Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 978-88-04-33638-9
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
Pensai a tutti i messicani che avevo conosciuto quel giorno, e chiesi mentalmente perdono di averli insultati. I messicani erano semplicemente dei nostri compagni di viaggio, nel tragitto che andava dalla nascita alla morte. Alcuni portavano bene i loro fardelli, altri li portavano male. E altri ancora portavano con coraggio e con grazia un carico molto più pesante del mio. Come Pepe.
Ieri vivevo nel lusso; oggi ero povero e indebitato. Ma avevo la salute, avevo l’intelligenza… e avevo Margrethe. I miei pesi erano leggeri. Avrei dovuto portarli con gioia. Grazie, Pepe!
Sulla porta del consolato c’era una piccola bandiera americana, e sopra di essa l’aquila in bronzo. Tirai la catena del campanello.
Dopo molto tempo, nella porta si aprì uno spiraglio, e una voce femminile ci disse di andarcene. (Non ebbi bisogno di traduzione; il tono era inconfondibile.) La porta cominciò a chiudersi. Il sergente Roberto cominciò a gridare, e la fessura tornò ad aprirsi. Discussero a lungo, e Margrethe mi riferì: «Le dice di avvertire don Ambrosio che due cittadini americani gli chiedono un colloquio urgente perché devono presentarsi in tribunale oggi alle quattro».
Aspettammo ancora. Dopo venti minuti, la cameriera ci fece entrare e ci accompagnò in un ufficio buio. Il console arrivò, mi fissò negli occhi e mi chiese perché gli avevo interrotto la siesta.
Poi scorse Margrethe e si calmò subito. A lei disse: «Come posso esserle d’aiuto? E posso avere l’onore di offrirle un bicchiere di vino? O una tazza di caffè?»
Anche scalza e con un vestito da quattro soldi, Margrethe era una signora… io un pezzente. Non chiedetemi il perché; era così, e basta. L’effetto era più rimarchevole quando si trattava di uomini. Ma funzionava anche con le donne. Se cercaste di spiegarlo, vi trovereste costretti a usare parole come “regale”, “nobile”, “aristocratico”, “signorilità innata”… tutti concetti che fanno a pugni con l’ideale democratico americano. A voi decidere se la cosa sia più rivelatrice a proposito dell’ideale democratico americano o di Margrethe.
Don Ambrosio era un asino pomposo, ma fui lieto di conoscerlo perché parlava americano: vero americano, non inglese, dato che veniva da Brownsville, Texas. (Secondo me, i suoi genitori avevano ancora la “schiena umida”, ossia avevano attraversato clandestinamente il fiume del confine.) Nel Texas doveva essersi dato da fare politicamente tra i suoi amici chicanos, e se ne era servito per procurarsi quell’incarico-sinecura, consistente nel dire ai poveri viaggiatori gringos nella terra di Montezuma che non potevano avere quel che occorreva loro disperatamente.
Fu quel che fece nel nostro caso.
Lasciai parlare Margrethe, perché mi pareva che conducesse meglio di me quel genere di trattative. Lei esordì dicendo che eravamo “il signore e la signora Graham”: durante il tragitto ci eravamo accordati per servirci di quel nome. Al momento del salvataggio aveva usato “Graham Hergensheimer” perché io potessi scegliere, e io avevo continuato a servirmi del solo “Graham” perché era il sistema più semplice: Margrethe mi chiamava sempre così, e per quasi due settimane ero stato “Graham” sulla nave. Inoltre, durante la mia permanenza al consolato dovetti dire un’altra decina di bugie per rendere credibile la nostra storia, e non desideravo ulteriori complicazioni.
(Piccola osservazione teologica. Molta gente ritiene che i comandamenti proibiscano tutte le bugie. Niente affatto! La proibizione riguarda la falsa testimonianza ai danni di un vicino: un tipo specifico e quanto mai odioso di menzogna. Ma non c’è alcun precetto biblico che imponga di dire sempre e dovunque la verità. Secondo vari teologi, nessuna società umana sarebbe in grado di sopravvivere alle tensioni che scaturirebbero da un’assoluta onestà. Se vi pare che esagerino, provate a dire a qualche conoscente quel che veramente pensate dei suoi figli… sempre che ne abbiate il coraggio.)
Dopo infinite ripetizioni (nelle quali la Konge Knut si ridusse progressivamente di stazza e divenne il nostro yacht privato), don Ambrosio mi disse: «È inutile, signor Graham. Non posso rilasciarle neppure un documento provvisorio per sostituire il suo passaporto perduto, e questo perché lei non mi ha dato alcuna prova di essere un cittadino americano».
«Don Ambrosio» gli risposi «sono stupefatto. So che mia moglie ha un leggero accento; come le ho detto, è nata in Danimarca. Ma pensa che una persona possa parlare come me se non è nata nel Kansas?»
Lui fece un’alzata di spalle, molto latina. «Non sono un esperto di accenti del Midwest. Per me, lei potrebbe essere un inglese che è andato a scuola di recitazione… tutti sanno che un buon attore può rivestire qualsiasi ruolo. La Repubblica Popolare di Gran Bretagna sarebbe disposta a qualsiasi cosa pur di introdurre spie negli Stati Uniti; lei potrebbe essere di Lincoln, Inghilterra, anziché di Lincoln, Nebraska.»
«Lo crede davvero?»
«Il problema non sta in quel che credo io. Il fatto è che non posso firmare un foglio che la dichiari cittadino americano se non ho le prove che lei lo è davvero. Mi spiace. Posso fare altro?»
(Come si può fare “altro” se fino a quel momento non si è fatto ancora niente?) «Forse potrebbe darmi un consiglio.»
Gli mostrai il conto che ci era stato presentato, e chiesi: «È regolare? Le tariffe sono giuste?»
Lui lesse le varie voci. «Gli addebiti sono certamente legali, sia per la loro legge che per la nostra. Se sono giusti? Non mi ha detto che vi hanno salvato la vita?»
«Di questo non c’è dubbio. Oh, c’era la possibilità di essere salvati da qualche pescatore se non ci avesse trovato la Guardia Costiera. Ma sono stati loro ad avvistarci e a salvarci.»
«E la vostra vita… le vostre due vite… valgono meno di ottomila pesos? La mia vale molto di più, le assicuro.»
«Non si tratta di questo, signore. Non abbiamo denaro, non un centesimo. Tutto è affondato con la barca.»
«Allora, fatevi mandare dei soldi. Potete farveli mandare qui al consolato. Non ho niente in contrario.»
«Grazie. Ma occorrerà del tempo. Intanto, come posso togliermeli dalle costole? Mi hanno detto che questo giudice vuole i soldi in contanti, e subito.»
«Oh, la cosa non è brutta come si dice. È vero che la loro legge non permette di fare fallimento come la nostra, e hanno un carcere vecchio stile per imprigionare i debitori. Ma non lo usano mai: lo tengono solo come minaccia. La corte vi troverà un lavoro che vi permetterà di pagare i debiti. Don Clemente è un giudice molto umano; si prenderà cura di voi.»
A parte qualche inutile complimento a Margrethe, il colloquio era finito. Recuperammo il sergente Roberto, che era stato ospitato in cucina dalla cameriera e dalla cuoca, e ci dirigemmo verso il tribunale.
Don Clemente (il giudice Ibañez) era proprio come don Ambrosio l’aveva descritto. Dato che informammo subito il cancelliere di accettare il debito ma di non avere i soldi per pagare, non ci fu processo. Ci fu detto di metterci a sedere nell’aula vuota mentre il giudice si occupava delle altre cause. Notai che faceva piuttosto in fretta. In parte si trattava di piccoli reati che venivano estinti con un’ammenda, altre erano cause per debiti, altri erano rinvii di qualche procedimento. Non capivo molto di quel che succedeva, e il giudice non voleva che si bisbigliasse in aula; di conseguenza, Margrethe non poté spiegarmi molto. Ma non era certamente il giudice dei sette capestri.
Le cause finirono. A una parola del cancelliere ci unimmo al gruppo di coloro che dovevano pagare multe o debiti: in gran parte si trattava di contadini. Finimmo su una bassa piattaforma, di fronte a un gruppo di uomini. Margrethe chiese che cos’era, e le venne risposto: «La subasta».