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Pianeta di caccia [Grass - it]

Электронная книга - «Pianeta di caccia [Grass - it]». Краткое содержание книги:

Marjorie Westriding Yrarier è stata inviata sul pianeta Grass per rispondere a un misterioso interrogativo: un contagio si sta spargendo fra le stelle, un’epidemia mortale che minaccia di distruggere la razza umana. Nessun pianeta ne è rimasto immune, tranne Grass. Perché?
Poco si conosce di Grass, se non che si tratta di un luogo idilliaco, dove la natura è assolutamente intatta e l’ambiente conserva un perfetto equilibrio. Interamente coperto dalle più strane varietà di vegetazione che si possano immaginare, il pianeta è un’autentica anomalia cosmica. Un gruppo di famiglie giunte secoli prima per colonizzarlo hanno edificato rapidamente una nuova società, ignorando la presenza aliena e creando un’aristocrazia che ruota attorno all’evento della Caccia. Con il passare delle generazioni, la vita su Grass e i vari usi e costumi sono sempre più sprofondati nel mistero e la Caccia, evento già ben noto sulla Terra, si è ora trasformato in uno strano rito, tremendo e inquietante. Già, perché qual è la vera natura e la vera funzione delle creature che partecipano alla Caccia, che cosa si nasconde dietro questo ciclico rituale e soprattutto... qual è la preda? Come ben presto intuisce Lady Westriding, su questo strano pianeta lontano milioni di chilometri vi sono più misteri di quanti se ne possano immaginare.

Nominato per i premi Hugo e Locus in 1990.
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Molto dispiaciuto, Rillibee insistette per esaminare il braccio che doleva, scoprendo che aveva un aspetto tremendo, tutto livido e gonfio.

In quel momento, tornò Joshua, che così poté osservare a sua volta il braccio della moglie: - Conviene che tu vada all’Ufficio Sanitario, Miriam. Sembra che ci sia una infezione.

— Pensavo che stesse migliorando.

— Sta peggiorando, semmai. Probabilmente è stata soltanto una scheggia, ma comunque devi farti visitare. - Ciò detto, Joshua baciò la moglie.

Allora il pappagallo imprecò: — All’inferno! — E tutti scoppiarono a ridere, e non accadde altro.

Il pomeriggio seguente, nel tornare da scuola, Rillibee trovò Songbird intenta a cercare la torta che la madre aveva cotto e nascosto la sera precedente, ma non vide Miriam: - Dov’è la mamma? — volle sapere.

— All’Ufficio Sanitario - gli ricordò la sorella, continuando a frugare nella dispensa.

Rammentando, Rillibee annuì: - Quando torna? - domandò ancora, pensando di raccontarle di Wurn March, del commento della insegnante, e poi chiederle cosa fossero gli accoliti vincolati.

— Tornerà appena avrà finito, stupido — ribatté Song. — Fai sempre domande stupide. — Così dicendo, aprì la porta e uscì a guardare la strada.

Rillibee la seguì: - Vuoi sentire una domanda davvero stupida? Eccola: quando crescerai? è stupida, perché la risposta è: mai.

— Marmocchio! Stupido piccolo marmocchio che si succhia ancora il pollice!

— Basta! — intervenne Joshua, di ritorno dalla bottega. — Smettetela tutti e due! Non c’è scusa per un simile modo di parlare, Song. Non voglio più sentire una sola parola da nessuno dei due. Vai subito ad apparecchiare la tavola, Song. E tu, Rillibee, vai a raccogliere i giochi che hai lasciato sparpagliati per tutto il soggiorno, ieri sera, e rimetti a posto il tappeto. Io preparo la cena, così vostra madre troverà tutto pronto, quando tornerà a casa.

Il silenzio delle ore successive rimase sempre nel ricordo di Rillibee come un preludio sinistro a quel che accadde in seguito: la tranquillità o il silenzio eccessivo continuarono a suscitare in lui un disagio profondo anche dopo molti anni, identificandosi sempre con la tragedia.

Mentre i raggi del sole del tardo pomeriggio cadevano nel soggiorno attraverso le alte finestre creando pozze d’oro sul pavimento, Rillibee distrusse il castello che aveva costruito la sera precedente, raccolse i pezzi, li ripose assieme ai soldatini, rimise a posto il tappeto, e a lungo ne pettinò le frange con le dita finché parvero schiere di guerrieri.

Il pappagallo si mosse sul trespolo, attirando lo sguardo di Rillibee, e sussurrò: — Oh, dannazione. Dannazione. Oh, Dio. Oh, no. - E la sua voce parve quasi quella di Miriam.

Il tempo trascorse lentissimamente e la luce del sole svanì.

Stimolato dall’avvertimento inequivocabile del proprio stomaco, Rillibee si recò in cucina, dove il padre e Song attendevano la mamma, che non era ancora tornata: - È ora di mangiare - disse, in tono lamentoso.

— Mangiamo, dunque — rispose Joshua, benché fosse preoccupato. — Tua madre non vorrebbe che la aspettassimo. Senza dubbio è stata trattenuta per qualche ragione.

Tutti e tre stavano per sedere a tavola, quando si udì il segnale che annunciava il passaggio di qualcuno al cancello. Con un sorriso, Joshua si alzò per recarsi alla porta, e Rillibee si rilassò, pensando che Miriam si fosse attardata a far spese o per mostrare una ceramica di sua produzione a una persona interessata ad acquistarla.

Tuttavia dalla porta non giunse la voce della mamma, bensì quella di un uomo che chiedeva risolutamente di lei.

— Miriam non è ancora tornata - rispose Joshua, con voce ferma. — Non sappiamo dove sia. — Poi sbottò, irato, mentre lo sconosciuto lo scostava per entrare in casa: — Dove credete di andare?

— A compiere una perquisizione — rispose l’individuo, il quale era grande e grosso, più di Joshua, e indossava una uniforme bianca con le spalline verdi e un cappuccio che cadeva sulla schiena. - Continuate pure la vostra cena, ragazzi — ordinò. - Non ci metterò molto. — Perquisì la cucina e le camere da letto, aprendo e chiudendo gli armadi, quindi uscì per andare a frugare rumorosamente anche in bottega.

Con estrema cautela, Rillibee depose la forchetta, osservando il padre, che era improvvisamente impallidito.

Terminata la perquisizione, lo sconosciuto rimase per un poco in cortile a guardare intorno, quindi rientrò in casa e chiese a Joshua di uscire. Fuori, gli parlò sottovoce, ma Rillibee riuscì ugualmente a distinguere alcune parole: «autorizzazione», «ammenda», «custodia».

Rillibee tacque.

Per un poco frate Mainoa attese, prima di commentare: — Parlano sempre così, quelli che comandano. Sono così pieni di parole di potere, che talvolta sospetto che abbiano parole al posto del sangue.

Rillibee non rispose.

— Ti è difficile raccontare?

Deglutendo, Rillibee annuì, incapace di parlare.

— D’accordo. Aspetta di sentirti un po’ meglio, poi continua.

Con qualche sussulto di quando in quando, l’aeromobile continuò a volare nell’aria calda. Dopo qualche tempo, Rillibee riprese a narrare.

Quando l’uomo grande e grosso in uniforme bianca se ne fu andato, Joshua ritornò in soggiorno e risedette a tavola, il viso impenetrabile, duro come roccia.

— Papà.

— No, Rillibee. Non chiedermi niente, adesso. Per il momento, so soltanto che quell’uomo cercava tua madre, e che lei non è qui.

— Ma chi era?

— Un funzionario della Sanità.

— Oh, dannazione! — disse il pappagallo. — Oh, Dio!

Allora Joshua gli tirò un cucchiaio, che lasciò una chiazza rossa sulla parete e cadde sul pavimento. Il pappagallo si limitò a guardare il padre e i ragazzi, coi mobili occhi neri, sussurrando fra sé e sé.

Il funzionario della Sanità non tornò, e la mamma neppure. Papà rimase a passeggiare in soggiorno, fermandosi di quando in quando per comunicare, mediante il terminale, con la cognata, che viveva a Rattlesnake, e con amici, clienti e conoscenti della moglie.

Quando fu ora di coricarsi, Rillibee guardò fuori dalla finestra della sua camera, scoprendo l’aeromobile parcheggiato sulla pianura: il funzionario era rimasto a sorvegliare la casa. Soltanto dopo lungo tempo andò a letto, cercando di vedere il soffitto e le pareti nel buio: una luce debolissima filtrava sotto la porta. Si sforzò di piangere in silenzio, in modo che Song non lo udisse dalla camera attigua, infine si addormentò.

Fu destato da uno strano rumore, come se qualcuno grattasse in corrispondenza della sua testa, sotto il pavimento, e non osò muoversi, pensando a qualche mostro.

Quando il rumore cessò per un poco, il ragazzo rammentò il magazzino, che era stato costruito per contenere soltanto le sementi, poi era stato ampliato da Joshua fin sotto la bottega: l’ingresso principale era situato appunto nella bottega, dietro le cataste di legname, tuttavia da molto tempo ne esisteva anche uno secondario sotto il letto di Rillibee. E proprio là sotto, qualcuno stava raschiando.

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