Domani il mondo cambierГ [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]
- Автор: Суэнвик Майкл
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Marco Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Domani il mondo cambierГ [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]». Краткое содержание книги:
Anche pubblicato come Stazioni delle maree.
Vincitore del premio Nebula in 1991.
Nominato per i premi Hugo e Campbell in 1992.
Nominato per il premio di Arthur Clarke in 1993.
— Mettiamolo ai voti — disse Korda. Appoggiarono tutti le mani sul tavolo. — Be’, questa almeno è risolta.
Il burocrate non si era aspettato che il sondaggio passasse. Ora però non potevano sondare solo lui senza mettere a rapporto i motivi per i quali si erano esentati dal sondaggio loro.
Korda riprese il controllo della riunione. — Francamente — disse — avevamo pensato di toglierti questo caso e di assegnarlo a…
— Philippe?
— …qualcuno al posto tuo. Ti darebbe la possibilità di prenderti un po’ di riposo e di riprendere la tua prospettiva. In fondo mi sembra che tu sia un po’ troppo coinvolto dalla faccenda.
— Non potrei accettarlo comunque — disse improvvisamente Philippe. — L’assegnamento planetario, intendo. Sono già terribilmente sovraccarico di lavoro.
Korda assunse un’espressione esterrefatta.
Quel vecchio furbacchione di Philippe, però, non era certo disposto a farsi beccare su una superficie planetaria proprio adesso che vi erano voci di un tradimento all’interno del reparto. Anche assumendo che il traditore non fosse lui, Philippe avrebbe comunque preferito essere nel suo ufficio nel momento in cui le accuse sarebbero state rese pubbliche. La guerra era assicurata.
— Avete altri agenti sostitutivi a disposizione? — domandò Muschg. — Giusto per sapere come stanno le cose.
Korda trasalì in maniera appena percettibile. — Be’, sì, ma… Nessuno ha i requisiti e le autorizzazioni necessarie per questo caso particolare.
— Le vostre opzioni paiono limitate. — Muschg fece scintillare i suoi dentini affilati in un sorriso. Philippe si appoggiò allo schienale, stringendo gli occhi, capendo dove voleva andare a parare. — Forse fareste meglio a farvi ristrutturare il processo di autorizzazione dal reparto Analisi Progetti.
Nessuno parlò. Il silenzio aleggiò a lungo nella sala, finché non venne interrotto da Korda, con tono riluttante. — Forse avete ragione. Prenderò un appuntamento per una riunione.
La tensione scomparve nel nulla. La riunione era pressoché terminata, e lo sapevano tutti; il momento magico era arrivato quando tutti si erano resi conto che per quel giorno non si sarebbe stabilito nulla, non si sarebbe scoperto nulla, non si sarebbe deciso nulla. Tuttavia, essendo ormai iniziata, la riunione doveva trascinarsi ancora per diverse lunghe ore prima che potesse essere dichiarata finita. I motori del protocollo avevano una massa inerziale a dir poco enorme; una volta accesi, impiegavano un sacco di tempo prima di arrestarsi completamente.
I cinque procedettero diligentemente a masticare uno per uno i punti dell’ordine del giorno, finché non venne tutto deglutito e mandato giù.
La sala dei duelli era stretta e aveva un soffitto molto alto. I passi del burocrate riecheggiarono sulle pareti e sull’alta volta. Una luce biancastra, invernale e priva di fonti visibili si rifletteva sulle corsie di legno massiccio. Il burocrate si fermò per raccogliere una palla di mercurio che non era stata toccata da decenni, quindi emise un sospiro.
Vedeva i suoi polpastrelli riflessi sulla superficie della sfera. All’interno del Palazzo dell’Arcano non aveva alcun segno, in quanto il serpente di Undine gli era stato tatuato dopo l’ultimo calco; i segni che si portava addosso qui non erano visibili.
Lungo le pareti vi era una fila di strette panche di tela. Si sedette su una di queste, fissando il riflesso programmato del suo viso sulla sfera da duello. Per quanto distorto, il riflesso rendeva ugualmente evidente che il burocrate non era più l’uomo di una volta.
Irrequieto, si alzò in piedi e assunse una postura da duellante. Inarcò il braccio, e lanciò la sfera con la massima potenza possibile, seguendola con il pensiero. La sfera si involò, mutando, e si trasformò in un falco di metallo, in un coltello, in acciaio fuso, in una testata esplosiva, in un getto di acido, in una lancia, in una siringa. Sette figure di terrore. Quando colpì il bersaglio, sprofondò nel viso e scomparve alla vista. Il manichino si sbriciolò.
Entrò Korda. — La tua scrivania mi ha detto che eri qui. — Si accomodò sulla panca, senza incontrare lo sguardo del burocrate. — Quella Muschg — disse dopo un po’ di silenzio. — Mi ha sputtanato. Ci vorranno almeno sei mesi per il processo di ristrutturazione.
— Date le circostanze, non puoi certo aspettarti che mi metta a piangere per i tuoi problemi.
— Io… ah, può darsi che fossi un pochino fuori fase nel corso della riunione. Devo aver dato l’impressione di essere uscito un po’ dai miei limiti. So benissimo che non avevi fatto nulla di talmente grave da autorizzare l’uso di una sonda.
— Proprio no.
— In ogni caso, sapevo che te la saresti cavata. Era una trappola troppo semplice per incastrare una volpe come te.
— Sì, avevo immaginato anche questo.
Korda chiamò la sfera alla sua mano e la rigirò ripetutamente, come se stesse cercando il principio del suo funzionamento. — Volevo che Philippe pensasse che non andavamo d’accordo. C’è qualcosa di strano in Philippe, sai? Non so proprio che cosa pensare del suo comportamento negli ultimi tempi.
— Tutti dicono che Philippe sta lavorando in maniera impeccabile.
— Così dicono. Ciò nonostante, da quando gli ho dato la tua scrivania, ho avuto più guai di quanti tu non possa immaginare. Non è solo la Casa di Pietra, sai. Anche il Consiglio Radiazioni Culturali vuole la tua pelle.
— Non so neanche chi sono.
— È naturale che tu non ne abbia mai sentito parlare, ci sono io che ti proteggo da loro e da altri organismi simili. Il fatto è che il Consiglio Radiazioni Culturali non avrebbe mai dovuto nemmeno sapere nulla di questa operazione. Io penso che Philippe stia spifferando qualcosa.
— E perché mai dovrebbe fare una cosa simile?
Korda si passò la sfera da una mano all’altra. Rispose con tono evasivo. — Philippe è un brav’uomo. È un po’ un pettegolo, ma rimane una persona valida. Ha un ottimo stato di servizio. Prima che il consiglio consultivo lo distaccasse trasformandolo in un dipartimento a parte, era anche incaricato della supervisione del reparto clonazione umana.
— Philippe mi ha detto che non ne sapeva un granché a proposito di clonazione umana.
— Forse non ne sapeva nulla prima di venire qui. — Korda alzò lo sguardo. I suoi occhi erano cerchiati, stanchi, cinici. — Vai a controllare, se non mi credi.
— Lo farò. — Allora Philippe gli aveva mentito. Ma come aveva fatto a saperlo Korda? Seduto accanto a quel pesante e malsano re dei ragni, il burocrate si sentì a disagio. Sperò che il traditore fosse Philippe. Tutti parlavano di quanto era bravo Philippe, di quanto era furbo e sagace, ma il solo pensiero di avere Korda come nemico faceva decisamente molta più paura al burocrate. Korda poteva anche apparire come un buffone alle volte, ma sotto a quel corpo paffuto e a quei gestì comici vi era il luccichio dell’acciaio freddo.
— Capo? — La sua valigetta gli porse il telefono con aria diffidente.
Assorbì:
La sala degli specchi smistò il burocrate alla colonna ascensori, da dove prese un treno fino al margine stellare del Palazzo dell’Arcano. Scese davanti al portale di una camminata stellare, una fila di lastre di marmo unite fra loro che formavano una specie di lungo ponte di pedine di domino scintillanti che si perdevano in lontananza nella notte.
Da entrambi i lati della camminata luccicava una gloriosa moltitudine di stelle, in realtà una serie di trasmissioni olografiche provenienti dagli osservatori sparsi per il sistema di Prospero. Il burocrate si incamminò sullo stretto nastro di marmo, con la possente fortezza della conoscenza umana che bruciava alle sue spalle e il piccolo anello della cittadella dei ricercatori davanti a sé. In lontananza, poteva vedere qualche viaggiatore solitario. Era un lungo viaggio, quello che portava al Cerchio Esterno. Diverse ore di tempo soggettivo. Se avesse voluto avrebbe potuto raggiungere uno di quei viaggiatori, per chiacchierare e spettegolare un po’. Ma non aveva alcuna intenzione di farlo.