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Pianeta di caccia [Grass - it]

Электронная книга - «Pianeta di caccia [Grass - it]». Краткое содержание книги:

Marjorie Westriding Yrarier è stata inviata sul pianeta Grass per rispondere a un misterioso interrogativo: un contagio si sta spargendo fra le stelle, un’epidemia mortale che minaccia di distruggere la razza umana. Nessun pianeta ne è rimasto immune, tranne Grass. Perché?
Poco si conosce di Grass, se non che si tratta di un luogo idilliaco, dove la natura è assolutamente intatta e l’ambiente conserva un perfetto equilibrio. Interamente coperto dalle più strane varietà di vegetazione che si possano immaginare, il pianeta è un’autentica anomalia cosmica. Un gruppo di famiglie giunte secoli prima per colonizzarlo hanno edificato rapidamente una nuova società, ignorando la presenza aliena e creando un’aristocrazia che ruota attorno all’evento della Caccia. Con il passare delle generazioni, la vita su Grass e i vari usi e costumi sono sempre più sprofondati nel mistero e la Caccia, evento già ben noto sulla Terra, si è ora trasformato in uno strano rito, tremendo e inquietante. Già, perché qual è la vera natura e la vera funzione delle creature che partecipano alla Caccia, che cosa si nasconde dietro questo ciclico rituale e soprattutto... qual è la preda? Come ben presto intuisce Lady Westriding, su questo strano pianeta lontano milioni di chilometri vi sono più misteri di quanti se ne possano immaginare.

Nominato per i premi Hugo e Locus in 1990.
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All’astroporto, gli affari prosperavano molto più di quanto fosse giustificato dalla scarsa popolazione del pianeta. Infatti, Grass si trovava ad un bivio topologico, dove la sua collocazione nello spazio coincideva con un luogo accessibile dell’iperspazio. Isolati nelle loro estancia ed assorti in tutt’altre faccende, gli aristocratici non si erano mai resi conto dei vantaggi offerti dalla posizione del pianeta; quindi sarebbero rimasti assai sbalorditi nell’apprendere che le ricchezze di Grass non erano affatto concentrate nelle estancia, come loro credevano, bensì erano custodite nelle banche di altri pianeti e appartenevano ad una gran parte della popolazione cittadina.

Gli aristocratici erano convinti che la loro superiorità economica e sociale fosse reale e immutabile, perciò pochi di loro si recavano alla Città Plebea, e di rado, e soltanto per visitare gli uffici dei mercanti. Dal canto loro, gli abitanti del Comune erano da lungo tempo molto più pragmatici: coloro che si recavano nelle estancia badavano bene a tener la bocca chiusa sull’economia planetaria.

Così, il Quartiere Commerciale era diventato poco a poco, senza che gli aristocratici ne fossero consapevoli, se non superficialmente, uno dei principali centri del commercio interplanetario, e offriva alloggio temporaneo a un gran numero di viaggiatori.

Coloro che alloggiavano all’Albergo dell’Astroporto, in attesa di ripartire, si recavano al Comune in cerca di colore locale, ma non potevano far di più, per conoscere la realtà di Grass, che acquistare tessuti d’erbe, quadri d’erbe, e ceste di erbe multicolori a forma di uccelli o pesci fantastici. Gli aristocratici, infatti, avevano proibito di compiere voli turistici sulle praterie. Per un certo periodo, l’Albergo dell’Astroporto aveva organizzato visite guidate ai margini della foresta palustre, però aveva smesso dopo che un battello con a bordo parecchie persone influenti non era più ritornato. Era possibile visitare soltanto il Comune, perciò il traffico lungo Via della Montagna di Grass era continuo e i cittadini non erano affatto sorpresi nel vedere facce nuove.

Così, quando un giorno, di prima mattina, Ducky Johns arrivò alla Capitaneria insieme a una bella ragazza, l’ufficiale James Jellico pensò semplicemente che una cliente dell’Albergo dell’Astroporto fosse finita in dubbia compagnia. D’altra parte, Ducky Johns non era certo cattiva: lei e Santa Teresa erano proprietari dei due più grandi e lussuosi bordelli di Riva del Porto, e spesso si recavano al Comune in compagnia delle loro cuoche e governanti. Di solito Ducky era la prima ad offrire il proprio contributo alle cause giuste, tranne quando era preceduta da Santa Teresa. A causa della perfetta manutenzione, le sue macchine di rado ferivano qualcuno, e mai gravemente. Nessuno dei suoi ragazzi, delle sue ragazze, o dei suoi mutanti prodotti dall’ingegneria genetica, aveva mai tentato di uccidere qualche cliente.

— Cos’è quella, Ducky? — chiese Jellico. — Di’ al buon vecchio Gelatina cos’hai lì con te. — Era bruno, di mezza età, e aveva preso il soprannome dall’ingannevole strato di grasso che gli ricopriva il corpo muscoloso.

— Che mi venga un colpo se lo so! — Ducky scrollò le spalle in segno d’impotenza e il tremito della sua montagna di carne si trasmise alle pieghe dell’abito. — Me la sono trovata a casa, nella veranda posteriore, sotto il filo del bucato — spiegò in tono querulo, inarcando le sopracciglia luccicanti di lustrini e socchiudendo gli occhi dalle palpebre tatuate.

— Avresti dovuto riportarla all’albergo — ribatté Gelatina, scoccando una dura occhiata alla ragazza, che lo ricambiò con lo sguardo innocente dei suoi grandi occhi.

— Ho tentato — Ducky sospirò, imbronciata come una bimba, agitando una mano piccina, infantile, e i rotoli di grasso del polso adorno di braccialetti ingemmati. — Non sono mica stupida, Gelatina! Ho pensato anch’io che potesse essere sbarcata da un’astronave ed essere in attesa di ripartire, e che si fosse smarrita dopo aver lasciato il Quartiere Commerciale. Le ho chiesto il nome, ma non ha detto niente.

— Credi che sia pazza? O drogata?

— Nessun sintomo.

— Forse è una di quelle. Come sono chiamate? Ah, sì. Una di quelle pseudo-persone che vendono su Depravazione.

— Ho controllato, ma non è così. È stata un po’ usata, ma non nel modo in cui si usa lassù.

— Ebbene, cos’hanno detto all’albergo?

— Hanno picchiettato sulle loro piccole tastiere, hanno scrutato nei loro piccoli schermi, e mi hanno detto di portarla via, sostenendo che non appartiene a loro. Non ne possiedono di simili, e se ne posseggono, non ne hanno smarrita nessuna.

— Che io sia dannato!

— Proprio quello che ho detto anch’io. Non appartiene certo al Comune, vero?

— Suvvia, Ducky. Anche tu conosci tutti quanti così bene come li conosco io, e se chiunque di loro ingrassa di qualche chilo o insulta la cognata, lo vieni subito a sapere, proprio come me.

— In tal caso, Gelatina, sappiamo entrambi che resta una sola possibilità: le estancia, dove abita un sacco di gente che non conosciamo. Però è una faccenda che lascia davvero perplessi, vero, mio caro? Se fosse venuta da là, ce ne saremmo accorti.

Gli aeromobili che viaggiavano fra la Città Plebea e le estancia avevano il permesso di atterrare soltanto all’aerodromo nel centro della città, oppure all’astroporto, e ciò non poteva certo avvenire segretamente. Se dunque la bella creatura dagli occhi strani fosse apparsa in uno dei due porti, qualcuno l’avrebbe sicuramente notata.

— Che sia sbarcata da un’astronave? — azzardò Jellico.

— Anche tu conosci benissimo tutti quegli sciocchi regolamenti, caro Gelatina! In ogni astroporto, quando i passeggeri e l’equipaggio sono sbarcati, ogni cosmonave viene sottoposta a disinfezione e ad una completa revisione, quindi è da escludere che essa provenga da un’astronave vuota. Sappiamo inoltre che non appartiene all’albergo, né a me, né a Santa Teresa, né a nessun altro giù dalle nostre parti. Temo che sia un problema tuo, Gelatina, e soltanto tuo. — Così dicendo, Ducky Johns ridacchiò, e le pieghe dell’abito tremarono, mentre il suo corpo sembrava scosso da una convulsione parossistica.

Jellico scosse la testa: — Niente affatto, Ducky, vecchia mia! Te la dovrai portar dietro, quando le avrò preso un’immagine. Hai posto in abbondanza, nel tuo locale: puoi metterla in una stanza vuota e alimentarla un po’. A questo scopo, la cisterna di stasi non è certo il luogo adatto. Non ha bisogno di essere ibernata, bensì di essere curata: starà meglio da te.

— Quanta fiducia! — sorrise Ducky, con affettazione.

— Oh, sono sicuro che non la venderai! Se non può parlare, non può neanche pronunciare una rinuncia al consenso. E tu sai che verrò a vederla, la prossima volta che andrò a Riva del Porto per controllare i permessi di transito. E prima farò tutte le indagini del caso. Che dannata situazione!

Nell’approntare il riproduttore, Jellico continuò ad osservare la ragazza, la quale ricambiò il suo sguardo con la testa reclinata, mostrando soltanto un occhio da cui non traspariva intelligenza alcuna. Eppure, quando la sua immagine fu registrata, la creatura prese la mano che Ducky le offriva e sorrise, reclinando di nuovo la testa a gettare un’altra occhiata obliqua.

Con un tremito, Gelatina ebbe l’impressione di notare qualcosa di stranamente familiare in quello sguardo: qualcosa di non meno strano della misteriosa provenienza della ragazza, che senza dubbio non era arrivata attraversando la palude, né a bordo di un aeromobile o di un’astronave, e non apparteneva all’albergo. Cosa restava, dunque?

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