Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 978-88-04-33638-9
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
«Mia cara, non voglio certo convertirti alla mia chiesa, ma mi interessa sapere ogni cosa di te. Non conosco bene le chiese danesi: penso che siano luterane, ma da voi c’è una chiesa di stato come in altre nazioni europee? Comunque sia, qual è la tua chiesa, ed è fondamentalista o liberale? E tu, cosa ne pensi? Ricorda che, come ti ho detto, non credo che la mia chiesa sia l’unica che apre le porte del Cielo.»
Io ero steso sull’erba; Margrethe era seduta e guardava in direzione del mare. In quella posizione non riuscivo a vederla in faccia. Non rispose alla mia domanda; dopo un po’, le chiesi: «Cara, mi hai sentito?»
«Ti ho sentito.»
Attesi ancora, poi aggiunsi: «Se ho fatto una domanda che non dovevo fare, non importa, lascia perdere.»
«No. Sapevo che prima o poi avrei dovuto parlarne. Alec, devi sapere che non sono cristiana.» Si girò verso di me e mi guardò negli occhi. «Puoi ottenere il divorzio con la stessa semplicità con cui hai ottenuto il matrimonio: basta che tu lo dica. Io non mi opporrò; me ne andrò via senza fare chiasso. Ma, Alec, quando mi hai detto che mi amavi, e più tardi, quando mi hai detto che eravamo sposati davanti a Dio, non mi hai chiesto la mia religione.»
«Margrethe.»
«Sì, Alec?»
«Per prima cosa, lavati la bocca. Poi chiedimi perdono.»
«Nella bottiglia c’è ancora un po’ di vino, e posso usarlo per sciacquarmi la bocca. Ma non posso chiederti perdono per non avertelo raccontato. Ti avrei detto la verità, in qualsiasi momento. Ma tu non me lo hai mai chiesto.»
«Lavati la bocca per avere parlato di divorzio. Chiedimi perdono per avere pensato che potessi dirti di allontanarti da me, per qualsiasi motivo. Se non facessi il tuo dovere, donna, ti sculaccerei, ma non ti manderei mai via. Nella ricchezza e nella povertà, nella salute e nella malattia, ora e per sempre! Io ti amo: ficcatelo nella testa.»
All’improvviso lei fu tra le mie braccia, con le lacrime agli occhi. Era la seconda volta che la vedevo piangere, e feci la sola cosa possibile, ossia la baciai.
Sentii applaudire dietro di me e girai la testa. Avevamo tutta la collina per noi, dato che era un giorno lavorativo, ma c’era un piccolo pubblico, composto di due monelli di strada, così giovani che non si capiva se fossero maschi o femmine. Uno dei due mi guardò negli occhi e applaudì di nuovo, mentre con la bocca faceva forti schiocchi, come per dare baci.
«Via di qua!» gridai. «Andatevene! Vaya con Dios! Ho detto bene, Margrethe?»
Lei disse qualcosa ai ragazzini, che se ne andarono dopo un’ultima risata. L’interruzione mi aveva fatto comodo. Avevo parlato in quel modo a Margrethe perché era l’unico modo possibile, ma ero alquanto preoccupato.
Feci per dire qualcosa, poi pensai che per quel giorno avevo già detto anche troppo. Ma anche Margrethe tacque, e il silenzio si prolungò. La questione, pensai, non poteva rimanere in sospeso. Tornai a chiedere: «Qual è la tua religione, cara? Giudaismo? Ricordo ora che in Danimarca ci sono anche degli ebrei.»
«Sì, qualche ebreo c’è. Ma uno su mille. No, Alec. Uh… ci sono Dei più antichi.»
«Più vecchi di Geova? Impossibile!»
Margrethe non disse niente. Era una sua caratteristica: quando non era d’accordo, faceva scena muta. Diversamente dal 99 per cento della razza umana, che si farebbe ammazzare piuttosto di stare zitta, non le interessava avere l’ultima parola.
Perciò, per impedire che la discussione si spegnesse, fui costretto a fare sia la parte dell’accusa sia quella della difesa.
«Ritiro quel che ho detto» mi corressi. «Non avrei dovuto parlare di impossibilità. Pensavo alla cronologia del vescovo Ussher, che negli scorsi secoli ha calcolato la data della creazione, basandosi sulla Bibbia. Se si accettano le sue cifre, il mondo compirà 5998 anni il prossimo ottobre. Naturalmente, questa cifra non compare nelle sacre scritture; Hales ha ricavato un’altra cifra: mi pare 7405. Altri studiosi arrivano a cifre ancora diverse.
«Ma tutti dicono che quattromila o cinquemila anni prima di Cristo c’è stato quell’evento particolare che è la creazione. In quell’istante, Geova ha creato il mondo e, così facendo, ha creato anche il tempo. Il tempo non può esistere da solo. Di conseguenza non c’è niente… né cose, né persone, né Dei… che possa essere più vecchio di Geova, perché è stato Geova a creare il tempo. Ti pare?»
«Avrei fatto meglio a stare zitta» disse lei.
«Cara! Lo dicevo solo per discutere; non intendevo ferire i tuoi sentimenti. Ti spiegavo il punto di vista dei fondamentalisti. Tu, chiaramente, segui un altro sistema. Perché non me lo spieghi? Parlami di questi Dei più antichi.»
«Li conosci. Da chi prendono il nome i giorni della settimana?»
«Dalle divinità pagane: martedì da Marte nei paesi latini e da Thor in quelli sassoni, mercoledì rispettivamente da Mercurio e da Wotan…»
«Odino. “Wotan” è la distorsione tedesca. Padre Odino e i suoi due fratelli hanno creato il mondo. All’inizio c’era il vuoto, il nulla; poi il resto della narrazione assomiglia alla Genesi, ci sono perfino gli equivalenti di Adamo ed Eva, ma si chiamano Askr ed Embla.»
«Forse è davvero la Genesi, Margrethe.»
«Cosa intendi dire, Alec?»
«La Bibbia è la parola di Dio, e le sue versioni nelle varie lingue sono ispirate da Dio: in particolare quella in lingua inglese eseguita sotto Re Giacomo, che fu tradotta dai più grandi studiosi dell’epoca; nel caso di diversità di opinione, le risolse direttamente il Signore, a cui si fece ricorso mediante la preghiera. Perciò anche la versione inglese della Bibbia è la parola di Dio.
«Ma non è detto che sia la sola» continuai. «Anche i libri sacri di un’altra razza, scritti in un’altra lingua, possono essere ispirati da Dio… se corrispondono alla narrazione biblica. Non mi hai detto che ci sono delle corrispondenze?»
«Be’, solo la creazione e Adamo ed Eva, Alec» disse lei. «La cronologia non corrisponde affatto. Hai detto che il mondo è stato creato circa seimila anni fa, vero?»
«Più o meno. Secondo Hales, il periodo è più lungo. La Bibbia non fornisce date; quella delle date è un’invenzione moderna.»
«Ma anche il periodo più lungo… quello di Hales?… non sarebbe sufficiente» obiettò lei. «La cifra dovrebbe essere di circa centomila anni.»
Stavo per protestare… ma mi fermai in tempo: non volevo che Margrethe s’interrompesse. «Continua, cara. E i vostri scritti religiosi riferiscono quel che è successo durante l’intero periodo?»
«Gran parte di questi fatti sono successi prima della scoperta della scrittura. In parte sono conservati nei poemi epici cantati dai poeti guerrieri, gli scaldi. Ma anche la poesia iniziò soltanto quando gli uomini impararono a vivere in tribù e Odino insegnò loro il canto. Per la maggior parte del tempo, il mondo fu dominato dai giganti del ghiaccio: a quell’epoca, gli uomini erano poco più di animali selvatici, a cui veniva data la caccia. Ma la vera differenza tra le cronologie è questa, Alec. La Bibbia va dalla creazione al giorno del giudizio universale, poi ci sarà il Millennio… mille anni di regno di Cristo sulla terra, a cui farà seguito la guerra nei cieli e la fine del mondo. Da quel momento in poi esisteranno solo la città dei cieli e l’eternità: il tempo si fermerà. È giusto?»
«Sì. Un esperto di escatologia cristiana direbbe che è una descrizione un po’ semplificata, ma hai descritto bene le linee principali. I particolari sono dati nel Libro delle Rivelazioni: l’Apocalisse di san Giovanni. Molti profeti avevano predetto questi eventi, ma l’unica descrizione completa è quella di san Giovanni, perché fu Cristo a dargliela, per porre fine agli inganni dei falsi profeti. La cronologia completa è dunque la seguente: la creazione, poi il peccato originale, i lunghi secoli di prove e di lotte, poi la battaglia finale, seguita dal giudizio e dal regno di Dio. La tua fede cosa dice, amore?»