Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги » Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition) - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)

Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:

Nel 1550 presso l'editore Torrentino a Firenze uscì la prima edizione delle Vite de' più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani da Cimabue insino a' tempi nostri di Giorgio Vasari. Quest'opera, di vastissime dimensioni, costituisce ancora oggi un documento di fondamentale importanza per la storia dell'arte italiana dal Tre al Cinquecento. Servendosi del modello umanistico delle vite degli uomini illustri, Vasari si propone di mantenere viva la memoria delle opere d'arte, rimediando con la parola scritta alla loro inevitabile deperibilità fisica inventando un nuovo genere letterario, quello delle biografie di artisti. Le Vite costituiscono un ricchissimo catalogo di notizie, descrizioni, documenti degli artisti italiani, all'interno di una storia delle arti figurative ricostruita dall'autore con notevole coscienza critica.
1 ... 279 280 281 282 283 284 285 286 287 ... 531
Перейти на страницу:

Dopo aver servito il Visconte, essendo Giovanfrancesco chiamato da Guglielmo, Marchese di Monferrato, andò volentieri a servirlo essendo di ciò molto pregato dal Visconte, e così arivato gli fu assegnata bonissima provisione, et egli, messo mano a lavorare, fece in Casale a quel signore in una cappella dove egli udiva messa, tanti quadri quanti bisognarono a empierla et adornarla da tutte le bande di storie del Testamento Vecchio e Nuovo, lavorate con estrema diligenza, sì come anco fu la tavola principale. Lavorò poi per le camere di quel castello molte cose che gli acquistarono grandissima fama. E dipinse in San Domenico, per ordine di detto marchese, tutta la capella maggiore, per ornamento d'una sepoltura dove dovea essere posto; nella quale opera si portò talmente Giovanfrancesco, che meritò dalla liberalità del Marchese essere con onorati premi riconosciuto; il quale Marchese per privilegio lo fece uno de' suoi camerieri, come per uno instrumento, che è in Verona appresso gl'eredi, si vede. Fece il ritratto di detto signore e della moglie, e molti quadri che mandarono in Francia, et il ritratto parimente di Guglielmo lor primogenito ancor fanciullo, e così quegli delle figliuole e di tutte le dame che erano al servigio della Marchesana.

Morto il marchese Guglielmo, si partì Giovanfrancesco da Casale, avendo prima venduto ciò che in quelle parti aveva, e si condusse a Verona, dove accomodò di maniera le cose sue e del figliuolo, al quale diede moglie, che in poco tempo si trovò esser ricco di più di settemila ducati. Ma non per questo abandonò la pittura, anzi vi attese più che mai, avendo l'animo quieto e non avendo a stillarsi il cervello per guadagnarsi il pane. Vero è che, o fusse per invidia o per altra cagione, gli fu dato nome di pittore che non sapesse fare se non figure piccole. Per che egli, nel fare la tavola della capella della Madonna in San Fermo, convento de' frati di San Francesco, per mostrare che era calonniato a torto, fece le figure maggiori del vivo e tanto bene, ch'elle furono le migliore che avesse mai fatto. In aria è la Nostra Donna, che siede in grembo a Santa Anna, con alcuni Angeli che posano sopra le nuvole, e a' piedi sono San Piero, San Giovanbattista, San Roco e San Bastiano, e non lontano è in un paese bellissimo San Francesco che riceve le stimite. Et invero quest'opera non è tenuta dagl'artefici se non buona.

Fece in San Bernardino, luogo de' frati Zoccolanti, alla capella de la croce, Cristo che inginocchiato con una gamba chiede licenza alla madre. Nella quale opera, per concorrenza di molte notabili pitture che in quel luogo sono di mano d'altri maestri, si sforzò di passargli tutti; onde certo si portò benissimo, per che fu lodato da chiunche la vide, eccetto che dal guardiano di quel luogo; il quale con parole mordaci, come sciocco e goffo solenne che egli era, biasimò Giovanfrancesco con dire che aveva fatto Cristo sì poco reverente alla madre, che non s'inginocchiava se non con un ginocchio. A che rispondendo Giovanfrancesco disse: "Padre, fatemi prima grazia d'inginocchiarvi e rizzarvi, et io poi vi dirà per quale cagione ho così dipinto Cristo". Il guardiano, dopo molti preghi inginocchiandosi, mise prima in terra il ginocchio destro e poi il sinistro, e nel rizzarsi alzò prima il sinistro e poi il destro. Il che fatto disse Giovanfrancesco: "Avete voi visto, padre guardiano, che non vi siate mosso a un tratto con due ginocchi, né così levato? Vi dico dunque che questo mio Cristo sta bene, perché si può dire o che s'inginocchi alla madre, o che, essendo stato ginocchioni un pezzo, cominci a levar una gamba per rizzarsi". Di che mostrò rimanere assai quieto il guardiano, pure se n'andò in là così borbottando sotto voce.

Fu Giovanfrancesco molto arguto nelle risposte, onde si racconta ancora che, essendogli una volta detto da un prete che troppo erano lascive le sue figure degl'altari, rispose: "Voi state fresco, se le cose dipinte vi comuovono, pensate come è da fidarsi di voi dove siano persone vive e palpabili".

A Isola, luogo in sul lago di Garda, dipinse due tavole nella chiesa de' Zoccolanti, et in Malsessino, terra sopra il detto lago, fece, sopra la porta d'una chiesa, una Nostra Donna bellissima, et in chiesa alcuni Santi a requisizione del Fracastoro, poeta famosissimo, del quale era amicissimo. Al conte Giovanfrancesco Giusti dipinse, secondo la invenzione di quel signore, un giovane tutto nudo, eccetto le parti vergognose, il quale stando in fra due, et in atto di levarsi o non levarsi, aveva da un lato una giovane bellissima finta per Minerva, che con una mano gli mostrava la fama in alto, e con l'altra lo eccitava a seguitarla; ma l'ozio e la pigrizia che erano dietro al giovane, si affaticavano per ritenerlo. A basso era una figura con viso mastinotto, e più di servo e d'uomo plebeo che di nobile, la quale aveva alle gomita attaccate due lumache grosse e si stava a sedere sopra un granchio; et appresso aveva un'altra figura con le mani piene di papaveri. Questa invenzione, nella quale sono altre belle fantasie e particolari, e la quale fu condotta da Giovanfrancesco con estremo amore e diligenza, serve per testiera d'una lettiera di quel signore in un suo amenissimo luogo detto Santa Maria Stella, presso a Verona. Dipinse il medesimo al conte Raimondo della Torre tutto un camerino di diverse storie in figure piccole. E perché si dilettò di far di rilievo, e non solamente modegli per quelle cose che gli bisognavano e per acconciar panni addosso, ma altre cose ancora per suo capriccio, se ne veggiono alcune in casa degl'eredi suoi, e particolarmente una storia di mezzo rilievo che non è se non ragionevole. Lavorò di ritratti in medaglie, e se ne veggiono ancora alcuni come quello di Guglielmo marchese di Monferrato, il quale ha per rovescio un Ercole che amazza... con un motto che dice: "Monstra domat".

Ritrasse di pittura il conte Raimondo della Torre, Messer Giulio suo fratello e Messer Girolamo Fracastoro. Ma fatto Giovanfrancesco vecchio, cominciò a ire perdendo nelle cose dell'arte, come si può vedere in Santa Maria della Scala ne' portegli degl'organi, e nella tavola della famiglia de' Movi, dove è un Deposto di croce, et in Santa Nastasia nella capella di San Martino. Ebbe sempre Giovanfrancesco grande opinione di sé, onde non arebbe messo in opera per cosa del mondo cosa ritratta da altri, perché volendogli il vescovo Giovan Matteo Giberti far dipignere in Duomo nella capella grande alcune storie della Madonna, ne fece fare a Roma a Giulio Romano suo amicissimo i disegni, essendo datario di papa Clemente Settimo. Ma Giovanfrancesco, tornato il vescovo a Verona, non volle mai mettere que' disegni in opera. Là dove il vescovo sdegnato gli fece fare a Francesco detto il Moro. Costui era d'openione, né in ciò si discostava dal vero, che il vernicare le tavole le guastasse e le facesse, più tosto che non farieno, divenir vecchie; e perciò adoperava, lavorando, la vernice negli scuri e certi olii purgati. E così fu il primo che in Verona facesse bene i paesi, perché se ne vede in quella città di sua mano che sono bellissimi. Finalmente, essendo Giovanfrancesco di 76 anni, si morì come buon cristiano, lasciando assai bene agiati i nipoti e Giovanni Caroti suo fratello, il quale, essendo stato un tempo a Vinezia, dopo avere atteso all'arte sotto di lui, se n'era a punto tornato a Verona quando Giovanfrancesco passò all'altra vita; e così si trovò con i nipoti a vedere le cose che loro rimasero dell'arte, fra le quali trovarono un ritratto d'un vecchio armato, benissimo fatto e colorito, il quale fu la miglior cosa che mai fusse veduta di mano di Giovanfrancesco, e così un quadretto, dentrovi un Deposto di croce, che fu donato al signor Spitech, uomo di grande autorità appresso al re di Pollonia, il quale allora era venuto a certi bagni che sono in sul Veronese. Fu sepolto Giovanfrancesco nella sua capella di San Niccolò nella Madonna dell'Organo, che egli aveva delle sue pitture adornata.

1 ... 279 280 281 282 283 284 285 286 287 ... 531
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)