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Pianeta di caccia [Grass - it]

Электронная книга - «Pianeta di caccia [Grass - it]». Краткое содержание книги:

Marjorie Westriding Yrarier è stata inviata sul pianeta Grass per rispondere a un misterioso interrogativo: un contagio si sta spargendo fra le stelle, un’epidemia mortale che minaccia di distruggere la razza umana. Nessun pianeta ne è rimasto immune, tranne Grass. Perché?
Poco si conosce di Grass, se non che si tratta di un luogo idilliaco, dove la natura è assolutamente intatta e l’ambiente conserva un perfetto equilibrio. Interamente coperto dalle più strane varietà di vegetazione che si possano immaginare, il pianeta è un’autentica anomalia cosmica. Un gruppo di famiglie giunte secoli prima per colonizzarlo hanno edificato rapidamente una nuova società, ignorando la presenza aliena e creando un’aristocrazia che ruota attorno all’evento della Caccia. Con il passare delle generazioni, la vita su Grass e i vari usi e costumi sono sempre più sprofondati nel mistero e la Caccia, evento già ben noto sulla Terra, si è ora trasformato in uno strano rito, tremendo e inquietante. Già, perché qual è la vera natura e la vera funzione delle creature che partecipano alla Caccia, che cosa si nasconde dietro questo ciclico rituale e soprattutto... qual è la preda? Come ben presto intuisce Lady Westriding, su questo strano pianeta lontano milioni di chilometri vi sono più misteri di quanti se ne possano immaginare.

Nominato per i premi Hugo e Locus in 1990.
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— Maledizione! — sussurrò Gelatina fra sé e sé, nell’osservare la vecchia Ducky che caricava la ragazza a bordo del suo motoveicolo a tre ruote, prima di partire per tornare a Riva del Porto. — Maledizione!

La mattina successiva alla caccia dai bon Damfels, Marjorie si alzò nel cuore della notte, dopo un sonno breve, turbato da sogni minacciosi in cui aveva riveduto gli Hippae. Si aggirò un poco per gli appartamenti invernali, recandosi infine nelle stanze dei figli, ad ascoltare il loro respiro.

Quasi come El Dia Octavo il giorno in cui le creature erano comparse sul crinale, Anthony emetteva brevi gemiti e tremava nel sonno. Seduta sul bordo del letto, Marjorie gli accarezzò le spalle e il petto, come avrebbe fatto con un cavallo, finché egli rimase immobile, libero dall’angoscia. Caro Tony, pensò. Piccolo Tony. Era il suo primogenito e lo amava moltissimo. Era così simile a lei che riusciva a leggerne infallibilmente ogni minima espressione, ogni minimo gesto o atteggiamento. Si preoccupava molto per lui e desiderava che non subisse mai delusioni, pur sapendo che ciò era impossibile, proprio perché egli le assomigliava tanto: come il giorno segue alla notte, così sarebbero arrivate le delusioni.

Nella stanza attigua, Stella dormiva profondamente, rosea nella luce fioca, le labbra appena dischiuse. La sua straordinaria somiglianza con Rigo diveniva ogni giorno più spiccata: era come una versione femminile del bel padre, e come lui era passionale, orgogliosa. Nel guardarla, Marjorie non la toccò, perché altrimenti si sarebbe svegliata, e avrebbe posto tante domande alle quali ella non avrebbe saputo rispondere, e avrebbe espresso tante esigenze che ella non avrebbe potuto soddisfare. È come Rigo, pensò. È proprio come Rigo. Al pari del padre, Stella pretendeva che il mondo intero la capisse, mentre lei stessa vanificava ogni sforzo di comprensione.

Fra sé e sé, Marjorie bisbigliò: — Eppure ho cercato di conoscere Rigo. — Era quasi una scusa, una sorta di vecchia litania che ella ripeteva spesso a se stessa. L’aveva detto di frequente anche a padre Sandoval prima che costui, tentando di rimediare a quello che sembrava irreparabile, le imponesse come penitenza una completa sottomissione ed ubbidienza. Così, Marjorie aveva finito col sentirsi intrappolata fra il sacerdote e il marito, al punto che non le era più stato possibile chiedere perdono. Quello che aveva raccontato a padre Sandoval era vero. Nel primo periodo del matrimonio, ella aveva talvolta atteso che Rigo fosse molto stanco, o persino addormentato, per poi avvolgersi a lui, premersi a lui, nel desiderio di sentirgli guizzare i muscoli, entrargli nella pelle, conoscere il suo corpo come ne conosceva il viso; e lui le aveva sempre risposto con sfrenata passione, fino a spossarla, fino a perderla. Conoscerlo sembrava impossibile: se Marjorie si allontanava da lui, era accusata di frigidità; ma se gli si avvicinava, ne era inghiottita, annientata.

— Ho cercato di dirglielo — sussurrò, sempre osservando Stella, che dormiva. — Ho cercato di dirlo a lui, proprio come ho cercato di dirlo a te. — E anche questo era vero. Aveva cercato di dire: — Abbracciami e basta, Rigo: gentilmente. Lasciami apprendere il ritmo del tuo sangue, del tuo respiro. — Oppure: — Stai tranquilla un momento, Stella. Parliamo, semplicemente. Conosciamoci l’un l’altra.

Rammentava perfettamente la volta che, da bambina, si era sdraiata nella paglia dello stallaggio a premere il ventre contro un puledro, mentre la giumenta li accarezzava entrambi col muso, nitrendo piano, fino a quando tutti e tre avevano avuto il medesimo odore di fieno e di paglia. Allora Marjorie aveva sentito guizzare i muscoli del puledro sulle ossa, e il sangue scorrere nelle vene, così che in seguito, quando il cavallo era diventato adulto e avevano gareggiato insieme, lei ormai lo capiva: aveva compreso il suo spirito. Allo stesso modo aveva desiderato e tentato di conoscere Rigo, il quale, però, non l’aveva sempre ostacolata.

Come il padre, Stella era sempre molto passionale, provava sempre emozioni e sentimenti all’apice dell’intensità, e pretendeva, pretendeva, pretendeva sempre, senza mai essere cordiale o gentile in cambio, senza mai manifestare semplice affetto. Mai si scambiavano abbracci, mai condividevano piccoli scherzi: fra madre e figlia non vi era pace, mai. D’altronde, Stella non condivideva molte cose neppure col padre. Se mai era capace di affetto, lo riservava esclusivamente per la sua grande amica, la venerata Elaine.

Sentendosi palpitare il cuore, Marjorie sorrise di se stessa, pur con una certa riluttanza: era troppo adulta per provare una tale gelosia. Il suo struggimento non si manifestava tanto con le palpitazioni del cuore, quanto con la morsa di amore impotente che le serrava dolorosamente lo stomaco: un amore che non poteva manifestare, perché mostrare amore a Stella sarebbe stato come offrire carne a un cane selvatico: la ragazza lo avrebbe afferrato, lo avrebbe sbranato sino all’osso, lo avrebbe inghiottito famelicamente. Manifestare amore a Stella significava esporsi ad un’aggressione.

— In realtà non mi ami affatto! Quando ero piccola, mi promettesti un viaggio a Westriding, e invece non ci sono mai andata! — Così aveva detto Stella, a sedici anni, rammemorando un torto di almeno otto anni prima.

— Ti ho detto mille volte, Stella, che il nonno era malato. Era troppo malato per avere compagnia: non molto tempo dopo, morì.

— Me lo promettesti, ma poi decidesti, senza consultare nessuno, che non dovevamo partire. Prometti sempre e non mantieni mai. E adesso vuoi trascinarmi in quel luogo terribile! Mi obblighi ad abbandonare i miei amici senza neanche chiedermi se lo desidero! Perché non siamo una vera famiglia? Vorrei essere sorella di Elaine! I Brouer non si comportano così!

In seguito, Marjorie aveva detto a Rigo: — Se mi parla ancora dei Brouer, la strangolo.

— Sono amici — aveva risposto Rigo, gettandole una curiosa occhiata. — Sono i suoi migliori amici. Perché te ne risenti?

— Non me ne risento affatto. Però non mi piace per niente che i Brouer mi siano costantamente additati come ideale di perfezione.

— Tutti i ragazzi pensano che le altre famiglie siano perfette.

— Io non l’ho mai pensato.

— Sì, però tu sei strana.

— Certo che sono strana — mormorò Marjorie fra sé e sé, sempre osservando la figlia addormentata, e chiedendosi per quale ragione i Brouer ne avessero suscitato l’ammirazione. Erano una vera famiglia? Ma cosa intendeva Stella per «famiglia»?

— Vorrei che i Brouer fossero la mia famiglia — aveva detto Stella dozzine di volte, con ostinazione, senza fornire alcuna spiegazione, ben sapendo di arrecare dolore, anzi, volendolo. — Fanno sempre le cose insieme. Sì, vorrei roprio avere una famiglia così!

— Be’, Stella, su Grass avremo la possibilità di essere una famiglia così. Non avremo nessuno attorno. — Così aveva risposto Marjorie, quantunque sapesse che la figlia non voleva mai fare quello che facevano gli altri, e sapendo inoltre che l’isolamento non l’avrebbe affatto cambiata.

A denti stretti, Stella aveva minacciato rabbiosamente di non accompagnare i genitori su Grass.

Nelle ultime settimane che avevano preceduto la partenza, Marjorie aveva creduto che la figlia avrebbe finito col dirle: — Mamma, voglio restare qua, nella Santità, con i Brouer. Ne sarebbero contenti, sai? — E aveva pensato di risponderle: — Benissimo, Stella. Neanch’io voglio partire, e neppure tuo padre. A me sembra ingiusto abbandonare i poveri di Santa Maddalena, e Rigo non vuole rinunciare ai suoi club, i suoi comitati, e le sue notti in città, a braccetto con Eugenie. Partiamo soltanto perché dobbiamo farlo, per salvare l’umanità intera. D’altronde, non c’è nessuna vera ragione per cui debba partire anche tu, Stella. Perciò rimani pure qua a morire di peste, insieme a Elaine e a tutta la sua famiglia perfetta. Non me ne importa più un accidente di niente! — Poi si era pentita della propria ira, e l’aveva confessata, pur senza accennare ad alcuni altri peccati ben più gravi, e aveva ricevuto l’assoluzione. Tuttavia aveva continuato a provare collera.

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