La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]
- Автор: Робинсон Ким Стэнли
- Серия: Tre Californie #1
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Interno Giallo
- ISBN: 88-356-0035-9
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]». Краткое содержание книги:
È in questo scenario apocalittico che si svolge la vicenda di Henry Fletcher, un giovane della comunità californiana di San Onofre, che per il suo sostentamento dipende interamente dalla pesca e dai raduni di baratto che si svolgono periodicamente nella valle. Dopo l’arrivo di alcuni viaggiatori di San Diego che hanno osato sfidare la vigilanza dei guardiani giapponesi. Henry viene gradualmente a conoscenza del nuovo mondo e delle sue insidie. La sua guida spirituale è Tom, l’uomo più anziano della valle, sopravvissuto alla catastrofe tristemente nota come II Giorno.
La scoperta di un mondo da cui gli americani vengono ingiustamente esclusi, il contatto con gli “stranieri” che vivono a pochi chilometri di distanza, le testimonianze di chi è riuscito a sfuggire alla prigionia in patria trascinano il giovane in un’avventura che segna la fine dell’adolescenza e la transizione verso la maturità, a cui si accompagna la speranza della redenzione per il popolo americano.
«Basta con la storia» disse il Sindaco. «Quel che conta sono il momento e il luogo attuali. Ad Avalon i giapponesi diventano sempre più corrotti. I ricchi vogliono venire in America a visitare le rovine: l’ultimo grido dell’avventura. Vengono ad Avalon e si mettono in contatto con individui che li portano sul continente. Alcuni sono addirittura americani, e di notte li trasportano per mare oltre le motovedette di pattuglia e li sbarcano a Newport Beach o a Dana Point. Abbiamo sentito dire che nelle Hawaii ci sono centinaia di turisti in lista d’attesa.»
«Lo dice lei» replicò Tom con una scrollata di spalle.
Una smorfia di esasperazione comparve sul viso del Sindaco e subito svanì. Mentre portavano via i piatti, Danforth si alzò e si chinò sulla ringhiera.
«Dite alla banda di suonare!» gridò, rivolto a quelli in basso. Ci fu un’ovazione; il Sindaco entrò zoppicando in casa. Dall’alto della ringhiera vidi i grossi tavoli coperti di stoffa bianca, sui quali erano ammucchiati piatti e vasellame. Da sopra gli abitanti di San Diego apparivano tutti lustri, con i capelli ben tagliati, camicia e vestito puliti e stirati. Ancora una volta mi parvero sciacalli.
Dalla strada una piccola banda musicale attaccò una polka noiosa; comparve il Sindaco, passò da un tavolo all’altro. Conosceva tutti. Terminata la cena, la gente andò a ballare nello spazio davanti alla banda. Intorno a noi l’acqua e le rive del lago erano buie: eravamo in un’isola di luce, in risalto contro le tenebre. Sotto si divertivano; ma sulla veranda, senza il Sindaco, il gruppo pareva annoiarsi.
Poi Danforth ricomparve, inquadrato fra gli alti battenti di vetro, e rise nel vederci. «Avete terminato di rimpinzarvi? Perché non scendete a fare quattro salti? Questa è una festa! Unitevi alla gente; Ben e io scambieremo ancora quattro chiacchiere con gli ospiti giunti dal nord.»
Uomini e donne dei tavoli vicini si alzarono allegramente e sfilarono dentro la casa. Jennings e Lee andarono con loro; solo Ben rimase al piano di sopra, oltre al Sindaco, per parlare con noi.
«Nel mio studio ho una bottiglia di ottima tequila» disse Danforth. «Andiamo a provarla.»
Lo seguimmo lungo un corridoio fino a una stanza con pannelli di legno alle pareti, dominata da un’enorme scrivania. La finestra era coperta da tendaggi; la parete dietro la scrivania, da scaffali di libri. Ci sedemmo nelle poltroncine imbottite disposte a semicerchio intorno alla scrivania; Tom piegò la testa di lato nel tentativo di leggere il titolo dei libri. Da uno scaffale pieno di liquori Danforth prese una bottiglia lunga e sottile; versò a ciascuno un bicchiere di tequila. Camminò nervosamente dietro la scrivania, su e giù, fissando il tappeto. Accese la lampada da tavolo, che si rifletté sulla superficie lucida e gli illuminò dal basso il viso. La stanza era silenziosa, non si udivano rumori della festa. In tono solenne, Danforth propose un brindisi: «All’amicizia delle nostre due comunità.»
Tom alzò il bicchiere e bevve.
Assaggiai un sorso di tequila. Era fortissima. Mi sembrò di avere nello stomaco una palla di fuoco, tanto avevo mangiato. Posai il bicchiere in equilibrio sul bracciolo della poltrona, mi appoggiai allo schienale e mi preparai a guardare Tom e il Sindaco rimbeccarsi di nuovo… anche se non riuscivo a immaginare di quale disputa si trattasse.
Il Sindaco aveva un’aria pensierosa, meditabonda. Continuò a camminare lentamente avanti e indietro… Sollevò il bicchiere, sogguardò Tom. «E allora, cosa ne pensa?»
«Di cosa?» disse Tom.
«Della situazione mondiale.»
Tom scrollò le spalle. «Ne ho solo sentito parlare. Voi sapete molte più cose di noi. Ammesso che siano tutte vere. Sappiamo che ci sono orientali, a Catalina. Di tanto in tanto il mare getta sulla spiaggia un cadavere. A parte questo, sappiamo solo i pettegolezzi dei raduni di scambio; e queste voci cambiano ogni mese.»
«Avete trovato cadaveri di giapponesi?» chiese Danforth.
«Noi li chiamiamo cinesi.»
Il Sindaco scosse la testa. «Giapponesi.»
«La guardia costiera spara a chi sbarca illegalmente?» azzardò Tom.
Di nuovo il Sindaco scosse la testa. «Le guardie costiere prendono bustarelle. Non è opera loro.» Bevve un sorso. «È opera nostra.»
«Come?»
«Opera nostra!» ripeté il Sindaco, alzando improvvisamente il tono di voce. Zoppicò fino alla finestra, armeggiò con i tendaggi.
«Prendiamo il mare da Newport Beach e Dana Point, nelle notti di nebbia o quando riceviamo la soffiata di uno sbarco; e tendiamo loro un’imboscata. Ne uccidiamo più che possiamo.»
Tom fissò il bicchiere. «Perché?» chiese alla fine.
«Perché?» Il mento del Sindaco si fuse con il collo. «Lei è uno dei vecchi tempi… e chiede perché?»
«Certo.»
«Perché qui non siamo in uno zoo, ecco perché!» Riprese a zoppicare su e giù dietro la scrivania; girò intorno alle nostre poltrone. Senza preavviso, sbatté il palmo della mano sulla scrivania, smack!, facendomi sobbalzare. «Hanno fatto a pezzi il nostro paese» disse, con tono soffocato e furibondo, tutto diverso da quello che usava fino a un momento prima. «L’hanno ucciso.» Si schiarì la gola. «Ormai non possiamo farci niente. Ma loro non devono venire a fare i turisti fra le rovine. No. Finché c’è un americano vivo. Non siamo animali in gabbia. Gli insegneremo che se mettono piede sul nostro suolo, sono morti.» Con mano tremante prese la bottiglia di tequila e tornò a riempirsi il bicchiere. «Non si entra, nelle gabbie di questo zoo. Quando si spargerà la voce che nessuno torna da una visita all’America, smetteranno di venire. Non ci saranno più clienti, per quei farabutti a nord della vostra valle.» Bevve in fretta. «Lei sa che nell’Orange County ci sono sciacalli che fanno fare ai musi gialli escursioni guidate?»
«Non ne sono sorpreso» rispose Tom.
«Io sì. Sono delinquenti. Traditori degli Stati Uniti.» Lo disse come se pronunciasse una sentenza di morte. «Se ogni americano si unisse alla resistenza, nessuno metterebbe piede nel nostro paese. Ci lascerebbero in pace e noi andremmo avanti a ricostruire. Ma tutti dobbiamo fare parte della resistenza.»
«Non sapevo che ci fosse una resistenza» disse Tom, soave.
Bang! Il Sindaco tornò a colpire la scrivania. Chinò la testa e gridò: «Proprio per questo vi abbiamo fatti venire qui!» Si raddrizzò, andò a sedersi sulla poltrona, si sostenne con la mano la fronte. A un tratto parve di nuovo calmo e tranquillo. «Ben, diglielo tu.»
Ben si sporse con entusiasmo dalla poltrona. «Quando siamo arrivati al Shalton Sea, abbiamo saputo che esiste. La resistenza americana. Anche se in genere la chiamano solo resistenza. Il quartier generale si trova a Salt Lake City; e ci sono centri militari nel vecchio dislocamento del Comando Strategico dell’Aviazione, sotto Cheyenne, nello Wyoming, e anche sotto il monte Rushmore.»
«Sotto il monte Rushmore?» disse Tom.
Con la testa ancora sostenuta dalla mano e la faccia in ombra, il Sindaco lo scrutò. «Esatto. Dov’è sempre stato il quartier generale del servizio segreto militare degli Stati Uniti.»
«Non lo sapevo» disse Tom, inarcando lievemente le sopracciglia.
Ben continuò: «Ci sono organizzazioni in tutto il paese, ma in pratica si tratta di un gruppo unico, con un identico fine. Ricostruire l’America.» Parve assaporare l’ultima frase.
«Ricostruire l’America» mormorò il Sindaco. Provai di nuovo quel fuoco alle guance e quel brivido lungo la schiena. Perdio, erano in contatto con la costa orientale! New York, la Virgina, il Massachusetts, l’Inghilterra… Il Sindaco allungò la mano verso il bicchiere e bevve un sorso; Ben trangugiò due sorsate, come se facesse un brindisi. Tom e io li imitammo. Per un attimo parve che nella stanza ci fosse una comunione di sentimenti. Sentivo l’alcol andarmi alla testa, insieme con la notizia della resistenza, il sogno mio e di Steve, finalmente realizzato. Una mistura pesante.