Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 978-88-04-33638-9
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
A volte mettevo a confronto il mio triste stato con quello che avevo in precedenza, e mi chiedevo se ero mai destinato a ritornare nella mia vecchia casa.
Ma volevo davvero ritornare laggiù? Laggiù c’era Abigail… e benché la poligamia fosse accettabile per l’Antico Testamento, non era accettata nei 46 stati del Nordamerica. Il concetto era stato chiarito una volta per tutte quando l’Esercito dell’Unione aveva distrutto il tempio dell’Anticristo a Salt Lake City e si era preso cura dello smembramento e della diaspora di quelle immorali “famiglie”.
Rinunciare a Margrethe per riavere Abigail era un prezzo troppo alto per tornare a occupare la posizione di prestigio che era stata mia fino a poco tempo prima. Eppure, il mio lavoro mi era sempre piaciuto e ne avevo tratto grandi soddisfazioni, perché continuava a ottenere buoni risultati. L’annata testé conclusa, anzi, era stata la migliore da quando era stata istituita la fondazione: mi riferisco all’organizzazione senza fini di lucro Chiese Unite per la Decenza. “Senza fini di lucro” non significa che non potesse pagare giusti stipendi e dare anche dei premi, e io mi godevo una meritata vacanza dopo l’anno più favorevole per la nostra raccolta di fondi: risultato soprattutto mio, perché, come segretario esecutivo, il mio primo dovere era quello di assicurarmi che le casse fossero piene.
Ma mi dava altrettanta soddisfazione la riuscita dei nostri programmi, perché non basta raccogliere fondi, ma occorre anche mantenere le promesse, e l’anno precedente avevamo ottenuto questi risultati:
a) Una legge federale contro l’aborto.
b) Una legge federale in base alla quale produzione, vendita, possesso, importazione, trasporto e uso di sostanze o strumenti anticoncezionali divenivano un reato punibile con detenzione da uno a venti anni. Con questa legge scompariva anche il sotterfugio della dicitura “solo per la prevenzione delle malattie”.
c) Una legge federale che, anche se non proibiva il gioco d’azzardo, lo poneva sotto la giurisdizione federale. Un passo alla volta; con queste fondamenta avremmo potuto affrontare singolarmente i due pozzi di nequizia gemelli, Nevada e New Jersey. Divide et impera!
d) Una sentenza della Corte Suprema — in cui noi comparivamo come consulenti — che stabiliva che a tutto lo stato si dovevano applicare i criteri di moralità delle città di media dimensione più significative (Tomkins contro Allied News Distributors).
e) Sostanziali progressi nel nostro tentativo di far riconoscere il tabacco come un farmaco vendibile solo dietro presentazione di prescrizione medica. A questo scopo avevamo staccato dal campo il tabacco da fiuto e da masticare, introducendo la definizione di “sostanze destinate alla combustione e all’inalazione”.
f) Altri progressi in occasione del nostro annuale raduno di preghiera. Uno degli argomenti di cui mi occupavo era il programma per togliere le agevolazioni fiscali alle scuole private non collegate a una delle chiese cristiane. Non avevamo ancora stabilito con precisione la nostra politica al riguardo, a causa dello spinoso problema delle scuole cattoliche romane. Dovevamo proteggere anche loro, o era giunto il momento di colpire? Per noi della prima linea, era sempre difficile decidere se i cattolici fossero da considerare amici o nemici.
Altrettanto complesso era il problema degli ebrei. Era possibile risolverlo umanamente? E se non lo era, come fare? Dovevamo allontanare da noi quella fonte di irritazione? Di questo, comunque, si parlava solo in privato.
Un ulteriore argomento era stato suggerito da me stesso: le restrizioni sugli studi astronomici. Pochi laici si rendono conto dei guai che possono combinare gli astronomi. Io me ne ero accorto quando studiavo ancora ingegneria e frequentavo un corso di astronomia descrittiva che era tra le materie complementari. Date a un astronomo un telescopio più grosso, e lasciatelo fare a ruota libera, senza controllarlo, e la prima cosa che vi tirerà fuori sarà qualche pestilenziale teoria sull’origine del mondo. E, per quanto approssimativa e campata in aria possa essere la teoria, di una cosa potete essere certi: che sarà in diretta contraddizione con la Genesi.
Questo genere di assurdità si può combattere in un solo modo: colpirle nel portafogli. Ridefinire la “pubblica istruzione” in modo da escludere quei colossali elefanti bianchi che sono gli osservatori astronomici. Mantenere in regime di esenzione fiscale soltanto l’osservatorio della Marina, ridurne il numero dei dipendenti e limitarne l’attività agli argomenti relativi alla navigazione. (Molte teorie sovversive sono nate da professori che, una volta ottenuta la cattedra, non avevano abbastanza lavoro da tenerli occupati.)
Gran parte di coloro che si autodefiniscono “scienziati” sono in genere dei perditempo, ma gli astronomi sono i peggiori di tutti.
Un altro problema che si riaffaccia regolarmente all’annuale incontro di preghiera è quello del voto alle donne, ma io cerco sempre di metterlo in fondo all’ordine del giorno, perché non vale la pena di perderci tempo e attenzione. Le femmine isteriche che si danno il nome di “suffragiste” o “suffragette” non sono una minaccia e non fanno seriamente: vogliono solo essere al centro dell’attenzione. Ad arrestarle e a metterle alla berlina si fa soltanto il loro gioco… non bisogna trasformarle in martiri! È preferibile ignorarle.
Ci sono altre campagne interessanti da condurre, ma da quando ho la presidenza dell’incontro le lascio maturare, senza inserirle nei dibattiti. Sono scritte, per così dire, nella mia agenda dei prossimi anni:
Scuole separate per maschi e femmine.
Pena di morte per stregoneria e satanismo.
L’Alaska come soluzione del problema negro.
Controllo federale sulla prostituzione.
Problema dell’omosessualità… ma quale può essere la risposta? Pene detentive? Intervento chirurgico? O che altro?
Ci sono infinite campagne che si possono condurre in difesa della morale; il problema, naturalmente, sta ogni volta nel scegliere quelle già mature per la vittoria, a maggior gloria di Dio.
Ma forse non sarei più riuscito a occuparmi di quel genere di problemi, per quanto fossero affascinanti. Un lavapiatti che imparava appena allora a esprimersi nella lingua locale (e in modo sgrammaticato, suppongo!) non aveva certo una grande forza politica. Perciò li lasciai perdere e mi concentrai sui problemi immediati: le eresie di Margrethe e la fine del nostro periodo di servizio.
Lavoravamo ormai da più di cento giorni quando chiesi a don Jaime di aiutarmi a calcolare la data esatta in cui doveva finire il nostro contratto; un modo educato per dire: “Caro padrone, alla fine del nostro periodo contiamo di correre via come lepri. Non farti illusioni”.
Io mi ero basato su una durata complessiva di 121 giorni, e don Jaime mi fece rimanere di stucco con un conteggio di 158.
Ancora sei settimane, mentre io pensavo già di essere libero la settimana seguente!
Protestai e feci notare che il nostro debito complessivo, diviso per il prezzo d’asta (sessanta pesos al giorno per Margrethe, trenta per me), dava 121 giorni, di cui ne erano già trascorsi 115.
No, solo 99: mi mostrò un calendario e mi invitò a contare. Solo allora vidi che i nostri simpatici martedì non rientravano nel contratto. O, almeno, così disse il nostro patrón.
«Inoltre, Alexandro» continuò «non hai calcolato gli interessi sul capitale residuo; non l’hai moltiplicato per il fattore inflativo; non hai considerato le tasse e neppure il contributo all’ospedale. Se ti dovessi ammalare, saresti a mio carico, no?»
(Be’, sì. Anche se non ci avevo pensato, mi pareva che un patrón avesse quel dovere verso i suoi peones.) «Don Jaime» dissi «il giorno che vi siete assunto i nostri debiti, il cancelliere del tribunale ha fatto il conto per noi. Mi ha detto che la durata del nostro obbligo era di 121 giorni. Me l’ha detto lui!»