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Mutazione pericolosa

Электронная книга - «Mutazione pericolosa». Краткое содержание книги:

Un uomo che ha buone probabilità di morire per una malattia ereditaria del sistema nervoso. Uno scienziato premio Nobel che è forse un ex-torturatore nazista. Una società di assicurazioni interessata ai clienti con difetti genetici. Ce n’è quanto basta per capovolgere il mondo normale di Pierre Tardivel e il suo lavoro al Progetto Genoma Umano. E il figlio che Pierre sta per avere sarà il primo, concreto annuncio dell’incubo biologico... Ritorna Robert J. Sawyer, l’acclamato autore di Starplex, con un romanzo di straordinaria suspense.
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Questa opinione fu sfidata nel 1989, quando uno scheletro di Neanderthal chiamato Moshe venne scoperto vicino al monte Carmel, in Israele. Per la prima volta, era stato scoperto un osso ioide di Neanderthal. Sebbene fosse alquanto più grande dell’ioide di un umano moderno, le proporzioni erano le stesse. Sfortunatamente, il teschio di Moshe era assente, rendendo la completa ricostruzione del suo tratto vocale, inclusa l’importantissima posizione dell’ioide, impossibile.

L’articolo di «Science» conteneva una citazione di Alan Mann, dell’Università della Pennsylvania, che diceva che date le attuali contraddizioni, non vedeva «come un osservatore imparziale potesse fare una scelta» fra le posizioni pro-Neanderthal-parlanti e anti-Neanderthal-parlanti. Ian Tattersall, dell’American Museum of Natural History, concordava, asserendo che la maggior parte degli antropologi erano in attesa di qualche altra prova.

L’intero corpo di Molly stava tremando quando ebbe finito di leggere tutto quanto. Sembrava, orribilmente, incredibilmente, impensabilmente, che Burian Klimus avesse trovato un modo per portare proprio questa nuova prova alla luce.

— Ciao, Helen.

Helen Kawabata alzò gli occhi. — Gesù, Pierre, dovremmo proprio darti un parcheggio riservato. Pierre sorrise timidamente. — Mi spiace, ma…

— Ma hai un altro favore da chiedermi.

— Uno di questi giorni farò una capatina solo per salutarti.

— Sì, giusto. Che cos’è stavolta?

Pierre pescò il rasoio dalla tasca della giacca. — Ho avuto questo dalla signora Proctor. È il rasoio di Bryan Proctor, e ho pensato che forse potresti vedere se se ne può estrarre un campione di DNA. Non sono un esperto a ricavare DNA da particelle di sangue secco o roba simile.

Helen camminò verso una credenza, ne estrasse una busta di plastica per campioni, tornò da Pierre, e la tenne con l’imboccatura aperta. — Buttalo qui. Pierre lo fece.

— Ci vorrà qualche giorno prima che abbia la possibilità di darci un’occhiata.

— Grazie, Helen. Sei una vera provvidenza.

Lei rise. — Una provvidenza? Hai bisogno di un’edizione più recente del Berlitz, Pierre. Nessuno parla più così.

Molly, furiosa per quello che Klimus poteva aver fatto, era in cammino verso l’uscita del campus quando, presso la North Gate Hall, sentì per la prima volta la discussione. Si guardò intorno per vedere da dove provenisse. A circa dieci metri di distanza, vide una coppia di studenti, maschio e femmina, entrambi sui vent’anni o giù di lì. Il maschio aveva lunghi capelli castani raccolti in una coda di cavallo. La sua faccia era piena e rotonda e, in quel momento, alquanto arrossata. Sbraitava a una ragazza minuta con capelli biondi e una maglietta gialla dei Simpsons. L’uomo aveva indosso jeans neri e un giubbotto di velluto, con la lampo aperta, che mostrava sotto una maglietta bianca. Stava urlando alla donna in una lingua che Molly non riconobbe. Mentre parlava, evidenziò ogni affermazione puntando un dito contro il viso della donna.

Molly rallentò un po’ il suo cammino. Era un eterno problema, quello delle molestie sessuali alle studentesse, e Molly voleva accertarsi se dovesse intervenire.

Ma la donna sembrava ribattere punto su punto. Gridò di rimando all’uomo nella stessa lingua. Il suo linguaggio del corpo era differente da quello dell’uomo, ma altrettanto ostile: teneva entrambe le mani di fronte a sé, con le dita ad artiglio, come se volesse serrargliele intorno alla gola.

Molly intendeva solo osservare abbastanza a lungo da assicurarsi che l’alterco non diventasse violento, e che la donna prendesse parte al diverbio di sua volontà. La donna si sfilò un anello dalla mano. Era stato chiaramente un dono di quell’uomo. Glielo gettò e se ne andò come una furia. L’oggetto rimbalzò sul suo torace e ricadde fra l’erba.

Molly si voltò per andarsene, ma quando l’uomo si inginocchiò cercando di ritrovare l’anello, urlò «Blyat!» alla donna che si allontanava. In un lampo, la sua mente tornò a quel lontano giorno a San Francisco: al vecchio sadico che tormentava il gatto morente. La parola che aveva appena sentito era proprio la stessa che quell’uomo orribile aveva gridato a Molly allora.

Molly seguì la ragazza, che stava, con aria di sfida, marciando risoluta verso l’ingresso dell’edificio più vicino, ignorando gli sguardi degli astanti. L’uomo stava ancora frugando fra l’erba in cerca dell’anello. Molly raggiunse la donna proprio mentre stava tirando una delle maniglie tubolari verticali della porta, tirate a lucido dalle mani di un migliaio di studenti ogni giorno.

— Tutto bene? — chiese Molly.

La donna la guardò, col viso ancora rosso di rabbia, ma non disse nulla.

— Mi chiamo Molly Bond. Sono docente al dipartimento di psicologia. Mi stavo solo chiedendo se va tutto bene.

La donna la guardò per un altro istante, poi fece un cenno col capo verso quell’uomo. — Mai sentita meglio — disse con uno strano accento.

— Quello era il tuo ragazzo? — chiese Molly. Mentre guardava, l’uomo si rialzò in piedi, tenendo l’anello in alto. In lontananza fissò loro due.

— Lo era — disse la studentessa. — Ma l’ho sorpreso con un’altra.

— Sei straniera?

— Della Lituania. Qui per studiare computer.

Molly annuì. Quello era il momento più ovvio per finire la loro conversazione, ma non poté resistere; doveva sapere. Tentò di rendere il suo tono spontaneo, disinvolto. — Ti ha chiamata «blyat» — disse Molly. — È che… — e si rese conto che stava per sembrare un’ignorantona — è lituano?

— Nyet. È russo.

— Che significa?

La donna la guardò. — Non è una bella cosa da dire.

— Mi dispiace, ma… — Che diavolo, perché non dire la verità? — Qualcuno mi ha chiamata così una volta. Mi sono sempre chiesta cosa intendesse.

— Non so il termine inglese — disse la studentessa. — Ha a che fare con l’organo genitale femminile, capisci?

Molly girò lo sguardo verso quella figura. — Che stronzo — disse.

— Da — disse la studentessa. Salutò Molly con un secco cenno del capo e proseguì, entrando nell’edificio.

Pierre accompagnò Molly mentre portava Amanda al piano di sopra e la metteva nella culla ai piedi del letto matrimoniale. Entrambi si chinarono a turno e baciarono la figlia sulla fronte. Molly era stata stranamente silenziosa tutta la sera. Aveva chiaramente qualcosa in testa.

Amanda guardò suo padre, in attesa. Pierre sorrise; sapeva che non avrebbe potuto cavarsela tanto facilmente. Raccolse una copia di Put Me in the Zoo da sopra la credenza. Amanda scosse la testa. Pierre alzò le sopracciglia, ma mise di nuovo giù il libro. Era stato il suo preferito per cinque sere di fila. Non riusciva a immaginarsi cosa spingesse sua figlia a volerlo cambiare, ma dato che ormai sapeva ogni parola di quel libro a memoria, fu subito pronto ad accondiscendere. Raccolse un libriccino quadrato intitolato Little Miss Contrary, ma Amanda scosse il capo di nuovo. Pierre tentò una terza volta, prendendo un libro di Sesame Street intitolato Grover’s Big Day. Amanda fece un gran sorriso. Pierre si avvicinò, si sedette ai piedi del letto, e cominciò a leggere. Molly, nel frattempo, tornò di sotto. Pierre arrivò fino in fondo al libro, circa dieci minuti di lettura, prima che Amanda sembrasse pronta ad addormentarsi. Si chinò di nuovo, baciò ancora una volta la testolina della figlia, e scivolò tranquillamente fuori dalla stanza da letto.

Quando scese giù in soggiorno, trovò Molly seduta suldivano, con una gamba piegata sotto di sé. Reggeva una copia del «New Yorker», ma non sembrava che la stesse realmente guardando. Un CD di Shania Twain suonava dolcemente in sottofondo. Molly mise giù la rivista e lo guardò. — Amanda dorme? — disse.

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