Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
IL FINE DELLA VITA DI IACOPO DA PUNTORMO, PITTOR FIORENTINO
VITA DI SIMONE MOSCA SCULTORE ET ARCHITETTO
Dagli scultori antichi greci e romani in qua, niuno intagliatore moderno ha paragonato l'opere belle e difficili che essi feciono nelle base, capitegli, fregiature, cornici, festoni, trofei, maschere, candellieri, uccelli, grottesche o altro corniciame intagliato, salvo che Simone Mosca da Settignano, il quale ne' tempi nostri ha operato in questa sorte di lavori talmente, che egli ha fatto conoscere con l'ingegno e virtù sua che la diligenza, e studio degl'intagliatori moderni, stati innanzi a lui, non aveva insino a lui saputo imitare il buono dei detti antichi, né preso il buon modo negl'intagli. Conciò sia che l'opere loro tengono del secco et il girare de' loro fogliami dello spinoso e del crudo, là dove gli ha fatti egli con gagliardezza et abondanti e ricchi di nuovi andari con foglie in varie maniere intagliate, con belle intaccature e con i più bei semi, fiori e vilucchi che si possano vedere, senza gl'uccegli che in fra i festoni e fogliame ha saputo graziosamente in varie guise intagliare. In tanto che si può dire che Simone solo (sia detto con pace degl'altri) abbia saputo cavar del marmo quella durezza che suol dar l'arte spesse volte alle sculture, e ridotte le sue cose con l'oprare dello scarpello a tal termine, ch'elle paiono palpabili e vere; et il medesimo si dice delle cornici et altri somiglianti lavori da lui condotti con bellissima grazia e giudizio. Costui avendo nella sua fanciullezza atteso al disegno con molto frutto e poi fattosi pratico nell'intagliare, fu da maestro Antonio da San Gallo, il quale conobbe l'ingegno e buono spirito di lui, condotto a Roma, dove e' gli fece fare, per le prime opere, alcuni capitegli e base e qualche fregio di fogliami, per la chiesa di San Giovanni de' Fiorentini, et alcuni lavori per lo palazzo d'Alessandro, primo cardinal Farnese. Attendendo in tanto Simone, e massimamente i giorni delle feste e quando poteva rubar tempo, a disegnare le cose antiche di quella città, non passò molto che disegnava e faceva piante con più grazia e nettezza che non faceva Antonio stesso; di maniera che, datosi tutto a studiare disegnando i fogliami della maniera antica et a girare gagliardo le foglie et a traforare le cose per condurle a perfezzione, togliendo dalle cose migliori il migliore, e da chi una cosa e da chi un'altra, fece in pochi anni una bella composizione di maniera e tanto universale, che faceva poi bene ogni cosa et insieme e da per sé, come si vede in alcun'armi che dovevano andare nella detta chiesa di San Giovanni in strada Giulia. In una delle quali armi facendo un giglio grande, antica insegna del comune di Firenze, gli fece addosso alcuni girari di foglie con vilucchi e semi così ben fatti, che fece stupefare ognuno. Né passò molto che, guidando Antonio da San Gallo per Messer Agnolo Cesis l'ornamento di marmo d'una cappella e sepoltura di lui e di sua famiglia, che fu murata poi l'anno 1550 nella chiesa di Santa Maria della Pace, fece fare parte d'alcuni pilastri e zoccoli pieni di fregiature che andavano in quell'opera a Simone, il quale gli condusse sì bene e sì begli, che senza ch'io dica quali sono, si fanno conoscere alla grazia e perfezzione loro in fra gl'altri. Né è possibile veder più belli e capricciosi altari da fare sacrifizii all'usanza antica di quelli che costui fece nel basamento di quell'opera. Dopo, il medesimo San Gallo, che facea condurre nel chiostro di San Pietro in Vincola la bocca di quel pozzo, fece fare al Mosca le sponde con alcuni mascheroni bellissimi. Non molto dopo, essendo una state tornato a Firenze et avendo buon nome fra gl'artefici, Baccio Bandinelli che faceva l'Orfeo di marmo, che fu posto nel cortile del palazzo de' Medici, fatta condurre la basa di quell'opera da Benedetto da Rovezzano, fece condurre a Simone i festoni et altri intagli bellissimi che vi sono, ancor che un festone vi sia imperfetto e solamente gradinato. Avendo poi fatto molte cose di macigno, delle quali non accade far memoria, disegnava tornare a Roma, ma seguendo in quel mentre il Sacco non andò altrimenti, ma preso donna, si stava a Firenze con poche faccende, perché, avendo bisogno d'aiutare la famiglia e non avendo entrate, si andava trattenendo con ogni cosa. Capitando adunque in que' giorni a Fiorenza Pietro di Subisso, maestro di scarpello aretino, il quale teneva di continuo sotto di sé buon numero di lavoranti, però che tutte le fabriche d'Arezzo passavano per le sue mani, condusse fra molti altri Simone in Arezzo, dove gli diede a fare per la casa degl'eredi di Pellegrino da Fossombrone, cittadino aretino, la qual casa avea già fatta fare Messer Piero Geri, astrologo eccellente, col disegno d'Andrea Sansovino, e dai nepoti era stata venduta, per una sala un camino di macigno et un acquaio di non molta spesa. Messovi dunque mano e cominciato Simone il cammino lo pose sopra due pilastri, facendo due nicchie nella grossezza di verso il fuoco e mettendo sopra i detti pilastri architrave, fregio e cornicione et un frontone di sopra con festoni e con l'arme di quella famiglia. E così continuando, lo condusse con tanti e sì diversi intagli e sottile magistero, che ancor che quell'opera fusse di macigno, diventò nelle sue mani più bella che se fusse di marmo e più stupenda, il che gli venne anco fatto più agevolmente, però che quella pietra non è tanto dura quanto il marmo e più tosto renosiccia che no. Mettendo dunque in questo lavoro un'estrema diligenza, condusse ne' pilastri alcuni trofei, di mezzo tondo e basso rilievo, più belli e più bizzarri che si possano fare; con celate, calzari, targhe, turcassi et altre diverse armadure; vi fece similmente maschere, mostri marini et altre graziose fantasie, tutte in modo ritratte e traforate, che paiono d'argento. Il fregio poi, che è fra l'architrave et il cornicione, fece con un bellissimo girare di fogliami, tutto traforato e pien d'uccelli, tanto ben fatti, che paiano in aria volanti, onde è cosa maravigliosa vedere le piccole gambe di quelli, non maggiori del naturale, essere tutte tonde e staccate dalla pietra, in modo che pare impossibile. E nel vero, quest'opera pare più tosto miracolo che artifizio. Vi fece oltre ciò in un festone alcune foglie e frutte, così spiccate e fatte con tanta diligenza sottili, che vincono in un certo modo le naturali. Il fine poi di quest'opera sono alcune mascherone e candellieri veramente bellissimi; e se bene non dovea Simone in un'opera simile mettere tanto studio, dovendone essere scarsamente pagato da coloro che molto non potevano, nondimeno, tirato dall'amore che portava all'arte e dal piacere che si ha in bene operando, volle così fare; ma non fece già il medesimo nell'acquaio de' medesimi, però che lo fece assai bello, ma ordinario.