poté sentire il suono regolare del respiro di sua moglie quando si addormentò di nuovo. Pierre, comunque, restò ben sveglio. Tentò di fermare il polso sinistro tenendolo con la mano destra, ma presto anche quella cominciò a tremargli.

Ripensò ai malati visti a San Francisco. Tutta quella gente che si muoveva, agitava, danzava. Tutte quelle persone… come lui. Tutta quella povera gente…

«Abbiamo avuto un tizio del tuo laboratorio a tenere un discorso un paio d’anni fa. Un grosso vecchio calvo. Non ricordo il suo nome, ma ha vinto un Premio Nobel.»

Burian Klimus aveva parlato a quel gruppo, e…

Merda. Merda fottuta.

Avi Meyer non l’aveva ancora dimostrato, in effetti, poteva non essere mai in grado di farlo, dopo mezzo secolo, ma Klimus poteva benissimo essere un nazista.

Il che significava che poteva benissimo avere a che fare col locale movimento neonazista…

I neonazisti erano stati certamente responsabili del tentativo di pugnalare Pierre e dell’assassinio di Bryan Proctor, e, data la similarità dell’arma, molto probabilmente anche di quello di Joan Dawson.

Klimus, tenendo la conferenza laggiù, aveva di sicuro incontrato i tre membri che erano stati uccisi.

Klimus lavorava un giorno dopo l’altro con Joan; senza dubbio si era reso conto delle sue cateratte incipienti.

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