Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Colui che dà le leggi alla natura,
e i varii stati, e secoli dispone,
d'ogni bene è cagione:
e il mal, quanto permette, al mondo dura:
onde questa figura,
contemplando, si vede
come con certo piede
l'un secol dopo l'altro al mondo viene
e muta il bene in male, e il male in bene.
Riportò dell'opere che fece in questa festa il Puntormo, oltre l'utile, tanta lode che forse pochi giovani della sua età n'ebbero mai altre tanta in quella città, onde, venendo poi esso papa Leone a Fiorenza, fu negl'apparati che si fecero molto adoperato, perciò che accompagnatosi con Baccio da Monte Lupo, scultore d'età, il quale fece un arco di legname in testa della via del Palagio dalle scalee di Badia, lo dipinse tutto di bellissime storie, le quali poi per la poca diligenza di chi n'ebbe cura, andarono male; solo ne rimase una nella qual Pallade accorda uno strumento in sulla lira d'Apollo, con bellissima grazia; dalla quale storia si può giudicare di quanta bontà e perfezzione fussero l'altre opere e figure. Avendo nel medesimo apparato avuto cura Ridolfo Ghirlandaio di acconciare e d'abbellire la sala del papa, che è congiunta al convento di Santa Maria Novella ed è antica residenza de' pontefici in quella città, stretto dal tempo, fu forzato a servirsi in alcune cose dell'altrui opera, per che, avendo l'altre stanze tutte adornate, diede cura a Iacopo Puntormo di fare nella cappella, dove aveva ogni mattina a udir messa Sua Santità, alcune pitture in fresco. Laonde, mettendo mano Iacopo all'opera vi fece un Dio Padre con molti putti et una Veronica che nel sudario aveva l'effigie di Gesù Cristo, la quale opera da Iacopo fatta in tanta strettezza di tempo, gli fu molto lodata.
Dipinse poi dietro all'Arcivescovo di Fiorenza, nella chiesa di San Ruffello, in una cappella, in fresco la Nostra Donna col Figliuolo in braccio in mezzo a San Michelagnolo e Santa Lucia e due altri Santi inginocchioni, e nel mezzo tondo della cappella un Dio Padre con alcuni Serafini intorno. Essendogli poi, secondo che aveva molto disiderato, stato allogato da maestro Iacopo frate de' Servi a dipignere una parte del cortile de' Servi, per esserne andato Andrea del Sarto in Francia e lasciato l'opere di quel cortile imperfette, si mise con molto studio a fare i cartoni, ma perciò che era male agiato di roba e gli bisognava, mentre studiava per acquistarsi onore, aver da vivere, fece sopra la porta dello spedale delle donne, dietro la chiesa dello spedal de' preti, fra la piazza di San Marco e via di San Gallo, dirimpetto a punto al muro delle suore di Santa Caterina da Siena, due figure di chiaro scuro bellissime: cioè Cristo in forma di pellegrino che aspetta alcune donne ospiti per alloggiarle, la quale opera fu meritamente molto in que' tempi et è ancora oggi dagl'uomini intendenti lodata. In questo medesimo tempo dipinse alcuni quadri e storiette a olio per i maestri di Zecca, nel carro della moneta che va ogni anno per S. Giovanni a processione; l'opera del qual carro fu di mano di Marco del Tasso. Et in sul poggio di Fiesole sopra la porta della Compagnia della Cecilia una Santa Cecilia colorita in fresco con alcune rose in mano, tanto belle, e tanto bene in quel luogo accomodata, che per quanto ell'è, delle buone opere che si possano vedere in fresco. Queste opere avendo veduto il già detto maestro Iacopo frate de' Servi et acceso maggiormente nel suo disiderio, pensò di fargli finire a ogni modo l'opera del detto cortile de' Servi, pensando che a concorrenza degl'altri maestri che vi avevano lavorato, dovesse fare in quello che restava a dipignersi qualche cosa straordinariamente bella. Iacopo, dunque, messovi mano, fece non meno per disiderio di gloria e d'onore, che di guadagno, la storia della visitazione della Madonna con maniera un poco più ariosa e desta che insino allora non era stato suo solito, la qual cosa accrebbe, oltre all'altre infinite bellezze, bontà all'opera infinitamente, perciò che le donne, i putti, i giovani et i vecchi sono fatti in fresco tanto morbidamente e con tanta unione di colorito, che è cosa maravigliosa; onde le carni d'un putto che siede in su certe scalee, anzi pur quelle insiememente di tutte l'altre figure, son tali, che non si possono in fresco far meglio né con più dolcezza, perché quest'opera, appresso l'altre che Iacopo avea fatto, diede certezza a gl'artefici della sua perfezzione, paragonandole con quelle d'Andrea del Sarto e del Francia Bigio. Diede Iacopo finita quest'opera l'anno 1516 e n'ebbe per pagamento scudi sedici e non più. Essendogli poi allogata da Francesco Pucci, se ben mi ricorda, la tavola d'una cappella che egli avea fatto fare in San Michele Bisdomini della via de' Servi, condusse Iacopo quell'opera con tanta bella maniera e con un colorito sì vivo, che par quasi impossibile a crederlo. In questa tavola la Nostra Donna che siede porge il putto Gesù a San Giuseppo, il quale ha una testa che ride con tanta vivacità e prontezza, che è uno stupore; è bellissimo similmente un putto fatto per San Giovanni Battista e due altri fanciulli nudi che tengono un padiglione; vi si vede ancora un San Giovanni Evangelista, bellissimo vecchio, et un San Francesco inginocchioni che è vivo, però che intrecciate le dita delle mani l'una con l'altra e stando intentissimo a contemplare con gl'occhi e con la mente fissi la Vergine et il figliuolo, par che spiri. Né è men bello il S. Iacopo che a canto agli altri si vede, onde non è maraviglia se questa è la più bella tavola che mai facesse questo rarissimo pittore.