La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]
- Автор: Робинсон Ким Стэнли
- Серия: Tre Californie #1
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Interno Giallo
- ISBN: 88-356-0035-9
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]». Краткое содержание книги:
È in questo scenario apocalittico che si svolge la vicenda di Henry Fletcher, un giovane della comunità californiana di San Onofre, che per il suo sostentamento dipende interamente dalla pesca e dai raduni di baratto che si svolgono periodicamente nella valle. Dopo l’arrivo di alcuni viaggiatori di San Diego che hanno osato sfidare la vigilanza dei guardiani giapponesi. Henry viene gradualmente a conoscenza del nuovo mondo e delle sue insidie. La sua guida spirituale è Tom, l’uomo più anziano della valle, sopravvissuto alla catastrofe tristemente nota come II Giorno.
La scoperta di un mondo da cui gli americani vengono ingiustamente esclusi, il contatto con gli “stranieri” che vivono a pochi chilometri di distanza, le testimonianze di chi è riuscito a sfuggire alla prigionia in patria trascinano il giovane in un’avventura che segna la fine dell’adolescenza e la transizione verso la maturità, a cui si accompagna la speranza della redenzione per il popolo americano.
«La nostra biblioteca» disse Wentworth. «Non circolante, purtroppo» aggiunse, interpretando perfettamente lo schiocco voglioso delle labbra di Tom. «In questi scaffali ci sono i libri stampati qui.»
Tom cominciò a esaminare questi ultimi. La maggior parte dei libri consisteva in una cartellina piena di pagine ciclostilate; uno scaffale conteneva libri rilegati in pelle, del formato di quelli di un tempo.
Wentworth e io guardammo Tom estrarre un libro dopo l’altro. «Usi pratici dell’apparecchiatura segnatempo delle lavatrici-asciugatrici Westinghouse, di Bill Dangerfield» lesse Tom ad alta voce. E rise.
«Sembra che il tuo amico ci metterà un bel pezzo» mi disse Wentworth. «Ti piacerebbe vedere la nostra galleria d’illustrazioni?»
A dire il vero, avrei voluto guardare i libri con Tom; ma mi accorsi che Wentworth voleva mostrarsi gentile, per cui risposi di sì. Tornammo nel corridoio e lo percorremmo fino in fondo. Davanti a una lunga finestra composta di varie lastre di vetro, il corridoio si allargava; contro la parete opposta alla finestra c’erano disegni in inchiostro nero, che rappresentavano ogni sorta d’animale.
«Sono le illustrazioni originali di un libro che descrive tutti gli animali osservati nella campagna di San Diego.» Di sicuro mi mostrai sorpreso, perché i disegni raffiguravano anche animali da me visti solo nelle figure della malandata enciclopedia di Tom: scimmie, antilopi, elefanti…
«Prima della guerra» continuò Wentworth «a San Diego c’erano alcuni zoo molto grandi. Presumiamo che tutti gli ospiti dello zoo principale siano rimasti uccisi nell’esplosione del centro cittadino; ma fra le montagne c’era una succursale dello zoo. Da lì gli animali sono fuggiti, oppure sono stati liberati. I sopravvissuti ai cambiamenti climatici successivi… vantaggiosi, immagino, per alcune specie… hanno prosperato. Io stesso ho visto orsi e gnu, babbuini e renne.»
«Mi piace questa tigre» dissi. Sapevo che era una tigre, da uno dei primi libri che Tom mi aveva dato da leggere, quello su Sambo.
«Questo disegno l’ho fatto proprio io, grazie. È stato davvero un incontro fuori del normale. Vuoi che ti racconti?» Pose la domanda in modo buffo, come se la frase fosse priva di punto interrogativo.
«Certo.»
Ci sedemmo su sedie di vimini sistemate davanti alle finestre.
«Facevamo una spedizione al di là di monte Laguna. Lo conosci? È una cima di notevole altezza, una trentina di chilometri nell’interno, coperta di neve quasi tutto l’anno. In primavera i torrenti delle montagne vicine traboccano d’acqua e nei tratti più ripidi sono quasi invalicabili.»
“Il viaggio a Julian era stato perseguitato dalla sfortuna a ogni passo. L’apparecchio radio di cui ci avevano parlato era a pezzi. La biblioteca di letteratura occidentale, che speravo di ritrovare, non esisteva da nessuna parte. Un partecipante alla spedizione si ruppe la caviglia fra le rovine della città. Alla fine, cosa peggiore di tutte, durante il ritorno siamo stati scoperti dagli indiani Cuyamuca. Questa tribù è terribilmente gelosa del suo territorio; gruppi di viaggiatori nella zona raccontano di feroci attacchi notturni, quando gli indiani hanno meno paura delle armi da fuoco. Tutto sommato, era una brutta marcia di una giornata, con il nostro amico ferito da portare a braccia, mentre i Cuyamuca a cavallo ci tenevano d’occhio dalla cima di ogni altura.
“All’approssimarsi della notte, io sono andato avanti a cercare la zona adatta per accamparci. Procedevamo con tale lentezza che era impossibile non trascorrere la notte in territorio indiano. Non ho trovato nessun posto adatto a una difesa notturna, per cui, nell’imminenza del tramonto, sono tornato sui miei passi. Ma non ho ritrovato nessuno nella piccola radura in cui avevo lasciato i miei amici. Le tracce erano confuse, ma sembravano puntare a nord; e sopra il rumore del vicino torrente mi è parso di udire colpi di fucile in quella direzione.
“Mentre seguivo i miei amici, il sole calava; come tutti sanno, nella foresta il buio scende in fretta. Sono arrivato alla riva ripida di un torrente; non avevo la minima idea di dove il mio gruppo fosse finito; ho guardato il torrente senza sapere cosa fare. Fissando nel crepuscolo l’acqua corrente mi sono accorto della presenza di un altro paio d’occhi, sulla riva opposta, di fronte a me. Erano occhi enormi, del colore dei topazi.”
«Cosa sono i topazi?» chiesi.
«Diamanti gialli, avrei dovuto dire. Mentre incrociavo lo sguardo con quegli occhi fissi, la tigre a cui appartenevano è uscita a passo deciso da un folto di pini di Torrey e si è fermata sulla riva del torrente, di fronte a me.»
«Vuole scherzare!» esclamai.
«No. Era una tigre del bengala, adulta, lunga almeno tre metri e mezzo e alta al garrese più di un metro. Nella luce fioca della radura, la sua pelliccia invernale mi sembrava verde, un verde cupo segnato da strisce scure.»
“La tigre è comparsa dal folto così all’improvviso che sulle prime sono rimasto solo atterrito dalle proporzioni catastrofiche raggiunte dalla mia sfortuna. Ero sicuro di essere giunto agli ultimi istanti di vita, eppure non riuscivo a muovermi, nemmeno a distogliere lo sguardo dagli occhi immobili di quella bellissima ma pericolosissima fiera. Non so per quanto tempo siamo rimasti a fissarci. So che sono stati i minuti più importanti della mia vita.
“Poi la tigre ha attraversato il torrente, con un piccolo balzo elegante, con la stessa facilità con cui tu attraverseresti questa crepa del pavimento. Mi sono tenuto pronto, mentre s’avvicinava… la tigre ha sollevato una zampa larga come la mia coscia e me l’ha posata sulla spalla sinistra, proprio qui. Mi ha annusato tanto da vicino che ne vedevo la colorazione cristallina delle iridi e sentivo l’odore del sangue nel suo muso. Poi ha tolto la zampa e con un buffetto della testa possente mi ha spinto a destra, a monte del torrente. Io ho barcollato e poi ripreso l’equilibrio. La tigre mi è passata davanti, si è girata a guardare, come per assicurarsi che la seguissi. Ho sentito un raspare di petto… se erano fusa, somigliavano alle fusa di un gatto come un tuono somiglia allo sbattere di una porta. Ho seguito la tigre. Ero stupito oltre ogni immaginazione, non riuscivo a pensare con coerenza. Tenevo la mano sulla spalla della tigre, dove sentivo i muscoli poderosi tendersi e rilassarsi a ogni passo; e le sono rimasto al suo fianco mentre seguiva un percorso tortuoso fra gli alberi. Ogni paio di minuti girava la testa per guardarmi negli occhi, e ogni volta rimanevo di nuovo ipnotizzato dal suo sguardo calmo.
“Molto più tardi la luna si è levata; e ancora camminavamo insieme nella foresta. Poi ho sentito degli spari, più avanti; la tigre ha smesso di fare le fusa e ha teso i muscoli. In una radura illuminata dalla luna ho visto diversi cavalli e alcuni uomini… indiani, immaginavo, perché il mio gruppo era a piedi. Altri spari sono risuonati dall’altra parte della radura; ne ho dedotto che i miei amici erano lì: infatti, se loro non avevano cavalli, gli indiani Cuyamuca non avevano armi da fuoco. La tigre mi ha scostato la mano, increspando la pelliccia… il movimento con cui di solito scacciava le mosche, senza dubbio… ed è avanzata con decisione davanti a me, dritta nella radura.
«Ehi!» gridò Tom, girando in fretta l’angolo del corridoio. Reggeva in mano un libro stampato da Wentworth e lo agitava in direzione di quest’ultimo.
«Quale ha scoperto?» chiese Wentworth. Non parve seccato per l’interruzione, ma io stavo sulle spine.
«Un americano intorno al mondo» lesse Tom. «Ossia il resoconto della circumnavigazione del globo negli anni 2030-2039, di Glen Baum.»