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READ-E-BOOK » Научная фантастика » L'anello intorno al sole [Ring Around the Sun - it]
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L'anello intorno al sole [Ring Around the Sun - it]

Электронная книга - «L'anello intorno al sole [Ring Around the Sun - it]». Краткое содержание книги:

Al principio sono modeste bottegucce, sparse qua e là per l’America, che vendono oggetti d’uso comune, lampadine, lamette, accendisigari. La gente passa, legge il cartellino che ne vanta la durata eterna, e sorride. Ma poi, incuriosita, entra. Il prezzo è bassissimo, perché non provare? E a migliaia, a milioni, le lampadine e le lamette eterne cominciano a diffondersi, seguite dalle automobili eterne, dalle case prefabbricate eterne, dagli indumenti eterni... Di colpo, tutto il mondo industriale si trova sull’orlo del collasso, i governi sono presi dal panico, il sistema economico internazionale sta per saltare. Chi sono i misteriosi fabbricanti? Cosa si nasconde dietro questa incredibile operazione commerciale? Un gruppo operativo segreto, formato dai massimi cervelli della politica, della scienza, dell’economia, viene incaricato di scoprire il nemico e combatterlo con qualsiasi mezzo. E questi uomini disperati, con le spalle al muro, hanno l’idea di convocare uno scrittore niente affatto celebre, che vive in campagna, e di fargli una proposta giornalistica niente affatto stravagante. Sembra un po’ poco come contromisura: non c’è libro o inchiesta che possa capovolgere la situazione, a questo punto. A meno che lo scrittore non sia affatto quello che sembra, che il suo mestiere sia soltanto una facciata, che la sua vera identità si nasconda tra le strisce colorate di una vecchia trottola che gira all’infinito, verso l’infinito, dentro l’infinito.
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Ma non c’era modo di fuggire. Lui era in trappola. E così, per il momento, non poteva fare nulla.

Non poteva sgattaiolare nel vicolo, perché certamente lo aspettavano là. Poteva ridiscendere in cantina, ma non era un rifugio migliore di quello attuale. Poteva uscire nel negozio e fingere di essere un cliente, e poi ritornare sulla strada, facendo del suo meglio per sembrare un normale cittadino capitato lì per dare un’occhiata a un fucile o a un attrezzo che si augurava di poter comprare. Ma dubitava di potercela fare.

Quindi l’illogicità non serviva a nulla, tutto sommato. La logica e la ragione avevano tuttora la meglio, erano ancora i fattori che regolavano le vite umane.

Non c’era modo di fuggire da quel nido assolato dietro la stufa imballata.

Non c’era modo di fuggire, a meno che…

Aveva ritrovato la trottola. Aveva la trottola lì con lui.

Non c’era modo di fuggire… a meno che la trottola funzionasse, non c’era modo di fuggire.

Appoggiò la punta della trottola sul pavimento e la fece girare lentamente, premendo il manico. La trottola acquistò velocità; Vickers pompò più forte. La lasciò andare, e quella ruotò, fischiando. Si rannicchiò davanti al giocattolo e guardò le strisce colorate. Le vide comparire e le seguì all’infinito e si chiese dove andassero. Concentrò a forza l’attenzione sulla trottola, fino a quando non vide più niente altro.

Non servì a nulla. La trottola barcollò e lui tese la mano e la fermò.

Tentò di nuovo.

Doveva essere come un bambino di otto anni. Doveva ritornare di nuovo all’infanzia. Doveva sgombrare la propria mente, spazzare via tutti i pensieri da adulto, tutte le preoccupazioni da adulto, tutte le complicazioni. Doveva ridiventare bambino.

Pensò di giocare nella sabbia, di sonnecchiare sotto gli alberi, pensò al contatto della polvere morbida sotto ai piedi nudi. Chiuse gli occhi e si concentrò, e recuperò la visione dell’infanzia, e il suo colore e il suo profumo.

Aprì gli occhi e guardò le strisce e si riempì la mente di stupore, e si chiese perché c’erano e dove andavano, quando scomparivano.

Non servì a nulla. La trottola ondeggiò, e lui la fermò.

Un pensiero frenetico s’incuneò nella sua coscienza. Non aveva molto tempo. Doveva affrettarsi.

Scacciò quel pensiero molesto.

Un bambino non aveva il concetto del tempo. Per il bambino, il tempo continuava in eterno. Lui era un bambino, e aveva tutto il tempo del mondo e possedeva una trottola nuova di zecca.

Una trottola meravigliosa.

La fece girare di nuovo.

Conobbe di nuovo la sicurezza di una casa e di una madre amatissima, e i giocattoli sparsi sul pavimento, e i libri di favole che la nonna gli avrebbe letto quando sarebbe ritornata a trovarlo. E guardò la trottola, con un semplice stupore infantile… guardò le strisce che salivano e scomparivano, salivano e scomparivano, salivano e scomparivano…

Cadde giù, di una trentina di centimetri, e urtò il suolo, e si trovò seduto su di una collina, e la terra si stendeva davanti a lui per miglia e miglia e miglia, una terra deserta d’erba ondeggiante e di boschetti, e lontano, lontano, si snodava un fiume tortuoso.

Abbassò gli occhi, e ai suoi piedi c’era la trottola, che ruotava lentamente e si fermava con un ultimo sussulto.

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La terra era nuova e priva d’ogni traccia della presenza dell’Uomo, una terra di suolo e di cielo. Persino la violenza del vento che la spazzava sembrava dire che era una terra indomata.

Dalla sua collina, Vickers scorse gruppi di forme scure in movimento, e si sentì sicuro che fossero piccoli branchi di bisonti, e mentre guardava tre lupi salirono a lunghi balzi l’erta, lo videro e cambiarono strada, tagliando giù per l’altura. Nella distesa azzurra del cielo che s’inarcava da orizzonte e orizzonte, con una sola nuvola, un uccello volteggiava elegantemente, scrutando la terra. Lanciò uno strido che giunse a Vickers come un suono acuto e sottile, filtrato attraverso il cielo.

La trottola l’aveva fatto passare. Era in salvo, in quella terra deserta, con i lupi e con i bisonti.

Salì sulla cima dell’altura e guardò le distese d’erba, con i boschetti e i corsi d’acqua che scintillavano nel sole. Non c’era traccia della presenza umana… niente strade, né fili di fumo che salivano al cielo.

Alzò gli occhi verso il sole e si chiese da che parte era l’ovest e pensò che lo sapeva: e se non sbagliava, era metà mattina. Ma se si sbagliava, era metà pomeriggio, e tra poche ore sarebbe scesa l’oscurità. E quando fosse venuto il buio, avrebbe dovuto pensare come trascorrere la notte.

Aveva voluto andare nella «terra incantata» e quella, naturalmente, non lo era. Se ci avesse pensato, si disse, avrebbe saputo che non poteva esserlo, perché il luogo in cui era andato da bambino non poteva essere stato una terra incantata. Era un mondo nuovo e vuoto, solitario e forse terrificante, ma era pur sempre meglio del retrobottega d’un negozio di ferramenta in una cittadina sconosciuta, dove i suoi simili gli davano la caccia per ucciderlo.

Era uscito dal vecchio mondo conosciuto per passare in quel mondo nuovo ed estraneo; e se era completamente privo di esseri umani, allora lui era abbandonato a se stesso.

Si sedette, si vuotò le tasche e fece un inventario di tutto ciò che aveva. Mezzo pacchetto di sigarette, tre bustine di fiammiferi, una quasi finita, una intera, una cui mancavano soltanto uno o due fiammiferi; un temperino; un fazzoletto; un portafogli con qualche dollaro; un po’ di spiccioli; un portachiavi con le chiavi di casa sua, della scrivania e altre che non seppe identificare; la chiave dell’auto Aeterna; una matita automatica; alcuni mezzi fogli di carta ripiegati, su cui aveva contato di prendere appunti se avesse visto qualcosa di notevole… Tutto lì. Mezzi per accendere il fuoco, un utensile tagliente e alcuni oggetti di metallo inutili… era tutto ciò che aveva.

Se quel mondo era deserto, doveva affrontarlo da solo. Doveva procurarsi il cibo e difendersi e trovarsi un rifugio e, in futuro, anche il modo di vestirsi.

Accese una sigaretta e si sforzò di pensare, ma tutto ciò che gli venne in mente fu che doveva andarci piano, perché aveva soltanto mezzo pacchetto di sigarette e, quando le avesse finite, non ne avrebbe più trovate.

Un mondo alieno… Ma non interamente alieno, perché era la Terra, la solita vecchia Terra priva delle cicatrici lasciate dagli utensili dell’uomo. Aveva l’aria della Terra e l’erba e il cielo della Terra, e anche i lupi e i bisonti erano gli stessi della vecchia Terra. Forse era la Terra. Era simile a ciò che doveva essere prima che finisse nelle mani dell’Uomo, prima che l’uomo la spogliasse e la sventrasse e le strappasse i suoi tesori.

Non era un mondo alieno… non era una dimensione aliena, quella in cui l’aveva scagliato la trottola anche se, naturalmente, non era stata la trottola a farlo. Era semplicemente un oggetto su cui si concentrava l’attenzione, uno strumento ipnotico per aiutare la mente nel compito che doveva realizzare. La trottola l’aveva aiutato a venire in quel mondo, ma erano state la sua mente e quella sua strana alterità a consentirgli di passare dalla vecchia Terra conosciuta a quel luogo estraneo e primordiale.

C’era qualcosa che lui aveva udito o letto…

Cominciò a cercarlo, frugando nella propria mente, con le dita frenetiche del pensiero.

Una notizia giornalistica, forse. Oppure qualcosa che aveva sentito dire. O qualcosa che aveva visto alla televisione.

E poi finalmente ricordò… la notizia di quel tale di Boston, un certo dottor Aldridge, gli sembrava di ricordare, il quale aveva affermato che potevano esserci un mondo di un secondo più avanti del nostro, ed uno di un secondo più indietro, e un altro ancora di un secondo più indietro di questo, e poi un altro e un altro e un altro, come uomini che camminano nella neve, e l’uno mette il piede nell’orma lasciata da quello che lo precede, e così via, per tutta la fila.

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