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L'anno del contagio [Doomsday Book - it]

Электронная книга - «L'anno del contagio [Doomsday Book - it]». Краткое содержание книги:

Per la giovane Kivrin, che si prepare a studiare dal vivo una delle epoche più oscure della storia, regno della paura, della superstizione e di tremendi flagelli, viaggiare nel tempo è un'esperienza unica e affascinante, ma in fondo non troppo difficile: l'importante è prepararsi con cura e osservare scrupolosamente tutte le regole perché il suo improvviso arrivo nel XIV secolo risulti plausibile e, soprattutto, passi inosservato. Il resto è compito di una straordinaria tecnologia che rende possibile un simile trasferimento temporale. Tuttavia il suo viaggio nel Medioevo, dove l'esistenza quotidiana è un'avventura per la sopravvivenza e dove si sta scrivendo un nuovo libro dell'Apocalisse, sarà molto più che la realizzazione di un sogno.
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— Le ha chiesto dei loro tecnici?

— Sì, signore, ma sono tornati tutti a casa per le vacanze.

— Quale dei nostri tecnici abita più vicino ad Oxford?

— Deve essere Andrews — replicò Finch, dopo un momento di riflessione. — Sta a Reading… vuole il suo numero?

— Sì, e mi prepari una lista degli altri numeri e indirizzi.

— Sto provvedendo a rimediare alla questione della carta igienica — riferì Finch, dopo avergli fornito il numero. — Ho affisso degli avvisi con la scritta: «Lo spreco porta alla carenza».

— Meraviglioso — borbottò Dunworthy, poi chiuse la comunicazione e formò il numero di Andrews… era occupato.

L'infermiera gli restituì gli occhiali e gli porse un nuovo fagotto di IPS che lui provvide a infilarsi, avendo cura di mettere la maschera prima del cappello e di lasciare i guanti per ultimi… l'operazione richiese comunque una quantità spaventosa di tempo, tanto che lui si augurò che l'infermiera riuscisse ad essere nettamente più veloce a prepararsi se Badri avesse suonato il campanello per chiedere aiuto.

Rientrando nel cubicolo scoprì che Badri era ancora immerso in un sonno irrequieto e che lo schermo indicava una temperatura di 39,4.

Nel tentativo di alleviare il mal di testa che lo tormentava si tolse gli occhiali e si massaggiò la fronte, fra gli occhi, poi sedette sullo sgabello da campo e controllò la tabella dei contatti che era riuscito a mettere insieme finora e che non poteva quasi essere chiamata una tabella a causa dei numerosi vuoti presenti in essa. Ancora non si sapeva il nome del pub dove Badri era andato dopo la festa, e neppure cosa lui avesse fatto lunedì sera e lunedì pomeriggio. Era arrivato da Londra con la metropolitana di mezzogiorno e Dunworthy gli aveva telefonato alle due e mezza per chiedergli di gestire la transizione di Kivrin. Dov'era stato il tecnico in quelle due ore e mezza?

E dov'era andato martedì pomeriggio dopo essersi recato a Balliol e avergli lasciato un messaggio in cui riferiva di aver effettuato un controllo dei sistemi della rete? Era tornato in laboratorio? Oppure era andato in un altro pub? Si chiese poi se qualcuno di Balliol avesse parlato con Badri quando lui era stato lì e decise che non appena Finch lo avesse richiamato per ragguagliarlo sugli ultimi sviluppi dei problemi concernenti i suonatori di campane americani e la carta igienica, lo avrebbe incaricato di chiedere a tutti quelli che si erano trovati al college martedì se avessero incontrato Badri.

La porta si aprì ed entrò l'allieva infermiera, avvolta negli ingombranti IPS. D'istinto Dunworthy guardò in direzione degli schermi ma non riuscì a individuare cambiamenti significativi. La ragazza inserì alcuni dati, controllò le flebo e assestò un angolo delle coltri del paziente addormentato, poi aprì le tende e indugiò accanto alla finestra, tormentando il cordone delle tende fra le mani.

— Non ho potuto fare a meno di sentire quello che stava dicendo al telefono — affermò infine. — Ha accennato ad una Signora Gaddson… so che da parte mia è terribilmente scortese domandarlo, ma quella di cui stava parlando era la madre di William Gaddson?

— Sì — confermò Dunworthy, sorpreso. — William è uno studente di Balliol. Lo conosce?

— È un mio amico — confessò la ragazza, tingendosi di un rossore così intenso che Dunworthy poté scorgerlo da dietro la maschera impermeabile.

— Ah — commentò, chiedendosi quando William riuscisse a trovare il tempo di leggere Petrarca. — La madre di William si trova qui in ospedale — aggiunse poi, sentendo il dovere di mettere in guardia la ragazza ma non sapendo con esattezza da chi doveva metterla in guardia. — Pare che sia venuta a trovarlo per Natale.

— È qui? — ripeté l'infermiera, arrossendo con violenza ancora maggiore. — Credevo che fossimo sotto quarantena.

— Era sull'ultimo treno che è arrivato da Londra — spiegò Dunworthy, in tono malinconico.

— William lo sa?

— Il mio segretario sta cercando di avvertirlo — rispose Dunworthy, omettendo la parte relativa alla ragazza di Shrewsbury.

— È alla Biblioteca Bodleiana a leggere Petrarca — replicò la ragazza, liberando la mano dal cordone della tenda, poi lasciò la stanza con l'evidente intenzione di telefonare alla biblioteca.

Badri si agitò e mormorò qualcosa che Dunworthy non riuscì a comprendere. Il tecnico appariva arrossato in volto e il suo respiro era sempre più affaticato.

— Badri? — chiamò Dunworthy.

— Dove sono? — chiese il malato, aprendo gli occhi.

Dunworthy scoccò un'occhiata agli schermi: la febbre era scesa di mezzo punto e Badri appariva più consapevole di quanto lo fosse stato fino a quel momento.

— All'Infermeria — rispose. — Sei crollato nel laboratorio di Brasenose mentre stavi lavorando alla rete. Lo ricordi?

— Ricordo di essermi sentito strano — replicò Badri. — Avevo freddo. Sono venuto al pub per dirle che avevo ottenuto la verifica dei dati…

Di colpo s'interruppe e assunse una strana espressione spaventata.

— Mi hai detto che qualcosa non andava — lo incalzò Dunworthy. — Di cosa si trattava? Dello slittamento?

— Qualcosa non andava — ripeté Badri, poi cercò di puntellarsi sui gomiti. — Cos'ho che non va?

— Sei malato — spiegò Dunworthy. — Hai l'influenza.

— Malato? Non sono mai stato malato — protestò il tecnico, lottando per sollevarsi a sedere. — Sono morti tutti, vero?

— Chi è morto?

— Li ha uccisi tutti.

— Hai visto qualcuno, Badri? È importante. Qualcun altro ha contratto il virus?

— Virus? — ripeté Badri, con voce improntata ad un manifesto sollievo. — Ho un virus?

— Sì, un tipo di influenza, ma non è letale. Ti stanno somministrando degli antimicrobici e presto arriverà un vaccino analogo. Ti riprenderai in brevissimo tempo. Sai da chi l'hai preso? Qualcun altro ha questo virus?

— No — affermò il tecnico, riadagiandosi sul cuscino. — Credevo… Oh! — esclamò poi, fissando Dunworthy con espressione allarmata. — C'è qualcosa che non va — ripeté, in tono disperato.

— Cosa? — domandò Dunworthy, allungando la mano verso il campanello. — Cosa non va?

— Fa male! — gemette Badri, con gli occhi dilatati dal timore.

Dunworthy suonò il campanello. L'infermiera e un medico entrarono immediatamente e ripeterono la solita routine, tormentando il paziente con lo stetoscopio gelido.

— Si è lamentato di avere freddo — riferì Dunworthy, — e che qualcosa gli faceva male.

— Qui — precisò Badri, premendosi la mano sul lato destro del petto, e rabbrividì ancora.

— Pleurite in basso a destra — diagnosticò il paramedico.

— Fa male quando respiro — spiegò Badri, battendo i denti. — C'è qualcosa che non va.

Qualcosa che non va. Non aveva inteso riferirsi ai dati ma al fatto che era lui ad avere qualcosa che non andava. Quanti anni aveva? Gli stessi di Kivrin? La somministrazione periodica degli antivirali da rinovirus era cominciata venti anni prima, quindi era possibilissimo che quando aveva detto di non essere mai stato malato Badri avesse inteso affermare di non aver mai avuto neppure un raffreddore.

— Ossigeno? — chiese l'infermiera.

— Non ancora — replicò il medico, che stava già andando via. — Cominci a somministrargli duecento unità di cloramfenicolo.

L'infermiera riadagiò Badri nel letto, apportò delle modifiche alla flebo e se ne andò dopo aver controllato la temperatura.

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