Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Ужасы » Nostra Signora delle Tenebre [Our Lady of Darkness - it]
Nostra Signora delle Tenebre [Our Lady of Darkness - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Nostra Signora delle Tenebre [Our Lady of Darkness - it]

Электронная книга - «Nostra Signora delle Tenebre [Our Lady of Darkness - it]». Краткое содержание книги:

Nostra Signora delle Tenebre è una agghiacciante fantasy urbana, ambientata nella metropolis di San Francisco. Ma anche la modernissima San Francisco, con le sue colline, la sua baia assolata e i suoi grattacieli altissimi e rilucenti, può diventare il regno del terrore quando strane ombre cominciano ad aggirarsi furtive tra i caseggiati.
Per Franz Westen, vedovo, scrittore di racconti del soprannaturale per la televisione, l’incubo comincia all’improvviso, quando, una notte, si affaccia alla finestra del suo appartamento per scrutare con il binocolo le luci della città ed è testimone di una scena inquietante: là, sulla cima di Corona Heights, la solitaria ed erta collinetta che si leva proprio nel cuore di San Francisco, c’è una strana figura dal colorito brunastro che si agita e si muove in maniera sinistra, come se fosse impegnata in qualche misterioso rituale o danza magica. Ha così inizio una terribile persecuzione, cui Franz tenterà invano di sottrarsi e che forse è collegata in qualche modo con un vecchio volume affascinante e sibillino, pieno di misteriose citazioni e di strani discorsi sulle moderne megalopoli e sulle arcane entità che le infestano, i “paramentali”, esseri d’origine azoica “più infidi dei ragni e delle donnole”.
1 ... 37 38 39 40 41 42 43 44 45 ... 47
Перейти на страницу:

Stava pensando di disegnare una stella anche vicino al letto, sulla parete adiacente allo stanzino delle scope, quando udì bussare alla porta. Prima mise la catena, poi schiuse di pochi centimetri l’uscio.

26

Mezza bocca tutta denti e due grandi occhi bruni gli sorridevano da dietro la catena. Una voce chiese: — Scacchi?

Franz tolse subito la catena e aprì la porta. Era un grande sollievo avere con sé qualcuno che conosceva. E nel contempo era deluso perché si trattava di uno con cui faticava a comunicare (certo non poteva confidargli i pensieri che l’assillavano); ma lo consolava il pensiero che avevano in comune, almeno, il linguaggio degli scacchi. Gli scacchi sarebbero serviti a far passare un po’ di tempo, si augurò.

Fernando entrò raggiante, anche se guardò la catena aggrottando la fronte con aria interrogativa e poi fissò di nuovo Franz allorché questi si soffermò a richiudere la porta e a girare a doppia mandata la chiave.

Per tutta risposta, Franz gli offrì da bere. Fernando inarcò le nere sopracciglia alla vista della bottiglia quadrata, sorrise ancor più cordialmente e annuì; ma quando Franz ebbe tolto il tappo e gli ebbe riempito un bicchiere, esitò e chiese, con l’espressione e con le mani, perché non beveva anche lui.

Poiché era la soluzione più semplice, Franz si versò un sorso in un altro bicchiere, nascondendolo con la mano affinché Fernando non vedesse che il liquore era poco, poi l’inclinò fino a quando il liquido aromatico non giunse a contatto delle sue labbra. Offrì a Fernando di versargliene ancora, ma quello indicò la scacchiera e poi la propria testa, scuotendola con un sorriso.

Franz sistemò la scacchiera, abbastanza precariamente, sui classificatori ammucchiati sopra il tavolino, e si sedette sul letto. Fernando guardò dubbioso la sistemazione, poi scrollò le spalle e sorrise. Accostò una sedia e prese posto di fronte a lui. Ebbe in sorte il bianco: quando ebbe collocato i pezzi, aprì con sicurezza.

Anche Franz mosse in fretta. Si accorse di aver adottato di nuovo, quasi automaticamente, il sistema di vigilanza che aveva usato in Beaver Street mentre ascoltava Byers. Il suo sguardo andava dall’estremità della parete dietro di lui all’armadio accanto alla porta, poi dietro una piccola libreria fino al ripostiglio, arrivava al tavolo carico di posta, alla porta del bagno, fino alla libreria più grande e alla scrivania, e poi alla finestra e lungo gli schedari, fino al radiatore e all’altra estremità della parete dietro di lui. E poi ricominciava. Sentì il rimasuglio di un sapore amaro, quando si umettò le labbra. Il Kirschwasser.

Fernando vinse in venti mosse o giù di lì. Guardò pensieroso Franz per qualche attimo, come se volesse fare qualche commento sul suo gioco mediocre, ma poi sorrise e cominciò a disporre i pezzi, a colori invertiti.

Con voluta avventatezza, Franz aprì col gambetto di re. Fernando rispose con un controgambetto, col pedone di regina. Nonostante quella posizione pericolosa, Franz scoprì che non riusciva a concentrarsi sulla partita. Continuava a stillarsi la mente cercando altre precauzioni da prendere oltre alla sorveglianza. Tendeva l’orecchio per captare suoni alla porta e al di là delle pareti divisorie. Disperatamente, si augurò che Fernando conoscesse un po’ meglio l’inglese o non fosse tanto sordo. Quella combinazione era veramente troppo.

E il tempo passava con estrema lentezza. La lancetta più grande del suo orologio era come inchiodata. Era come uno di quei momenti in cui si sta per crollare nell’ubriachezza, e che sembrano protrarsi all’infinito. A quella velocità, sarebbero passati secoli, prima che il concerto finisse.

E poi si rese conto di non avere la certezza che Cal e gli altri rientrassero subito. Dopo i concerti, di solito, la gente va al bar o al ristorante, per far festa o per parlare.

Si rendeva conto, vagamente, che Fernando lo studiava tra una mossa e l’altra.

Naturalmente poteva ritornare al concerto, quando Fernando se ne fosse andato. Ma così non avrebbe risolto nulla. Aveva lasciato il concerto con la decisione di risolvere l’enigma della maledizione di De Castries e di tutte le relative stranezze. E almeno qualche progresso l’aveva fatto: aveva già risposto all’interrogativo del Rodi 607; ma naturalmente aveva avuto intenzione di chiarire ben altro, quando ne aveva parlato a Saul.

Ma come poteva trovare la soluzione dell’intera faccenda, comunque? Una ricerca seria, nel campo psichico o occulto, comportava una preparazione complessa, uno studio approfondito, e l’uso di strumenti delicati e scrupolosamente regolati, o almeno di persone sensibili e preparate ed esperte… medium, sensitivi, telepatici, chiaroveggenti e simili: gente che avesse dato buona prova di sé con le carte Zener e chissà cos’altro ancora. Cosa poteva sperare di fare, da solo, in una sera? A cosa aveva pensato, quando aveva abbandonato il concerto di Cal e le aveva lasciato quel messaggio?

Eppure, chissà perché, aveva la sensazione che tutti gli specialisti della ricerca psichica e tutta la loro esperienza non potessero aiutarlo, adesso. Tantomeno avrebbero potuto aiutarlo gli esperti scientifici, con i loro rivelatori elettronici straordinariamente sensibili e gli apparecchi fotografici e le altre diavolerie. Con tutti i campi dell’occulto e del para-occulto che fiorivano in quei giorni (stregoneria, agopuntura, biofeedback, rabdomanzia, psicocinesi, aure, astrologia, “viaggi” con l’LSD, balzi nel flusso nel tempo; molti erano fasulli, alcuni forse no) quello che stava capitando a lui era completamente diverso.

Immaginò di ritornare al concerto: e l’idea non gli piacque. Vagamente, gli parve di udire la musica svelta e scintillante di un clavicembalo che continuava ad attrarlo e a sferzarlo imperiosamente.

Fernando si schiarì la gola. Franz si accorse che si era lasciato sfuggire un matto in tre mosse e aveva perso la seconda partita più o meno nello stesso numero di mosse della prima. Automaticamente, cominciò a preparare la scacchiera per la terza.

La mano di Fernando, col palmo abbassato in un “No”, lo trattenne. Franz alzò la testa.

Fernando lo fissava attentamente. Aggrottò la fronte e agitò un dito, indicando che era preoccupato per lui, poi indicò la scacchiera, e si toccò la tempia. Quindi scosse la testa con aria decisa, accigliandosi e additando di nuovo Franz.

Franz comprese il messaggio: “Tu non pensi al gioco”. Annuì.

Fernando si alzò, scostò la sedia, e mimo gli atteggiamenti di un uomo timoroso di qualcosa che lo insegue. Curvandosi un po’, continuò a guardarsi intorno, come aveva fatto Franz ma in modo più evidente. Si girava e si guardava alle spalle, ora in una direzione e ora in un’altra, con gli occhi spalancati e l’espressione impaurita.

Franz annuì ancora, per indicare che aveva capito.

Fernando si aggirò per la stanza, lanciando rapide occhiate alla porta del corridoio e alla finestra. Guardando in un’altra direzione, bussò energicamente sul radiatore, poi sussultò e si scostò di scatto.

Un uomo che aveva una gran paura di qualcosa, che trasaliva ai rumori improvvisi: ecco ciò che doveva significare. Franz annuì ancora.

Fernando ripeté la pantomima accanto alla porta del bagno e alla parete vicina. Dopo aver bussato su quest’ultima, fissò Franz e disse: — Hay hechiceria. Hechiceria occultado en murallas.

1 ... 37 38 39 40 41 42 43 44 45 ... 47
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)