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Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)

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Nel 1550 presso l'editore Torrentino a Firenze uscì la prima edizione delle Vite de' più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani da Cimabue insino a' tempi nostri di Giorgio Vasari. Quest'opera, di vastissime dimensioni, costituisce ancora oggi un documento di fondamentale importanza per la storia dell'arte italiana dal Tre al Cinquecento. Servendosi del modello umanistico delle vite degli uomini illustri, Vasari si propone di mantenere viva la memoria delle opere d'arte, rimediando con la parola scritta alla loro inevitabile deperibilità fisica inventando un nuovo genere letterario, quello delle biografie di artisti. Le Vite costituiscono un ricchissimo catalogo di notizie, descrizioni, documenti degli artisti italiani, all'interno di una storia delle arti figurative ricostruita dall'autore con notevole coscienza critica.
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Fu fra' Iocondo universale, e si dilettò, oltre le cose dette, de' semplici e dell'agricoltura; onde racconta Messer Donato Giannotti fiorentino, che molti anni fu suo amicissimo in Francia, che avendo il frate allevato una volta un pesco in un vaso di terra, mentre dimorava in Francia, vide quel piccolissimo arbore carico di tanti frutti che era a guardarlo una maraviglia, e che avendolo, per consiglio d'alcuni amici, messo una volta in luogo dove avendo a passare il re, potea vederlo, certi cortigiani che prima vi passarono, come usano di fare così fatte genti, colsero, con gran dispiacere di fra' Iocondo, tutti i frutti di quell'arbuscello, e quelli che non mangiarono, scherzando fra loro, se le trassero dietro per tutta quella contrada. La quale cosa, avendo risaputa il re, dopo essersi preso spasso della burla con i cortigiani, ringraziò il frate di quanto, per piacere a lui, avea fatto, facendogli appresso sì fatto dono, che restò consolato.

Fu uomo fra' Iocondo di santa e bonissima vita, e molto amato da tutti i grandi uomini di lettere dell'età sua, e particolarmente da Domizio Calderino, Matteo Basso e Paulo Emilio, che scrisse l'istorie franzese, e tutti e tre suoi compatrioti. Fu similmente suo amicissimo il Sanazzaro, il Budeo et Aldo Manuzio e tutta l'Accademia di Roma, e fu suo discepolo Iulio Cesare Scaligero, uomo litteratissimo de' tempi nostri. Morì finalmente vecchissimo, ma non si sa in che tempo a punto, né in che luogo, e per consequenza né dove fusse sotterrato.

Sì come è vero che la città di Verona, per sito, costumi et altre parti, è molto simile a Firenze, così è vero che in essa, come in questa, sono fioriti sempre bellissimi ingegni in tutte le professioni più rare e lodevoli. E per non dire dei litterati, non essendo questa mia cura, e seguitando il parlare degl'uomini dell'arti nostre che hanno sempre avuto in quella nobilissima città onorato albergo, dico che Liberale veronese, discepolo di Vincenzio di Stefano della medesima patria, del quale si è in altro luogo ragionato, et il quale fece l'anno 1463 a Mantoa, nella chiesa d'Ogni Santi de' monaci di S. Benedetto, una Madonna, che fu, secondo que' tempi, molto lodata; immitò la maniera di Iacopo Bellini per che, essendo giovanetto, mentre lavorò il detto Iacopo la capella di S. Nicolò di Verona, attese sotto di lui per sì fatta guisa agli studii del disegno che, scordatosi quello che imparato avea da Vincenzio di Stefano, prese la maniera del Bellini, e quella si tenne sempre.

Le prime pitture di Liberale furono nella sua città in S. Bernardino alla capella del Monte della Pietà, dove fece nel quadro principale un Deposto di croce e certi Angeli, alcuni de' quali hanno in mano i misterii, come si dice, della Passione, e tutti in volto mostrano pianto e mestizia per la morte del Salvatore. E nel vero hanno molto del vivo, sì come hanno l'altre cose simili di costui, il quale volle mostrare in più luoghi che sapea fare piangere le figure; come che si vide in Santa Nastasia pur di Verona, e chiesa de' frati di S. Domenico, dove, nel frontespizio della capella de' Buonaveri, fece un Cristo morto e pianto dalle Marie. E della medesima maniera e pittura che è l'altra opera sopra detta, fece molti quadri che sono sparsi per Verona in casa di diversi gentiluomini. Nella medesima capella fece un Dio Padre con molti Angeli attorno che suonano e cantano, e dagli lati fece tre figure per parte: da una S. Piero, San Domenico e San Tommaso d'Aquino; e dall'altra Santa Lucia, Santa Agnesa et un'altra Santa; ma le prime tre son migliori, meglio condotte e con più rilievo. Nella facciata di detta capella fece la Nostra Donna e Cristo fanciullo che sposa Santa Caterina vergine e martire; et in questa opera ritrasse Messer Piero Buonanni, padrone della capella; et intorno sono alcuni Angeli che presentano fiori e certe teste che ridono, e sono fatte allegre con tanta grazia, che mostrò così sapere fare il riso come il pianto avea fatto in altre figure. Dipinse nella tavola della detta capella Santa Maria Madalena in aria, sostenuta da certi Angeli, et a basso Santa Caterina, che fu tenuta bell'opera.

Nella chiesa di Santa Maria della Scala de' frati de' Servi, all'altare della Madonna, fece la storia de' Magi in due portegli, che chiuggono quella Madonna tenuta in detta città in somma venerazione. Ma non vi stettero molto che, essendo guasti dal fumo delle candele, fu levata e posta in sagrestia, dove è molto stimata dai pittori veronesi. Dipinse a fresco nella chiesa di San Bernardino, sopra la capella della Compagnia della Madalena, nel tramezzo, la storia della purificazione, dove è assai lodata la figura di Simeone et il Cristo puttino che bacia con molto affetto quel vecchio che lo tiene in braccio. È molto bello anco un sacerdote che vi è da canto, il quale levato il viso al cielo et aperte le braccia, pare che ringrazii Dio della salute del mondo. A canto a questa capella è di mano del medesimo Liberale la storia de' Magi e la morte della Madonna nel frontespizio della tavola, di figurine piccole molto lodate. E nel vero si dilettò molto di far cose piccole, e vi mise sempre tanta diligenza che paiono miniate, non dipinte; come si può vedere nel Duomo di quella città, dove è in un quadro di sua mano la storia de' Magi, con un numero infinito di figure piccole e di cavalli, cani et altri diversi animali, et appresso un gruppo di Cherubini di color rosso, che fanno appoggiatoio alla madre di Gesù; nella quale opera sono le teste finite et ogni cosa condotta con tanta diligenza che, come ho detto, paiono miniate. Fece ancora per la capella della detta Madonna, in Duomo, in una predelletta pure a uso di minio, storie di Nostra Donna. Ma questa fu poi fatta levar di quel luogo da monsignor Messer Giovan Matteo Giberti, vescovo di Verona, e posta in Vescovado alla capella del palazzo, dove è la residenza de' vescovi e dove odono messa ogni mattina. La quale predella in detto luogo è accompagnata da un Crucifisso di rilievo bellissimo, fatto da Giovanbatista scultore veronese che oggi abita in Mantoa. Dipinse Liberale una tavola in San Vitale alla capella degl'Allegni, dentrovi San Mastro confessore e veronese, uomo di molta santità, posto in mezzo da un San Francesco e San Domenico. Nella Vittoria, chiesa e convento di certi frati eremiti, dipinse nella capella di San Girolamo, in una tavola per la famiglia de' Scaltritegli, un San Girolamo in abito di cardinale et un San Francesco e San Paulo molto lodati. Nel tramezzo della chiesa di San Giovanni in Monte dipinse la Circoncisione di Cristo et altre cose, che furono, non ha molto, rovinate, perché pareva che quel tramezzo impedisse la bellezza della chiesa.

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