Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Furono i sopra detti modelli portati da Baccio a Monte Cavallo a Sant'Agata, al giardino del cardinale Ridolfi, dove sua signoria dava desinare a Cibo et a Salviati et a Messer Baldassarre da Pescia, ritirati quivi insieme per dar fine a quanto bisognava per le sepolture. Mentre addunque che erano a tavola, giunse il Solosmeo scultore, persona ardita e piacevole, e che diceva male d'ognuno volentieri et era poco amico di Baccio. Fu fatto l'imbasciata a que' signori che il Solosmeo chiedeva d'entrare, Ridolfi disse che gli si aprisse e volto a Baccio: "Io voglio", disse, "che noi sentiamo ciò che dice il Solosmeo dell'allogagione di queste sepolture; alza Baccio quella portiera e stavvi sotto". Subito ubbidì Baccio, et arrivato il Solosmeo e fattogli dare da bere, entrorono dipoi nelle sepolture allogate a Baccio, dove il Solosmeo riprendendo i cardinali che male l'avevano allogate, seguitò dicendo ogni male di Baccio, tassandolo d'ignoranza nell'arte e d'avarizia e d'arroganza, et a molti particulari venendo de' biasimi suoi. Non poté Baccio, che stava nascosto dietro alla portiera, sofferir tanto che 'l Solosmeo finisse, et uscito fuori in còllora e con mal viso, disse al Solosmeo: "Che t'ho io fatto, che tu parli di me con sì poco rispetto?". Ammutolì all'apparire di Baccio il Solosmeo e volto a Ridolfi disse: "Che baie son queste, monsignore? Io non voglio più pratica di preti", et andossi con Dio. Ma i cardinali ebbero da ridere assai dell'uno e dell'altro, dove Salviati disse a Baccio: "Tu senti il giudicio degli uomini dell'arte; fa tu con l'operar tuo sì che tu gli faccia dire le bugie". Cominciò poi Baccio l'opera delle statue e delle storie, ma già non riuscirono i fatti secondo le promesse e l'obbligo suo con que' papi, perché nelle figure e nelle storie usò poca diligenza e mal finite le lasciò e con molti difetti, sollecitando più il riscuotere l'argento che il lavorare il marmo. Ma poiché que' signori s'avveddono del procedere di Baccio, pentendosi di quel che avevano fatto, essendo rimasti due pezzi di marmi maggiori delle due statue che mancavano a farsi, una di Leone a sedere e l'altra di Clemente, pregandolo che si portasse meglio, ordinorono che le finisse; ma avendo Baccio levata già tutta la somma de' danari, fece pratica con Messer Giovambattista da Ricasoli, vescovo di Cortona, il quale era in Roma per negozii del duca Cosimo, di partirsi di Roma per andare a Firenze a servire il duca Cosimo nelle fonte di Castello sua villa, e nella sepoltura del signor Giovanni suo padre. Il duca avendo risposto che Baccio venisse, egli se n'andò a Firenze lasciando senza dir altro l'opera delle sepolture imperfetta e le statue in mano di due garzoni. I cardinali vedendo questo feciono allogagione di quelle due statue de' papi che erano rimaste a due scultori: l'uno fu Raffaello da Montelupo, che ebbe la statua di papa Leone, l'altro Giovanni di Baccio, al quale fu data la statua di Clemente. Dato di poi ordine che si murasse il lavoro di quadro e tutto quel che era fatto, si messe su l'opera, dove le statue e le storie non erano in molti luoghi né impomiciate né pulite, sì che dettono a Baccio più carico che nome.
Arrivato Baccio a Firenze, e trovato che 'l Duca aveva mandato il Tribolo scultore a Carrara per cavar marmi per le fonti di Castello e per la sepoltura del signor Giovanni, fece tanto Baccio col Duca, che levò la sepoltura del signor Giovanni delle mani del Tribolo, mostrando a sua eccellenza che i marmi per tale opera erano gran parte in Firenze; così a poco a poco si fece famigliare di sua eccellenza, sì che per questo e per la sua alterigia ognuno di lui temeva. Messe di poi innanzi al Duca che la sepoltura del signor Giovanni si facesse in San Lorenzo nella cappella de' Neroni, luogo stretto, affogato e meschino, non sapendo o non volendo proporre (sì come si conveniva) a un principe sì grande che facesse una cappella di nuovo a posta. Fece ancora sì che 'l Duca chiese a Michelagnolo per ordine di Baccio molti marmi, i quali egli aveva in Firenze, et ottenutigli il Duca da Michelagnolo e Baccio dal Duca, tra' quali marmi erano alcune bozze di figure et una statua assai tirata innanzi da Michelagnolo, Baccio preso ogni cosa, tagliò e tritò in pezzi ciò che trovò, parendogli in questo modo vendicarsi e fare a Michelagnolo dispiacere. Trovò ancora nella stanza medesima di San Lorenzo, dove Michelagnolo lavorava, dua statue in un marmo d'un Ercole che strigneva Anteo, le quali il Duca faceva fare a fra' Giovannagnolo scultore, et erano assai innanzi, e dicendo Baccio al Duca che il frate aveva guasto quel marmo, ne fece molti pezzi. In ultimo della sepoltura murò tutto l'imbasamento, il quale è un dado isolato di braccia quattro incirca per ogni verso, et ha da piè un zoccolo con una modanatura a uso di basa che gira intorno intorno e con una cimasa nella sua sommità, come si fa ordinariamente a' piedistalli, e sopra una gola alta tre quarti, che va in dentro sgusciata a rovescio a uso di fregio, nella quale sono intagliate alcune ossature di teste di cavalli legate con panni l'una all'altra, dove in cima andava un altro dado minore, con una statua a sedere armata all'antica di braccia quattro e mezzo con un bastone in mano da condottieri d'eserciti, la quale doveva essere fatta per la persona dell'invitto signor Giovanni de' Medici. Questa statua fu cominciata da lui in un marmo et assai condotta innanzi, ma non mai poi finita, né posta sopra il basamento murato. Vero è che nella facciata dinanzi finì del tutto una storia di mezzo rilievo di marmo, dove di figure alte due braccia incirca fece il signor Giovanni a sedere, al quale sono menati molti prigioni intorno e soldati e femmine scapigliate et ignudi, ma senza invenzione e senza mostrare affetto alcuno. Ma pur nel fine della storia è una figura che ha un porco in su la spalla e dicono essere stata fatta da Baccio per Messer Baldassarre da Pescia in suo dispregio, il quale Baccio teneva per nimico, avendo Messer Baldassarre in questo tempo fatto l'allogagione (come s'è detto di sopra) delle due statue di Leone e Clemente ad altri scultori, e di più avendo di maniera operato in Roma, che Baccio ebbe per forza a rendere con suo disagio i danari, i quali aveva soprappresi per quelle statue e figure.