Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Desiderando lui di sapere ciò che dell'opera sua si diceva, mandò in piazza un pedante, il quale teneva in casa, dicendogli che non mancasse di riferirgli il vero di ciò che udiva dire. Il pedante non udendo altro che male, tornato malinconoso a casa e domandato da Baccio, rispose che tutti per una voce biasimano i giganti e che e' non piacciono loro. "E tu che ne di'?", disse Baccio. Rispose: "Dicone bene e che e' mi piacciono per farvi piacere". "Non vo' ch'e' ti piacciano", disse Baccio "e dì pur male ancora tu, che come tu puoi ricordarti, io non dico mai bene di nessuno. La cosa va del pari." Dissimulava Baccio il suo dolore e così sempre ebbe per costume di fare, mostrando di non curare del biasimo che l'uomo alle sue cose desse. Nondimeno egli è verisimile che grande fusse il suo dispiacere, perché coloro che s'affaticano, per l'onore e di poi ne riportano biasimo, è da credere, ancor che indegno sia il biasimo et a torto, che ciò nel cuor segretamente gli affligga e di continovo gli tormenti. Fu racconsolato il suo dispiacere da una possessione, la quale oltre al pagamento gli fu data per ordine di papa Clemente. Questo dono doppiamente gli fu caro e per l'utile et entrata e perché era allato alla sua villa di Pinzerimonte, e perché era prima di Rignadori allora fatto ribello e suo mortale nimico, col quale aveva sempre conteso per conto de' confini di questo podere. In questo tempo fu scritto al duca Alessandro dal principe Doria che operasse con Baccio che la sua statua si finisse, ora che il gigante era del tutto finito, e che era per vendicarsi con Baccio se egli non faceva il suo dovere. Di che egli impaurito non si fidava d'andare a Carrara, ma pur dal cardinal Cibo e dal duca Alessandro assicurato v'andò, e lavorando con alcuni aiuti tirava innanzi la statua. Teneva conto giornalmente il principe di quanto Baccio faceva; onde, essendogli riferito che la statua non era di quella eccellenza che gli era stato promesso, fece intendere il principe a Baccio che se egli non lo serviva bene che si vendicherebbe seco. Baccio sentendo questo, disse molto male del principe, il che tornatogli all'orecchie, era risoluto d'averlo nelle mani per ogni modo e di vendicarsi col fargli gran paura della galea. Per la qual cosa vedendo Baccio alcuni spiamenti di certi che l'osservavano, entrato di ciò in sospetto, come persona accorta e risoluta, lasciò il lavoro così come era e tornossene a Firenze.
Nacque circa questo tempo a Baccio d'una donna, la quale egli tenne in casa, un figliuolo, al quale, essendo morto in que' medesimi giorni papa Clemente, pose nome Clemente per memoria di quel pontefice che sempre l'aveva amato e favorito. Dopo la morte del quale intese che Ippolito cardinale de' Medici, et Innocenzio cardinale Cibo, e Giovanni cardinale Salviati, e Niccolò cardinale Ridolfi, insieme con Messer Baldassarre Turini da Pescia, erano essecutori del testamento di papa Clemente e dovevano allogare le due sepolture di marmo di Leone e di Clemente da porsi nella Minerva, delle quali egli aveva già per addietro fatto i modelli. Queste sepolture erano state nuovamente promesse ad Alfonso Lombardi scultore ferrarese, per favore del cardinale de' Medici, del quale egli era servitore. Costui per consiglio di Michelagnolo avendo mutato invenzione, di già ne aveva fatto i modelli, ma senza contratto alcuno dell'allogagione e solo alla fede standosi, aspettava d'andare di giorno in giorno a Carrara per cavare i marmi. Così consumando il tempo, avvenne che il cardinale Ippolito nell'andare a trovare Carlo V, per viaggio morì di veleno. Baccio inteso questo, e senza metter tempo in mezzo andato a Roma, fu prima da madonna Lucrezia Salviata de' Medici, sorella di papa Leone, alla quale si sforzò di mostrare che nessuno poteva fare maggiore onore all'ossa di que' gran pontefici che la virtù sua, et aggiunse che Alfonso scultore era senza disegno e senza pratica e giudicio ne' marmi, e che egli non poteva se non con l'aiuto d'altri condurre sì onorata impresa. Fece ancora molte altre pratiche e per diversi mezzi e vie operò tanto, che gli venne fatto di rivolgere l'animo di que' signori, i quali finalmente dettono il carico al cardinale Salviati di convenire con Baccio. Era in questo tempo arrivato a Napoli Carlo V imperadore et in Roma Filippo Strozzi, Antonfrancesco degli Albizi e gli altri fuorusciti trattavano col cardinale Salviati d'andare a trovare sua maestà contro al duca Alessandro, et erano col cardinale a tutte l'ore nelle sale e nelle camere del quale stava Baccio tutto il giorno aspettando di fare il contratto delle sepolture, né poteva venire a capo per gl'impedimenti del cardinale nella spedizione de' fuorusciti. Costoro vedendo Baccio tutto il giorno e la sera in quelle stanze, insospettiti di ciò e dubitando ch'egli stesse quivi per ispiare ciò che essi facevano per darne avviso al duca, s'accordorono alcuni de' loro giovani a codiarlo una sera e levarnelo dinanzi. Ma la fortuna soccorrendo in tempo, fece che gli altri due cardinali con Messer Baldassarre da Pescia presono a finire il negozio di Baccio. I quali conoscendo che nell'architettura Baccio valeva poco, avevano fatto fare a Antonio da S. Gallo un disegno che piaceva loro, et ordinato che tutto il lavoro di quadro da farsi di marmo lo dovesse far condurre Lorenzetto scultore, e che le statue di marmo e le storie s'allogassino a Baccio. Convenuti addunque in questo modo, feciono finalmente il contratto con Baccio, il quale non comparendo più intorno al cardinal Salviati e levatosene a tempo, i fuorusciti, passata quell'occasione, non pensorono ad altro del fatto suo. Dopo queste cose, fece Baccio due modelli di legno con le statue e storie di cera, i quali avevano i basamenti sodi senza risalti, sopra ciascuno de' quali erano quattro colonne ioniche storiate, le quali spartivano tre vani, uno grande nel mezzo, dove sopra un piedistallo era per ciascuna un papa a sedere in pontificale che dava la benedizzione e ne' vani minori una nicchia con una figura tonda in piè, per ciascuna alta quattro braccia, e dentro alcuni Santi che mettono in mezzo detti papi. L'ordine della composizione aveva forma d'arco trionfale, e sopra le colonne che reggevano la cornice era un quadro alto braccia tre e largo quattro e mezzo, entro al quale era una storia di mezzo rilievo in marmo, nella quale era l'abboccamento del re Francesco a Bologna, sopra la statua di papa Leone, la quale statua era messa in mezzo nelle due nicchie da S. Piero e da S. Paulo, e di sopra accompagnavano la storia del mezzo di Leone due altre storie minori, delle quali una era sopra S. Piero e quando egli risuscita un morto, e l'altra sopra S. Paulo, quando e' predica a' popoli. Ne l'istoria di papa Clemente, che rispondeva a questa, era quando egli incorona Carlo imperadore a Bologna e la mettono in mezzo due storie minori, in una è S. Giovanni Batista che predica a' popoli, nell'altra S. Giovanni Evangelista che risuscita Drusiana, et hanno sotto nelle nicchie i medesimi Santi alti braccia quattro, che mettono in mezzo la statua di papa Clemente simile a quella di Leone. Mostrò in questa fabbrica Baccio o poca religione, o troppa adulazione, o l'uno e l'altro insieme, mentre che gli uomini deificati et i primi fondatori della nostra religione, dopo Cristo et i più grati a Dio, vuole che cedino a' nostri papi e gli pone in luogo a loro indegno, a Leone e Clemente inferiori. E certo sì come da dispiacere a' Santi et a Dio, così da non piacere a' papi et agli altri, fu questo suo disegno. Perciò che a me pare che la religione, e voglio dire la nostra sendo vera religione, debba esser dagli uomini a tutte l'altre cose e rispetti preposta. E dall'altra parte volendo lodare et onorare qualunche persona, giudico che bisogni raffrenarsi e temperarsi e talmente dentro a certi termini contenersi, che la lode e l'onore non diventi un'altra cosa, dico imprudenza et adulazione, la quale prima il lodator vituperi e poi al lodato, se egli ha sentimento, non piaccia tutta il contrario. Facendo Baccio di questo che io dico, fece conoscere a ciascuno che egli aveva assai affezzione sì bene e buona volontà verso i papi, ma poco giudicio nell'esaltargli et onorargli ne' loro sepolcri.