Mutazione pericolosa
- Автор: Сойер Роберт Джеймс
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Fabio Feminò
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Mutazione pericolosa». Краткое содержание книги:
Pierre annuì. — Penso di sì.
Il suo tono era serio. — Bene. Ho aspettato apposta. Dobbiamo parlare.
Pierre raggiunse il divano e le si sedette accanto. Lei lo guardò un attimo, poi distolse lo sguardo. — Ho fatto qualcosa di sbagliato?
Lei tornò a fissarlo. — No… no, non tu.
— Allora che c’è?
Molly espirò rumorosamente. — Ero preoccupata per Amanda, così oggi ho fatto qualche ricerca.
Pierre la incoraggiò con un sorriso. — E?
Lei distolse ancora lo sguardo. — Probabilmente è pazzesco, ma… — Ripiegò le mani in grembo e abbassò gli occhi. — Certi antropologi affermano che l’uomo di Neanderthal aveva esattamente la stessa struttura della gola che il dottor Gainsley ha detto che ha Amanda.
Pierre sentì le sopracciglia alzarsi. — E così?
— Così il tuo capo, il famoso Burian Klimus, è riuscito a estrarre DNA da quell’esemplare di Neanderthal israeliano.
— Hapless Hannah — disse Pierre. — Ma non penserai mica…
Molly guardò Pierre. — Io amo Amanda proprio per com’è, ma…
— Tabernac — disse Pierre. — Tabernac.
Poté vedere tutto nella sua mente. Dopo che Molly, Pierre, la dottoressa Bacon e le assistenti di Bacon avevano lasciato la sala operatoria, Klimus non aveva proceduto a masturbarsi in una provetta. Invece, aveva portato la prima delle cellule uovo di Molly all’estremità di una pipetta di vetro, tenendovela aderente per suzione. Lavorando attentamente sotto un microscopio, aveva poi aperto l’uovo e, usando una pipetta più piccola, aveva estratto la serie aploide dei ventitré cromosomi di Molly, e l’aveva rimpiazzata con una serie diploide dei quarantasei cromosomi di Hannah. Risultato finale: un ovulo fertilizzato che conteneva soltanto il DNA di Hannah.
Naturalmente, aprire l’ovulo avrebbe danneggiato la zona pellucida, un rivestimento gelatinoso sulla sua superficie che era necessario per l’impianto e lo sviluppo dell’embrione. Ma da quando Jerry Hall e Sandra Yee avevano mostrato nel 1991 che era possibile ricoprire le cellule uovo con una zona pellucida sintetica, la clonazione era stata teoricamente possibile. E appena due anni più tardi, a un congresso dell’American Fertility Society, tenutosi proprio a Montreal, Hall e i suoi colleghi avevano annunciato di averla realmente effettuata, sebbene gli embrioni clonati non fossero stati portati oltre il primo stadio. Sì, la tecnologia esisteva. Quel che Molly stava suggerendo era una possibilità reale. Klimus poteva aver usato quella procedura per produrre alcune cellule uovo contenenti copie del DNA di Hannah, coltivarle in vitro fino allo stadio multicellulare, e poi la dottoressa Bacon, presumibilmente inconsapevole, avrebbe inserito gli embrioni in Molly, sperando che almeno uno di essi attecchisse.
— Se fosse vero — disse Molly, alzando lo sguardo su Pierre — non cambierebbe i sentimenti che provi per Amanda, vero?
Pierre rimase zitto un momento.
La voce di Molly assunse un tono brusco. — Vero?
— Be’, no. No, suppongo di no. È solo che, be’, voglio dire, sapevo già che non era mia figlia… biologicamente, cioè. Sapevo che non era parte di me. Ma avevo sempre pensato che fosse parte di te. Ma se quanto stai suggerendo è vero, allora… — Lasciò che le sue parole si spegnessero.
Il CD di Shania Twain aveva smesso di suonare. Pierre si alzò, si diresse lentamente verso lo stereo. Stava cercando disperatamente di pensare. Certo, Amanda aveva un disturbo del linguaggio. E con questo? Un sacco di bambini avevano a che fare con cose di gran lunga più gravi, pensò al piccolo Erik Lagerkvist, rimise il CD nel raccoglitore e si trascinò di nuovo fino al divano. — Le voglio bene — disse mentre si sedeva. Prese la mano della moglie nella sua. — È sempre nostra figlia.
Molly annuì, sollevata. Ma dopo un lungo momento disse: — Eppure, dobbiamo sapere. Riguarda tante cose… la scuola, forse anche la sua vulnerabilità alle malattie.
Pierre guardò l’orologio sulla mensola del camino. Erano appena passate le 19. — Vado al laboratorio.
— Per cosa?
— Ormai saranno andati a casa quasi tutti. Vado a rubare un campione del DNA di Hapless Hannah.
32
Pierre usò la sua tessera magnetica per entrare negli uffici dell’Human Genome Center. Le ossa di Hapless Hannah venivano di norma tenute nell’Institute of Human Origins, ma Pierre non aveva dubbi che alcune copie del DNA fossero conservate lì. Quel materiale era troppo prezioso per essere custodito in un unico posto.
Doveva esserci un mazzo di chiavi d’emergenza da qualche parte. Avanzò verso la scrivania che un tempo era di Joan Dawson. Il cassetto in cima non era chiuso a chiave. Dentro c’era un anello con infilate forse due dozzine di chiavi differenti. Pierre se ne impadronì e si diresse lungo il corridoio.
Guardò il buco della serratura dell’ufficio di Klimus, ma niente faceva intuire quale chiave potesse adattarvisi. Cominciò a provare le chiavi una dopo l’altra, tentando invano di impedire che il tintinnio si facesse troppo forte. Pierre si sentì terribilmente nervoso, e…
— Posso aiutarla? — disse una voce dall’accento straniero.
Il cuore di Pierre ebbe un sobbalzo. Alzò lo sguardo. — Carlos! — disse, vedendo il custode. — Mi hai spaventato.
— Spiacente, dottor Tardivel. Non mi ero reso conto che fosse lei. Ha bisogno di entrare nell’ufficio del dottor Klimus?
— Uhmm, già. Sì, mi occorre un libro che ha lui.
Carlos allungò la mano verso il proprio anello di chiavi, attaccato alla cintura da un congegno che dava spago quando tirava ma riavvolgeva il filo quando lo lasciava andare. Si chinò e aprì la porta. Poi fece un passo dentro e accese le luci. I pannelli al neon lampeggiarono qualche attimo prima di tornare alla vita; il loro chiarore si riflesse sulle lastre di vetro che coprivano le foto astronomiche incorniciate. Carlos fece cenno a Pierre di seguirlo dentro. Pierre finse di dare una scorsa a una delle librerie di quercia che arrivavano fino al soffitto. — Vede quel che cerca? — chiese Carlos.
— No… non sono in ordine alfabetico. Mi ci vorrà un po’ per trovarlo.
— Be’, guardi pure. Ma stia attento a richiudere quando esce. Ultimamente abbiamo avuto guai con degli intrusi.
— Non preoccuparti — disse Pierre. — Grazie.
Carlos se ne andò. Pierre ascoltò i passi del custode perdersi in distanza. Raggiunse la seconda porta. Era chiusa a chiave. Provò tutte e venti le chiavi; nessuna di esse l’aprì. Tornò verso la scrivania di Klimus, aprì il cassetto in cima, sperando che dentro ci fosse un’altra serie di chiavi. Niente. Chiuse la porta e girò su se stesso. Il suo braccio ebbe uno scatto inaspettato, colpendo il globo di Marte sulla credenza. Per un orribile istante, Pierre pensò che stesse per farlo cadere per terra, ma il pianeta rosso si limitò a ruotare sul suo asse un paio di volte, poi si fermò.
Pierre tirò fuori il portafoglio, ne estrasse la sua carta di credito, e tentò di ficcarla nella fessura fra la porta e il telaio, proprio come aveva visto in innumerevoli telefilm. Passò il tempo. Fu terrorizzato al pensiero che Carlos tornasse. Ma alla fine il piccolo chiavistello scivolò via. Aprì la porta, entrò, e annaspò in cerca dell’interruttore della luce.
C’era un piccolo frigorifero lì dentro, piazzato in quel che sembrava il posto per un forno a microonde. Attaccato allo sportello c’era un’insegna stampata a laser che diceva: CAMPIONI BIOLOGICI, ALTAMENTE DEPERIBILI, NON SPEGNERE NÉ TOGLIERE LA SPINA.
Pierre aprì lo sportello del frigorifero. C’erano tre ripiani di rete metallica dentro, su ognuno dei quali erano posati contenitori di vetro sigillati. All’interno dello sportello c’erano lattine di Coca Cola. I contenitori di vetro erano tutti etichettati, e a Pierre ci vollero solo pochi minuti per trovare quello che voleva. Un adesivo scritto a mano diceva, semplicemente, HANNAH.