Nostra Signora delle Tenebre [Our Lady of Darkness - it]
- Автор: Лейбер Фриц Ройтер
- Год: 1980
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0475-9
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Ужасы
Электронная книга - «Nostra Signora delle Tenebre [Our Lady of Darkness - it]». Краткое содержание книги:
Per Franz Westen, vedovo, scrittore di racconti del soprannaturale per la televisione, l’incubo comincia all’improvviso, quando, una notte, si affaccia alla finestra del suo appartamento per scrutare con il binocolo le luci della città ed è testimone di una scena inquietante: là, sulla cima di Corona Heights, la solitaria ed erta collinetta che si leva proprio nel cuore di San Francisco, c’è una strana figura dal colorito brunastro che si agita e si muove in maniera sinistra, come se fosse impegnata in qualche misterioso rituale o danza magica. Ha così inizio una terribile persecuzione, cui Franz tenterà invano di sottrarsi e che forse è collegata in qualche modo con un vecchio volume affascinante e sibillino, pieno di misteriose citazioni e di strani discorsi sulle moderne megalopoli e sulle arcane entità che le infestano, i “paramentali”, esseri d’origine azoica “più infidi dei ragni e delle donnole”.
Cos’aveva detto, Cal? “Stregoneria nascosta nei muri.” Franz ricordò che anche lui aveva pensato alle porte e ai passaggi segreti. Ma Fernando lo intendeva alla lettera oppure metaforicamentee? Franz annuì, ma sporse le labbra e cercò di assumere un’aria interrogativa.
Fernando parve notare le stelle di gesso per la prima volta. Bianche sul legno chiaro, non si scorgevano facilmente. Il peruviano alzò le sopracciglia e rivolse a Franz un sorriso comprensivo e un cenno d’approvazione. Indicò le stelle, e poi tese le mani, di piatto, verso la finestra e le porte, come per tener fuori qualcosa… e intanto continuava ad annuire.
— Bueno - disse.
Franz chinò la testa, meravigliandosi della paura che l’aveva spinto ad aggrapparsi a uno strumento protettivo tanto irrazionale, che Fernando, pieno di superstizione fino alle ossa (?) aveva compreso al volo: le stelle contro la stregoneria (e c’erano stelle a cinque punte tra i graffiti di Corona Heights, che dovevano tenere a bada le ossa e la cenere; era stato Byers a tracciarle).
Si alzò, andò al tavolo e offrì di nuovo da bere a Fernando, togliendo il tappo alla bottiglia, ma il peruviano rifiutò con un secco cenno della mano, a palmo in basso; andò nel punto dove prima stava Franz, bussò sulla parete dietro il letto, e si girò, ripetendo: — Hechiceria occultado en muralla!
Franz lo guardò con aria interrogativa. Ma il peruviano si limitò a chinare la testa e si portò tre dita alla fronte, per simboleggiare il pensiero (e forse Fernando stava pensando davvero).
Poi il peruviano alzò la testa con un’aria da rivelazione, prese il gessetto dalla lavagna accanto alla scacchiera, e tracciò sulla parete dietro il letto una stella a cinque punte, più grande e vistosa e ben disegnata di quelle di Franz.
— Bueno - ripeté, annuendo. Poi indicò dietro il letto, in basso, e disse ancora: — Hay hechiceria en muralla. - Quindi andò in fretta alla porta del corridoio, mimò l’atto di uscire e di ritornare, e guardò Franz con sollecitudine, alzando le sopracciglia, come per domandare: “Posso star tranquillo per te, nel frattempo?”.
Piuttosto sconcertato dalla pantomima, e sentendosi improvvisamente molto stanco, Franz annuì con un sorriso; poi, pensando alla stella che l’altro aveva disegnato e alla sensazione di cameratismo che gli aveva dato, disse: — Gracias!
Fernando gli rivolse un sorrisetto, aprì la porta e uscì, richiudendosela alle spalle. Poco dopo, Franz udì l’ascensore fermarsi al suo piano, le porte che si aprivano e si chiudevano e la cabina scendere, ronzando, come se fosse diretta verso i sotterranei dell’universo.
27
Franz si sentiva come, secondo lui, doveva sentirsi un pugile suonato. I suoi occhi e le sue orecchie stavano ancora in guardia, pronti a seguire il minimo suono e il minimo movimento, ma stancamente, quasi con riluttanza, lottando contro la tentazione di arrendersi. Nonostante tutti i traumi e le sorprese di quella giornata, la sua mente serale (asservita alla biochimica del suo corpo) stava prendendo il sopravvento. Presumibilmente, Fernando era andato in qualche posto (ma perché? a prendere cosa?) e alla fine sarebbe tornato, come aveva fatto capire: ma quando? e ancora, perché? In verità, a Franz non importava molto. Quasi automaticamente, cominciò a mettere un po’ d’ordine.
Poco dopo si sedette con un sospiro di stanchezza sull’orlo del letto e guardò il tavolino incredibilmente ingombro, chiedendosi da dove poteva cominciare. Sul fondo, ben ordinato, c’era il suo lavoro in corso, che da due giorni non guardava né degnava di un solo pensiero. I segreti del sovrannaturale… Che ironia! Sopra c’erano il telefono, il binocolo rotto, il grosso portacenere traboccante e annerito (ma non fumava da quando era rientrato, quella sera, e adesso non ne aveva voglia), la scacchiera con metà dei pezzi in posizione, e accanto la lavagna piatta con i gessetti, i prismi, e alcuni pezzi degli scacchi catturati, e infine i bicchieri e la bottiglia quadrata di Kirschwasser, ancora stappata, dove lui l’aveva posata dopo avere offerto da bere a Fernando per l’ultima volta.
A poco a poco, quella confusione cominciò ad apparire bizzarramente buffa ai suoi occhi, e del tutto irrimediabile. Sebbene i suoi occhi e le sue orecchie continuassero la loro sorveglianza automatica, quasi gli veniva da ridere. La sua mente, alla sera, aveva invariabilmente un lato sciocco, una tendenza ai giochi di parole e a mescolare tra loro le frasi fatte, e agli epigrammi un po’ folli: un’ilarità che nasceva dalla stanchezza. Ricordava con che precisione lo psicologo F.C. McKnight aveva descritto la transizione dalla veglia al sonno. I brevi passi logici diurni della mente si allungano a poco a poco, e ogni balzo mentale è un po’ più strano e pazzo, fino a quando (senza mai un’interruzione) arrivano i salti giganteschi, del tutto imprevedibili, e allora si sogna.
Prese la carta topografica della città, che aveva lasciato aperta sul letto, e senza ripiegarla la depose come una coperta sopra il caos del tavolino.
— Dormi, piccolo mucchio di ciarpame — disse con tenerezza e ironia.
E posò sopra la carta la riga che aveva usato, come un mago che depone la bacchetta incantata.
Poi (mentre gli occhi e le orecchie continuavano il servizio di guardia) si voltò a mezzo verso la parete su cui Fernando aveva tracciato col gesso la stella e cominciò a mettere a letto anche i suoi libri, come aveva fatto con le cianfrusaglie sul tavolino, a sistemare la sua Amante dello Studioso. Un’operazione casalinga, tra cose familiari, che era l’antidoto ideale anche per le paure più folli.
Sulle pagine ingiallite e ossidate di Megalopolisomanzia (la parte che parlava dell’“elettromefitica sostanza della città”) posò delicatamente il diario di Smith, aperto al punto della maledizione.
— Sei molto pallida, mia cara — osservò (si riferiva alla carta di riso). — Eppure la parte sinistra del tuo volto ha tutti quegli strani nei neri, un’intera pagina. Sogna una bella festa satanista in abito da sera, tutto bianco e nero come Marienbad, in una sala da ballo color crema con agili levrieri russi color panna che si aggirano come cerimoniosi ragni giganti.
Toccò una spalla che era formata soprattutto dall’Outsider di Lovecraft, con le pagine vecchie di quarant’anni (carta Winnebago Eggshell) aperte a La cosa sulla soglia. Mormorò alla sua amante: — Adesso non svenire sulla soglia, cara, come l’infelice Asenath Waite. Ricorda, tu non hai otturazioni dentarie (che io sappia) che permettano di identificarti con sicurezza. — Diede un’occhiata all’altra spalla. Copie di Wonder Stories e di Weird Tales, sciupate e prive di copertina, con in cima L’esumazione di Venere di C.A. Smith. — Quello è un modo molto migliore di andarsene — commentò. — Tutto marmo rosa sotto i vermi e la putredine.
Il petto era il monumentale volume della Lettland, appropriatamente aperto al capitolo misterioso e provocatorio: “Mistica mammaria: freddo come…” Pensò alla strana scomparsa dell’autrice femminista, avvenuta a Seattle. Nessuno avrebbe mai conosciuto il resto dei suoi lavori.
Passò le dita sulla vita piuttosto snella, nera e screziata di grigio, formata dai racconti di spettri di James: su quel libro, un giorno, era piovuto a rovesci, e poi il volume era stato asciugato laboriosamente, pagina per pagina, ma era rimasto raggrinzito e scolorito… Raddrizzò un poco l’annuario sottratto alla biblioteca (che rappresentava i fianchi), ancora aperto alla sezione Alberghi, e disse a bassa voce: — Ecco, così starai più comoda. Sai, cara amica, adesso sei doppiamente Rodi 607. — E si chiese, piuttosto intontito, cos’aveva inteso dire con quelle parole.