Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Costui dopo di lui lassò Francesco da Cotignuola, pittore anch'egli stimato in quella città, il quale dipinse molte opere, e particolarmente nella chiesa della Badia di Classi dentro in Ravenna una tavola allo altar maggiore assai grande, dentrovi la resurrezione di Lazzaro, con molte figure, dove l'anno 1548 Giorgio Vasari dirimpetto a questa fece per don Romualdo da Verona, abate di quel luogo, un'altra tavola con Cristo deposto di croce, dentrovi gran numero di figure. Fece Francesco ancora una tavola in San Niccolò con la Natività di Cristo, che è una gran tavola; in San Sebastiano parimente dua tavole con varie figure. Nello spedale di Santa Caterina dipinse una tavola con la Nostra Donna e Santa Caterina con molte altre figure; et in Santa Agata dipinse una tavola con Cristo in croce e la Nostra Donna a' piedi con altre figure assai, che ne fu lodato. Dipinse in Santo Apollinari di quella città tre tavole, una allo altar maggiore, dentrovi la Nostra Donna, San Giovanni Batista e Santo Apollinari con San Ieronimo et altri Santi. Nell'altra fé pur la Madonna con San Piero e Santa Caterina; nella terza et ultima, Gesù Cristo quando e' porta la croce, la quale egli non poté finire intervenendo la morte. Colorì assai vagamente, ma non ebbe tanto disegno quanto aveva Rondinello, ma ne fu tenuto da' Ravennati conto assai. Costui volse essere, doppo la morte sua, sepolto in Santo Apollinari, dove egli aveva fatto queste figure, contentandosi dove egli avea faticato e vissuto, essere in riposo con l'ossa dopo la morte.
VITE DI FRA' IOCONDO E DI LIBERALE E D'ALTRI VERONESI
Se gli scrittori delle storie vivesseno qualche anno più di quello che è comunemente conceduto al corso dell'umana vita, io per me non dubito punto che arebbono, per un pezzo, che aggiugnere alle passate cose già scritte da loro; perciò che, come non è possibile che un solo, per diligentissimo che sia, sappia a un tratto così a punto il vero, e in picciol tempo, i particolari delle cose che scrive, così è chiaro come il sole che il tempo, il quale si dice padre della verità, va giornalmente scoprendo agli studiosi cose nuove. Se quando io scrissi, già molti anni sono, quelle vite de' pittori et altri, che allora furono publicate, io avesse avuto quella piena notizia di fra' Iocondo Veronese, uomo rarissimo et universale in tutte le più lodate facultà, che n'ho avuto poi, io averei senza dubbio fatta di lui quella onorata memoria che m'apparecchio di farne ora a benefizio degl'artefici, anzi del mondo. E non solamente di lui, ma di molti altri Veronesi stati veramente eccellentissimi. Né si maravigli alcuno se io gli porrò tutti sotto l'effigie d'un solo di loro, perché non avendo io potuto avere il ritratto di tutti, sono forzato a così fare; ma non per questo sarà defraudata, per quanto potrò io, la virtù di niuno di quello che se le deve.
E perché l'ordine de' tempi et i meriti così richieggiono, parlerò prima di fra' Iocondo, il quale, quando si vestì l'abito di San Domenico, non fra' Iocondo semplicemente, ma fra' Giovan Iocondo fu nominato. Ma come gli cascasse quel Giovanni non so, so bene che egli fu sempre fra' Iocondo chiamato da ognuno. E se bene la sua principal professione furono le lettere, essendo stato non pur filosofo e teologo eccellente, ma bonissimo greco, il che in quel tempo era cosa rara cominciando a punto allora a risorgere le buone lettere in Italia, egli nondimeno fu anco come quello che di ciò si dilettò sempre sommamente, eccellentissimo architetto: sì come racconta lo Scaligero contra il Cardano, et il dottissimo Budeo ne' suoi libri de Asse e nell'osservazioni che fece sopra le pandette. Costui, dunque, essendo gran literato, intendente dell'architettura e bonissimo prospettivo, stette molti anni appresso Massimiliano imperatore, e fu maestro nella lingua greca e latina del dottissimo Scaligero, il quale scrive aver udito dottamente disputar fra' Iocondo innanzi al detto Massimiliano di cose sottilissime.
Raccontano alcuni, che ancor vivono e di ciò benissimo si ricordano, che rifaccendosi in Verona il ponte detto della Pietra nel tempo che quella città era sotto Massimiliano imperatore, e dovendosi rifondare la pila di mezzo, la quale molte volte per avanti era rovinata, fra' Iocondo diede il modo di fondarla e di conservarla ancora per sì fatta maniera che per l'avenire non rovinasse. Il qual modo di conservarla fu questo, che egli ordinò che detta pila si tenesse sempre fasciata intorno di doppie travi lunghe e fitte nell'acqua d'ogn'intorno, acciò la difendessino in modo che il fiume non la potesse cavare sotto, essendo che in quel luogo, dove è fondata, è il principal corso del fiume che ha il fondo tanto molle che non vi si truova sodezza di terreno da potere altrimenti fondarla. Et invero fu ottimo, per quello che si è veduto, il consiglio di fra' Iocondo, perciò che da quel tempo in qua è durata e dura, senza avere mai mostrato un pelo, e si spera, osservandosi quanto diede in ricordo quel buon padre, che durerà perpetuamente.
Stette fra' Iocondo in Roma nella sua giovinezza molti anni, e dando opera alla cognizione delle cose antique, cioè non solo alle fabriche, ma anco all'inscrizzioni antiche che sono nei sepolcri et all'altre anticaglie, e non solo in Roma, ma ne' paesi all'intorno et in tutti i luoghi d'Italia, raccolse in un bellissimo libro tutte le dette inscrizzioni e memorie e lo mandò a donare, secondo ch'affermano i Veronesi medesimi, al Magnifico Lorenzo Vecchio de' Medici, con il quale, come amicissimo e fautor di tutti i virtuosi, egli e Domizio Calderino, suo compagno e della medesima patria, tenne sempre grandissima servitù. E di questo libro fa menzione il Poliziano nelle sue Mugillane, nelle quali si serve d'alcune autorità del detto libro, chiamando fra' Iocondo peritissimo in tutte l'antiquità. Scrisse il medesimo sopra i Comentarii di Cesare, alcune osservazioni che sono in stampa. E fu il primo che mise in disegno il ponte fatto da Cesare sopra il fiume Rodano, descritto da lui nei detti suoi Comentarii e male inteso ai tempi di fra' Iocondo, il quale confessa il detto Budeo avere avuto per suo maestro nelle cose d'architettura; ringraziando Dio d'avere avuto un sì dotto e sì diligente precettore sopra Vitruvio, come fu esso frate, il quale ricorresse in quello autore infiniti errori non stati infino allora conosciuti. E questo poté fare agevolmente per essere stato pratico in tutte le dottrine, e per la cognizione che ebbe della lingua greca e della latina. E queste et altre cose afferma esso Budeo, lodando fra' Iocondo per ottimo architettore, aggiungendo che per opera del medesimo furono ritrovate la maggior parte delle Pistole di Plinio in una vecchia libreria in Parigi; le quali, non essendo state più in mano degl'uomini, furono stampate da Aldo Manuzio, come si legge, in una sua pistola latina stampata con le dette. Fece fra' Iocondo, stando in Parigi al servizio del re Lodovico Duodecimo, due superbissimi ponti sopra la Senna carichi di botteghe; opera degna veramente del grand'animo di quel re e del maraviglioso ingegno di fra' Iocondo. Onde meritò, oltre la inscrizione che ancor oggi si vede in queste opere in lode sua, che il Sanazzaro, poeta rarissimo, l'onorasse con questo bellissimo distico: