Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Научная фантастика » Scacco al tempo [The Sinful Ones - it]
Scacco al tempo [The Sinful Ones - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Scacco al tempo [The Sinful Ones - it]

Электронная книга - «Scacco al tempo [The Sinful Ones - it]». Краткое содержание книги:

Carr Mackay ha un lavoro tranquillo, una fidanzata che lo spinge a far carriera e una vita tutto sommato ben pianificata. Ma ecco che un giorno conosce una strana ragazza, bella e alquanto terrorizzata, e da quel momento la sua vita scivola lungo binari diversi. Scopre di possedere un oscuro potere che il mondo attorno a lui sembra aver perduto, e soprattutto si rende conto che il tempo non è uguale per tutti. O meglio, che non tutti sono obbligati a rispettare la sceneggiatura cosmica imposta silenziosamente al genere umano dall’ordine delle cose. Da quel giorno la vita cambia per Carr Mackay, in modo radicale e spaventoso, poiché fra i pupazzi che tutt’intorno continuano la loro recita si nascondono altri ribelli niente affatto amichevoli…
1 ... 32 33 34 35 36 37 38 39 40 ... 55
Перейти на страницу:

Viste dalla strada, le finestre vivacemente illuminate del vasto appartamento al terzo piano parevano il ponte in festa d’un transatlantico di medie dimensioni che stesse solcando la notte. C’erano perfino le ventate di musica che volteggiavano fino in basso…

C’era parecchio movimento nella strada. Un altro tassi si arrestò dietro al loro. Un fattorino con una scatola di cellophane comparve dalla direzione opposta e infilò il vialetto che dava accesso all’edificio. Un grosso cane nero, tenuto al guinzaglio da una donna in pelliccia, si avvicinò e si mise a fiutare Carr, che provò un anormale accesso di paura. Lui e Marcia si affrettarono lungo il vialetto. Carr tenne aperta la porta per lei e per la coppia che era scesa dal secondo tassi. L’uomo lo ringraziò con un leggero inchino. La ragazza, che aveva una delicata carnagione britannica delicatamente imporporata, sfiorò la mano di Marcia e si misero a chiacchierare.

Mentre Carr seguiva con lo sguardo le loro calze piacevolmente colme su per la scalinata coperta da un tappeto grigio, cercò di pensare a qualcosa da dire all’altro uomo. Ma, invece, si trovò a chiedersi cosa sarebbe successo se avesse avuto un altro attacco di amnesia. Era una possibilità che prima non gli si era affacciata alla mente con tanta forza, ma che adesso lo ossessionava.

Un attacco di amnesia assomigliava più a uno svenimento o a un colpo di sonno. Sareste riusciti a tenerlo lontano finché ci pensavate? C’era da presumere che qualunque cosa potesse causarlo. Malgrado tutto… lui doveva veramente vedere uno psichiatra.

Una stridula risata di saluto giunse dall’alto della scala. Carr alzò lo sguardo e vide Kathy Pendleton che si sporgeva dal pianerottolo come una bambola grassa dal volto coperto di minuscole crepe. Un fantastico fiore verde le penzolava dalla mano.

— Guardate cos’ha mandato Hugo! — gli gridò. — Non può venire. Trattenuto al consolato. — Agitò l’orchidea in direzione di Marcia e della ragazza inglese. Mie care, avete un aspetto splendido. Venite con me. — Porse la scatola di cellophane al fattorino. — Nessuna risposta, grazie. — Poi, in fretta, rivolta a Carr e all’altro uomo con una smorfia gioviale: — Mona vi farà strada — e riattraversando la porta rivelò una cameriera negra dal volto aguzzo che fino a un attimo prima aveva eclissato con la sua mole.

Entrando, Carr constatò che effettivamente l’appartamento dei Pendleton aveva la disposizione d’un transatlantico. Stanze che si aprivano su entrambi i lati di due corridoi centrali paralleli. La grande veranda in ombra, con le porte scure visibili al di là delle coppie danzanti, avrebbe potuto rappresentare il ponte. Poi veniva l’immenso soggiorno, ovvero il salone principale. E poi ancora un piccolo studio dall’aspetto arcigno con grandi ritratti scuri alle pareti: la cabina del capitano. Poi ancora una biblioteca: il secondo salone. E per finire i lussuosi locali per le cerimonie. La sala da pranzo e la cambusa si trovavano presumibilmente a poppa.

La cameriera, un indigena delle Indie Occidentali, mostrò a Carr un letto stracolmo di cappotti e di cappelli ai quali lui aggiunse i propri. Tornato in corridoio vide Marcia indaffarata a parlare con un ometto che indossava una camicia bianca floscia sotto lo smoking. Carr si arrestò di colpo, avvertendo un gelo inquietante che saliva dentro di lui.

L’ometto aveva assunto una posizione estremamente rilassata, con le braccia penzoloni mentre i suoi lineamenti sottili erano stanchi e afflosciati. Ma quell’aspetto era ingannevole. Aveva un tic. Tutte le volte che i muscoli della sua guancia entravano in convulsione, i suoi occhi cerchiati di scuro lanciavano un’occhiata critica, penetrante, e le sue dita si arricciavano. Era come se fosse in agguato dietro una tenda che lievi sbuffi di vento continuavano a scostare.

Marcia sollevò le sopracciglia in direzione di Carr. Lui le si avvicinò rassegnato, sapendo che quello doveva essere Keaton Fisher.

Ma la presentazione non era ancora conclusa — gli occhi cerchiati avevano appena cominciato a raggelare Carr, le dita flaccide non avevano ancora completato una stretta di mano che assomigliava più che altro al tentativo di contare i battiti del polso da parte di un medico (e d’un tratto il tic rese spasmodica la stretta) — quando Kathy Pendleton, che stava applicando con uno spillone l’orchidea verde a una testarossa che era sul punto di protestare, li interruppe: — Oh, signor Fisher, ho promesso di presentarvi ai Wenzel. Voi ci scuserete certamente…

Marcia a sua volta sfiorò il braccio di Carr: — A più tardi. — E si allontanò a rapidi passi.

Rimasto solo e momentaneamente sollevato, Carr si servì un cocktail, e si lasciò andare alla deriva fino alla biblioteca, dove erano in corso un certo numero di animate discussioni. Carr riconobbe parecchie persone, ma esitò a decidere a quale gruppo unirsi, e le conversazioni procedevano talmente in fretta che le sue intelligenti osservazioni arrivavano sempre in ritardo. Si sentiva come una ragazza impacciata che stesse raccogliendo il coraggio per il momento in cui avrebbe dovuto cominciare a saltare la corda.

La sua inquietudine stava raggiungendo rapidamente un apice in cui avrebbe potuto sbottar fuori con un qualunque tipo di osservazione soltanto per farsi notare, quando Marcia arrivò e gli annunciò che voleva ballare.

Non appena Carr le ebbe messo un braccio intorno alla vita, si rese conto che lei era l’unica persona con la quale poteva parlare.

Gli altri suoi impulsi erano stati soltanto un camuffamento. Perché mai, dal momento che qualcosa di fantasticamente strano e terrificante gli era accaduto, doveva sprecar tempo e pensieri con quel branco d’individui chiassosi? D’un tratto gli venne in mente che la cosa più naturale sarebbe stata parlare a Marcia dei suoi misteriosi attacchi di amnesia. Cos’era mai l’amore se non veniva condiviso? Quando passarono davanti alle raggianti facce brune dei musicisti era pronto a dirle tutto.

— È bene che Kathy si sia intromessa — gli bisbigliò rapidamente Marcia a bassa voce. — Quello non era il momento giusto per la tua conversazione con Keaton. Ho parlato con lui e ho organizzato tutto.

Carr annuì. — Marcia… — cominciò a dire con difficoltà.

— Adesso ascoltami attentamente, Carr — l’interruppe Marcia. — Tra circa dieci minuti Keaton lascerà la biblioteca e andrà nello studio. Farò in modo che sia solo. Non perderlo di vista e assicurati di non essere impegnato con qualcuno. Qualche istante dopo, seguilo.

— D’accordo — disse — Ma prima Marcia, c’è qualcosa…

La musica terminò con un ghirigoro sui toni acuti. Marcia gli diede una piccola spinta. — Adesso corri a tener d’occhio Keaton — gli disse. — Oh ciao, Guy… — e l’attimo successivo gli aveva girato la schiena e stava parlando con lo stempiato e allampanato signor Pendleton.

Avvilito, Carr tornò in biblioteca. Di passaggio, si prese un altro cocktail. Le discussioni stavano ancora marciando a pieno ritmo. Adesso Keaton Fisher dominava una di queste, sincronizzando le sue argomentazioni con il tic.

Carr vagò da un gruppo all’altro, sempre tenendosene ai bordi, sorridendo e approvando con un cenno del capo alcune delle osservazioni che venivano fatte, ma in apparenza solo quel tanto che bastava per farsi accettare senza essere veramente notato. Tutti parevano aver concluso che lui era un tipo solitario che voleva soltanto andarsene in giro centellinando un drink. Divenne conscio di un muro sempre più alto fra lui e gli altri. Un muro di vetro, forse, poiché gli pareva di non poter più sentire tanto bene ciò che veniva detto: ne sentiva solo il ronzio.

Proprio allora notò Keaton Fisher che si eclissava nel corridoio. Come per magia la sua ansia scomparve e sentì tornargli il controllo di sé. Proprio come poco prima si era sentito colmare di sollievo all’allontanarsi di Keaton Fisher, adesso si sentiva pazzo di gioia alla prospettiva di tornare da lui: qualunque cosa, purché gli venisse data la possibilità di fare qualcosa di preciso.

1 ... 32 33 34 35 36 37 38 39 40 ... 55
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)