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L'anno del contagio [Doomsday Book - it]

Электронная книга - «L'anno del contagio [Doomsday Book - it]». Краткое содержание книги:

Per la giovane Kivrin, che si prepare a studiare dal vivo una delle epoche più oscure della storia, regno della paura, della superstizione e di tremendi flagelli, viaggiare nel tempo è un'esperienza unica e affascinante, ma in fondo non troppo difficile: l'importante è prepararsi con cura e osservare scrupolosamente tutte le regole perché il suo improvviso arrivo nel XIV secolo risulti plausibile e, soprattutto, passi inosservato. Il resto è compito di una straordinaria tecnologia che rende possibile un simile trasferimento temporale. Tuttavia il suo viaggio nel Medioevo, dove l'esistenza quotidiana è un'avventura per la sopravvivenza e dove si sta scrivendo un nuovo libro dell'Apocalisse, sarà molto più che la realizzazione di un sogno.
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Dunworthy rimase a contemplare la notte piovosa che si allargava oltre la finestra. Badri aveva detto di ricordare di essersi sentito strano… non male ma strano. Qualcuno che non era mai stato malato non poteva riconoscere i brividi della febbre, poteva soltanto rendersi conto che c'era qualcosa che non andava e sentirsi indotto ad abbandonare la rete per correre al pub ad avvertire qualcuno, ad avvertire lui che qualcosa non andava.

Si tolse gli occhiali e si massaggiò gli occhi che bruciavano a causa del disinfettante. Sebbene avesse dichiarato che non si sarebbe rilassato finché non avesse avuto al certezza che Kivrin stava bene, si sentiva spossato. Badri stava dormendo e il suo respiro aveva perso l'affaticamento di prima grazie alle magie operate dai dottori. Anche Kivrin stava forse dormendo in un letto infestato di pulci, settecento anni nel passato, oppure era sveglia e stava facendo impressione sulla gente di quell'epoca con i suoi modi a tavola e con le sue unghie sporche, oppure era inginocchiata su un pavimento di pietra intenta a fare un resoconto delle proprie avventure con le labbra premute contro le mani giunte.

Dovette assopirsi perché sognò di sentire un telefono che suonava: era Finch che gli diceva che gli Americani stavano minacciando di fare loro causa per la carenza di carta igienica e che il vicario aveva deciso il brano di vangelo da leggere alla vigilia.

— È Matteo 2:11 — disse Finch. — Lo spreco porta alla carenza.

A questo punto l'infermiera aprì la porta e lo avvertì che Mary voleva vederlo al Pronto Soccorso.

Dunworthy controllò l'orologio: erano le quattro e venti. Badri stava ancora dormendo con espressione quasi serena. L'infermiera lo stava aspettando al varco con la bottiglia del disinfettante e gli disse di prendere l'ascensore.

L'odore pungente di disinfettante esalato dagli occhiali contribuì a svegliarlo e quando arrivò al piano terreno era ormai del tutto lucido. Mary lo stava spettando munita di maschera e di tutto il resto.

— Abbiamo avuto un altro caso — lo informò subito, porgendogli un fagotto di IPS. — Si tratta di una delle persone trattenute ed è possibile che fosse fra quanti erano in giro oggi a fare spese, quindi voglio che cerchi di identificarla.

Dunworthy si infilò gli indumenti protettivi con la stessa goffaggine della prima volta, lacerando quasi in camice nello sforzo di separare le due strisce di velcro.

— Sull'High c'erano decine di persone — disse, infilandosi i guanti, — e la mia attenzione era concentrata su Badri, quindi dubito di poter identificare chiunque.

— Lo so — annuì Mary, precedendolo lungo il corridoio e oltre la porta del Pronto Soccorso. Dunworthy ebbe la sensazione che fossero passati anni dall'ultima volta che era stato lì.

Più avanti un gruppo di persone avvolte negli anonimi indumenti protettivi stava spingendo una barella nella corsia e un poliziotto intabarrato a sua volta con camice, maschera e tutto il resto era intento a ottenere informazioni da una donnetta magra dall'aria paventata che indossava un impermeabile bagnato e un cappello da pioggia in tinta.

— Si chiama Beverly Breen — stava dicendo la donna, con un filo di voce, — 226 Piover Way, Surbiton. Ho capito subito che c'era qualcosa che non andava, perché continuava a ripetere che dovevamo prendere la metropolitana per Northampton.

La donna aveva in mano un ombrello e una grossa borsetta, e quando il paramedico le chiese il numero del Servizio Sanitario Nazionale della paziente lei appoggiò l'ombrello al banco dell'accettazione per aprire la borsa e frugare al suo interno.

— L'hanno appena ricoverata con sintomi di emicrania e di brividi — spiegò Mary. — Proviene dalla stazione della metropolitana e stava facendo la fila in attesa che le assegnassero dove dormire.

Fece quindi cenno agli infermieri che spingevano la barella di fermarsi e tirò indietro la coperta dal collo e dal petto della donna, in modo che Dunworthy potesse vederla meglio, ma lui non ne aveva bisogno.

Intanto la donna con l'impermeabile bagnato aveva trovato la tessera e la consegnò al poliziotto, poi raccolse ombrello, borsa e un fascio di fogli dai diversi colori e si avvicinò alla barella. L'ombrello era grande ed era coperto di violette color lavanda.

— Badri è andato a sbattere contro di lei mentre tornava alla rete — disse Dunworthy.

— Ne sei assolutamente certo? — insistette Mary.

— Riconosco l'ombrello — replicò lui, indicando l'amica della malata, che si era seduta e stava compilando i fogli.

— Che ora era? — volle sapere Mary.

— Non lo so con certezza. L'una e mezza?

— Di che genere di contatto si è trattato? Badri l'ha toccata?

— Le è andato a sbattere contro — spiegò lui, cercando di ricordare la scena. — Ha urtato l'ombrello, poi si è scusato e lei gli ha urlato dietro per un po'. Badri ha anche raccolto l'ombrello e glielo ha restituito.

— Ha tossito o sternutito?

— Non riesco a ricordarlo.

— Voglio che la ricoverino in Isolamento — decise Mary, alzandosi per seguire la barella che si stava allontanando lungo il corridoio.

L'amica della paziente si alzò a sua volta, lasciando cadere un modulo e stingendosi gli altri al petto.

— In Isolamento? — ripeté in tono spaventato. — Cos'ha che non va?

— Venga con me, per favore — replicò Mary, e l'accompagnò da qualche parte perché le venisse prelevato del sangue e l'ombrello venisse spruzzato di disinfettante senza dare a Dunworthy il tempo di chiederle se voleva che l'aspettasse.

Per un momento fu sul punto di domandarlo all'addetta all'accettazione, poi si sedette stancamente su una delle sedie addossate alla parete; sulla sedia accanto c'era un libretto informativo intitolato «L'Importanza di una Buona Nottata di Sonno.»

Il collo gli doleva per aver dormito in posizione scomoda sullo sgabello pieghevole e gli occhi gli bruciavano di nuovo. Pensò che sarebbe dovuto tornare da Badri, ma non era sicuro di avere le energie necessarie a infilare un altro set di IPS, così come non pensava di poter sopportare di svegliare ancora il tecnico per chiedergli chi altri sarebbe stato presto ricoverato con 39,5 di temperatura.

In ogni caso Kivrin non sarebbe stata fra i contagiati. Erano le quattro e mezza del mattino e dal momento che Badri era andato a sbattere contro la donna con l'ombrello lavanda all'una e mezza questo significava che il periodo di incubazione era di quindici ore… e quindici ore prima Kivrin era stata completamente protetta.

Mary tornò verso di lui senza il cappello e con la maschera che le pendeva dal collo; aveva i capelli arruffati e dava l'impressione di essere spossata quanto lo stesso Dunworthy.

— La Signora Gaddson può essere dimessa — disse all'addetta all'accettazione, — ma dovrà tornare qui alle sette per un esame del sangue. Mi ero dimenticata di lei — proseguì con un sorriso, avvicinandosi a Dunworthy. — La cosa l'ha irritata notevolmente, al punto che ha minacciato di denunciarmi per detenzione illegale.

— Dovrebbe andare d'accordo con i miei suonatori di campane — osservò Dunworthy. — Loro hanno minacciato di trascinarmi in giudizio per infrazione involontaria di contratto.

— Il Centro Mondiale Influenzale ci ha mandato un'identificazione del virus — proseguì Mary, passandosi una mano fra i capelli in disordine, poi si alzò come se avesse scoperto un'improvvisa riserva di energie e aggiunse: — Vieni con me, ho bisogno di una tazza di tè.

Dunworthy scoccò un'occhiata all'addetta all'accettazione, che li stava fissando con espressione attenta, poi si issò in piedi.

— In caso di bisogno sarò nella sala di attesa del reparto chirurgia — disse Mary all'addetta.

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