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READ-E-BOOK » Научная фантастика » L'anello intorno al sole [Ring Around the Sun - it]
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L'anello intorno al sole [Ring Around the Sun - it]

Электронная книга - «L'anello intorno al sole [Ring Around the Sun - it]». Краткое содержание книги:

Al principio sono modeste bottegucce, sparse qua e là per l’America, che vendono oggetti d’uso comune, lampadine, lamette, accendisigari. La gente passa, legge il cartellino che ne vanta la durata eterna, e sorride. Ma poi, incuriosita, entra. Il prezzo è bassissimo, perché non provare? E a migliaia, a milioni, le lampadine e le lamette eterne cominciano a diffondersi, seguite dalle automobili eterne, dalle case prefabbricate eterne, dagli indumenti eterni... Di colpo, tutto il mondo industriale si trova sull’orlo del collasso, i governi sono presi dal panico, il sistema economico internazionale sta per saltare. Chi sono i misteriosi fabbricanti? Cosa si nasconde dietro questa incredibile operazione commerciale? Un gruppo operativo segreto, formato dai massimi cervelli della politica, della scienza, dell’economia, viene incaricato di scoprire il nemico e combatterlo con qualsiasi mezzo. E questi uomini disperati, con le spalle al muro, hanno l’idea di convocare uno scrittore niente affatto celebre, che vive in campagna, e di fargli una proposta giornalistica niente affatto stravagante. Sembra un po’ poco come contromisura: non c’è libro o inchiesta che possa capovolgere la situazione, a questo punto. A meno che lo scrittore non sia affatto quello che sembra, che il suo mestiere sia soltanto una facciata, che la sua vera identità si nasconda tra le strisce colorate di una vecchia trottola che gira all’infinito, verso l’infinito, dentro l’infinito.
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Un momento, si disse, un momento! Si era veramente allontato dalla porta, aveva attraversato pesantemente il portico?

Vickers si sforzò di ricordare e, vagamente, rivide tutto: l’uomo che, sottovoce, gli aveva detto che Kathleen se n’era andata e poi aveva aggiunto: «Ma perché non entri, ragazzo mio? Ho qualcosa da farti vedere.»

Lui era entrato, e si era fermato nel grande atrio pieno d’ombre pesanti, con i quadri alle pareti e la massiccia scala curvilinea che saliva ai piani superiori, e l’uomo aveva detto…

Che cosa aveva detto?

Ma era accaduto davvero?

Perché un’esperienza simile, un episodio che avrebbe dovuto ricordare infallibilmente, gli tornava alla memoria dopo tanti anni di oblio, come il ricordo perduto della sua avventura infantile nella terra incantata era tornato a lui dopo tanto tempo?

Era vero o non era vero?

Lui non poteva giudicarlo, si disse.

Si voltò e si avviò lungo la strada, passando davanti al poliziotto che stava appoggiato a un muro e faceva dondolare lo sfollagente, sorridendo alla folla.

In un lotto vuoto, c’erano dei bambini che giocavano, e Vickers si fermò a guardarli. Una volta aveva giocato così anche lui, senza pensare al tempo o al destino, senza pensare ad altro che alle ore felici di sole, e alla gioia effervescente del vivere. Il tempo non esisteva, e le decisioni valevano per un momento soltanto, al massimo per un’ora. Ogni giorno continuava in eterno, e vivere non aveva mai fine…

C’era un bambinetto che se ne stava seduto in disparte da tutti gli altri: teneva qualcosa sulle ginocchia e lo rigirava, l’ammirava, felice di possedere un nuovo giocattolo meraviglioso.

All’improvviso lo gettò in aria e l’afferrò al volo, e il sole balenò sui colori e Vickers, quando vide che cos’era, trattenne il respiro.

Era la trottola!

Lasciò il marciapiedi e si avviò verso il lotto.

I bambini intenti a giocare non lo notarono, o almeno non gli badarono, come tutti i giovanissimi per i quali l’adulto non esiste, oppure è solo un personaggio fantasma, uscito da un mondo irreale e poco amato.

Vickers si fermò davanti al bambino che aveva la trottola.

«Ciao, figliolo.»

«Ciao, tu.»

«Che cos’hai?»

«L’ho trovata,» disse il bambino.

«È molto carina,» disse Vickers. «Vorrei comprarla.»

«Non la vendo.»

«Te la pagherei bene,» disse Vickers.

Il bambino alzò la testa, interessato. «Bene, quanto?»

«Bene,» rispose Vickers.

«Abbastanza per comprarmi la bibcicletta nuova?»

Vickers si frugò in tasca e tirò fuori il sottile rotolo di biglietti di banca… quello che gli rimaneva del vaglia telegrafico che Ann gli aveva spedito. Era una somma considerevole, per un bambino, pensò Vickers. Era una somma molto alta, per una trottola.

«Caspita!…»

Con la coda dell’occhio, Vickers scorse il poliziotto fermo sul marciapiedi a osservarlo. Il poliziotto avanzò di un passo verso il lotto vuoto.

«Ecco,» disse Vickers. «Potrai comprarti quello che vuoi, con questi.»

Afferrò la trottola, e gettò le banconote piegate sulle ginocchia del bambino. Poi si raddrizzò e corse via, dirigendosi verso il vicolo.

«Ehi!» gridò il poliziotto.

Vickers continuò a correre.

«Ehi! Fermo o sparo!»

Risuonò un colpo di pistola, e Vickers sentì il sibilo acuto di una pallottola passargli sopra la testa. Il poliziotto non poteva avere indovinato cosa stava facendo né chi era, ma il giornale del mattino doveva avere spaventato tutti, doveva avere lasciato tutti sconvolti e nervosi.

Forse lo aveva scambiato per uno che insidiava i bambini, vededogli tirare fuori il denaro. Forse non gli era piaciuto l’aspetto di Vickers. O forse, semplicemente, non gli era piaciuto che lui non si fosse fermato a dare spiegazioni sul suo comportamento.

Vickers non si fermò a dare spiegazioni.

Raggiunse il primo edificio del vicolo, gli girò attorno.

Non poteva rimanere lì, e lo sapeva, perché quando il poliziotto avrebbe girato l’angolo a sua volta, lui sarebbe stato un bersaglio fisso. E dopo quello che era accaduto, non sarebbe stato improbabile che il poliziotto decidesse di sparare prima, e di continuare poi a fare le domande… e a darsi le risposte.

Per un momento, pensò che era stato impulsivo a fuggire. Ma come avrebbe potuto spiegare la verità? Come avrebbe potuto convincere il poliziotto che lui, un adulto, apparentemente sano di mente, era disposto a pagare tanti soldi per una trottola che valeva sì e no pochi centesimi?

Era fuggito dal suo paese perché lo avevano accusato di avere ucciso un vecchietto innocuo, e ora un poliziotto lo inseguiva perché pensava che lui avesse insidiato un bambino, e adesso che cosa doveva fare?

Si infilò in uno stretto passaggio tra due edifici e in quel momento si rese conto di avere svoltato nella direzione sbagliata, perché il passaggio l’avrebbe ricondotto sulla strada dove giaceva la macchina sfasciata.

Vide la finestra aperta di una cantina, e senza neppure pensarci, seppe che era la sua sola speranza. Calcolò le distanze e si slanciò a piedi in avanti, attraverso la finestra. Il davanzale gli urtò contro la schiena, e sentì il fuoco del dolore corrergli lungo il corpo, poi batté la testa contro qualcosa, e la cantina era un luogo di tenebra, pieno di un milione di stelle. Piombò lungo disteso, senza fiato, e la trottola gli volò via di mano, rimbalzò sul pavimento.

Vickers si sollevò sulle mani e sui piedi e si lanciò all’inseguimento della trottola, incurante del dolore, e riuscì ad abbrancarla. Trovò una tubatura dell’acqua, l’afferrò, si rimise in piedi. C’era un punto, nella schiena, che gli bruciava, e la testa gli ronzava per la violenza dell’urto. Ma era al sicuro, almeno per un po’.

Il poliziotto avrebbe potuto accorgersi della finestra, qualcuno avrebbe potuto accorgersi di quanto era accaduto… ma qualcosa gli diceva che lui, almeno per il momento, era al sicuro. Non avrebbe saputo dare un nome a quella sensazione. Ancora una volta, lui sapeva.

Trovò una scala, salì, e si trovò nel retrobottega di un negozio di ferramenta. Era pieno di rotoli ammucchiati di rete metallica, di altri rotoli di carta catramata, di scatoloni di cartone, balle di gomitoli di spago, tubi di stufa, stufe ancora imballate, rotoli di corda.

Sentì della gente che si muoveva nel negozio, ma non si vedeva nessuno. Si nascose dietro a una stufa imballata: dalla finestra sopra di lui scendeva un raggio di luce, e si trovò rannicchiato in una gora di luce.

Fuori, nel vicolo, sentì un suono di passi precipitosi che si allontanavano, e in distanza voci di uomini che gridavano. Si acquattò, stringendosi contro la cassa grezza della stufa, cercò di trattenere il respiro ansimante, temendo che qualcuno entrando nel retrobottega potesse udirlo.

Doveva trovare il modo di andarsene, lo sapeva, perché se fosse rimasto lì avrebbero finito per scovarlo. Avrebbero incominciato a rastrellare la zona, poliziotti e cittadini insieme. E ormai dovevano avere capito a chi stavano dando la caccia. Il bambino avrebbe detto di avere trovato la trottola vicino all’automobile, e allora qualcuno avrebbe ricordato di averlo visto parcheggiare, e la cameriera del ristorante si sarebbe rammentata di lui. Partendo da tanti, piccoli frammenti d’informazione, avrebbero capito che il fuggiasco era l’uomo cui avevano sfasciato l’auto Aeterna.

Vickers si chiese che ne sarebbe stato di lui, quando l’avessero scovato. Ricordò la notizia proveniente da St. Malo, l’uomo impiccato a un lampione con un cartello appuntato sul petto.

Se ricordava il silenzio rabbioso con cui quegli uomini avevano sfasciato la macchina, quell’uomo impiccato a un lampione non pareva più così lontano, così remoto come capitava con le notizie di giornale che riguardavano un paese straniero, separato dal proprio da migliaia di chilometri e dall’Oceano.

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