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Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)

Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:

Nel 1550 presso l'editore Torrentino a Firenze uscì la prima edizione delle Vite de' più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani da Cimabue insino a' tempi nostri di Giorgio Vasari. Quest'opera, di vastissime dimensioni, costituisce ancora oggi un documento di fondamentale importanza per la storia dell'arte italiana dal Tre al Cinquecento. Servendosi del modello umanistico delle vite degli uomini illustri, Vasari si propone di mantenere viva la memoria delle opere d'arte, rimediando con la parola scritta alla loro inevitabile deperibilità fisica inventando un nuovo genere letterario, quello delle biografie di artisti. Le Vite costituiscono un ricchissimo catalogo di notizie, descrizioni, documenti degli artisti italiani, all'interno di una storia delle arti figurative ricostruita dall'autore con notevole coscienza critica.
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Giovanmaria Benintendi, avendo quasi ne' medesimi tempi adorna una sua anticamera di molti quadri di mano di diversi valentuomini, si fece fare dopo l'opera del Borgherini, da Iacopo Puntormo, stimolato dal sentirlo infinitamente lodare, in un quadro l'adorazione de' Magi che andarono a Cristo in Betelem. Nella quale opera, avendo Iacopo messo molto studio e diligenza, riuscì nelle teste et in tutte l'altre parti varia, bella e d'ogni lode dignissima. E dopo fece a Messer Goro da Pistoia, allora segretario de' Medici, in un quadro la testa del Magnifico Cosimo vecchio de' Medici dalle ginocchia in su, che è veramente lodevole, e questa è oggi nelle case di Messer Ottaviano de' Medici nelle mani di Messer Alessandro suo figliuolo, giovane, oltre la nobiltà e chiarezza del sangue, di santissimi costumi, letterato e degno figliuolo del Magnifico Ottaviano e di madonna Francesca, figliuola di Iacopo Salviati e zia materna del signor duca Cosimo. Mediante quest'opera, e particolarmente questa testa di Cosimo, fatto il Puntormo amico di Messer Ottaviano, avendosi a dipignere al Poggio a Caiano la sala grande, gli furono date a dipignere le due teste, dove sono gl'occhi che danno lume - cioè le finestre - dalla volta infino al pavimento; per che Iacopo, disiderando più del solito farsi onore, sì per rispetto del luogo e sì per la concorrenza degl'altri pittori che vi lavoravano, si mise con tanta diligenza a studiare, che fu troppa; perciò che guastando e rifacendo oggi quello che avea fatto ieri, si travagliava di maniera il cervello, che era una compassione, ma tuttavia andava sempre facendo nuovi trovati con onor suo e bellezza dell'opera. Onde, avendo a fare un Vertunno con i suoi agricultori, fece un villano che siede con un pennato in mano, tanto bello e ben fatto, che è cosa rarissima, come anco sono certi putti che vi sono, oltre ogni credenza vivi e naturali. Dall'altra banda, facendo Pomona e Diana con altre dee, le aviluppò di panni forse troppo pienamente, nondimeno tutta l'opera è bella e molto lodata. Ma mentre che si lavorava quest'opera, venendo a morte Leone, così rimase questa imperfetta, come molte altre simili a Roma, a Firenze, a Loreto et in altri luoghi; anzi povero il mondo e senza il vero mecenate degl'uomini virtuosi.

Tornato Iacopo a Firenze, fece in un quadro a sedere Santo Agostino vescovo che dà la benedizione, con due putti nudi che volano per aria molto belli, il qual quadro è nella piccola chiesa delle suore di San Clemente in via di San Gallo, sopra un altare. Diede similmente fine a un quadro d'una pietà con certi Angeli nudi, che fu molto bell'opera e carissima a certi mercanti Raugei, per i quali egli la fece. Ma sopra tutto vi era un bellissimo paese, tolto per la maggior parte da una stampa d'Alberto Duro. Fece similmente un quadro di Nostra Donna col Figliuolo in collo e con alcuni putti intorno, la quale è oggi in casa d'Alessandro Neroni, et un altro simile, cioè d'una Madonna, ma diversa dalla sopra detta e d'altra maniera, ne fece a certi spagnuoli, il quale quadro essendo a vendersi a un rigattiere di lì a molti anni lo fece il Bronzino comperare a Messer Bartolomeo Panciatichi. L'anno poi 1522 essendo in Firenze un poco di peste e però partendosi molti per fuggire quel morbo contagiosissimo e salvarsi, si porse occasione a Iacopo d'alontanarsi alquanto e fuggire la città; per che, avendo un priore della Certosa, luogo stato edificato dagl'Acciaiuoli fuor di Firenze tre miglia, a far fare alcune pitture a fresco ne' canti d'un bellissimo e grandissimo chiostro che circonda un prato, gli fu messo per le mani Iacopo, per che, avendolo fatto ricercare et egli avendo molto volentieri in quel tempo accettata l'opera, se n'andò a Certosa menando seco il Bronzino solamente. E gustato quel modo di vivere, quella quiete, quel silenzio e quella solitudine (tutte cose secondo il genio e natura di Iacopo) pensò con quella occasione fare nelle cose dell'arti uno sforzo di studio e mostrare al mondo avere acquistato maggior perfezione e variata maniera da quelle cose che avea fatto prima. Et essendo non molto inanzi dell'Alemagna venuto a Firenze un gran numero di carte stampate e molto sottilmente state intagliate col bulino da Alberto Duro, eccellentissimo pittore tedesco e raro intagliatore di stampe in rame e legno, e fra l'altre molte storie grandi e piccole della Passione di Gesù Cristo, nelle quali era tutta quella perfezzione e bontà nell'intaglio di bulino, che è possibile far mai, per bellezza, varietà d'abiti et invenzione, pensò Iacopo, avendo a fare ne' canti di que' chiostri istorie della Passione del Salvatore, di servirsi dell'invenzioni sopra dette d'Alberto Duro, con ferma credenza d'avere non solo a sodisfare a se stesso, ma alla maggior parte degl'artefici di Firenze, i quali tutti a una voce, di comune giudizio e consenso, predicavano la bellezza di queste stampe e l'eccellenza d'Alberto. Messosi dunque Iacopo a imitare quella maniera, cercando dare alle figure sue, nell'aria delle teste, quella prontezza e varietà che avea dato loro Alberto, la prese tanto gagliardamente, che la vaghezza della sua prima maniera, la quale gli era stata data dalla natura tutta piena di dolcezza e di grazia, venne alterata da quel nuovo studio e fatica e cotanto offesa dall'accidente di quella tedesca, che non si conosce in tutte quest'opere, come che tutte sien belle, se non poco di quel buono e grazia che egli aveva insino allora dato a tutte le sue figure. Fece dunque all'entrare del chiostro in un canto Cristo nell'orto, fingendo l'oscurità della notte illuminata dal lume della luna tanto bene, che par quasi di giorno; e mentre Cristo ora, poco lontano si stanno dormendo Pietro, Iacopo e Giovanni, fatti di maniera tanto simile a quella del Duro, che è una maraviglia; non lungi è Giuda che conduce i giudei, di viso così strano anch'egli, sì come sono le cere di tutti que' soldati fatti alla tedesca, con arie stravaganti, ch'elle muovono a compassione chi le mira della semplicità di quell'uomo che cercò con tanta pacienza e fatica di sapere quello che dagl'altri si fugge e si cerca di perdere per lasciar quella maniera che di bontà avanzata tutte l'altre e piaceva ad ognuno infinitamente. Or non sapeva il Puntormo che i tedeschi e' fiaminghi vengono in queste parti per imparare la maniera italiana che egli con tanta fatica cercò, come cattiva, d'abandonare? A lato a questa, nella quale è Cristo menato dai giudei inanzi a Pilato, dipinse nel Salvatore tutta quell'umiltà che veramente si può immaginare nella stessa innocenza tradita dagl'uomini malvagi, e nella moglie di Pilato la compassione e temenza che hanno di se stessi coloro che temono il giudizio divino; la qual donna, mentre raccomanda la causa di Cristo al marito, contempla lui nel volto con pietosa maraviglia. Intorno a Pilato sono alcuni soldati tanto propriamente nell'arie de' volti e negl'abiti tedeschi, che chi non sapesse di cui mano fusse quell'opera, la crederebbe veramente fatta da oltramontani. Bene è vero che nel lontano di questa storia è un coppieri di Pilato, il quale scende certe scale con un bacino et un bocale in mano, portando da lavarsi le mani al padrone, è bellissimo e vivo, avendo in sé un certo che della vecchia maniera di Iacopo. Avendo a far poi in uno degl'altri cantoni la ressurrezione di Cristo, venne capriccio a Iacopo, come quello che non avendo fermezza nel cervello andava sempre nuove cose ghiribizzando, di mutar colorito, e così fece quell'opera d'un colorito in fresco tanto dolce e tanto buono, che se egli avesse con altra maniera che con quella medesima tedesca condotta quell'opera, ella sarebbe stata certamente bellissima, vedendosi nelle teste di que' soldati, quasi morti e pieni di sonno in varie attitudini, tanta bontà, che non pare che sia possibile far meglio. Seguitando poi in uno degl'altri canti le storie della Passione, fece Cristo che va con la croce in spalla al monte Calvario e dietro a lui il popolo di Gierusalem che l'accompagna, et innanzi sono i due ladroni ignudi, in mezzo ai ministri della giustizia, che sono parte a piedi e parte a cavallo, con le scale, col titolo della croce, con martelli, chiodi, funi et altri sì fatti instrumenti; et al sommo, dietro a un monticello, è la Nostra Donna con le Marie che piangendo aspettano Cristo, il quale essendo in terra cascato nel mezzo della storia, ha intorno molti giudei che lo percuotono, mentre Veronica gli porge il sudario accompagnata da alcune femine vecchie e giovani, piangenti lo strazio che far veggiono del Salvatore. Questa storia, o fusse perché ne fusse avertito dagl'amici, o vero che pure una volta si accorgesse Iacopo, benché tardi, del danno che alla sua dolce maniera avea fatto lo studio della tedesca, riuscì molto migliore che l'altre fatte nel medesimo luogo. Conciò sia che certi giudei nudi et alcune teste di vecchi sono tanto ben condotte a fresco, che non si può far più; se bene nel tutto si vede sempre servata la detta maniera tedesca.

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