Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Il carnovale del medesimo anno, essendo tutta Fiorenza in festa ed in allegrezza per la creazione del detto Leone Decimo, furono ordinate molte feste e fra l'altre due bellissime e di grandissima spesa da due Compagnie di signori e gentiluomini della città, d'una delle quali, che era chiamata il Diamante, era capo il signor Giuliano de' Medici, fratello del Papa, il quale l'aveva intitolata così per essere stato il diamante impresa di Lorenzo il Vecchio suo padre, e dell'altra, che aveva per nome e per insegna il Broncone, era capo il signor Lorenzo figliuolo di Piero de' Medici, il quale dico aveva per impresa un broncone, cioè un tronco di lauro secco che rinverdiva le foglie, quasi per mostrare che rinfrescava e risurgeva il nome dell'avolo. Dalla compagnia dunque del Diamante fu dato carico a Messer Andrea Dazzi, che allora leggeva lettere greche e latine nello studio di Fiorenza, di pensare all'invenzione d'un trionfo. Onde egli ne ordinò uno simile a quelli che facevano i Romani trionfando, di tre carri bellissimi e lavorati di legname dipinti con bello e ricco artificio. Nel primo era la Puerizia con un ordine bellissimo di fanciulli, nel secondo era la Virilità con molte persone che nell'età loro virile avevano fatto gran cose, e nel terzo era la Senettù con molti chiari uomini che nella loro vecchiezza avevano gran cose operato, i quali tutti personaggi erano ricchissimamente adobati, in tanto che non si pensava potersi far meglio. Gl'architetti di questi carri furono Raffaello delle Vivuole, il Carota intagliatore, Andrea di Cosimo pittore et Andrea del Sarto, e quelli che feciono et ordinarono gl'abiti delle figure furono ser Piero da Vinci, padre di Lionardo, e Bernardino di Giordano, bellissimi ingegni. Et a Iacopo Puntormo solo toccò a dipignere tutti e tre i carri, nei quali fece in diverse storie di chiaro scuro molte transformazioni degli dii in varie forme, le quali oggi sono in mano di Pietro Paulo Galeotti orefice eccellente. Portava scritto il primo carro in note chiarissime "Erimus", il secondo "Sumus", et il terzo "Fuimus", cioè "Saremo", "Siamo", "Fummo". La canzone cominciava: "Volano gl'anni", etc. Avendo questi trionfi veduto il signor Lorenzo, capo della compagnia del Broncone, e disiderando che fussero superati, dato del tutto carico a Iacopo Nardi gentiluomo nobile e literatissimo al quale, per quello che fu poi, è molto obligata la sua patria Fiorenza, esso Iacopo ordinò sei trionfi per radoppiare quelli stati fatti dal Diamante. Il primo, tirato da un par di buoi vestiti d'erba, rappresentava l'età di Saturno e di Iano, chiamata dell'oro, et aveva in cima del carro Saturno con la falce et Iano con le due teste e con la chiave del tempio della pace in mano e sotto i piedi legato il Furore, con infinite cose attorno pertinenti a Saturno, fatte bellissime e di diversi colori dall'ingegno del Puntormo. Accompagnavano questo trionfo sei coppie di pastori ignudi, ricoperti in alcune parti con pelle di martore e zibellini, con stivaletti all'antica di varie sorte e con i loro zaini e ghirlande in capo di molte sorti frondi. I cavalli sopra i quali erano questi pastori erano senza selle, ma coperti di pelle di leoni, di tigri e di lupi cervieri; le zampe de' quali, messe d'oro, pendevano dagli lati con bella grazia. Gl'ornamenti delle groppe e staffieri erano di corde d'oro; le staffe teste di montoni, di cane e d'altri simili animali, et i freni e redine fatti di diverse verzure e di corde d'argento. Aveva ciascun pastore quattro staffieri in abito di pastorelli, vestiti più semplicemente d'altre pelli e con torce fatte a guisa di bronconi secchi e di rami di pino che facevano bellissimo vedere. Sopra il secondo carro tirato da due paia di buoi vestiti di drappo ricchissimo, con ghirlande in capo e con paternostri grossi che loro pendevano dalle dorate corne, era Numa Pompilio secondo re de' Romani con i libri della Religione e con tutti gl'ordini sacerdotali e cose appartenenti a' sacrifici, perciò che egli fu, appresso i Romani, autore e primo ordinatore della Relligione e de' sacrifizii. Era questo carro accompagnato da sei sacerdoti sopra bellissime mule, coperti il capo con manti di tela ricamati d'oro e d'argento a foglie d'ellera maestrevolmente lavorati; in dosso avevano vesti sacerdotali all'antica, con balzane e fregi d'oro attorno ricchissimi et in mano chi un turibolo e chi un vaso d'oro e chi altra cosa somigliante. Alle staffe avevano ministri a uso di leviti e le torce che questi avevano in mano erano a uso di candellieri antichi e fatti con bello artifizio. Il terzo carro rappresentava il consolato di Tito Manlio Torquato, il quale fu consolo dopo il fine della prima guerra cartaginese e governò di maniera che al tempo suo fiorirono in Roma tutte le virtù e prosperità. Il detto carro, sopra il quale era esso Tito con molti ornamenti fatti dal Puntormo, era tirato da otto bellissimi cavalli et innanzi gl'andavano sei coppie di senatori togati sopra cavalli coperti di teletta d'oro, accompagnati da gran numero di staffieri rappresentanti littori con fasci, securi et altre cose pertinenti al ministerio della iustizia. Il quarto carro tirato da quattro bufali, acconci a guisa d'elefanti, rappresentava Giulio Cesare trionfante per la vittoria avuta di Cleopatra, sopra il carro tutto dipinto dal Puntormo dei fatti di quello più famosi, il quale carro accompagnavano sei coppie d'uomini d'arme vestiti di lucentissime armi e ricche, tutte fregiate d'oro, con le lance in sulla coscia; e le torce, che portavano li staffieri mezzi armati, avevano forma di trofei in varii modi accomodati. Il quinto carro tirato da cavalli alati, che avevano forma di grifii, aveva sopra Cesare Augusto dominatore dell'universo, accompagnato da sei coppie di poeti a cavallo, tutti coronati, sì come anco Cesare, di lauro e vestiti in varii abiti, secondo le loro provincie; e questi, perciò che furono i poeti sempre molto favoriti da Cesare Augusto il quale essi posero con le loro opere in cielo. Et acciò fussero conosciuti, aveva ciascun di loro una scritta a traverso a uso di banda, nella quale erano i loro nomi. Sopra il sesto carro tirato da quattro paia di giovenchi vestiti riccamente era Traiano imperatore giustissimo, dinanzi al quale, sedente sopra il carro molto bene dipinto dal Puntormo, andavano, sopra belli e ben guerniti cavalli, sei coppie di dottori legisti con toghe infino ai piedi e con mozzette di vai, secondo che anticamente costumavano i dottori di vestire; i staffieri che portavano le torce in gran numero erano scrivani, copisti e notai con libri e scritture in mano. Dopo questi sei veniva il carro, o vero trionfo dell'età e secol d'oro, fatto con bellissimo e ricchissimo artifizio, con molte figure di rilievo fatte da Baccio Bandinelli, e con bellissime pitture di mano del Puntormo, fra le quali di rilievo furono molto lodate le quattro virtù cardinali. Nel mezzo del carro surgeva una gran palla in forma d'apamondo, sopra la quale stava prostrato bocconi un uomo come morto, armato d'arme tutte ruginose, il quale avendo le schiene aperte e fesse, della fessura usciva un fanciullo tutto nudo e dorato, il quale rappresentava l'età dell'oro resurgente e la fine di quella del ferro, della quale egli usciva e rinasceva per la creazione di quel Pontefice. E questo medesimo significava il broncone secco, rimettente le nuove foglie, come che alcuni dicessero che la cosa del broncone alludeva a Lorenzo de' Medici, che fu duca d'Urbino. Non tacerò che il putto dorato, il quale era ragazzo d'un fornaio, per lo disagio che patì per guadagnare dieci scudi, poco appresso si morì. La canzone che si cantava da quella mascherata, secondo che si costuma, fu composizione del detto Iacopo Nardi, e la prima stanza diceva così: