Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Aveva dopo queste a seguitare negl'altri canti la crucifissione e deposizione di croce, ma lasciandole per allora con animo di farle in ultimo, fece al suo luogo Cristo deposto di croce, usando la medesima maniera, ma con molta unione di colori. Et in questa, oltre che la Madalena, la quale bacia i pie' di Cristo, è bellissima, vi sono due vecchi fatti per Ioseffo da Baramazia e Nicodemo, che se bene sono della maniera tedesca, hanno le più bell'arie e teste di vecchi, con barbe piumose e colorite con dolcezza maravigliosa che si possano vedere. E perché, oltre all'essere Iacopo per ordinario lungo ne' suoi lavori, gli piaceva quella solitudine della Certosa, egli spese in questi lavori parecchi anni, e poi che fu finita la peste et egli tornatosene a Firenze, non lasciò per questo di frequentare assai quel luogo et andare e venire continuamente dalla Certosa alla città. E così seguitando sodisfece in molte cose a que' padri, e fra l'altre fece in chiesa, sopra una delle porte che entrano nelle capelle, in una figura dal mezzo in su, il ritratto d'un frate converso di quel monasterio, il quale allora era vivo et aveva centoventi anni, tanto bene e pulitamente fatta, con vivacità e prontezza, ch'ella merita che per lei sola si scusi il Puntormo della stranezza e nuova ghiribizzosa maniera che gli pose adosso quella solitudine e lo star lontano dal comerzio degl'uomini. Fece oltre ciò, per la camera del priore di quel luogo, in un quadro la Natività di Cristo, fingendo che Giuseppo nelle tenebre di quella notte faccia lume a Gesù Cristo con una lanterna, e questo per stare in sulle medesime invenzioni e capricci che gli mettevano in animo le stampe tedesche; né creda niuno che Iacopo sia da biasimare perché egli imitasse Alberto Duro nell'invenzioni, perciò che questo non è errore e l'hanno fatto e fanno continuamente molti pittori, ma perché egli tolse la maniera stietta tedesca in ogni cosa, ne' panni, nell'aria delle teste e l'attitudini, il che doveva fuggire e servirsi solo dell'invenzioni, avendo egli interamente con grazia e bellezza la maniera moderna. Per la forestiera de' medesimi padri fece in un gran quadro di tela colorita a olio, senza punto affaticare o sforzare la natura, Cristo a tavola con Cleofas e Luca grandi quanto il naturale, e perciò che in quest'opera seguitò il genio suo, ella riuscì veramente maravigliosa, avendo massimamente, fra coloro che servono a quella mensa, ritratto alcuni conversi di que' frati, i quali ho conosciuto io, in modo che non possono essere né più vivi né più pronti di quel che sono.
Bronzino intanto, cioè mentre il suo maestro faceva le sopra dette opere nella Certosa, seguitando animosamente i studi della pittura e tuttavia dal Puntormo, che era de' suoi discepoli amorevole, inanimito, fece, senza aver mai più veduto colorire a olio, in sul muro sopra la porta del chiostro che va in chiesa, dentro sopra un arco, un S. Lorenzo ignudo in sulla grata, in modo bello, che si cominciò a vedere alcun segno di quell'eccellenza nella quale è poi venuto, come si dirà a suo luogo; la qual cosa a Iacopo, che già vedeva dove quell'ingegno doveva riuscire, piacque infinitamente. Non molto dopo, essendo tornato da Roma Lodovico di Gino Capponi, il quale aveva compero in Santa Felicita la cappella che già i Barbadori feciono fare a Filippo di ser Brunellesco, all'entrare in chiesa a man ritta, si risolvé di far dipignere tutta la volta e poi farvi una tavola con ricco ornamento. Onde, avendo ciò conferito con Messer Niccolò Vespucci cavaliere di Rodi, in quale era suo amicissimo, il cavaliere, come quelli che era amico anco di Iacopo e da vantaggio conosceva la virtù e valore di quel valentuomo, fece e disse tanto, che Lodovico allogò quell'opera al Puntormo. E così, fatta una turata che tenne chiusa quella cappella tre anni, mise mano all'opera. Nel cielo della volta fece un Dio Padre che ha intorno quattro Patriarchi molto belli, e nei quattro tondi degl'angoli fece i quattro Evangelisti, cioè tre ne fece di sua mano et uno il Bronzino tutto da sé. Né tacerò con questa occasione che non usò quasi mai il Puntormo di farsi aiutare ai suoi giovani, né lasciò che ponessero mano in su quello che egli di sua mano intendeva di lavorare; e quando pur voleva servirsi d'alcun di loro, massimamente perché imparassero, gli lasciava fare il tutto da sé, come qui fece fare a Bronzino. Nelle quali opere che in sin qui fece Iacopo in detta cappella, parve quasi che fusse tornato alla sua maniera di prima, ma non seguitò il medesimo nel fare la tavola, perciò che, pensando a nuove cose, la condusse senz'ombre e con un colorito chiaro e tanto unito, che a pena si conosce il lume dal mezzo et il mezzo da gli scuri. In questa tavola è un Cristo morto, deposto di croce, il quale è portato alla sepoltura; èvvi la Nostra Donna che si vien meno e l'altre Marie fatte con modo tanto diverso dalle prime, che si vede apertamente che quel cervello andava sempre investigando nuovi concetti e stravaganti modi di fare, non si contentando e non si fermando in alcuno. Insomma il componimento di questa tavola è diverso affatto dalle figure delle volte e simile il colorito, et i quattro Evangelisti che sono nei tondi de' peducci delle volte sono molto migliori e d'un'altra maniera. Nella facciata dove è la finestra sono due figure a fresco, cioè da un lato la Vergine, dall'altro l'Agnolo che l'anunzia, ma in modo l'una e l'altra stravolte, che si conosce, come ho detto, che la bizzarra stravaganza di quel cervello di niuna cosa si contentava già mai. E per potere in ciò fare a suo modo, acciò non gli fusse da niuno rotta la testa, non volle mai, mentre fece quest'opera, che neanche il padrone stesso la vedesse. Di maniera, che avendola fatta a suo modo, senza che niuno de' suoi amici l'avesse potuto d'alcuna cosa avertire, ella fu finalmente con maraviglia di tutto Firenze scoperta e veduta. Al medesimo Lodovico fece un quadro di Nostra Donna per la sua camera della medesima maniera, e nella testa d'una Santa Maria Madalena ritrasse una figliuola di esso Lodovico, che era bellissima giovane. Vicino al monasterio di Boldrone, in sulla strada che va di lì a Castello et in sul canto d'un'altra che saglie al poggio e va a Cercina, cioè due miglia lontano da Fiorenza, fece in un tabernacolo a fresco un Crucifisso, la Nostra Donna che piange, San Giovanni Evangelista, Santo Agostino e San Giuliano, le qual tutte figure non essendo ancora sfogato quel capriccio e piacendogli la maniera tedesca, non sono gran fatto dissimili da quelle che fece alla Certosa. Il che fece ancora in una tavola che dipinse alle monache di Santa Anna, alla porta a S. Friano, nella qual tavola è la Nostra Donna col Putto in collo e Sant'Anna dietro, San Piero e San Benedetto con altri Santi, e nella predella è una storietta di figure piccole, che rappresentano la signoria di Firenze quando andava a processione con trombetti, pifferi, mazzieri, comandatori e tavolaccini e col rimanente della famiglia. E questo fece però che la detta tavola gli fu fatta fare dal capitano e famiglia di palazzo.
Mentre che Iacopo faceva quest'opera, essendo stati mandati in Firenze da papa Clemente Settimo, sotto la custodia del legato Silvio Passerini cardinale di Cortona, Alessandro et Ipolito de' Medici, ambi giovinetti, il Magnifico Ottaviano, al quale il Papa gli aveva molto raccomandati, gli fece ritrarre amendue dal Puntormo, il quale lo servì benissimo e gli fece molto somigliare, come che non molto si partisse da quella sua maniera appresa dalla tedesca. In quel d'Ipolito ritrasse insieme un cane molto favorito di quel signore, chiamato Rodon, e lo fece così proprio e naturale che pare vivissimo; ritrasse similmente il vescovo Ardinghelli che poi fu cardinale, et a Filippo del Migliore suo amicissimo dipinse a fresco nella sua casa di via Larga, al riscontro della porta principale in una nicchia, una femina figurata per Pomona, nella quale parve che cominciasse a cercare di volere uscire in parte di quella sua maniera tedesca. Ora, vedendo per molte opere Giovambattista della Palla farsi ogni giorno più celebre il nome di Iacopo, poiché non gl'era riuscito mandare le pitture dal medesimo e da altri state fatte al Borgherini, al re Francesco, si risolvé, sapendo che il re n'aveva disiderio, di mandargli a ogni modo alcuna cosa di mano del Puntormo, per che si adoperò tanto, che finalmente gli fece fare in un bellissimo quadro la ressurezzione di Lazzaro, che riuscì una delle migliori opere che mai facesse e che mai fusse da costui mandata (fra infinite che ne mandò) al detto re Francesco di Francia. E oltre che le teste erano bellissime, la figura di Lazzaro, il quale ritornando in vita ripigliava i spiriti nella carne morta, non poteva essere più maravigliosa, avendo anco il fradiciccio intorno a gl'occhi e le carni morte affatto nell'estremità de' piedi e delle mani là dove non era ancora lo spirito arrivato.