Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 978-88-04-33638-9
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
«La nostra battaglia finale si chiama Ragnarok e non Armageddon…»
«La terminologia non cambia la sostanza.»
«No, caro. Il nome non ha importanza, ma ha importanza quel che succederà. Nel vostro giorno del giudizio, le capre saranno separate dalle pecore. I prescelti andranno alla beatitudine eterna, i dannati alla punizione eterna. Giusto?»
«Giusto. Per completezza, però, occorre ricordare che alcuni studiosi ritengono che le pene dell’inferno non sono eterne, perché l’amore di Dio è troppo grande: prima o poi anche i dannati saranno accolti in cielo. Per certi teologi, questa è un’eresia… ma a me piace. L’idea della dannazione eterna non mi è mai piaciuta: evidentemente, sono un sentimentale.»
«Lo so, Alec, ed è per questo che ti amo. Penso che l’antica religione dovrebbe piacerti: essa, per esempio, non prevede la dannazione.»
«No?»
«No. Con il Ragnarok, il mondo che conosciamo sarà distrutto. Ma non sarà questa la fine. Dopo un lungo periodo di guarigione e di assestamento, sarà creato un nuovo universo, migliore di questo e privo dei suoi mali. Anch’esso durerà per infiniti millenni, finché le forze del ghiaccio e del male non si opporranno nuovamente a quelle del bene e della luce. Poi ci sarà un nuovo periodo di riposo, seguito da una nuova creazione e da un altro periodo di prova per gli uomini. Niente è mai finito, niente è mai concluso, ma ogni volta la razza degli uomini ha una nuova possibilità di migliorarsi, senza fine.»
«E tu credi a questo, Margrethe?»
«Trovo più facile credere a questo che al piacere eterno dei beati e alla disperazione dei dannati, come previsto dalla fede cristiana. Si dice che Geova sia onnipotente. Se questo è vero, allora i poveri dannati dell’inferno sono laggiù perché Geova l’ha voluto fin dall’inizio, ha progettato la cosa nei dettagli. No?»
Esitai a rispondere. Quello di conciliare tra loro l’onnipotenza, l’onniscienza e la suprema bontà divine è il problema più spinoso della teologia: perfino i gesuiti ci si sono spaccati la testa per secoli senza risolverlo. «Margrethe, certi misteri divini non si possono spiegare facilmente. I mortali devono accettare come articolo di fede che il Padre sia benevolo verso di noi, anche se non comprendiamo le sue opere.»
«Allora, anche un bambino di pochi giorni deve capire le intenzioni benevole di Dio, quando gli spaccano la testa contro le pietre? E mentre se ne fila dritto all’inferno, deve lodare il Signore per la sua saggezza e la sua bontà, che sono infinite?»
«Margrethe! Cosa dici!»
«Mi riferisco ai punti dell’Antico Testamento dove Geova ordina di uccidere i bambini, e in particolare di ucciderli sbattendoli contro le pietre. Prendi il salmo che inizia con le parole “Lungo i fiumi di Babilonia” e che dice: “beato chi prende e sbatte i bambini tuoi contro le rupi”. E le parole del Signore Geova in Osea: “I loro figli saranno fatti a pezzi, e le loro donne gestanti sventrate”. C’è anche l’episodio di Eliseo e dei bambini. Alec, ti sembra giusto che Dio abbia mandato gli orsi a sbranare quei bambini solo perché avevano preso in giro la calvizie di un vecchio?»
Attese la mia risposta. Poi, visto che non parlavo, chiese: «Anche la storia dell’orsa e dei 42 bambini è la parola di Dio da prendere alla lettera?»
«Certo, ma non pretendo di capirla fino in fondo. Forse è da prendere come una parabola. Non so. Se vuoi la spiegazione dettagliata di tutte le azioni di Dio, pregaLo che ti illumini! Del resto, mi pare che anche il tuo Odino abbia diverse uccisioni al suo attivo.»
«Sì, ma non sulla scala di Geova, che ha fatto distruggere una città dopo l’altra, sterminandone tutti gli abitanti. Odino ha ucciso solo in combattimento, e contro avversari della sua stessa forza. Ma, soprattutto, Odino non è onnipotente e non pretende di essere il depositario di ogni saggezza.»
(Una teologia che evita i problemi più spinosi… come chiamarlo “Dio” se non è onnipotente?)
Margrethe proseguì: «Alec, caro, non voglio attaccare la tua fede. Ma tu mi hai chiesto cosa pensavo della Bibbia, e onestamente ti devo dire che il Geova o Yahweh dell’Antico Testamento mi pare un sadico, sanguinario e genocida. Non vedo come si possa conciliarlo con la figura gentile del Cristo del Nuovo Testamento, neanche attraverso la mediazione di una misteriosa Trinità».
Stavo già per rispondere, ma lei mi interruppe. «Ascolta ancora una cosa, caro, prima di cambiare argomento. C’è una cosa che mi preoccupa. La tua religione è in grado di spiegare questa strana cosa che ci è successa? Una volta a me, due volte a te… questo cambiamento di mondo?»
(Quanto me l’ero domandato io stesso!) «Devo ammettere di no» risposi. «Mi piacerebbe avere una bibbia per cercare la spiegazione. Ma ho cercato fra i brani che ricordo, e non ho trovato niente. È qualcosa di assolutamente imprevisto. Però…» le sorrisi «…la provvidenza ti ha messa accanto a me: ogni mondo è il mio, se sono con Margrethe.»
«Caro. Te l’ho chiesto perché l’antica religione riesce invece a spiegarlo.»
«Cosa?»
«Sì, ma la spiegazione non è affatto piacevole. All’inizio del presente ciclo, Loki è stato vinto… sai chi è Loki?»
«Più o meno. Il dio che combina guai.»
«“Guai” è un termine un po’ fiacco. È l’origine del male. È rimasto prigioniero per migliaia di anni, incatenato a una grande roccia. Alec, la fine di ogni ciclo della storia dell’uomo comincia nello stesso modo: Loki riesce a liberarsi dalle sue catene, e ha inizio il caos.»
Mi guardò con grande tristezza. «Alec, mi spiace… ma credo che Loki si sia liberato. Questi portenti lo indicano. Adesso può succedere qualsiasi cosa. Entriamo nel crepuscolo degli Dei. Il Ragnarok si avvicina. Il nostro mondo finisce.»
12
Terminai un altro “faro” di piatti mentre riflettevo sulle parole che Margrethe mi aveva detto nel corso di quel radioso pomeriggio sulla collina, ma non affrontai più l’argomento con lei. E lei non me ne parlò, perché Margrethe non faceva mai discussioni.
Credevo alla sua teoria su Loki e il Ragnarok? No, naturalmente. Oh, niente in contrario a chiamare “Ragnarok” l’Armageddon. Gesù o Joshua; Maria, Miriam o Maryam; Geova, Jehovah o Yahweh: qualsiasi parola va bene, purché si sia d’accordo sul significato. Ma Loki? Il mitico semidio di una lontana razza barbarica aveva cambiato tutto l’universo? Incredibile!
Io ho la mente aperta, ma non vuota. Probabilmente, nella Bibbia c’era la spiegazione di quanto stava accadendo.
Peccato che non avessi una bibbia con me. Senza dubbio, tre isolati più in là, nella basilica, c’erano tutte le bibbie cattoliche che volevo… in latino o in spagnolo. Ma a me occorreva la versione di re Giacomo. Per la prima volta della mia vita, provai invidia per la perfetta memoria di Paul il Predicatore (il rev. Paul Balonius) che verso la metà del secolo scorso aveva percorso in lungo e in largo la parte centrale degli Stati Uniti, predicando la parola del Signore senza portare una bibbia con sé. Si diceva che fratello Paul fosse in grado di citare a memoria ogni versetto della Bibbia quando gli si dava il nome del libro, il capitolo e il numero, o, viceversa, di dire libro, capitolo e versetto se gli si leggeva il brano relativo.
Io ero nato troppo tardi per conoscere Paul il Predicatore, e perciò non avevo mai potuto assistere ai suoi exploit mnemonici, ma quello della memoria perfetta è un dono che il Signore dà con una certa frequenza, e non ho motivo di dubitare che fratello Paul lo possedesse. Paul morì all’improvviso, in un modo non del tutto chiaro, forse addirittura peccaminoso… nelle parole di un mio professore di religione, occorre esercitare la massima prudenza quando si prega soli in casa, in compagnia di una donna sposata.