La pietra della Luna [Moon - it]
- Автор: Герберт Джеймс
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Armenia Editore
- ISBN: 88-344-0263-4
- Переводчик: Vittorio Curtoni
- Жанр: Ужасы
Электронная книга - «La pietra della Luna [Moon - it]». Краткое содержание книги:
Poi, all’improvviso, tutto ricomincia.
Orribili visioni gli invadono la mente. Una cosa, una creatura incredibilmente forte ha invaso la sua coscienza e lo rende testimone, attraverso i suoi oechi, di assassinii brutali, di mutilazioni orrende.
Senza dubbio John ha un grande potere psichico, ma anche la cosa lo ha. E la cosa lo ha fiutato, è sulle sue tracce sempre più famelica...
«Dovrei andare a vedere come sta Melanie.» Fran si morse il labbro inferiore con un gesto ansioso che lui aveva spesso criticato quando ancora vivevano insieme.
«Sono le dieci passate Fran, io non andrei a disturbarla adesso. E poi può darsi che il medico le abbia dato qualche tranquillante per aiutarla a dormire.»
Le spalle di Fran s’ingobbirono. «E cosa potrei dirle poi, dopo quello che tu hai detto a me! Ma sei proprio sicuro?»
Lui sapeva cosa intendeva. «Vorrei tanto avere qualche dubbio.»
«No, come ti ho detto non hai mai sbagliato in queste… queste occasioni.» Non c’era nessuna critica in questa sua affermazione, solo una nota di immensa tristezza. «Ma questa volta c’è qualcosa di diverso, non è vero? Questa volta non è come prima.»
Lui sorseggiò il caffè ormai tiepido prima di rispondere. «Non ho una spiegazione valida. Solo che stavolta questo mostro mi conosce, riesce a penetrare nella mia mente: come e perché è un mistero.»
«Forse ha trovato per caso il tuo codice d’accesso.»
La guardò sorpreso. «Non ti seguo.»
Fran respinse in avanti il piatto e poggiò i gomiti sul tavolo. «Mettila così, tanto per citare i tuoi beneamati computer. Quando vuoi accedere a un altro sistema devi avere il codice particolare di quel sistema per potervi entrare, non è così? Una volta che hai il codice sei dentro la memoria, la banca dati di quell’altro sistema. Tanto è vero che poi si ha un dialogo tra le due macchine, giusto? Bene, forse quest’altra mente ha trovato fortuitamente il tuo codice d’accesso, o forse nel tuo subconscio tu hai il suo.»
«Non sapevo che ti interessassi di certe faccende.»
«Di solito no, infatti. Ma dopo l’altra volta sono rimasta per lo meno incuriosita. Ho fatto qualche ricerca, non molto, abbastanza per cominciare a capire. Molto ancora non è chiaro, ma almeno so qualcosa delle varie teorie a proposito dei fenomeni psichici. Ti dirò, molti sono fatti ridicoli, altri invece hanno una loro logica affascinante. Mi sorprende che proprio tu non abbia cercato di capirci qualcosa!»
Si sentì a disagio nel rispondere. «Io volevo scordarmi di tutto, non cercare di approfondire.»
«Strano!»
«Cosa?»
«Mah, niente» Sorrise come distratta. «Non ti sono mai piaciute le storie di fantasmi, io ho sempre pensato che fosse per la tua mania dei microchip; in quella tua testa tecnologica non c’è posto per certi romanticismi. Che ironia della sorte, che proprio uno come te dovesse ricevere dei messaggi psichici. Se non fosse così orrendo ci sarebbe quasi da ridere.»
«In qualche cosa sono cambiato, comunque.»
«Ah sì? E in che cosa sentiamo?»
«Intanto i computer sono diventati secondari nella mia vita. Sono solo un lavoro, part-time oltretutto.»
«Allora sei cambiato davvero. Altri miracoli?»
«Un ritmo di vita diversa, più tranquilla, più tempo dedicato al riposo, godendo di ciò che mi circonda.»
«Non è che tu fossi un mostro di laboriosità quand’eri qui, Jon, anche se in effetti facevi troppe ore; comunque trovavi sempre del tempo da dedicare a me e a Gabby quando potevi.»
«Oggi mi rendo conto che comunque non era sufficiente.»
«Anch’io ero in colpa. Facevo troppe richieste ingiuste. Ma è acqua passata ormai, è inutile stare qui a rivangare.»
«No, infatti, è acqua passata come dici tu.» Pose la tazza sul tavolo. «Fran, mi preoccupa che rimaniate qui da sole.»
«Allora credi davvero che questo mostro volesse rapire Gabby?»
«Voleva colpire me attraverso di lei.»
«Come fai a sapere che si tratta della stessa persona? E perché ne parli come se fosse un mostro, un animale? È un mostro ma è umano». Ora la sua voce era adirata.
«Non riesco a credere che sia un uomo. Quella sensazione di malvagità è così potente, così ‘sovrumana’! Quando i suoi pensieri penetrano i miei, riesco quasi a sentire l’odore della corruzione, ne vedo la depravazione.»
«Sei proprio cambiato, sì!»
Lui scosse la testa stancamente. «Cerco di descrivere l’impressione che mi rimane dopo. Una malvagità purulenta, terrificante che mi viene imposta ed è oscena Fran.»
«Sì, credo di capire. Jon, io non metto in dubbio le tue visioni, e che tu soffra realmente quando accadono, ma sei certo di non aver perso la testa?»
Lui sorrise. «Non sei mai stata una con i peli sulla lingua, eh? Vuoi dire se sto diventando pazzo?»
«No, non era questo che intendevo. Ma queste tremende esperienze non potrebbero provocarti delle allucinazioni? Parliamoci chiaro, ci sono milioni di funzioni poco conosciute della mente, chi ci dice quando uno va fuori fase e in che modo?»
«Devi credermi: questa persona, se è così che vuoi chiamare questo essere, che ha ucciso la prostituta e il vecchio, che ha profanato il corpo del bimbo è la stessa che ha rapito per errore Annabel. Mi conosce, e vuole farmi del male, per questo tu e Gabby dovete essere protette.»
«Ma come poteva sapere dove abitavamo? Ha letto l’indirizzo nella tua testa? È completamente folle questa storia.»
«Non riesco a nascondere il mio passato, non capisci?»
«No, non capisco un maledetto niente.»
«Come con il computer, è tutto nella mia memoria, una volta che si ha il codice diventa facile. Forse ha scoperto cosa mi era già successo, come ho visto quegli altri omicidi». Gli venne un’idea. «Fran, hai fatto rimettere il numero nell’elenco?»
«Non quello vecchio, dopo tutte quelle telefonate di pazzi che sono arrivate. Ma io ho bisogno di essere sull’elenco con il lavoro che faccio, e allora mi sono fatta dare un nuovo numero.»
Childes si accasciò sulla sedia. «Ecco la risposta, è così che ha fatto.»
«Insomma, non è umano ma riesce a consultare l’elenco telefonico». Il piede le batteva nervosamente in terra.
«Ho cercato di spiegartelo. È una persona, ma dentro è disumana. È intelligente, altrimenti la polizia l’avrebbe già presa, e poi è sensibilissima.»
«Non abbastanza da rapire la persona giusta, però!» esclamò lei.
«No, grazie a…». Si fermò senza finire la frase, e quel comune senso di colpa ruppe la tensione. «Il punto è,» disse Childes più gentilmente, «che si accorgerà presto dell’errore se non lo ha già capito grazie ad Annabel.»
«I giornali!»
«Tutti i mezzi di comunicazione.»
Lei spalancò gli occhi. «Jon, se scoprono il nesso…»
Lui finse di studiare la tovaglia. «Si ricomincerebbe da capo. È una coincidenza troppo forte: una bambina viene rapita alla porta accanto all’uomo che aveva aiutato la polizia nelle indagini di tre anni fa.»
«Non potrei sopportarlo un’altra volta.»
«Un’altra buona ragione per andarsene un po’. Overoy ha provveduto a far sorvegliare la casa ma non può tenere lontana la stampa. Adesso hanno come pretesto di tenere d’occhio Melanie e Tony, ma i giornalisti capiranno al volo. Sarà una giornata campale quando scopriranno la verità. Io penso che potreste venire tutt’e due da me per un poco.» Quest’ultima frase la disse con una certa cautela.
«Non è proprio possibile Jon» rispose subito lei. «Io ho un lavoro, ricordi? e Gabby deve andare a scuola.»
«Un paio di settimane non farebbero male a nessuna delle due, tu avrai pure delle ferie!»
Lei scosse la testa. «No, no. L’agenzia ha troppo lavoro di questi tempi, e non possiamo permetterci di mandare via i clienti. E poi Gabby e io prima o poi dovremmo pur tornare, e allora cosa succederebbe?»
«La speranza è che nel frattempo questo assassino venga beccato.»
«Mi piacerebbe sapere come! No, Jon, non si può fare, arriviamo a un compromesso, andremo a stare da mia madre. Le piacerebbe tanto avere Gabby tra i piedi per un po’. Non è molto lontana così potrei arrivare in città abbastanza facilmente.»