Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Finite queste opere, che furono non pure dai suo' vecchi tenute rare, ma da molti altri che s'intendevano dell'arte, stupende e maravigliose, et incassato i quadri et il ritratto, accompagnato da uno de' suoi zii, si condusse a Roma. Dove, avendo il datario veduti i quadri e stimatigli quello che erano, furono subito il giovane et il zio introdotti a papa Clemente, il quale vedute l'opere e Francesco così giovane, restò stupefatto e con esso tutta la corte. Appresso, Sua Santità, dopo avergli fatto molti favori, disse che voleva dare a dipignere a Francesco la sala de' pontefici, della quale aveva già fatto Giovanni da Udine di stucchi e di pitture tutte le volte. Così dunque, avendo donato Francesco i quadri al Papa et avute, oltre alle promesse, alcune cortesie e doni, stimolato dalla gloria, dalle lodi che si sentiva dare e dall'utile che poteva sperare da tanto pontefice, fece un bellissimo quadro d'una Circoncisione, del quale fu tenuta cosa rarissima la invenzione, per tre lumi fantastichi che a quella pittura, servivano perché le prime figure erano alluminate dalla vampa del volto di Cristo, le seconde ricevevano lume da certi che, portando doni al sacrifizio, caminavano per certe scale con torce accese in mano, e l'ultime erano scoperte et illuminate dall'aurora, che mostrava un leggiadrissimo paese con infiniti casamenti. Il quale quadro finito, lo donò al Papa, che non fece di questo come degl'altri, perché avendo donato il quadro di Nostra Donna a Ipolito cardinale de' Medici suo nipote, et il ritratto nello specchio a Messer Pietro Aretino poeta e suo servitore, e quello della Circoncisione ritenne per sé, e si stima che poi col tempo l'avesse l'imperatore; ma il ritratto dello specchio mi ricordo, io essendo giovinetto, aver veduto in Arezzo nelle case di esso Messer Pietro Aretino, dove era veduto dai forestieri, che per quella città passavano, come cosa rara. Questo capitò poi, non so come, alle mani di Valerio Vicentino intagliatore di cristallo, et oggi è appresso Alessandro Vittoria, scultore in Vinezia e creato di Iacopo Sansovino.
Ma tornando a Francesco, egli studiando in Roma volle vedere tutte le cose antiche e moderne, così di scultura come di pittura, che erano in quella città; ma in somma venerazzione ebbe particolarmente quelle di Michelagnolo Buonarroti e di Raffaello da Urbino; lo spirito del qual Raffaello si diceva poi esser passato nel corpo di Francesco, per vedersi quel giovane nell'arte raro e ne' costumi gentile e grazioso, come fu Raffaello, e, che è più, sentendosi quanto egli s'ingegnava d'immitarlo in tutte le cose, ma sopra tutto nella pittura; il quale studio non fu invano, perché molti quadretti che fece in Roma, la maggior parte de' quali vennero poi in mano del cardinal Ipolito de' Medici, erano veramente maravigliosi, sì come è un tondo d'una bellissima Nunziata che egli fece a Messer Agnolo Cesis, il quale è oggi nelle case loro come cosa rara stimato. Dipinse similmente in un quadro la Madonna con Cristo, alcuni Angioletti et un San Giuseppo, che sono belli in estremo per l'aria delle teste, pel colorito e per la grazia e diligenza con che si vede esser stati dipinti. La quale opera era già appresso Luigi Gaddi et oggi dee essere appresso gl'eredi. Sentendo la fama di costui, il signor Lorenzo Cibo, capitano della guardia del papa e bellissimo uomo, si fece ritrarre da Francesco; il quale si può dire che non lo ritraesse, ma lo facesse di carne e vivo. Essendogli poi dato a fare per madonna Maria Bufolina da Città di Castello, una tavola che dovea porsi in San Salvatore del Lauro, in una capella vicina alla porta, fece in essa Francesco una Nostra Donna in aria che legge et ha un Fanciullo fra le gambe, et in terra con straordinaria e bella attitudine ginocchioni con un piè, fece un San Giovanni che torcendo il torso accenna Cristo fanciullo, et in terra a giacere in scorto è un San Girolamo in penitenza che dorme. Ma quest'opera non gli lasciò condurre a perfezzione la rovina et il sacco di Roma del 1527, la quale non solo fu cagione che all'arti per un tempo si diede bando, ma ancora che la vita a molti artefici fu tolta; e mancò poco che Francesco non la perdesse ancor egli; perciò che in sul principio del sacco era egli sì intento a lavorare, che quando i soldati entravano per le case, e già nella sua erano alcuni tedeschi, egli per rumore che facessero non si moveva dal lavoro; per che sopragiugnendogli essi e vedendolo lavorare, restarono in modo stupefatti di quell'opera, che come galantuomini che doveano essere, lo lasciarono seguitare. E così mentre che l'impiissima crudeltà di quelle genti barbare rovinava la povera città, e parimente le profane e sacre cose, senza aver rispetto né a Dio, né agl'uomini, egli fu da que' tedeschi proveduto e grandemente stimato, e da ogni ingiuria difeso. Quanto disagio ebbe per allora si fu che, essendo un di loro molto amatore delle cose di pittura, fu forzato a fare un numero infinito di disegni d'acquerello e di penna, i quali furono il pagamento della sua taglia. Ma nel mutarsi poi i soldati, fu Francesco vicino a capitar male perché, andando a cercare d'alcuni amici, fu da altri soldati fatto prigione, e bisognò che pagasse certi pochi scudi, che aveva, di taglia. Onde il zio, dolendosi di ciò e della speranza che quella rovina avea tronca a Francesco di acquistarsi scienza, onore e roba, deliberò, vedendo Roma poco meno che rovinata et il papa prigione degli Spagnuoli, ricondurlo a Parma. E così, inviatolo verso la patria, si rimase egli per alcuni giorni in Roma, dove dipositò la tavola fatta per madonna Maria Bufolina ne' frati della Pace; nel refettorio de' quali, essendo stata molti anni, fu poi da Messer Giulio Bufolini condotta nella lor chiesa a Città di Castello.
Arrivato Francesco a Bologna, e trattenendosi con molti amici, e particolarmente in casa d'un sellaio parmigiano suo amicissimo, dimorò, perché la stanza gli piaceva, alcuni mesi in quella città; nel qual tempo fece intagliare alcune stampe di chiaro scuro, e fra l'altre la decollazione di San Piero e S. Paulo et un Diogene grande. Ne mise anco a ordine molte altre per farle intagliare in rame e stamparle, avendo appresso di sé per questo effetto un maestro, Antonio da Trento, ma non diede per allora a cotal pensiero effetto, perché gli fu forza metter mano a lavorare molti quadri et altre opere per gentiluomini bolognesi. E la prima pittura che fusse in Bologna veduta di sua mano, fu in San Petronio alla capella de' Monsignori un San Rocco di molta grandezza, al quale diede bellissima aria e fecelo in tutte le parti bellissimo, imaginandoselo alquanto sollevato dal dolore che gli dava la peste nella coscia, il che dimostra guardando con la testa alta il cielo in atto di ringraziarne Dio, come i buoni fanno eziandio dell'avversità che loro adivengono. La quale opera fece per un Fabrizio da Milano, il quale ritrasse dal mezzo in su in quel quadro a man giunte, che par vivo; come pare anche naturale un cane che vi è, e certi paesi che sono bellissimi, essendo in ciò particolarmente Francesco eccellente. Fece poi per l'Albio, medico parmigiano, una conversione di San Paulo con molte figure e con un paese, che fu cosa rarissima. Et al suo amico sellaio ne fece un altro di straordinaria bellezza, dentrovi una Nostra Donna volta per fianco con bell'attitudine, e parecchie altre figure. Dipinse al conte Giorgio Manzuoli un altro quadro, e due tele a guazzo per maestro Luca dai Leuti con certe figurette tutte ben fatte e graziose.