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L'anno del sole quieto

Электронная книга - «L'anno del sole quieto». Краткое содержание книги:

Brian Chaney, esperto dell’antica Palestina e di manoscritti biblici, viene reclutato per una missione molto rischiosa: la prima esplorazione fisica del futuro, resa possibile dall’invenzione del Veicolo per la Dislocazione nel Tempo, un progetto coperto dal più assoluto segreto. Chaney possiede tutti i necessari requisiti, ma soprattutto uno di essi lo rende l’individuo ideale per un simile compito: egli è infatti l’autore del più completo ed esauriente studio estrapolativo sul nostro futuro. La prima missione è quella di spostarsi di pochi anni per scoprire l’esito di un’imminente elezione presidenziale, tuttavia quest’epoca a noi vicinissima già comincia ad assumere inquietanti connotati, tra cui la degenerazione di una città come Chicago, sconvolta da sanguinosi disordini e divisa a metà da una sconcertante muraglia. Ma il vero obiettivo di Chaney è uno spostamento temporale di vari decenni, dove sarà testimone di un futuro ancora più tragico e disperato, al di là delle sue più pessimistiche previsioni: qui infatti un clima di paura e desolazione, segnato da violentissimi scontri razziali e da una vera e propria guerra civile, dipinge il crepuscolo degli Stati Uniti. Si è forse avverato ciò che aveva preconizzato un profeta ebraico sugli antichi documenti trovati nel Mar Morto, l’Eschatos o “la fine delle cose”, e che Chaney conosce fin troppo bene perchè ne è stato il traduttore? E sarà ancora possibile cambiare il corso di un futuro già annunciato da millenni? Lucido e vibrante, ma al tempo stesso profondamente toccante e umano, questo capolavoro di Wilson Tucker, maestro indiscusso delle avventure temporali, narra di un futuro in cui si ritrovano in una sintesi di rara forza espressiva tutti i temi d’inquietudine del nostro presente.
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Chaney guardò l’orologio: le dieci e tre minuti. Era previsto. Era partito meno di un minuto prima, ed era stato il terzo e ultimo a partire. Sollevò lo sguardo e vide il calendario e l’orologio appesi alla parete; controllò la data e l’ora; 6 Nov. 1980. L’orologio indicava le sette e cinquantacinque. Un termometro era stato aggiunto al gruppo degli strumenti, per indicare la temperatura esterna: gradi -0,2.

Chaney esitò, incerto sulla prossima mossa. L’ora non era giusta; avrebbero dovuto essere le dieci, più o meno otto minuti. Si ripromise di dire ai tecnici cosa ne pensava del loro sistema di guida.

Il primo lancio d’esplorazione era stato effettuato qualche minuto dopo le nove, ed era stato il maggiore Moresby a far valere i diritti del suo grado e dell’anzianità di servizio. Trenta minuti più tardi Arthur Saltus aveva seguito il maggiore nel futuro, e, trenta minuti dopo il comandante, Chaney era salito a bordo del veicolo e aveva ricevuto dal laboratorio il calcio d’avvio. Tutti gli arrivi sul “bersaglio” avrebbero dovuto essere identici ai tempi di partenza, in teoria, con una variazione in più o in meno di otto minuti. Chaney si era aspettato di emergere verso le dieci, e di trovare gli altri ad attenderlo. Il programma diceva di riunirsi nel deposito, di equipaggiarsi, e di raggiungere la città che rappresentava il loro obiettivo a bordo di automobili diverse, per effettuare una più ampia ricognizione della zona.

Katrina aveva dato a ciascuno di loro delle istruzioni accurate e complete, e poi aveva fatto i suoi auguri.

Saltus aveva detto:

— Non scende a vederci partire?

Lei aveva risposto:

— Aspetterò nella stanza di addestramento, signore.

L’orologio alla parete indicò le sette e cinquantasei.

Chaney abbandonò ogni esitazione. Girò intorno al veicolo, e andò ad aprire l’armadietto, cercando l’abito che vi aveva riposto pochi minuti prima. Una lieve sorpresa. Il suo vestito era stato lavato e stirato e adesso era appeso all’interno di un sacco di carta fornito dalla lavanderia. Accanto al suo c’erano degli altri involti, appartenenti a Moresby e a Saltus. Il suo nome era scritto sulla carta che avvolgeva il vestito, e Chaney riconobbe la scrittura della donna. Lui era arrivato per primo: anzianità di servizio.

Chaney strappò la carta e si vestì rapidamente, rendendosi conto acutamente del freddo della stanza. La camicia bianca che trovò nell’armadietto era nuova, e lui guardò con un certo interesse il colletto ondulato e disegnato. Stile 1980. Appese di nuovo il sacco vuoto e strappato nell’armadio, un ironico messaggio per i due ufficiali.

Lasciando la stanza del veicolo, Chaney percorse il corridoio bene illuminato che portava nel deposito antiatomico, sapendo che le telecamere seguivano tutti i suoi passi. Il sotterraneo, l’intero edificio, erano avvolti in una cappa di silenzio; i tecnici del laboratorio evitavano ogni contatto con lui, come lui doveva evitare loro… ma i tecnici avevano un vantaggio: potevano esaminare quello strano esemplare di uomo del passato, venuto da due anni di distanza, mentre lui poteva soltanto fare delle supposizioni su coloro che si trovavano dall’altra parte della parete. La porta era chiusa. Chaney spinse la porta del deposito, che si aprì, e le luci si accesero automaticamente, all’interno. Nella stanza non c’era nessuno.

Vide un altro orologio che segnava le otto e un minuto.

Chaney entrò nel deposito, poi si fermò, guardandosi intorno, osservando attentamente tutto ciò che si offriva al suo sguardo. A parte qualche nuovo oggetto che si trovava sul banco da lavoro, la stanza era esattamente uguale a come l’aveva vista l’ultima volta, un giorno o due prima. Il suo arrivo era atteso. Tre registratori a nastro erano stati tolti dagli scaffali, ed erano disposti sul banco, insieme a una scatola chiusa di nastri; due macchine fotografiche con tracolla erano sul banco, insieme a una cinepresa per Arthur Saltus, e una scorta di pellicole per i tre apparecchi. I re buste lunghe erano posate sulle macchine, e anche questa volta Chaney riconobbe la calligrafia di Katrina.

Chaney aprì la sua busta, sperando di trovare un messaggio personale, o qualche piccola annotazione; ma il contenuto era singolarmente freddo e impersonale, l a busta conteneva un lasciapassare d’uscita e d’entrata e dei documenti di riconoscimento, che portavano la data 6 Novembre 1980. Una piccola fotografia del suo viso corredava il documento di riconoscimento. Una breve annotazione lo avvertiva di non portare armi fuori della base.

Disse, ad alta voce: — Saltus, mi ha chiuso fuori! — Questa prova dimostrava che la donna aveva compiuto una scelta nei due anni trascorsi… a meno che lui non si lasciasse trasportare dall’immaginazione.

Chaney si preparò a uscire. Trovò un pesante cappotto e un cappello a tesa larga, da pirata, che erano della sua misura, poi si armò di macchina fotografica, registratore, pellicole di nylon e nastro. Prese da una cassetta la somma di denaro che gli parve sufficiente (c’era una moneta da un centesimo nuova fiammante che portava la data del 1980; e c’erano anche alcuni pezzi da venticinque centesimi; il conio delle monete non era cambiato), e cercò in un cassetto una penna e un blocco per appunti, e una pila funzionante. Un’ultima ispezione del deposito non gli suggerì nessun’altra idea; si era fornito di tutto il necessario, e ora era pronto a uscire.

L’orologio indicava le otto e quattordici.

Chaney scrisse un frettoloso messaggio sul retro della busta aperta, e l’appoggiò alla cinepresa: Arrivato presto per fare una nuotata. Cercherò voi dormiglioni in città. I protoni sono perfidi e infidi.

Si infilò in tasca i documenti di riconoscimento, e uscì dal deposito. Il corridoio era silenzioso e deserto come prima. Chaney salì le scale e raggiunse la porta delle operazioni, e si fermò, senza sorprendersi per il cartello che vi era stato appeso:

non portare armi ai di La’ di questa porta. la leggE federaLe proibisce il possesso di armi da fuoco a chiunque non sia appartenente alle forzE di polizia, o al personale militare in servizio attivo. disarmarsi prima di uscirE.

Chaney infilò due chiavi nelle serrature gemelle, e spinse. Un campanello suonò dietro di lui. La porta si aprì con facilità. Chaney uscì e si trovò nel gelido novembre del 1980. Erano le otto e diciannove minuti di un mattino grigio d’autunno inoltrato, e l’aria portava con sé un preannuncio di neve vicina.

Riconobbe una delle tre automobili ferme nel parcheggio, oltre la porta: era la stessa che il maggiore Moresby aveva guidato poco prima… o due anni prima… quando aveva rapito Chaney e Saltus dalla piscina per condurli al laboratorio. Le chiavi erano nel cruscotto. Avvicinandosi al veicolo, Chaney fissò per qualche istante il disco rosso e bianco del bollo di circolazione, per convincersi di essere davvero dove avrebbe dovuto essere: Illinois 1980. Altre due automobili, parcheggiate vicino alla prima, sembravano più recenti, ma non c’erano visibili cambiamenti, se non alcuni particolari trascurabili. Con buona pace del gusto del pubblico e dei fabbricanti di Detroit e delle leggi abortite sulla fabbricazione e contro l’inquinamento.

Chaney non salì subito a bordo dell’auto.

Muovendosi con prudenza, un po’ timoroso, seppure inconsciamente, di fare un incontro inatteso, girò intorno all’edificio del laboratorio, per compiere una veloce ricognizione. Nulla pareva cambiato. L’edificio era uguale a come lo ricordava: le strade e i vialetti erano in perfetto stato di manutenzione… accuditi quotidianamente dai soldati della base… i prati erano tenuti in maniera perfetta, ed erano stati preparati in vista dell’arrivo dell’inverno, gli alberi erano spogli, ma sorgevano là dove erano stati due anni prima. La massiccia porta era chiusa, e la familiare insegna nera e gialla del rifugio antiatomico era sempre appesa su di essa. Non c’era una sentinella. D’impulso, Chaney cercò di aprire la porta, ma la trovò chiusa… e questo in un certo senso poteva essere un commento sull’utilità del rifugio antiatomico che si trovava nei sotterranei dell’edificio. Chaney continuò il suo giro d’ispezione, fino a quando non si ritrovò nuovamente davanti al parcheggio.

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