Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Научная фантастика » Domani il mondo cambierГ  [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]
Domani il mondo cambierГ  [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Domani il mondo cambierГ  [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]

Электронная книга - «Domani il mondo cambierГ  [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]». Краткое содержание книги:

Domani il mondo cambierà è un romanzo affascinante e ricco d’azione, ma che si presta a molte letture. Siamo su un pianeta distante anni-luce dalla Terra, in un’epoca in cui l’umanità si è ormai stabilita fra le stelle: ma la grandiosa tecnologia che permette all’uomo di imbrigliare le forze dell’universo qui non è mai arrivata. Non è un caso: il pianeta è tenuto in isolamento artificiale, una specie di “quarantena” tecnologica che potrà essere spezzata solo con un gesto disperato, un furto di sapore prometeico… L’avvincente storia raccontata da Swanwick è quella di tale furto, della caccia all’uomo che ne segue e di un mondo intero sull’orlo di un cambiamento epocale: quello promesso dalla nuova scienza e quello a cui il pianeta va periodicamente incontro a causa delle sue insolite caratteristiche climatiche. Un libro d’avventura con una storia diversa, per scoprire uno dei migliori romanzieri americani affacciatisi alla scena negli anni Ottanta.

Anche pubblicato come Stazioni delle maree.

Vincitore del premio Nebula in 1991.
Nominato per i premi Hugo e Campbell in 1992.
Nominato per il premio di Arthur Clarke in 1993.
1 ... 27 28 29 30 31 32 33 34 35 ... 63
Перейти на страницу:

I cinque burocrati si guardarono. Ognuno era una copia perfetta dell’altro, viso a viso e occhio a occhio. Istintivamente, e questo era un tic che dava invariabilmente fastidio al burocrate, scostarono lo sguardo l’uno dall’altro con espressione imbarazzata.

— Io penso a Korda — disse il burocrate.

— Io vado alla bottega delle bottiglie.

— Philippe.

— Sala cartografica.

— Cerchio Esterno.

La mantide produsse uno specchio. Uno alla volta, il burocrate vi passò attraverso.

Il burocrate fu l’ultimo a andarsene. Entrò con un passo nella sala degli specchi; le pareti e il soffitto riecheggiavano il loro bianco pulito e infinito su una fila lunghissima di specchi dalla cornice d’oro. In lontananza si intravedeva una curva, dove la moquette del pavimento e gli schemi geometrici del soffitto diventavano tutt’uno. Naturalmente, il vasto corridoio era costantemente frequentato da migliaia di persone che entravano e uscivano dagli specchi in un flusso continuo e inarrestabile, ma il Consiglio Architettonico del Traffico non vedeva motivo per il quale questi dovessero essere visibili. Il burocrate non era d’accordo con questa normativa. Secondo lui gli umani non dovevano circolare senza essere riconosciuti; come minimo l’aria avrebbe dovuto incresparsi al loro passaggio.

Pressoché privo di peso, corse lungo il corridoio, passando contemporaneamente in rassegna le immagini offerte dagli specchi: una stanza simile a una gabbia per uccelli in metallo che ronzava e scintillava di elettricità. Una radura in una foresta dove macchine selvagge erano chinate sulla carcassa di un cervo e ne strappavano via le interiora. Una pianura deserta disseminata di statue rotte ricoperte con lenzuoli bianchi che arrotondavano gli angoli e ammorbidivano le forme… ecco, era quello che voleva. Il direttore del traffico glielo sistemò davanti. Il burocrate entrò nell’anticamera del reparto Technology Transfer. Da lì, il suo ufficio era a un passo.

Philippe aveva riorganizzato tutto. La cosa saltava immediatamente all’occhio perché il burocrate aveva adottato un ambiente di lavoro molto spartano; pareti di pietra calcarea con un numero limitato di suggeritori visuali e una vecchia scrivania-rinoceronte ben sigillata con una fila di modellini che correvano lungo la sua spina dorsale. I modellini erano tutti di apparecchi primitivi; un coltello di pietra, l’aereo dei fratelli Wright, un generatore di fusione, l’Arca. Il burocrate si dedicò a rimetterli a posto nel giusto ordine.

— Com’è andata? — domandò la valigetta.

— Philippe ha fatto un ottimo lavoro — disse la scrivania. — Ha riorganizzato tutto, e ora sono molto più efficiente di prima.

Il burocrate si produsse in una smorfia di disgusto. — Non ti ci abituare troppo. La sua valigetta prese una busta dalla scrivania. — Cos’è?

— È di Korda. Ha organizzato una riunione per quando rientri.

— A che proposito?

La valigetta scrollò le spalle. — Non lo dice. Tuttavia, se devo giudicare dalla lista dei presenti, direi che si tratta di un’altra delle sue audizioni informali di dipartimento.

— Meraviglioso.

— Nella sala a stella.

— Sei forse impazzito?

Korda era stato calcato di recente e sembrava più vecchio, più roseo e un po’ più in carne. Èra così che invecchiavano i colleghi che si vedevano solo in ufficio, a pezzetti, cosicché in retrospettiva succedeva di ricordarli mentre si avvicinavano verso la morte a passi da gigante. Il burocrate rimase sconvolto; non si era reso conto che non vedeva Korda in persona da così tanto tempo. Questo servì anche a ricordargli quanto era caduto in basso in quegli ultimi anni rispetto ai favori dei più potenti. — Oh, non è poi stato così male — disse.

Erano seduti attorno a un tavolo per le conferenze di un mogano smaltato talmente intenso e profondo che dava l’idea di essere stato riverniciato dozzine di volte con il passare degli anni. Il soffitto era alto e a volta, con cinque lunghe travi che si incontravano al centro, smaltato di blu con stelle dorate che ammiccavano dall’alto. Si trattava di un ambiente piuttosto sobrio, impregnato di un odore di pelle vecchia e di tabacco estinto, progettato appositamente per mettere i suoi utenti in un’atmosfera solenne e determinata. Oltre a Korda e Philippe vi erano Orimoto della Contabilità, Muschg del reparto Analisi Progetti, e una vecchia donna dalla pelle avvizzita del reparto Accertamento Propagazione. Questi ultimi tre erano delle nonentità, invitate solo per provvedere ai codici manuali necessari nel caso che i loro colleghi del reparto Operazioni ritenessero che fosse il caso di adottare un sondaggio completo.

Philippe si protese in avanti prima che Korda riuscisse a ribattere. Si espresse in un sorriso calcolato per trasmettere calore personale, quindi parlò. — Qui siamo tutti dalla tua parte, lo sai no? — Fece una pausa per mutare la sua espressione in una di rammarico. — Tuttavia, ci sfugge completamente il processo attraverso il quale sei arrivato a fare una dichiarazione così… sfortunata.

— Sono stato fregato — disse il burocrate. — Questo non posso fare a meno di ammetterlo. Mi ha sbilanciato, e poi mi ha inchiodato con quella telecamera.

Korda fece una smorfia senza staccare lo sguardo dalle sue mani unite. — Ti ha sbilanciato… Si può ben dire che farneticavi.

— Scusatemi — intervenne Muschg. — Sarebbe possibile dare un’occhiata alla pubblicità in questione? — Philippe sollevò un sopracciglio davanti a questa dimostrazione di indipendenza ingiustificata, come se il suo stesso gomito si fosse alzato in piedi per criticarlo. Ciò nonostante annuì, e la sua valigetta issò sul tavolo uno schermo televisivo. Il burocrate apparve immediatamente sullo schermo, con il volto paonazzo e un microfono davanti alla bocca.

“Lo scoverò e lo troverò, ovunque sia. Può nascondersi quanto vuole, ma non mi può sfuggire!”

Qualcuno non inquadrato gli fece una domanda. “È vero che ha rubato della tecnologia bandita?” Il burocrate rispose in maniera evasiva, scrollando le spalle. “Lo ritenete un elemento pericoloso?”

— Eccoci — disse Korda.

“Gregorian è l’uomo più pericoloso di questo pianeta.”

— Al momento ero sottoposto a un notevole stress emotivo…

“Perché dicono che sia l’uomo più pericoloso del pianeta?” L’immagine del volto granitico di Gregorian riempì lo schermo. I suoi occhi erano lune fredde, sagge e imperturbabili. “Quest’uomo sa qualcosa che loro non vogliono farci imparare. Che cosa? Scopritelo voi ste…” Korda spense l’apparecchio.

— Non avresti potuto fare di meglio nemmeno se ti avesse pagato.

Nel mezzo dell’imbarazzante silenzio che seguì, squillò un telefono. La valigetta del burocrate estrasse il telefono da una tasca della giacca e glielo porse. — È per te.

Il burocrate prese la cornetta, più che grato per quell’attimo di respiro, e sentì la sua stessa voce che gli parlava. — Sono tornato dalla bottega delle bottiglie. Posso fare rapporto?

— Vai pure.

Assorbì: In un oscuro corridoio conosciuto come il Viale delle Curiosità, il burocrate si avvicinò a una fila di botteghe le cui vetrine erano opache per il disuso ed entrò in una porta dall’aspetto normalissimo, facendo tintinnare un campanello. L’interno era piuttosto buio, intasato di scaffali su scaffali di bottiglie impolverate che si estendevano a perdita d’occhio in ordine decrescente, giungendo quasi fino al Paleolitico. Negli angoli del soffitto vi erano statuette di cupidi dorati che guardavano dall’alto con sorrisi accondiscendenti.

Il bottegaio era un automa molto semplice, poco più che una testa di capra e un paio di guanti. La testa si inchinò e i guanti si unirono con fare servile. — Benvenuto alla bottega delle bottiglie, padrone. In cosa posso esservi utile?

— Sto cercando una cosa, uh… — Il burocrate agitò una mano alla ricerca della frase giusta. — …una cosa di valore alquanto dubbio, per così dire.

1 ... 27 28 29 30 31 32 33 34 35 ... 63
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)