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Il biglietto vincente [The Winner - it]

Электронная книга - «Il biglietto vincente [The Winner - it]». Краткое содержание книги:

l destino sembra sorridere a LuAnn, giovane disoccupata: il misterioso signor Jackson le offre infatti il biglietto vincente di una lotteria che vale milioni di dollari. Ma prima di riuscire a godere della sua grande occasione, la ragazza trova a casa il cadavere del suo uomo in un lago di sangue e si scopre braccata dalla polizia, preda di una trappola mortale.
Un intrigo micidiale, costruito come un congegno a orologeria.
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Charlie rivolse un gran sorriso alla bambina, poi tornò a guardare LuAnn.

— Pensiamoci su, LuAnn. Sia tu che io. Pensiamoci su e vediamo che cosa ne viene fuori, d’accordo?

— Senti, Charlie, non è che ti chiedo di sposarmi — aggiunse lei scrollando le spalle e rimuovendo un ciuffo ribelle dagli occhi. — Se è questo che hai nella testa…

— Figurati! — esclamò lui sorridendole. — Io che sono abbastanza vecchio da essere tuo nonno.

— Però mi piace l’idea di averti con me. Non ho avuto molti amici, specie quelli sui quali ci si può contare. Ma io so che posso contare su di te. Perché tu sei mio amico, vero?

— Vero.

C’era una sfumatura rauca nella voce di Charlie. Lui se ne liberò con un colpetto di tosse, tornando ad assumere un tono professionale. — Ho capito quello che mi hai detto, LuAnn. Ne riparliamo al mio ritorno. Te lo prometto.

La porta si chiuse alle sue spalle. LuAnn cullò Lisa per farle prendere sonno, camminando avanti e indietro di fronte all’ampia finestra della stanza. Vide Charlie che usciva dal palazzo, lo seguì con lo sguardo fino a quando non venne inghiottito dalla folla di New York. Non le era sembrato che qualcuno lo pedinasse. Ma con così tanta gente in strada, chi poteva dirlo con certezza?

LuAnn sospirò a fondo, la fronte aggrottata. Si sentiva fuori posto. La sola cosa che le interessava era che Charlie rientrasse sano e salvo. E poi c’era sempre quella maledetta conferenza stampa del giorno dopo. Un mucchio di buffoni che le avrebbero fatto un mucchio di domande da buffoni. Meglio non pensarci. Aveva i nervi già abbastanza scossi.

Un colpo alla porta la fece sobbalzare. LuAnn fissò l’ingresso con occhi sbarrati, incerta sul da farsi.

— Chi è?

— Servizio in camera.

LuAnn andò a guardare dallo spioncino. La piccola lente le rimandò l’immagine distorta di un giovanotto con la livrea dell’hotel.

Fu costretta a compiere uno sforzo per evitare che la sua voce tremasse. — Io non ho ordinato niente.

— C’è una busta per lei, signora. E un pacchetto.

LuAnn si ritrasse dalla porta come se fosse diventata di colpo rovente. — E di chi è?

— Non saprei, signora. Un uomo giù nell’atrio mi ha chiesto di portarglieli su.

Charlie. Doveva essere stato Charlie… — Le ha detto di portarli su a nome mio?

— No, signora. L’ha vista entrare in ascensore e mi ha detto di darli proprio a lei — spiegò pazientemente il fattorino. — Se non li vuole adesso, posso metterli nella sua casella postale giù alla reception.

— No, li prendo adesso.

LuAnn aprì la porta di un palmo, stese un braccio e quasi strappò il pacchetto dalle mani del giovanotto, chiudendogli la porta in faccia. Per un po’, il fattorino rimase immobile nel corridoio deserto, scocciato per la perdita di tempo e per la mancata mancia. Ma non aveva poi tanta importanza, a questo ci aveva già pensato il tizio giù nell’atrio.

La nota era scritta, su carta da lettera dell’albergo. Nessuna calligrafia riconoscibile.

Cara LuAnn,

hai qualche notizia di Duane? E magari anche di quell’altro tipo? A proposito, con che cosa lo hai colpito, un’incudine forse? Morto stecchito. Spero ardentemente che la polizia non scopra che c’eri anche tu in quella vostra graziosa roulotte. Piaciuta la storiella, LuAnn? Non ti fa sentire nostalgia di casa? Facciamo due chiacchiere. Tra un’ora. Prendi un taxi e fatti portare all’Empire State Building. Non hai idea di come sia il panorama lassù. Il gorilla e la piccola lasciali a casa, okay?

LuAnn strappò la carta marrone del pacchetto e un giornale cadde a terra. Lo raccolse e lo aprì. Era l’Atlanta Journal and Constitution, il quotidiano delle sue parti. Una delle pagine interne era stata evidenziata con un talloncino adesivo giallo. LuAnn aprì alla pagina in questione, lesse un titolo e vide la foto che lo accompagnava.

Un invisibile nodo scorsoio cominciò a strangolarla, sempre più stretto e micidiale.

Nella foto sgranata in bianco e nero, la Airstream nella radura, circondata dal consueto labirinto di rottami e relitti, appariva addirittura più miserabile di quanto fosse in realtà. Nient’altro che un rifiuto un po’ più grosso degli altri, in attesa che il camion dei rifiuti arrivasse a prelevarlo. C’era anche la macchina decappottabile, con il suo osceno fregio cromato alla fine del lungo cofano puntato verso la roulotte. Pareva un cane da punta che dicesse al suo padrone dov’erano cadute le pernici.

Due uomini uccisi, diceva l’articolo. Un affare di droga. Sul nome di Duane Harvey, il testo si fece improvvisamente sfuocato, come filtrato da una barriera liquida. Quella barriera erano lacrime. LuAnn sedette sul divano della stanza, cercando di controllarsi. L’altro uomo non era stato ancora identificato. La terza persona domiciliata nella Airstream invece era stata identificata con certezza: LuAnn Tyler. La polizia di Rikersville la stava cercando. Anche in quel preciso momento. LuAnn Tyler era forse sospettata di qualche crimine? L’articolo non lo diceva. In compenso sottolineava che la sua scomparsa poteva solo far aumentare i sospetti della polizia. Era stata Shirley Watson a scoprire i cadaveri. Sulla scena era stata anche trovata una latta piena di acido da batteria. Gli occhi di LuAnn si strinsero. Acido da batteria. Quella flaccida troia di Shirley era tornata per pareggiare i conti, questo era fin troppo chiaro. In ogni caso, con due omicidi sul groppone, la polizia non avrebbe perso tempo con un crimine solo tentato.

Un altro colpo alla porta. LuAnn sobbalzò in preda al panico.

— LuAnn?

— Cha… Charlie?

— Perché, aspetti qualcun altro?

— Un momento solo…

LuAnn strappò dal giornale la pagina con l’articolo e se la ficcò in tasca. Poi ripiegò il resto del quotidiano e lo infilò sotto i cuscini del divano. Finalmente, andò ad aprire.

— Grande idea cercare di individuare un ipotetico pedinatore in una strada piena di gente — disse Charlie entrando. Si tolse il soprabito e si accese una sigaretta, non resistendo all’impulso di gettare un’ulteriore occhiata dalla finestra. — Eppure non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione che qualcuno ci stesse seguendo…

— Magari era uno che voleva rapinarci. Succede spesso da queste parti, non è così, Charlie?

Lui scosse il capo. — È vero che ultimamente i balordi si sono fatti temerari, ma se qualcuno voleva davvero rapinarci, faceva il colpo e scappava a tutta birra. Tirare fuori una pistola di fronte a mezzo milione di persone? Poco probabile. Eppure la sensazione resta: qualcuno ci ha seguito. — Si voltò verso di lei. — È successo niente di strano mentre ero via?

LuAnn scosse a sua volta il capo, gli occhi spalancati, timorosa di dire qualsiasi cosa.

— Non sarà che qualcuno ti ha seguita fin qui a New York, vero?

— Non ho visto nessuno. Te lo giuro, Charlie. Senti… Io ho paura adesso.

— Ehi, ehi… calma — la invitò cingendole le spalle con fare protettivo. — Va tutto bene. Probabilmente è solo Charlie-il-paranoico che insegue il nulla. Ma vuoi saperne una? Certe volte a essere paranoici non è poi così male. Senti, andiamo a fare un altro po’ di shopping. Ti farà sentire subito meglio.

Le dita di LuAnn tormentavano il pezzo di carta che teneva in tasca. Sentiva il cuore martellarle in gola, come se fosse alla ricerca di uno spazio più ampio nel quale esplodere una volta per tutte, tuttavia quando rialzò lo sguardo, il suo volto appariva del tutto calmo e rilassato. — Lo sai di che cosa ho davvero voglia, Charlie?

— Tu dillo, ed è affare fatto.

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