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Maestro del passato [Past Master - it]

Электронная книга - «Maestro del passato [Past Master - it]». Краткое содержание книги:

Il “migliore dei mondi possibili” è Astrobia, pianeta costruito sul modello dell’Utopia, dove agi e ricchezze sono a disposizione di chi li vuole. Ma proprio quando il sogno sta per realizzarsi ecco scoppiare una crisi inspiegabile: perché la gente volta le spalle al benessere e sceglie di vivere nel pericolo, negli stenti? I capi di Astrobia non lo sanno, e decidono di chiedere aiuto al passato, cercando nella Storia un leader che possa salvare la loro civiltà perfetta. Inizia così uno dei romanzi più ironici e profondi degli ultimi anni. Un’opera inesauribile, allegorica e umana, che mostra realtà e sogno, mostri e astronavi, assassini meccanici e individui programmati. Un futuro di paria e di dominatori, dove il sublime si alterna al mediocre e dove sovrastano sulla scena figure misteriose: il Rimrock, la creatura oceanica, Evita, la strega bambina, e soprattutto il fondatore e insieme il più grande avversario dell’Utopia: Thomas More, il “Maestro del passato”. Nominato per il premio Hugo in 1969.
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Thomas non aveva alcun obbligo di seguire i consigli di Kingmaker, ma lo ascoltava sempre volentieri.

— Ora che la tua donna e la tua bestia se ne sono andate, dovresti procurartene un’altra coppia — disse Kingmaker. — Non puoi rovinare la tua immagine pubblica adesso che sei in cima.

— Non sono mai state mie né l’una né l’altra, come del resto ti ho già detto — replicò Thomas, con calma. — La mocciosa impertinente ha detto che ritornerà al momento giusto a morire per me, e mi ha fatto capire che manca poco. E Rimrock l’ansel mi ritorna spesso alla mente, alla lettera. Ma dice che non gli piace affatto quello che c’è dentro, che il menu è troppo forte, anche se da giovane, in fondo all’oceano, mangiava un mucchio di serpenti di mare. Sì, si esprime spesso per enigmi di questo tipo. Però è sempre stato molto abile a scoprire la presenza degli Assassini programmati. So che è merito suo se sono riuscito a scappare tante volte. Ora però non cercano più di eliminarmi così sfacciatamente. Mi seguono sempre e sogghignano, facendomi vedere tutti i loro bei denti. Poi, rivolgendosi a me, si passano in taglio della mano davanti alla gola. Qualcuno che li capisce meglio di me mi ha detto che questo significa: «Il momento è vicino.»

— È tutto tranquillo, troppo tranquillo, è come la calma prima della tempesta — disse Kingmaker. — È come se il nostro mondo trattenesse il fiato aspettando che accada qualcosa.

— Lascia pure che lo trattenga, Kingmaker, fino a diventare blu. Indica che il raccolto non è ancora maturo. Non ho fretta: non ho bisogno d’affrettarmi. Tutto andrà bene: le cose vanno a posto da sole, senza neanche bisogno che io vi ponga mano, basta solo che le guardi. Mi è stato assicurato che sarò l’uomo più fortunato che sia mai esistito.

— Non so. Chi te l’ha assicurato, Thomas?

— Non riesco a ricordarmene, ma mi sembra che qualcuno me l’abbia garantito. Se non sconvolgerò le carte, se non rovescerò la brocca, se non farò cose abbiette e irragionevoli, allora la fortuna sarà sempre dalla mia. Ci dev’essere una fregatura dentro, ne sono convinto, e non ricordo se ho abboccato oppure no. Ma è una cosa che mi è stata offerta, e in questo momento mi sento decisamente fortunato.

— Cathead è stranamente calma, Thomas. Di solito è molto rumorosa e scatenata, quando c’è un cambio di amministrazione. Credi che questa tranquillità sia presagio di resa, di ritorno in massa da Cathead alla Vita Dorata?

— No, non ci credo. Come potrebbero arrendersi? I dissidenti di Cathead non hanno il vantaggio di essere programmati per la resa. E se anche fosse, a quegli altri piace vederli soffrire.

— Agli altri, chi? A me non piace certo vederli soffrire.

— E neppure a me. Ma quest’ultima fase che ho detto, Kingmaker, non sono stato io a dirla. Qualcun altro l’ha detta con le mie labbra. Oh, non allarmarti per me: sono sano di mente. Mi accade ogni tanto, quando non sto attento a ciò che dico. Ma non mi preoccuperò di certo per quanto sta succedendo a Cathead.

— Ma se è proprio quella la maggior preoccupazione dei governanti di Astrobia, Thomas! È l’unica cosa che guasta la serenità del nostro mondo. E durante la campagna elettorale hai fatto certe promesse, garantendo di liquidare il problema di Cathead direttamente, e se necessario con severità.

— Troverò un modo elegante per rompere le promesse, Kingmaker. Mi stai trattando come se fossi un principiante in questo gioco, ma non lo sono affatto. Liquiderò il problema di Cathead considerandolo come già risolto. Tutto è calmo, laggiù. E tu vorresti che ritornasse il bordello di prima? Sento come un’immensa voce interiore che mi dice di non preoccuparmi di Cathead. Sento che non devo preoccuparmi di niente, assolutamente.

«L’amministrazione che finora ha avuto più successo, su Astrobia, era caratterizzata da una calma artificiosa prima di una tempesta che non si scatenò mai. Penso di riuscire a fare lo stesso anche ora.»

— Questo non è esattamente il modo che avevo in mente per te — disse Kingmaker, — ma vedremo come funzionerà.

Era una navigazione tranquilla su un oceano di buoni propositi e di cliché. Non c’era una sola nuvola in cielo, in quel momento, e il sole era senza macchie.

— Non siamo neppure certi che ci sia un cielo, e un sole — continuò Kingmaker. — Ma per la gente questo non ha importanza, e non ha importanza neppure per me. Chi mai alza lo sguardo al cielo, oggi?

— Il sole è un foro, e non un corpo — disse Thomas. — Non è il simbolo della sfericità piena, ma del vuoto bruciante… di Ouden. No, no! Non sono stato io a dirlo! E stato un altro, con le mie labbra!

Il voto in favore di Thomas era stato schiacciante. I suoi amici avevano votato compatti per lui, e i suoi nemici lo avevano circondato del loro esorbitante appoggio. Le macchine sensoriali proclamarono la sua vittoria: una delle più nette che si fossero mai avute.

Neppure i «duri» del Barrio e di Cathead tentarono di gettare discredito sulla sua investitura, a differenza di quanto avevano fatto nella maggioranza dei casi, in quegli ultimi vent’anni. Erano silenziosi, e c’era uno sguardo strano su quei milioni di volti. Gli sputasangue, i «duri» di Cathead, si guardavano in faccia e poi guardavano i loro capi. E questi fissavano il suolo, come se potessero trovare la risposta tra la polvere dei vicoli e sui marciapiedi sgretolati.

— Non ci metteremo in marcia subito, ma soltanto tra dieci giorni — dichiarò Battersea, uno dei capi di Cathead. Gli altri capi e la massa dei poveracci che li circondava sembrarono d’accordo.

E Thomas, dentro di sé, era tranquillo e fiducioso. La calma che regnava in quel luogo era peculiare. — è una calma voluta — disse tra sé, — e non ne sono certamente io l’origine. Se potessi rompere questa calma, mi troverei al centro della sommossa.

Qualche tempo prima, durante gli ultimi giorni della campagna elettorale, Thomas aveva avuto un incubo, un pomeriggio, mentre passeggiava. L’incubo era stato cancellato dalla sua mente, ma ce n’era ancora un frammento insepolto, e a volte riusciva quasi ad afferrarlo e a riportare alla memoria anche il resto. Una mezza dozzina di volte era quasi riuscito a ricrearlo, ma c’era qualcosa che ostacolava e distruggeva questo processo. Gli sfuggiva, gli scivolava via, cambiava forma, sfumava. C’era qualcosa nella sua mente che lo spingeva via. L’incubo riguardava quei fantocci meccanici, ì Programmati: nel suo incubo i Programmati erano i veri governanti del mondo, e anche gli esseri umani erano talmente programmati, ormai, e meccanici, che non si avvertiva più la differenza. Ma c’era molto di più: c’era l’annichilamento dei mondi, la cancellatura totale del passato, cosicché niente sarebbe mai esistito, e niente sarebbe mai potuto essere in futuro. E poi, subito dopo, non c’era più niente di tutto questo. Non i mondi, ma l’incubo stesso non era mai esistito.

Ancora una volta gli era scivolato via dalla mente. Che cosa gli era successo? A causa di questo stato di cose, Thomas aveva un tremendo mal di capo, e si sentiva quasi prostrato. Poi inghiottiva un paio di pastiglie, e il malessere spariva, come spariva l’incubo e il ricordo di esso.

Il lavoro del Presidente del Mondo era sorprendentemente facile. Le leggi venivano proposte, accettate e portate a lui dai Maestri della Legge, le cento e una grandi menti di Astrobia (selezionate dalle macchine per la loro genialità in campo legale), le quali si occupavano di queste faccende con tanta maestria. Naturalmente, un numero particolarmente elevato di leggi fu presentato al nuovo Presidente, perché vi era appunto l’abitudine di scaraventargliele addosso a mucchi, all’inizio. Ma venivano sbrigate tutte, con grande facilità.

Ogni legge poteva essere analizzata dalle macchine, interpretata e suddivisa nelle sue componenti, e la decisione giusta poteva venire presa automaticamente. E a volte Thomas aveva l’impressione che le decisioni gli venissero indicate automaticamente anche dall’interno della sua mente. E, dentro e fuori, la decisione era sempre la stessa: Approvale. Com’era possibile sbagliarsi, se la decisione era sempre «sì»?

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