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Scacco al tempo [The Sinful Ones - it]

Электронная книга - «Scacco al tempo [The Sinful Ones - it]». Краткое содержание книги:

Carr Mackay ha un lavoro tranquillo, una fidanzata che lo spinge a far carriera e una vita tutto sommato ben pianificata. Ma ecco che un giorno conosce una strana ragazza, bella e alquanto terrorizzata, e da quel momento la sua vita scivola lungo binari diversi. Scopre di possedere un oscuro potere che il mondo attorno a lui sembra aver perduto, e soprattutto si rende conto che il tempo non è uguale per tutti. O meglio, che non tutti sono obbligati a rispettare la sceneggiatura cosmica imposta silenziosamente al genere umano dall’ordine delle cose. Da quel giorno la vita cambia per Carr Mackay, in modo radicale e spaventoso, poiché fra i pupazzi che tutt’intorno continuano la loro recita si nascondono altri ribelli niente affatto amichevoli…
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Com’era strana la cosa. Ciò che lei aveva fatto al Goldie’s Casablanca non era stato esibirsi, ma nascondersi da loro. Aveva assunto una colorazione protettiva. Carr si sentiva sicuro che Jane si era rivelata veramente a lui e a lui soltanto. Ed era questa rivelazione che adesso lo stuzzicava, lo provocava.

Sì era tolta il soprabito e la camicetta. D’un tratto, quasi con innocenza, anche la sottoveste, ultima barriera fra loro, cadde. Quella era la vera Jane. La Jane tentatrice. Deliziosa, rosa con le sue piccole mammelle dai grossi capezzoli, le grandi areole, e avorio nell’area rasata del suo triangolo di Venere. Assaporò prima con le mani quella palpitante carne curvilinea, poi con le labbra avide. Man mano che il desiderio sprizzava caldo dentro di lui, in risposta cresceva anche in lei. Jane gli cedette completamente una liscia porzione di lei dopo l’altra (davvero così liscia!), eppure non fu soltanto un cedere ma anche un prendere. Abbeverandosi a lui come lui si abbeverava a lei. Dapprima con lentezza, sensualmente. Poi con velocità sempre crescente, fino a quando il loro fu il rapido e bruciante palpito dell’apice amoroso, culminante in un’estasi cocente al di là di qualunque cosa avessero entrambi provato finora… per poi diminuire, diminuire proprio come l’onda crestata di schiuma s’infrange e diminuisce, soltanto per rinnovarsi e levarsi in un nuovo picco di beatitudine.

Quando si svegliò, Carr si trovò a constatare di non essersi mai sentito più deliziosamente sobrio durante tutta la sua vita, pur concedendo che la realtà avrebbe potuto cambiare un po’ se avesse fatto un movimento improvviso. Dal punto in cui si trovava poteva vedere Jane allo specchio. Si era buttata addosso una vestaglia e stava preparando un cocktail per loro. Un rubinetto gorgogliò per un attimo. Poi lei tornò indietro e lui si girò, sollevandosi su un gomito.

— Ecco — gli disse lei, porgendogli un bicchiere.

Carr rise. — Non sono sicuro dell’effetto che avrà su di me. La mia mente è in una situazione delicata.

— Solo un pochino — lo sollecitò lei. — Alla nostra salute.

— Alla nostra salute. — Fecero tintinnare i bicchieri. Seguendo l’esempio di Jane, lui vuotò il suo. Jane si sedette sul letto e lo guardò.

— Ciao tesoro — le disse lui.

— Ciao.

— Ti senti bene?

— Meravigliosamente.

— Non c’è niente che ti preoccupa?

— Certamente no. Cosa te lo fa chiedere?

— Non so. Mi sembri triste, in un certo senso.

Lei sorrise dolcemente. — Non è forse giusto che l’amore ti rattristi?

— Suppongo di sì, in un certo senso.

— Ti rende triste perché quando hai amato sei vuoto e la tua guardia è abbassata. E sei un po’ spaventato perché proprio là, davanti a te, c’è colui che ami, così tenero e così facilmente vulnerabile… perché anche la sua guardia è abbassata.

— Ma poi la gioia dovrebbe seguire alla tristezza, prima ancora di aver la possibilità di ricominciare. — Le toccò il braccio, le tirò con delicatezza la vestaglia, ma lei continuò a sorridergli e dopo un po’ lui tolse la mano.

— Sei sicura di non essere preoccupata di niente? — le chiese lui.

— Oh tesoro — e parve a Carr che le lacrime le affiorassero negli occhi facendoli luccicare — questa è la notte più felice della mia vita. Qualunque cosa accada, voglio che tu sappia che ti amo… ti amo nel modo più completo e assoluto.

Lui si sollevò a metà. — Non succederà niente.

— Certo che no. Ma volevo che tu lo sapessi.

— Oh sicuro. — Si sollevò ancora di più così da guardarla. — Ma adesso che hai parlato di ciò che ci accadrà, io… noi…

La sua voce ebbe un tremito, incerta. Gli parve che una nebbia scura avesse invaso la stanza. Si sfregò gli occhi. Quando scostò la mano, la stanza ondeggiava.

— Non sapevo di essere così ubriaco — mormorò. — Non avrei mai creduto che un solo bicchierino in più…

Gettò una rapida occhiata a Jane. Non si era mossa. Pareva ancora sorridere, con molta tenerezza, quasi con pietà. Girò la testa, stranamente pesante, verso il comodino accanto al letto. Con uno sforzo mise a fuoco la confusa chiazza marrone. La superficie del comodino era vuota.

— Le polverine! — disse ed ebbe difficoltà ad articolare le parole. — Le hai sciolte nel mio bicchiere?

Lei non rispose.

— Maledizione a te — farfugliò spingendosi verso l’immagine indistinta di lei. — Devi…

Sentì le mani di Jane sulle spalle che lo spingevano indietro.

— Starai bene. Hai soltanto bisogno di un po’ di sonno. — La sua voce pareva provenire dal soffitto. Cercò di lottare contro di lei, ma non riuscì neppure a sollevare le mani. L’oscurità stava guadagnando rapidamente terreno.

— No, non starò bene — protestò. — Jane… per favore…

— Soltanto un po’ di riposo.

— Non mi dimenticherò di te — gracidò infelice. — Non mi dimen… non…

Jane si era chinata su di lui. Per qualche istante la sua visione si schiarì e scorse il suo volto rigato di lacrime, e il suo collo bianco, la vestaglia aperta e il suo seno. Poi l’oscurità si strinse intorno a lei e si chiuse come il diaframma di una macchina fotografica.

9

Carr Mackay sfregò il viso sul cuscino, rotolò sull’altro lato, socchiuse appena gli occhi e fissò con una smorfia la stretta striscia luminosa che filtrava da sotto le tapparelle.

Aspettò con impazienza che la sveglia smettesse di suonare. Quando finalmente l’ultimo trillo si esaurì, la sua mente tornò a tuffarsi avida dentro il corpo e si smarrì in innumerevoli vaghe consapevolezze di peso e di tensione muscolare: piccoli piaceri dolorosi.

Poi, quando gli parve che inesorabilmente sarebbe ripiombato nel sonno, balzò fuori impetuosamente dal letto, infilò i piedi nelle pantofole, andò alla finestra, sollevò le tapparelle e guardò in strada, annusò l’aria con un raschiamento di catarro in gola e andò nel bagno.

Un ampio asciugamano, intriso d’acqua il più possibile bollente, strizzato e premuto contro il mento e le guance, suscitò in lui il primo sorriso del mattino; anche la schiuma da barba ebbe un piacevole effetto. Se la distribuì pensoso sul viso, cercando di ottenere uno strato spesso e uniforme come di crema su di una torta di meringhe.

Quand’ebbe completato quel lavoro con sua soddisfazione, prese il rasoio di sicurezza, lo sbirciò per assicurarsi che fosse pulito, avvitò il manico fin quando la lametta non ebbe la giusta tensione e si guardò allo specchio. Le sue narici si contrassero con amichevole disgusto.

— Sei uno sciocco Carr Mackay — si disse gentilmente mentre si passava il rasoio lungo la mascella. — Trentanove anni e fai l’intervistatore in un’agenzia di collocamento. È la misura delle tue capacità in questo mondo prosaico! — Terminò la guancia con piccole, rapide rifiniture, tenne la lama sotto il rubinetto dell’acqua calda, poi cominciò l’altra guancia. La prima, ampia passata, era anche la più soddisfacente, come spalare la neve. — Oh, ma il tuo lavoro è soltanto un gradino, no? Ne farai di strada a partire da qui. Fra un mese, diciamo, sarai Mackay della Fisher e Mackay, consulenti editoriali, un piccolo pezzo grosso, no? — Stringendo il labbro superiore fra i denti, si cacciò il rasoio sotto il naso e lo mosse con massima cautela verso il basso.

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